L’Ascensione di Gesù è realmente avvenuta

Ogni momento di ogni giorno è il tempo buono per scegliere Gesù, pensarLo, custodirlo nel proprio cuore, decidersi di vivere in comunione con Lui e scegliere di dedicare la propria vita a Lui. Così anche oggi, ed in particolar modo, essendo l’Ascensione, è il tempo per deciderci, per scegliere, per vivere per e con Lui e coesistere con Dio in noi stessi, dal momento attuale, l’adesso, in avanti. In ogni istante, senza che vi siano limiti di spazio e di tempo, l’uomo può decidersi per Dio. Straordinario, nevvero?

Prima ancora di dire cosa L’Ascensione sia, è bene ricordare cosa non sia. L’Ascensione di Gesù non è un racconto di eziologia mitologica; non è una metafora di carattere esistenziale; non è un simbolo da cui ricavare una morale. Si ripeta quanto segue per ribadire ulteriormente il dato di fatto, lasciando un carattere di specificità maggiore. L’Ascensione è ciò che la Chiesa Cattolica insegna e non ciò che il mondo pagano creda che sia.

L’ascensione di Gesù non è:

  • né un simbolo / simbolico
  • né una metafora / metaforico
  • né un allusione / allusivo

L’Ascensione di Gesù è da intendersi in senso reale. Essa è realmente avvenuta. Ne testimoniano gli apostoli, o quei pochi che la videro, nel Vangelo canonico, testo sacro, divinamente ispirato da Dio, infallibile in materia di fede e morale. Dopo la Passione di Cristo, la morte e la Resurrezione, l’Ascensione è uno dei fatti storici realmente avvenuti di cui gli apostoli furono testimoni. L’ascensione è un atto metafisico, che di fatto va oltre i limiti naturali del creato insiti nella materia.

C’è chi non crede che Gesù potesse ascendere in senso scientifico in virtù della legge gravitazionale. Eppure è Dio che ha creato ciò che è materia, e dunque ciò che è materia sottostà a Dio, non viceversa. Se Dio ha creato la legge gravitazionale, ne consegue che egli sia al di sopra di essa, essendo Dio colui che precede tutto ciò che esiste; dunque tutto ciò che ha un essere, sia organico o non organico, sottostà a Dio. Dunque Dio può certamente essere oltre la legge del creato, essendo egli a-temporale, sovra-spazio e senza materia. E poteva tranquillamente ascendere da se stesso, di sua spontanea volontà, indipendentemente dai principi primi della natura, fisici e gravitazionali.

Non credere che ciò potesse avvenire o che Dio non potesse ascendere, significa limitare l’onnipotenza divina, stabilendo, secondo le formulazioni psicologiche umane, limitate nel tempo e nello spazio, cosa Dio potesse fare. Siamo vicini ad una bestemmia contro lo Spirito Santo. Nella Sacra Scrittura è contenuto il fatto realmente accaduto, narrato in maniera essenziale, che solo pochi ebbero modo di vedere, potendoLo vivere in maniera sensibile, secondo i sensi insiti nell’uomo. Ciò significa che l’apostolo ha ricevuto dinanzi a sé ciò che a posteriori si sarebbe potuto ricevere soltanto leggendolo tra le sacre pagine. L’apostolo è testimone oculare, in presenza, fisico. Egli ha visto e dunque ha potuto narrare ciò che ha veduto.

Le poche parole adoperate per descrivere l’accaduto metafisico dell’Ascensione, sono frutto di un’essenzialità voluta così come è stata ispirata – essenzialità che potremo definire totale in virtù del suo stesso carattere puramente essenziale – e che non ha voluto aggiungere, oltre all’informazione da esporre, l’io personale dell’autore del testo sacro, lasciando che a venir scritto fosse solo quanto accaduto, nei limiti del necessario e dell’essenziale salvifico. Niente insomma che si sovrapponesse sul testo.

Nel Vangelo, Dio non ha voluto le sovrastrutture psichiche dell’autore, adoperando esso solo come mediatore per la parola che fosse necessaria. Qui, nel testo sacro redatto dall’apostolo, solamente un volume limitato di parole descrivono l’Ascensione, che lasciò spazio, nel cuor dell’apostolo, solamente all’esperienza interiore, la gioia assoluta dell’aver vissuto e dell’aver ricevuto, senza che questa dovesse confluire tra le sacre pagine.

Se apriamo il Vangelo di Luca, troveremo l’Ascensione nel capitolo 24, versetto 51.

Luca 24, 50 Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.

Diceva papa Giovanni Paolo II mercoledì 12 aprile 1989: “Secondo Luca, Gesù “fu elevato in alto sotto i loro occhi, e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (At 1,9). In questo testo sono da cogliere due momenti essenziali: “fu elevato” (l’elevazione – esaltazione) e “una nube lo sottrasse” (l’ingresso nel chiaroscuro del mistero).  “Fu elevato”: con questa espressione, rispondente alla esperienza sensibile e spirituale degli apostoli, si accenna ad un movimento ascensionale, ad un passaggio dalla terra al cielo, soprattutto come segno di un altro “passaggio”: Cristo passa allo stato di glorificazione in Dio. Il primo significato dell’ascensione è proprio questo: rivelare che il Risorto è entrato nell’intimità celeste di Dio. Lo prova “la nube”, segno biblico della presenza divina. Cristo sparisce dagli occhi dei suoi discepoli, entrando nella sfera trascendente di Dio invisibile”.

Nel Vangelo di Marco, l’Ascensione è narrata nel capitolo 16, versetto 19.

Marco 16, 19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

Vi è poi il testo sacro Atto degli Apostoli, capitolo 1, versetto 9.

Atto degli Apostoli 1, 9 Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. 10 Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro 11 e dissero: «Uomini di Galilea, perchè state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Diceva papa Giovanni Paolo II, nuovamente dall’omelia di mercoledì 12 aprile 1989: “Secondo gli Atti degli apostoli, Gesù “fu assunto in cielo” (At 1,2) sul monte degli Ulivi (At 1,12): di lì infatti gli apostoli tornarono a Gerusalemme dopo l’ascensione. Ma prima che questo avvenisse Gesù impartì loro le ultime istruzioni: per esempio, “ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (At 1,4). Questa promessa del Padre era la venuta dello Spirito Santo: “Sarete battezzati in Spirito Santo” (At 1,5): “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni…” (At 1,8). E fu allora che “detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (At 1,9).  Il monte degli Ulivi, che già era stato il luogo dell’agonia di Gesù nel Getsemani, è dunque l’ultimo punto di contatto tra il Risorto e il piccolo gruppo dei suoi discepoli al momento dell’ascensione. Questo avviene dopo che Gesù ha rinnovato l’annunzio dell’invio dello Spirito, dalla cui azione quel piccolo gruppo sarà trasformato nella Chiesa ed avviato sulle strade della storia. L’ascensione è dunque l’evento conclusivo della vita e della missione terrena di Cristo: la Pentecoste sarà il primo giorno della vita e della storia “del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Questo è il senso fondamentale del fatto dell’ascensione, oltre le particolari circostanze in cui è avvenuto e il quadro dei simbolismi biblici in cui può essere considerato”.

Diceva papa Leone Magno: “esultiamo dunque, carissimi, di una gioia spirituale e, rallegrandoci davanti al Signore in degna azione di grazie, eleviamo liberamente gli sguardi dei nostri cuori verso quelle altezze dove si trova Cristo”.

Diceva papa Giovanni Paolo II nell’omelia del 20 maggio 1982: “Cosa significa che Gesù è asceso al cielo? Non sono le categorie spaziali che ci permettono di capire adeguatamente questo evento, che solo alla fede dischiude il suo senso e la sua fecondità. ‘Sedette alla destra di Dio’: ecco il significato primo dell’Ascensione. E anche se l’espressione è immaginosa, poiché Dio non ha né destra né sinistra, essa racchiude un importate messaggio cristologico: Gesù risorto è entrato pienamente, anche con la sua umanità, a far parte della gloria divina e, anzi, a prendere parte all’attività salvifica di Dio stesso. L’abbiamo sentito nella seconda lettura: “Lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione” (Ef 1,20-21). Il cristiano ormai non ha altro capo all’infuori di Gesù Cristo”.

Avrei voluto essere uno di quei piccoli ragazzini, sperduti e solitari in Terra Santa, accovacciati dietro ad un muretto, testimoni solitari dell’Ascensione. Un lupetto solitario, in piena autonomia solitaria, nascosto per conto mio, ammesso alla visione sensibile della salita al Cielo di Cristo. Avrei voluto vederla con i miei occhi, poterla immortalare nella memoria dell’io e conservarla in eterno. Ma chiunque, credendo in Cristo, facendo la volontà del Padre e collaborando con la grazia salvifica, riuscirà a salvarsi, vedrà Cristo stesso in Paradiso. Non vediamo l’ora.

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