CHI SONO?

Quanto leggete
non è necessariamente
la versione finale.
Abbiate pazienza,
ci sto ancora lavorando
ad una presentazione

degna e definitiva.
Nel frattempo,
vi racconto brevemente
cosa mi è successo.


La mia testimonianza

Dalla New Age e dall’occultismo
a Gesù attraverso Maria

Mi chiamo Fabio Arancio. Sono un ragazzo di origine siciliana. Sono nato da una famiglia sicula: padre di Catania, madre di Piazza Armerina (Enna). Sono cresciuto in un piccolo comune sulla costa.

Il nucleo familiare è dove possono cominciare le gioie o i dolori della tua vita. Lì si può cominciare ad essere felici o ad essere continuamente afflitti da sofferenze.

Non provengo da una famiglia cattolica. Mio padre non è mai stato credente, mentre mia madre lo era giusto per tradizione, ma non aveva nessun interesse pratico alla fede e nessuna convinzione particolare. Non ho avuto nessun esempio pratico di fede, di testimonianza cristiana e di preghiera: in casa non si parlava mai di Dio, non si pregava mai, non si faceva mai il segno della croce. Non c’era nessuna relazione particolare né con Dio né con le cose di Dio. I problemi dei rispettivi genitori possono riversarsi sui figli e questi possono assorbire il problema sorgente del padre e della madre.

Avere dei parenti del tutto indifferenti alla tua esistenza può peggiorare il modo in cui tu vedi dapprima te stesso, poi il mondo e poi il modo in cui gli altri vedono te, secondo il tuo pensiero interiore. Avere dei parenti che non esistono, e per i quali non esisti, può farti sentire profondamente infelice. Avere dei genitori che non esistono, e per i quali esisti soltanto a tratti, può farti sentire profondamente infelice. Si può arrivare ad un’età precoce, quando ancora sei alle elementari, e ritrovarti ad essere profondamente infelice, sperduto, solo. Si può arrivare a sentire dentro il proprio cuore una voglia atroce di annullare la propria esistenza, di morire, di sparire da ogni angolo del globo.

Ciò nonostante, avevo scritto nel cuore e fin dalla nascita una cosa precisa: che c’era un Dio e che Dio esisteva. Non me lo ha mai insegnato nessuno: lo sapevo di mio da sempre, sapevo che c’era, lo sentivo dentro, ne avevo la certezza scritta sulla coscienza, lo avevo scritto nell’anima in natura. Quando si trattava di avvicinarmi alla Chiesa invece, per me era un problema non indifferente: da bambino, non mi piaceva andare alla Messa, la reputavo noiosa, inutile, complicata; non la capivo, non avevo idea di cosa significasse ed il parrocco del paese, padre Pelleriti (ad oggi ancora vivo), non aiutava di certo a farmela piacere. Non è una critica nei suoi confronti; semplicemente, non capivo nulla di ciò che diceva durante l’omelia.

L’unico esempio di fede e preghiera che vedevo da bambino era quello di mia nonna di Piazza Armerina. Che di fatto era poi l’unica credente praticante dell’intero albo genealogico. Vedevo tra le sue mani, già all’età di 6 anni, una collana non identificabile, costituita da tanti granelli, che sembravano dei pallini, e che non riuscivo a capire cosa fosse. Vedevo mia nonna usare quella collana sia durante le ore diurne che durante quelle serali. La vedevo coricare e passarsi quei pallini tra le mani, uno dopo l’altro, mentre sussurrava “Ave Maria, piena di grazia…”. Io le chiedevo “Nonna ma cos’è sta collana? Perchè la muovi di granello in granello? Che significa, che fai?” lei mi rispondeva che si chiamava “il Rosario” e che da grande avrei capito. Mi parlava di una certa “Madonna” che però, ai tempi delle elementari, non avevo capito bene cosa o chi fosse.

Tra le scuole elementari e le scuole medie, ho vissuto, ho sperimentato, qualcosa che molti vivono, ognuno in modo unico e distinto: ho vissuto cosa significa sentirsi soli. Essere soli. Dapprima sentirselo, poi esserlo. E ho vissuto qualcosa che non ho mai raccontato a nessuno. Nè genitori, né parenti, né amici. Per una serie di fattori combinati, problematiche interiori, problemi vissuti sia all’interno che all’esterno del nucleo familiare, incapacità cronica di difendermi, di reagire e di sapermela cavare da solo, ho iniziato a vivere una profonda malinconia interiore. Ho iniziato a vedere attorno a me soltanto buio. Come se non ci fosse speranza. Tutto, attorno a me, era buio, senza stelle, ed io sentivo dentro di me una profonda infelicità interiore.

Raccontarvi cosa è successo nel mezzo significherebbe costituire un romanzo. Non lo farò. So cosa significa essere soli. Al margine di ogni ambiente. So cosa significa il mobbing. La marginalizzazione sociale. La solitudine. La depressione. L’inesistenza dei propri genitori, l’eterna indifferenza di chi dovrebbe starti accanto e di come questo influisca sulle tue giornate: ogni ora, ogni giorno, tutti i giorni.

In 2° media ebbi i primi vagiti di depressione. Mi sentivo continuamente afflitto da una forma perenne di malinconia interiore. All’età di 15 anni ho iniziato ad ammalarmi di depressione. Non vidi più uscite ne modi di farcela: vidi solo buio. La sofferenza era totale, costante, quotidiana: non posso raccontarvi, né è possibile comprendere cosa abbia realmente passato. Ritrovandomi solo, senza amici e nella solitudine più totale, caddi in depressione a 15 anni, in seconda superiore. In quell’anno particolare iniziò una spirale discendente. Quell’estate fu la peggiore della mia vita e bastò per cambiare tutto: da un anno sofferente ma regolare ad un anno deprimente e senza speranza.

A 17 anni, stanco di soffrire e di ricevere ferite su ferite, delusioni su delusioni, decisi che dovevo riscattarmi ad ogni costo. Decisi che dovevo cambiare: ma dovevo farlo a modo mio, secondo quello che, ai tempi e dalla mia prospettiva, fosse cosa buona e giusta. Decisi, attraverso un libero atto di volontà, una cosa particolare: che se avevo sofferto, se mi era andata in quel modo, Dio non era onnipotente; se non era onnipotente, non era Dio; giunsi alla conclusione che Dio non esisteva. Per me, quel Dio che avevo scritto nel cuore non sarebbe più esistito. Feci un’altra serie di decisioni particolari: oltre al fatto che Dio non sarebbe più esistito, decisi che sarei diventato io stesso, il Dio di me stesso.

All’età di 17 anni iniziai ad interessarmi di occulto, magia nera, meditazione trascendentale, energie, filosofie spirituali orientali, New Age, alienologia, ufologia, pratiche esoteriche ed occulte. Iniziai a far mio ogni cosa nel tentativo di riscattarmi, di evadere, di cambiare, di diventare più forte. Scelsi ciò che mi avrebbe solamente danneggiato: ma ai miei occhi era cosa buona e giusta. Scelsi tutto ciò che, nella mia mente, credevo avrebbe potuto aiutarmi.

Sempre all’età di 17 anni, nell’estate del 2007, feci un’invocazione consensuale a Satana. Per me non era il demonio della Chiesa Cattolica, in quanto il demonio, per me, non esisteva; era, semplicemente, una creatura energetica inter-dimensionale, una sorta di alieno della New Age, che avrebbe potuto aiutarmi. Feci quest’atto di invocazione e chiesi aiuto a quello che, secondo una certa dottrina New Age, era un essere buono, una creatura portatrice di luce, qualcuno che avrebbe potuto aiutarmi a risvegliare e a divenire Dio di me stesso. Un’alieno di un’altra dimensione: ecco cos’era questo “Satana”, per me.

Vedevo in lui “un essere di energia” che avrebbe potuto aiutarmi ad uscire dalla depressione, nella speranza che avrei potuto cambiare la mia vita. Lo invocai e sentì come se qualcosa fosse effettivamente accaduto. D’improvviso, nel cuore, da quell’anno in poi, iniziai a vivere una rabbia ed un odio infiniti, incontrollabili, particolarmente feroci verso i miei e verso me stesso. Da quel periodo in poi ho iniziato a vivere un odio atroce, incontrollabile, verso chiunque. Provavo soltanto odio: per me stesso, per la mia famiglia, per chiunque. Se mi scatenavo, sembravo un ossesso, un posseduto.

In quell’anno iniziai ufficialmente pratiche occulte. Divenni un seguace di Aleister Crowley, satanista e mago occulto del 1900. Iniziai a mettere in atto pratiche occulte in accordo con il libro “Magik” di Aleister Crowley: uno squallido volume di magia nera anni 20′. Iniziai a praticare, a vivere, la magia nera. Con l’inizio della magia nera iniziò uno dei capitoli più bui della mia vita. Uno dei più squallidi che abbia mai vissuto. Nessuno, nell’universo, può capire cosa significa vivere simultaneamente la depressione, la solitudine, la magia nera, l’ira, la frustrazione e vedere che niente ti aiuta ad uscire dai tuoi problemi, mentre tutto ciò che fai non fa altro che peggiorare, a farti stare peggio, fino a violare qualsiasi limite di sopportazione umanamente concepibile, fino a che non strabocchi di sofferenza, di atrocità interiori, di delirio psichico.

E non ti accorgi che ciò che fai peggiora; perchè gli strumenti che usi, per te, sono buoni e tu non hai colpa di nulla. Per me, tutto ciò che facevo era una fuga dalla vita mediocre, un elevazione, un risveglio iniziatico energetico e interiore ed un percorso rivoluzionario. Vedevo il tutto come “cammino spirituale” di alto livello. Nella realtà più andavo avanti più raggiungevo il fondo, e più raggiungevo il fondo più non riuscivo ad uscirne, considerando che non volevo vedere del male in ciò che facevo, in quanto ciò che facevo per me era buono. Incolpavo il mondo, l’altro, le energie, gli astri, qualunque cosa, tranne me stesso. Nel più profondo ero disperato e mi odiavo.

Ero finito per essere un praticante sfegatato di magia nera, incantesimi ed ero un seguace dell’occultismo e della New Age. Di quest’ultimo in particolare, ne ero un patito sfegatato. Ero dentro queste cose ogni giorno, ne ero dentro fino al collo, per me erano tutto. Ero convinto che esistessero gli alieni, che Dio non esisteva, che la religione era un’invenzione, che la Chiesa era un’organizzazione criminale per il controllo dell’umanità, che c’erano delle “energie divine”, che noi eravamo ‘energia’, che c’erano tante dimensioni e razze aliene venute nella terra in passato, che la magia fosse necessaria per elevarsi a Dio e che l’uomo potesse acquisire ‘poteri divini’ occultati dalla Chiesa per il controllo del mondo. Ero convinto che l’uomo fosse Dio di se stesso. Il mio motto era “Fa ciò che vuoi, così potrai essere” (“Do what thou wilt, so mote it be”), ereditato da Aleister Crowley. Odiavo la religione e la Chiesa Cattolica in particolare, convinto che occultasse le pratiche occulte per dominare l’uomo. Odiavo quel Dio di cui parlava la Chiesa. Tutto ciò che era religione doveva scomparire dalla faccia della terra.

Stetti solo molto peggio, con peggioramento dei periodi depressivi, problemi psicologici e spirituali, sbalzi d’umore, rabbie incontrollabili, ire continue e insonnia senza fine. Soffrivo e stavo male di continuo. Più vivevo così, più stavo male e ne soffrivo, più stavo male, più praticavo nella speranza di stare meglio, più praticavo più stavo male, e più stavo male, più non sapevo come uscirne. Iniziai a vedere il suicidio come unica via e soluzione alla mia vita. Ero finito in un vortice paradosso: ero in una spirale di depressione senza fine. Di chiedere aiuto ad un Dio non se ne parlava: per orgoglio al mio io, era fuori discussione. Per me non esisteva più. C’erano “gli dei antichi”.

Il rapporto con i miei si deteriorò fino a rasentare lo zero assoluto. Non avevo nemmeno una vita sociale. Ero semplicemente un ragazzo solo. Ufficialmente caduto in depressione, finii per costruirmi un mondo tutto mio, per vivere nella New Age sperando che gli alieni tornassero e cambiassero il mondo, vivendo intanto nella depressione che mi distrusse la vita, facendomela a pezzi e riducendomi in polvere. Ero privo di vita e di forze per reagire. Sono finito per soffrire di depressione per 7 lunghi anni, iniziata con un forte periodo malinconico (alle scuole medie), poi divenuto depressivo (dalla seconda superiore).

Nel 2012, ero nel pieno del mio ultimo periodo depressivo iniziato nel gennaio del 2011. Era una depressione forte, perenne, divenuta cronica, patologica, che si trascinava da ormai 7 anni. Un anno e mezzo senza mai più uscire di casa, senza più vivere, con l’unico desiderio di suicidarmi, di farla finita per sempre, di annullarmi. Non sapevo più come fare. Nell’ultimo quadrimestre del 2011 ho raggiunto l’esasperazione. Non ne potevo più: volevo solamente poter morire, ma non sapevo nemmeno come fare a suicidarmi, pur avendole provate tutte. Poi, un giorno, accadde qualcosa.

Intorno al mese di novembre del 2011, iniziai ad avere un ispirazione interiore: forse avevo sbagliato qualcosa. Forse dovevo fare un passo indietro. Forse Dio esisteva. Forse dovevo tornare a lui. Forse dovevo chiedergli aiuto. In fondo, dal più profondo del mio cuore, non si era mai realmente cancellato. Decisi di seguire questa ispirazione. Poco tempo dopo, all’inizio del 2012, ne venne un’altra: nel mio cuore si era poggiata una seconda ispirazione, che sentivo sottoforma di voce sensibile, dolce e materna. Sentì che dovevo tornare a Dio attraverso la preghiera, ed una preghiera in particolare. Nel mio cuore nacque l’ispirazione fortissima, irrevocabile, di recitare un’Ave Maria.

Nel maggio del 2012, durante il periodo pasquale, a 22 anni e mezzo, decisi di recitare un’Ave Maria. Fu un ispirazione fortissima da cui non potevo sottrarmi. Mi sentii chiamato a recitarla. Mi chiusi in camera e mi stesi sopra il letto. Congiunsi le mani ed iniziai a recitare un’Ave Maria nel mio cuore.

Ave Maria
Piena di Grazia
Il Signore è con te
Tu sei la benedetta tra le donne
E benedetto è il frutto del tuo seno: Gesù
Santa Maria, Madre di Dio
Prega per noi peccatori
Adesso e nell’ora della nostra morte
Amen

Ho sentito l’amore di Dio, per intercessione di Maria, entrarmi nel corpo, oltre la materia, e bruciarmi dentro come fosse un fuoco acceso, vivo, che divampava. Ho sentito un amore che bruciava come fosse materiale, capace di penetrarmi ogni poro della pelle, fino a toccarmi le profondità dell’anima. Ad ogni parola della preghiera, l’amore che sentivo aumentava. Conclusa l’Ave Maria, ho riconosciuto Cristo come Signore e Maria come mia madre, mi sono convertito al cattolicesimo e sono uscito dalla depressione.

Da quel giorno, la mia vita è cambiata.


TEAM ©theorangeblogger

Fabio Arancio, scrittore e blogger cattolico, appassionato di fotografia, videomaking, viaggi, letteratura e cinema. Convertito al cattolicesimo romano nell’aprile del 2012.

Gesù e Maria. Anch’essi parte del team, mi ispirano quali idee utilizzare e come attuare una “scrittura santa”, costruttiva e argomentata, senza lo spargimento dell’odio.

Il Gatto. È cattolico anche lui, solo che non lo sa. Ama infastidirmi mentre scrivo, mettendosi dinanzi il monitor del pc nel momento saliente. Gli piace rincorrere tutto ciò che si muove e curiosare.