Le visioni dell’Inferno nel corso della storia: La dannazione eterna raccontata da chi l’ha vista

L’Inferno è una verità di fede. Vi invito liberamente a crederci. Ognuno faccia poi come crede: siamo liberi. Dell’Inferno ne ho parlato nell’apposito speciale, che vi ho appena messo in link. Ora invece vorrei parlarvi delle visioni che i santi hanno avuto sull’Inferno. Di tanto in tanto nella storia, Dio permette ad una particolare anima di vedere l’Inferno. Queste sono “Le visioni dell’Inferno” avvenute ai santi e ai mistici.

Abbiamo la visione dell’Inferno di Don Giovanni Bosco, di santa Veronica Giuliani, di santa Faustina Kowalska, dei tre pastorelli di Fatima, dei veggenti di Medugorje, di santa Teresa d’Avila e via discorrendo. Queste visioni rientrano tra le “Rivelazioni private”, sono attendibili e comprovate ed accolte dalla Chiesa Cattolica. Di alcune di queste, molti di voi che masticano fede cattolica, ne avranno senz’altro sentito parlare.

Riassumo le visioni dell’Inferno che tratterò qui:
I • Don Bosco
II • Santa Veronica Giuliani
III • Santa Faustina Kowalska
IV • Tre pastorelli di Fatima
V • Veggenti di Medugorje
VI • Santa Teresa d’Avila

I. Don Bosco
La visione di Don Bosco fu un messaggio alla società sul degrado morale dei giovani e sulla loro condizione obiettiva dinanzi a Dio. Il volto del giovane appare spesso lucente come se fosse portatore di bellezza; don Bosco scoprì invece dove sarebbero finiti se i giovani che conosceva fossero morti in quello stesso giorno. Pur apparendo come degli agnelli, tutti i giovani che guidava erano in uno stato di peccato mortale. All’uomo è concesso solo di vedere l’apparenza, mentre Dio può vedere l’anima. Avete idea di dove stia andando la gioventù oggi?

La visione sull’Inferno la racconta don Bosco
«Mi trovai con la mia guida (l’Angelo Custode), in fondo ad un precipizio che finiva in una valle oscura. Ed ecco comparire un edificio immenso, avente una porta altissima, serrata. Toccammo il fondo del precipizio; un caldo soffocante mi opprimeva, un fumo grasso, quasi verde, s’innalzava sui muraglioni dell’edificio e guizze di fiamme sanguigne. Domandai: “Dove ci troviamo”? “Leggi – mi rispose la guida – l’iscrizione che è sulla porta”! C’era scritto: “Ubi non est redemptio”! Cioè: “Dove non c’è redenzione”. Intanto vidi precipitare dentro quel baratro […] prima un giovane, poi un altro, ed in seguito altri ancora; tutti avevano scritto in fronte il proprio peccato. Esclamò la guida: “Ecco la causa precipua di queste dannazioni: i compagni, i libri cattivi e le perverse abitudini”. Gli infelici erano giovani da me conosciuti. Domandai: “Ma dunque è inutile che si lavori tra i giovani, se tanti fanno questa fine? Come impedire tanta rovina”? “Coloro che hai visto, sono ancora in vita; questo però è il loro stato attuale e se morissero, verrebbero senz’altro qui”! Dopo entrammo nell’edificio; si correva con la rapidità del baleno. Lessi questa iscrizione: “Ibunt impii in ignem æternum”!, vale a dire “Gli empi andranno nel fuoco eterno”! “Vieni con me”!, soggiunse la guida. Mi prese per una mano e mi condusse davanti ad uno sportello, che aperse. Mi si presentò allo sguardo una specie d’immensa caverna, piena di fuoco. Certamente quel fuoco sorpassava mille e mille gradi di calore. Io questa spelonca non ve la posso descrivere in tutta la sua spaventosa realtà. Intanto, all’improvviso, vedevo cadere dei giovani nella caverna ardente. La guida disse: “La trasgressione del sesto comandamento è la causa della rovina eterna di tanti giovani”. “Ma se hanno peccato, si sono però confessati”. “Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o taciute affatto”. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne disse solo due o tre. Vi sono di quelli, che ne hanno commesso uno nella fanciullezza ed ebbero sempre vergogna di confessarlo, oppure l’hanno confessato male e non hanno detto tutto. Altri non ebbero il dolore e il proponimento; anzi, taluni, invece di fare l’esame di coscienza, studiavano il modo di ingannare il confessore. E chi muore con tale risoluzione, risolve di essere nel numero dei reprobi e così sarà per tutta l’eternità […]. “E ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio qui ti ha condotto”? La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo Oratorio, che io tutti conoscevo, condannati per questa colpa. Fra essi vi erano di quelli che in apparenza tengono buona condotta. Continuò la guida: “Predica dappertutto contro l’immodestia”! Poi parlammo per circa mezz’ora sulle condizioni necessarie per fare una buona confessione e si concluse: “Mutare vita! […] Mutare vita”! “Ora – soggiunse l’amico – che hai visto i tormenti dei dannati, bisogna che provi anche tu un poco di inferno”! Usciti dall’orribile edificio, la guida afferrò la mia mano e toccò l’ultimo muro esterno; io emisi un grido […]. Cessata la visione, osservai che la mia mano era realmente gonfia e per una settimana portai la fasciatura»

II. Santa Veronica Giuliani
Santa Veronica Giuliani nacque il 27 dicembre 1660 e morì il 9 luglio 1727. Ebbe una visione sull’inferno nel 1696 e nel 1716. Reputo la visione sull’Inferno di questa santa tra le più importanti che siano mai esistite. Già ai tempi, consentendo a quest’anima di veder l’Inferno, Iddio Santissimo ricordava ai popoli del XVII° che quanto Rivela Cristo, il Figlio Unigenito, e dunque quanto affermato nella Bibbia, è vero: l’Inferno esiste, è eterno ed è popolato!

Visione dell’Inferno di santa Veronica Giuliani
«Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un fetore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. In questo punto, Iddio mi dà una comunicazione sopra l’ingratitudine delle creature, e quanto gli dispiaccia questo peccato. E qui mi si dimostrò tutto appassionato, flagellato, coronato di spine, con viva, pesante croce in spalla. Così mi disse: “Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno”. In questo mentre, mi parve di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature, ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. Il Signore grondava sangue, e sotto quel grave peso stava. O Dio! Io avrei voluto raccogliere il Sangue, e pigliare quella Croce, e con grand’ansia desideravo il significato di tutto. In un istante, quelle creature divennero, di nuovo, in figura di bestie, e poi, tutte furono precipitate in quel luogo oscurissimo, e maledicevano Iddio e i Santi. Qui mi si aggiunge un rapimento, e mi parve che il Signore mi facesse capire, che quel luogo era l’inferno, e quelle anime erano morte, e, per il peccato, erano divenute come bestie, e che, fra esse, vi erano anche dei religiosi […]. Mi pareva di essere trasportata in un luogo deserto, oscuro e solitario, ove non sentivo altro che urli, stridi, fischi di serpenti, rumori di catene, di ruote, di ferri, botti così grandi, che, ad ogni colpo, pensavo sprofondasse tutto il mondo. E io non aveva sussidi ove rivolgermi; non potevo parlare; non potevo invitare il Signore. Mi pareva che fosse luogo di castigo e di sdegno di Dio verso di me, per le tante offese fatte a Sua Divina Maestà. E avevo davanti di me tutti i miei peccati […]. Sentivo un incendio di fuoco, ma non vedevo fiamme; altro che colpi sopra di me; ma non vedevo nessuno. In un subito, sentivo come una fiamma di fuoco che si avvicinava a me, e sentivo percuotermi; ma niente vedevo. Oh! Che pena! Che tormento! Descriverlo non posso; e anche il sol ricordarmi di ciò, mi fa tremare. Alla fine, fra tante tenebre, mi parve di vedere un piccolo lume come per aria. A poco a poco, si dilatò tanto. Mi sembrava che mi sollevasse da tali pene; ma non vedevo altro»

La santa fu trasportata dagli angeli all’Inferno il 17 gennaio 1716. Da questa esperienza si ebbe uno dei più celebri racconti esperienziali sulla dannazione eterna.

Santa Veronica discende all’Inferno con l’angelo
«In un batter d’occhiomi ritrovai in una regione bassanerafetidapiena di muggiti di toridi urli di leonidi fischi di serpentidi tuoni fragorosiVedevo dei lampi sinistri serpeggiare fra un fumo densoMa questo era nullaUna grande montagna si alzava a picco davanti a me ed era tutta coperta di aspidi e di basilischi legati insiemeEssi si agitavanosi contorcevanoma non potevano liberarsiLa montagna viva era un clamore di maledizioni orribiliTornai verso i miei Angeli e chiesi loro che fosse tutto ciòMi risposero che era l’inferno superiorecioè l’inferno benignoInfatti, la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuocoI demoniquasi tori furiosischizzavano fuoco dagli occhidal nasodalla boccaI loro dentisimili a pugnali d’acciaiomordevano le anime fra un clamore spaventoso di urli disperatiA questa montagna seguivano altre montagne più orridele cui viscere eran teatro di atroci e indescrivibili supplizi».

«Nel fondo dell’abissovidi un trono mostruosofatto di demoni terrificantiAl centro una sedia formata dai capi dell ‘abissoSatana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orroreAveva una testa composta di 100 testeed era sormontata da enormi picche viventiche finivano con un occhio di fuocoQuesti occhi si aprivano e lanciavano fiamme il cui ardore aumentava l’incendio infernaleSatana vedeva tutti i dannatie questi vedevano satanaGli Angeli mi spiegarono che la visione di satanail mostroforma il tormento dell‘Infernocome la visione di Dio forma la delizia del ParadisoSui suoi sudditisatana lanciava tormentiche li divoravanoEgli bestemmiava maledizioni e tutti gli facevano coroerano grandi urla di disperazione»

«Dissi ai miei Angeli: “Quanto tempo dureranno questi supplizi?” – mi risposero: “per sempre, per tutta l’eternità”. E quando io tacqui, muta di spavento, notai che il muto cuscino della sedia di Lucifero erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi alle mie guide: “Di chi sono quelle anime?”. Mio Dio, quale risposta! “Furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi”».

«Ebbi coscienza che la mia presenza raddoppiava la rabbia dei dannati. Senza l’assistenza dei miei Angeli e di Maria, che invisibile stava al mio fianco, io sarei morta di spavento. Silenzio. Io non ho detto nulla. Non posso dir nulla. Di fronte all’inspiegabile verità, tutto ciò che raccontano i predicatori non è niente. Niente!».

Nel 2016 uscì il film documentario “Il Risveglio di un Gigante”, diretto da Valeria Baldan e Giovanni Ziberna. In questo lungometraggio è presente la visione dell’Inferno sulla santa. Vi consiglio di guardare questa sequenza.

«Come Dante, anche la nostra Santa, appena su la soglia, ode urli, voci lamentevoli, bestemmie e maledizioni contro Dio. Vede mostri, serpenti, fiamme smisurate. È menata per tutto l’inferno. Precipitano giù, con la furia di densa grandine, le anime dei nuovi abitatori. E a quest’arrivo, si rinnovano pene sopra pene ai dannati. In un luogo ancora più profondo trova ammucchiate migliaia di anime (sono quelle degli assassini), sopra le quali incombe un torchio con una immensa ruota. La ruota gira e fa tremare tutto l’inferno. All’improvviso il torchio piomba su le anime, le riduce quasi a una sola; cosicché ciascuna partecipa alla pena dell’altra. Poi ritornano come prima. Ci sono parecchie anime con un libro in mano. I demoni le battono con verghe di fuoco nella bocca, con mazze di ferro sul capo, e con spuntoni acuti trapassano loro le orecchie. Sono le anime di quei religiosi bastardi, che adattarono la regola a uso e consumo proprio. Altre anime sono rinchiuse in sacchetti e infilzate dai diavoli nella bocca d’un orrendo dragone che in eterno le digruma. Sono le anime degli avari. Altre gorgogliano tuffate in un lago d’immondizie. Di tratto in tratto sgusciano fulmini. Le anime restano incenerite, ma dopo riacquistano lo stato primiero. I peccati che hanno commesso sono i più gravi che mai vivente può immaginare. Tutte le strade dell’inferno appaiono sparse di rasoi, di coltelli, di mannaie taglienti. E mostri, dovunque mostri. E una voce che grida: “Sarà sempre così. Sempre, sempre, sempre”. Veronica è condotta alla presenza di Lucifero. Egli ha d’intorno le anime più graziate dal cielo, che nulla fecero per Iddio, per la sua gloria; e tiene sotto i piedi, a guisa di cuscino, e pesta continuamente le anime di quelli che mancarono ai loro voti. “Via l’intrusa che ci accresce i tormenti”!, urla furibondo ai suoi ministri. Levata dall’inferno, Veronica ripete esterrefatta: “O giustizia di Dio, quanto sei potente”»

III. Santa Faustina Kowalska
La visione dell’Inferno di santa Faustina è tra le più recenti accadute nella storia e senz’altro tra le più celebri di ogni tempo. Santa Faustina venne portata all’Inferno dall’Angelo, attraverso un’esperienza metafisica possibile per onnipotenza divina. La santa vide l’Inferno il 20 ottobre 1936.

  • Dal “Diario di santa Faustina Kowalska”
  • II° quaderno, 20.x.1936, pagina 455 e 456
  • Racconto dell’Inferno del 20 ottobre 1936
  • © Libreria Editrice Vaticana

Il racconto dell’Inferno di santa Faustina
«Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell’inferno. E’ un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande. Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l’inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi di coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale acceso dall’ira di Dio; la quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l’odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall’altro. Sarei morta alla vista di quelle orribIli torture, se non mi avesse sostenuta l’onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l’eternità. Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun’anima si giustifichi dicendo che l’inferno non c’è, oppure che nessuno c’è mai stato e nessuno sa come sia. Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell’inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l’inferno c’è. Ora non posso parlare di questo. Ho l’ordine da Dio di lasciarlo per iscritto. I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l’inferno. Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la Misericordia di Dio per loro. O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderTi col più piccolo peccato»

IV. I tre pastorelli di Fatima
Ai tre pastorelli venne concesso di vedere l’Inferno. Accadde durante una delle apparizioni della Madonna a Fatima avvenute nel 1917. Attraverso quest’apparizione, Maria, nostra Madre, ricorda alle generazioni attuali una delle verità bibliche: l’Inferno esiste. La visione rivestiva un carattere d’urgenza: quasi più nessuno ci crede. Serviva che la Madonna usasse tre bambini innocenti per ricordare al mondo che la Scrittura non mente e che non va adattata ai tempi: l’Inferno esiste.

Da Suor Lucia Dos Santos, IV Memoria: EV 19/987

La visione raccontata da suor Lucia di Fatima
«La Signora aprì di nuovo le mani, come nei due mesi precedenti. Sembrò che il riflesso penetrasse la terra e vedemmo come un mare di fuoco. Immersi in questo fuoco, i demoni e le anime come se fossero braci trasparenti e nere o color bronzo, dalla forma umana, che fluttuavano nell’incendio, trasportati dalle fiamme, che uscivano da loro stessi, insieme a nugoli di fumo e cadevano da tutte le parti, simili alle faville che cadono nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra gridi e gemiti dì dolore e di disperazione che facevano raccapricciare e tremare di spavento. I demoni si distinguevano per le forme orribili e schifose di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e nere»

La Madonna disse ai pastorelli
Avete visto l’inferno, dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per salvarli, il Signore vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace. La guerra sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, nel regno di Pio XI, ne incomincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il gran segno che vi dà Dio che prossima è la punizione del mondo per i suoi tanti delitti, mediante la guerra la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Per impedire ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si ascolteranno le mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti diffonderà nel mondo i suoi errori suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate; infine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà e sarà concesso al mondo un periodo di pace. In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede…

V. I veggenti di Medugorje
La visione dell’Inferno da parte di alcuni veggenti di Medugorje risale al novembre del 1981. Non conosco la data precisa, so però che accade ai primi del mese. A veder l’Inferno furono i veggenti Jakov e Vicka. I veggenti hanno testimoniato la loro esperienza sovrannaturale durante un’intervista avvenuta con padre Janko Bubalo.

Le dichiarazioni sono presenti nel libro “Mille incontri con la Madonna”, cit. p. 195, di padre Janko Bubalo.

Padre Bubalo: La Madonna vi ha portato fino all’inferno? 
Vicka: Sì, sì. Questo te l’ho già detto. 
Padre Bubalo: Me lo vuoi descrivere un po’? 
Vicka: Ecco, poco fa nel nostro dialogo l’abbiamo già descritto. Fuoco… diavoli… la gente bruttissima! Tutti con le corna e con la coda. […] Abbiamo visto il paradiso e l’inferno: in mezzo c’è un gran fuoco, ma non c’è brace, niente. Solo le fiamme. Molte persone passano una dopo l’altra piangendo… Che Dio ce ne guardi! 

Jakov: Ho visto una grande, grande fiamma e gli uomini dentro. 
P. Bubalo: Che faccia avevano questi uomini? 
Jakov: Nera. Stanno nella fiamma e quando escono dalla fiamma diventano neri, cambiano. Non sono proprio uomini, sono tra uomini e bestie, una combinazione.

Vicka ebbe modo di raccontare l’Inferno nuovamente in un’intervista del 22 maggio 1988.

Vicka racconta
«L’inferno è un immenso luogo al centro del quale c’è il fuoco, un grande fuoco. Le persone che inizialmente apparivano con una fisionomia umana comune cadendo nel fuoco si deformavano. Perdevano ogni immagine e somiglianza umana… più profondamente cadevano e più bestemmiavano. La Madonna ci disse: queste persone hanno scelto volontariamente questo luogo. Nell’inferno, nel mezzo, c’è come un fuoco grande, c’è come una grande depressione – come dire? – una voragine, un baratro. La Madonna ci ha fatto vedere com’erano le anime che sono in questo luogo, durante la loro vita: e poi ci ha fatto vedere come sono adesso nell’inferno. Non sono più persone umane. Si direbbe che hanno l’aspetto di animali con corna e code. Bestemmiano Dio sempre e sempre più forte e sempre di più cadono in quel fuoco e più cadono, e più bestemmiano. Si sente rumore di denti, si sente la bestemmia e l’odio verso Dio»

Il 17 agosto 1988, Sante Ottaviani pose alcune domande sulla sopracitata esperienza alla veggente Marija Pavlovic.

Marija Pavlovic racconta
«Abbiamo visto l’inferno, come un grande spazio dove al centro c’è un grande fuoco e tante persone. In modo speciale una ragazza giovane che, presa da quel fuoco, ne è uscita che assomigliava ad una bestia. Dopo, la Madonna ha detto che Dio ha dato a tutti noi la libertà e che ognuno di noi risponde con questa libertà. Loro hanno risposto per tutta la vita col peccato, hanno vissuto nel peccato. Con la loro libertà hanno scelto l’inferno»

VI. Santa Teresa d’Avila
Chiudo con una delle più grandi: santa Teresa d’Avila. La religiosa spagnola nacque il 28 marzo 1515 ad Avila e spirò il 15 ottobre 1582. Anche lei ebbe la visione sull’Inferno, in una delle epoche di rottura del cattolicesimo romano, a causa dell’avvento dell’Eresiarca e della satanica riforma protestante.

Santa Teresa d’Avila e la visione sull’Inferno
«Un giorno mentre ero in orazione, mi trovai tutt’a un tratto trasportata intera nell’inferno. Compresi che Dio mi voleva far vedere il luogo che i demoni mi avevano preparato, e che io mi ero meritata con i miei peccati. Fu una visione che durò pochissimo, ma vivessi anche molti anni, mi sembra di non poterla più dimenticare. L’ingresso mi pareva un cunicolo molto lungo e stretto, simile a un forno assai basso, buio e angusto; il suolo tutto una melma puzzolente piena di rettili schifosi. In fondo, nel muro, c’era una cavità scavata a modo di nicchia, e in essa mi sentii rinchiudere strettamente. E quello che allora soffrii supera ogni umana immaginazione, né mi sembra possibile darne solo un’idea perché cose che non si sanno descrivere. Basti sapere che quanto ho detto, di fronte alla realtà sembra cosa piacevole. Sentivo nell’anima un fuoco che non so descrivere, mentre dolori intollerabili mi straziavano orrendamente il corpo. Nella mia vita ne ho sofferto moltissimi, dei più gravi che secondo i medici si possano subire sulla terra, perché i miei nervi si erano rattrappiti sino a rendermi storpia, senza dire dei molti altri di diverso genere, causatimi in parte del demonio»

«Tuttavia non sono nemmeno da paragonarsi con quanto allora ho sofferto, specialmente al pensiero che quel tormento doveva essere senza fine e senza alcuna mitigazione. Ma anche questo era un nulla innanzi all’agonia dell’anima. Era un’oppressione, un’angoscia, una tristezza così profonda, un così vivo e disperato dolore che non so come esprimermi. Dire che si soffrano continue agonie di morte è poco, perché almeno in morte pare che la vita ci venga strappata da altri, mentre qui è la stessa anima che si fa in brani da sé. Fatto sta che non so trovare espressioni né per dire di quel fuoco interiore né per far capire la disperazione che metteva il colmo a sì orribili tormenti. Non vedevo chi me li faceva soffrire, ma mi sentivo ardere e dilacerare, benché il supplizio peggiore fosse il fuoco e la disperazione interiore. Era un luogo pestilenziale, nel quale non vi era più speranza di conforto, né spazio per sedersi o distendersi, rinserrata com’ero in quel buco praticato nella muraglia. Orribili a vedersi, le pareti mi gravavano addosso, e mi pareva di soffocare. Non v’era luce, ma tenebre fittissime; eppure quanto poteva dar pena alla vista si vedeva ugualmente nonostante l’assenza della luce: cosa che non riuscivo a comprendere»


L’Inferno esiste, è eterno, è una libera scelta e ci finisce chi sceglie liberamente di vivere e di morire ostinato nel peccato, contro Dio. Chi muore in peccato mortale, si presenta all’Eternità in peccato, confermandosi in avversione a Dio: non essendoci più la progressione del tempo e la possibilità di cambiare e revocare lo stato dell’anima, come uno si presenta all’Eternità, ci rimane. L’anima si conferma contro Dio dopo la morte e si colloca da sé tra i peccatori non pentiti, andando da solo all’Inferno: per sempre. Conta come ti presenti, che è la conseguenza di quello che hai fatto in vita.

Nell’atto della morte, l’anima si separa dal corpo. Ciò che l’anima sceglie dopo è una naturale conseguenza di ciò che ha scelto in vita: si sceglie dopo la morte ciò che uno ha scelto quando era in vita. Le scelte sono di natura conseguenziale, in accordo con “La legge sul salario” di cui parla Cristo nelle Scritture: ognuno otterrà ciò che merita, ed Egli renderà ad ognuno secondo le proprie opere. Coloro che sulla vita si sono decisi per il peccato, ovverosia contro Dio, sceglieranno da soli l’Inferno, in quanto sarà là che meriteranno di andare, dopo il Giudizio Particolare.

La Bibbia ci rivela l’Inferno e i santi, i mistici ed i veggenti ci ricordano ciò che la Scrittura afferma: l’Inferno esiste, è eterno ed è popolato – Chi muore in peccato mortale va all’Inferno; si presenta all’Eternità confermandosi in uno stato di odio e avversione a Dio; sceglie quello che aveva già compiuto sulla terra: il rifiuto di Dio. Si getta da sé all’Inferno dove rimarrà per sempre. Dio non viola la libera scelta di nessuno, lasciando l’uomo libero di scegliere, per Dio o per Satana, per la grazia o per il peccato, per il Paradiso o per l’Inferno. Ognuno è libero nella sua scelta e Dio lascia liberi nella scelta di ognuno.

Dobbiamo deciderci per Dio, smettendo di compiere il peccato, pregando e convertendoci ogni giorno.

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