23.01: promulgati nuovi Decreti della Congregazione per la Causa dei Santi per "martirio" e "virtù eroiche" dei prossimi beati

Il 23 gennaio, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei nuovi Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi. Leggiamo dunque il Bollettino Vaticano del 24.01.


Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi, 24.01.2020
[B0047]

Il 23 gennaio 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

– il martirio dei Servi di Dio Benedetto di Santa Coloma de Gramenet (al secolo: Giuseppe Doménech Bonet) e 2 Compagni, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, uccisi, in odio alla Fede, in Spagna, fra il 24 luglio e il 6 agosto 1936;

– il martirio dei Servi di Dio Giuseppe Maria Gran Cirera e 2 Compagni, Sacerdoti professi dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, e 7 Compagni, Laici, uccisi, in odio alla Fede, in Guatemala tra il 1980 e il 1991;

– le virtù eroiche del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, dell’Ordine dei Gesuati, Vescovo di Ferrara, nato a Tossignano (Italia) nel 1386 e morto a Ferrara (Italia) il 24 luglio 1446;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Gioacchino Masmitjá y Puig, Canonico della Cattedrale di Girona, Fondatore della Congregazione delle Missionarie del Cuore di Maria, nato a Olot (Spagna) il 29 dicembre 1808 e morto a Girona (Spagna) il 26 agosto 1886;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Antonio Plancarte y Labastida, Sacerdote diocesano, Fondatore dell’Istituto delle Suore di Maria Immacolata di Guadalupe, nato a Città del Messico (Messico) il 23 dicembre 1840 e morto a Città del Messico (Messico) il 26 aprile 1898;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Pio Gurruchaga Castuariense, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Ausiliatrici Parrocchiali di Cristo Sacerdote, nato a Tolosa (Spagna) il 5 maggio 1881 e morto a Bilbao (Spagna) il 22 maggio 1967;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Maria da Lavaur (al secolo: Francesco Leone Clergue), Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato a Lavaur (Francia) il 23 dicembre 1825 e morto a Tolosa (Francia) l’8 febbraio 1907;

– le virtù eroiche della Serva di Dio Maria del Monte Carmelo della Santissima Trinità (al secolo: Carmen Catarina Bueno), Monaca professa dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, nata a Campinas (Brasile) il 25 novembre 1898 e morta il 13 luglio 1966 a Taubaté (Brasile).

[00111-IT.01]

[B0047-XX.01]


La notizia è stata pubblicata anche su causesanti.va, il sito ufficiale della Congregazione delle Cause dei Santi.



Leggiamo un ulteriore approfondimento a questo indirizzo, nuovamente nel sito della Congregazione delle Cause dei Santi. Qui di seguito ecco il testo.


DECRETI PUBBLICATI NEL 2020
23 GENNAIO 2020

Il 23 gennaio 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

– il martirio dei Servi di Dio Benedetto di Santa Coloma de Gramenet (al secolo: Giuseppe Doménech Bonet) e 2 Compagni, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; uccisi, in odio alla Fede, in Spagna, fra il 24 luglio e il 6 agosto 1936;

1. Benedetto di Santa Coloma de Gramenet (al secolo: Giuseppe Doménech Bonet). Nato il 6 settembre 1892 a Santa Coloma de Gramenet (Spagna), entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini nel 1909 e, il 23 febbraio 1913, emise la professione religiosa solenne. Fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1915. Svolse gli incarichi di Maestro dei Novizi; Definitore Provinciale e Guardiano del convento di Manresa che, il 22 luglio 1936 fu occupato e devastato dai miliziani anarchici e marxisti. Riuniti i religiosi e, messili al corrente della situazione drammatica, il Servo di Dio ordinò l’immediata evacuazione dal convento. I frati trovarono rifugio in luoghi più sicuri. Il Servo di Dio si recò in una casa di campagna detta Casajoana nei pressi di Manresa dove, il 6 agosto 1936, un gruppo di miliziani fece irruzione. Individuato il Servo di Dio, volevano obbligarlo a bestemmiare, ma egli rifiutò categoricamente. Fu condotto allora nel luogo detto La Culla, dove venne ucciso il 6 agosto 1936.

2. Giuseppe Oriol di Barcelona (al secolo: Jaume Barjau y Martí). Nato il 25 luglio 1891 a Barcellona (Spagna), nel 1906 entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, il 15 agosto 1911, emise la professione religiosa solenne. Fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1915. Insegnò Liturgia, Ebraico e Storia Ecclesiastica nel teologato di Sarriá. Dal 1925 visse nel convento di Manresa. Il Servo di Dio fu costretto ad abbandonare il convento e, il 24 luglio 1936, mentre portava la comunione ad una suora clarissa, fu individuato dai miliziani e condotto con un camion poco fuori dalla città, dove venne fucilato.

3. Doménech di Sant Pere de Riudebittles (al secolo: Joan Romeu y Canadell). Nato l’11 dicembre 1882 a Sant Pere Riudebitlles (Spagna), nel 1908 entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, il 4 ottobre 1912, emise la professione religiosa solenne. Fu ordinato sacerdote il 25 maggio 1917. Venne inviato in missione in Costa Rica e in Nicaragua, dove rimase fino al 1930. Rientrato in Patria, visse nel convento di Manresa, che il 22 luglio 1936 venne occupato. Il Servo di Dio, mentre abbandonava il convento, fu individuato dai miliziani nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1936 e venne fucilato.

Al momento della cattura non esitarono a rivelare la loro identità di religiosi. Verso i Servi di Dio i miliziani manifestarono particolare ferocia, sottoponendoli a torture e maltrattamenti prima dell’esecuzione. I cadaveri dei tre frati vennero ritrovati dalla Croce Rossa.

L’odium fidei determinò l’agire dei persecutori. I Servi di Dio furono uccisi perché religiosi. Tutti e tre erano stati arrestati insieme a dei laici che poi furono liberati, mentre solo i frati vennero fucilati senza alcun processo.

– il martirio dei Servi di Dio Giuseppe Maria Gran Cirera e 2 Compagni, Sacerdoti professi dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, e 7 Compagni, Laici; uccisi, in odio alla Fede, in Guatemala tra il 1980 e il 1991;

I dieci Servi di Dio, tre Sacerdoti professi della Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù e sette laici, furono uccisi in Guatemala fra il 1980 e il 1991 nel corso di una prolungata e sistematica persecuzione della Chiesa in quanto impegnata nella tutela della dignità e dei diritti dei poveri.

1. José María Gran Cirera. Nato a Barcellona (Spagna) il 27 aprile 1945, emise la prima professione nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore l’8 settembre 1966 e quella perpetua l’8 settembre 1969. Fu ordinato sacerdote il 9 giugno 1972 a Valladolid. Dopo un periodo di servizio pastorale a Valencia, nel 1975 fu inviato in Guatemala, dove esercitò il ministero presso S. Cruz del Quiché, fino al 1978. Successivamente fu destinato alla parrocchia di S. Gaspar di Chajul (Guatemala). Fece suo il programma della comunità religiosa e della diocesi a fianco dei più poveri e degli indigeni, massacrati dal silenzioso genocidio messo in atto dalla autorità militari. Il Servo di Dio fu assassinato il 4 giugno 1980 insieme al sacrestano, il Servo di Dio Domingo del Barrio Batz, mentre rientravano a Chajul (Guatemala), dopo una visita pastorale presso i villaggi della parrocchia. Aveva 35 anni di età.

2. Domingo del Barrio Batz. Nato a Ilom (Guatemala) il 26 gennaio 1951, laico sposato, impegnato nell’Azione Cattolica e sacrestano nella parrocchia di S. Gaspar di Chajul. Fu assassinato insieme al Servo di Dio José María Gran Cirera il 4 giugno 1980. Aveva 29 anni.

3. Faustino Villanueva Villanueva. Nato a Yesa (Spagna) il 15 febbraio 1931, emise la prima professione religiosa nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore l’8 settembre 1949 e quella perpetua nel 1952. Fu ordinato sacerdote il 25 febbraio 1956. Fu maestro dei novizi e professore in seminario. Nel 1959 fu inviato in Guatemala. Ebbe incarichi pastorali in diverse parrocchie della diocesi di Quiché, soprattutto presso la parrocchia di Nostra Signora dell’Assunzione di Joyabaj (Guatemala), dove fu assassinato il 10 luglio 1980. Aveva 49 anni.

4. Juan Alonso Fernández. Nato a Cuerigo (Spagna) il 28 novembre 1933, emise i primi voti nella Congregazione dei Missionari del Sacro Cuore l’8 settembre 1953 e quelli perpetui l’8 settembre 1958. Fu ordinato sacerdote l’11 giugno 1960 e nello stesso anno fu inviato in Guatemala. Dal 1963 al 1965 fu missionario in Indonesia. Tornato in Guatemala, fondò la parrocchia di S. Maria Regina a Lancetillo. Fu torturato e assassinato il 15 febbraio 1981, a La Barranca (Guatemala). Aveva 47 anni.

5. Tomás Ramírez Caba. Nato a Chajul (Guatemala) il 30 dicembre 1934, laico sposato, era il sacrestano maggiore di Chajul. Fu assassinato nella parrocchia di S. Gaspar di Chajul (Guatemala) il 6 settembre 1980. Aveva 45 anni.

6. Reyes Us Hernández. Nato a Macalajau (Guatemala) nel 1939, laico sposato, era impegnato nell’attività pastorale della parrocchia natale. Fu assassinato a Macalajau il 21 novembre 1980. Aveva 45 anni.

7. Rosalío Benito. Non si conosce con esattezza né il luogo né la data di nascita. Era catechista e molto impegnato pastoralmente. Fu assassinato a La Puerta (Chinique, Guatemala) il 22 luglio 1980.

8. Nicolás Castro. Nato a Cholá (Guatemala), era catechista e ministro straordinario dell’Eucaristia. Fu assassinato a Los Platanos (Chicamán, Guatemala) il 29 settembre 1980.

9. Miguel Tiu Imul. Nato a Cantón la Montaña (Guatemala) il 5 settembre 1941, laico sposato, era direttore dell’Azione cattolica e catechista. Fu assassinato a Parraxtut (Guatemala) il 31 ottobre 1991. Aveva 50 anni.

10. Juan barrera Méndez. Nato a Potrero Viejo (Guatemala) il 4 agosto 1967, era un ragazzo di Azione cattolica. Fu assassinato nel Segundo Centro de la Vega (Guatemala), a 12 anni, nel 1980.

Dal 1954 al 1996 il Guatemala visse un conflitto tra il regime militare e diversi gruppi di sinistra, durante il quale furono uccise circa duecentomila persone e cancellati quattrocento villaggi. Dal 1980 iniziò una persecuzione sistematica contro la Chiesa, travolgendo sacerdoti, religiosi e laici con il pretesto che fossero “nemici dello Stato”. Il motivo della persecuzione contro la Chiesa fu la scelta, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa e agli orientamenti di Medellín del 1968 e di Puebla del 1979, di difendere la dignità e i diritti dei poveri.

Tutti i Servi di Dio hanno goduto sin da subito della fama di martirio che è ancora oggi presente tra la popolazione di Quiché.

– le virtù eroiche del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, dell’Ordine dei Gesuati, Vescovo di Ferrara; nato a Tossignano (Italia) nel 1386 e morto a Ferrara (Italia) il 24 luglio 1446;

Il Beato Giovanni Tavelli nacque nel 1386 a Tossignano (Italia). Nel 1402 si trasferì a Bologna per seguire gli studi giuridici, che non portò a termine perché si sentì chiamato ad entrare nell’Ordine dei Gesuati, fondato dal Beato Giovanni Colombini a metà del XIV secolo. Il Beato Giovanni Tavelli rimase affascinato dallo spirito di penitenza e dalla carità di questa famiglia religiosa, nella quale entrò con il desiderio di essere santo, pur ponendosi contro il volere dei genitori. Nel 1408 iniziò il percorso formativo a Venezia. Per la sua intelligenza e prudenza, i superiori gli affidano la redazione di documenti fondamentali quali la Vita del Beato Giovanni Colombini, le Costituzioni dei Gesuati e il Memoriale. Nel 1426, fu trasferito a Ferrara come priore del convento “S. Girolamo”. Il 28 ottobre 1431, fu nominato Vescovo di Ferrara da Eugenio IV, che lo stimava moltissimo. Venne ordinato presbitero e vescovo lo stesso giorno, il 27 dicembre 1431. Si distinse in particolare per aver riportato lo zelo nell’ambito della vita consacrata e per la celebrazione del sinodo diocesano. Partecipò ai Concili di Basilea, e di Ferrara-Firenze, dimostrandosi fedele al Papa, in un periodo di turbolenze. Fu maestro di dottrina cristiana. Si dedicò alle visite pastorali, che portarono benefici nella vita spirituale dei fedeli. Fondò l’Arcispedale, che tanto bene portò alla popolazione, afflitta a causa di frequenti e violente pestilenze. Continuò ad essere punto di riferimento per i Gesuati, che lo chiamavano spesso perché la loro vita fosse in linea con le esigenze del Vangelo e il carisma di fondazione. Morì il 24 luglio 1446 a Ferrara (Italia).

Il Beato visse in modo radicale la sua opzione per Cristo. Umiltà, silenzio, nascondimento, penitenza corporale e mortificazione gli consentirono di rimanere in quotidiano dialogo con il Signore. Alla profonda vita contemplativa unì una vivace carità; intensa fu la sua attività di soccorso ai bisognosi. L’amore di Dio e del prossimo fu il motore di ogni scelta del Beato, anche quando fu chiamato al ministero episcopale. L’Arcispedale Sant’Anna può considerarsi il frutto della carità del Beato. L’amore verso il prossimo raggiunse il suo apice sino al sacrificio della vita quando, durante l’epidemia di peste, si prodigò personalmente nell’assistenza degli ammalati ferraresi, senza alcun timore di contagio. Fu un pastore zelante, animato dalla preghiera, attento alle necessità del popolo di Dio. Si spese instancabilmente nelle Visite Pastorali, mostrando pregevoli doti. Soprattutto durante i Concili di Basilea e poi di Firenze e Ferrara emerse il suo atteggiamento di austero riformatore che perseguiva l’ideale della povertà, invitando tutti, a partire dal clero, ad una riforma dei costumi per rimanere saldi nella fede. Alla morte del Beato, vista la grande fama di santità e di segni di cui godeva, il Duca di Ferrara, Ercole I, decise di promuovere il processo di canonizzazione. Clemente VIII, nel 1598, concesse Messa e Ufficio in suo onore nella chiesa di S. Girolamo (= beatificazione equipollente). Il privilegio fu poi esteso da Papa Benedetto XIV, il 20 luglio 1748. Nel 1846, Pio IX concesse il culto in tutte le Diocesi in cui il Beato visse e operò. In vista della canonizzazione occorrerà un miracolo attribuito all’intercessione del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano.

– le virtù eroiche del Servo di Dio Gioacchino Masmitjá y Puig, Canonico della Cattedrale di Girona, Fondatore della Congregazione delle Missionarie del Cuore di Maria; nato a Olot (Spagna) il 29 dicembre 1808 e morto a Girona (Spagna) il 26 agosto 1886;

Il Servo di Dio Gioacchino Masmitjà y Puig nacque ad Olot (Catalogna, Spagna) il 29 dicembre 1808. Dopo aver frequentato la scuola di scienze umane nella città natale, iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Girona. Nel 1825, contemporaneamente, conseguì il baccellierato in diritto civile e la licenza in diritto canonico. Ordinato sacerdote il 22 febbraio 1834, fu inviato a La Bisbal del Ampurdán e poi nella parrocchia di San Esteban di Olot. Nel corso del ministero sacerdotale si distinse per la devozione mariana, istituendo la Confraternita del Cuore di Maria, e per quella eucaristica, che alimentò con la pratica delle “Quarantore”. Inoltre, si dedicò all’insegnamento catechetico, vedendo l’abbandono della fede cristiana nella popolazione. Durante il ministero parrocchiale ad Olot, cercò di aiutare le giovani donne che dovevano andare a lavorare nelle fabbriche tessili, rinunciando per questo ad ogni tipo di inserimento scolastico e di formazione alla fede. Per tale ragione, nel 1848, fondò la Congregazione delle “Figlie del Santissimo e Immacolato Cuore di Maria”, chiamate in seguito “Missionarie del Cuore di Maria”, con lo scopo di dedicarsi all’educazione di queste ragazze e bambine, ritenendo che le donne dovessero ricoprire un ruolo determinante come educatrici in tutti i settori della società. Nel 1877, il Servo di Dio venne nominato Vicario Capitolare e, l’anno successivo, Vicario generale della Diocesi e, in due occasioni, il Vescovo lo propose all’episcopato, che però egli rifiutò. Nel 1886, una caduta dalle scale, gli provocò alla testa un ascesso andato in cancrena. Morì a Girona (Spagna) il 26 agosto 1886.

L’esercizio delle virtù del Servo di Dio si configura come “eroismo nel quotidiano”. Fu un sacerdote sostenuto e animato da una fede viva e profonda, che si alimentava ad un’intensa preghiera di lode e ringraziamento. La virtù della speranza lo sostenne nelle contrarietà, fino a donargli la pace del cuore. Nell’esercizio della virtù della carità, il Servo di Dio ripeteva spesso che lo scopo della sua vita era dare gloria a Dio e adempiere la sua volontà. La carità verso il prossimo si manifestò nel ministero per riconciliare i peccatori e nella cura dei poveri e degli emarginati. Fra i principali gesti di carità del Servo di Dio vi era la visita agli infermi. Ebbe a cuore la virtù dell’umiltà e accettò di buon grado le umiliazioni. Amò e praticò la povertà, preferendo distribuire ai poveri quanto era di sua proprietà. Orientò tutta la sua missione all’evangelizzazione. Si preoccupò della formazione dei giovani, in particolare delle ragazze. Fondò la Congregazione delle “Missionarie del Cuore di Maria” in un’epoca in cui la donna era in condizioni di svantaggio. Sapeva valorizzare la preghiera e il discernimento, senza lasciarsi travolgere dalle questioni politiche. In ambito diocesano, curò la collaborazione e l’amicizia tra sacerdoti. Dimostrò amore e fedeltà al Papa e alla Chiesa in un periodo storico difficile. Preoccupato della conversione dei peccatori, diede impulso alla direzione spirituale e al Sacramento della Riconciliazione, trascorrendo molto tempo in confessionale.

– le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Antonio Plancarte y Labastida, Sacerdote diocesano, Fondatore dell’Istituto delle Suore di Maria Immacolata di Guadalupe; nato a Città del Messico (Messico) il 23 dicembre 1840 e morto a Città del Messico (Messico) il 26 aprile 1898;

Il Servo di Dio Giuseppe Antonio Plancarte y Labastida nacque a Città del Messico (Messico) il 23 dicembre 1840. Trasferitosi con la famiglia a Morelia, nel 1852, entrò nel Seminario locale, dove era Rettore lo zio materno, Mons. Pelagio Antonio de Labastida y Dávalos, futuro Arcivescovo di Città del Messico. Nel 1855, lo zio fu nominato Vescovo di Puebla e, così, il Servo di Dio, insieme al fratello minore, si trasferì per pochi mesi nel seminario di Puebla. Per il forte attrito fra la Chiesa e il Governo nazionale, lo zio Vescovo dovette andare in esilio. Soggiornò a Cuba e in Europa, portando con sé i nipoti, fra cui il Servo di Dio che, nel 1862, iniziò gli studi nel Collegio Romano. L’11 giugno 1865 fu ordinato presbitero. Rientrato in Messico, fu accolto nella diocesi di Zamora, dove venne nominato prima viceparroco e poi parroco di Jacona. Qui svolse una intensa attività pastorale: si preoccupò della vita spirituale dei suoi fedeli; promosse opere sociali ed educative, fondò una scuola per i ragazzi e un asilo per bambine orfane; riedificò il santuario di Nostra Signora della Speranza e fu tra i promotori della prima ferrovia tra Jacona e Zamora. Si dedicò in modo particolare alla formazione dei giovani, che aspiravano al sacerdozio. Fondò la Congregazione delle Figlie di Maria Immacolata, che si proponeva la formazione culturale e cristiana della gioventù, la catechesi, l’assistenza ai malati e agli anziani e le missioni (“Congregaciòn de las Hijas de Maria Inmaculada de Guadalupe”). Il 22 maggio 1896, la Congregazione ricevette il Decretum Laudis da Papa Leone XIII. Non mancarono le difficoltà nel ministero del Servo di Dio soprattutto da quanti erano impegnati nella campagna contro le apparizioni della Madonna di Guadalupe. Fu invidiato da molti sacerdoti e contrastato anche dal Vescovo di Zamora, che lo depose da parroco di Jacona. Per sanare tale dolorosa situazione, lo zio Arcivescovo di Città del Messico lo chiamò nella capitale, dove, per diciassette anni, il Servo di Dio continuò la sua missione pastorale e sociale. Fu nominato rettore del seminario; gli fu affidata la costruzione del tempio di San Felipe de Jesús per l’Adorazione Perpetua; si impegnò nel restauro e nell’abbellimento della Basilica e della Collegiata di Guadalupe. Minato dalle sofferenze morali e fisiche, il Servo di Dio morì a Tacuba (Messico) il 26 aprile 1898, all’età di 58 anni.

Il Servo di Dio manifestò la sua profonda fede nella celebrazione eucaristica, dell’adorazione e nella devozione al Sacro Cuore, come impegno di imitazione di Cristo ed atto di riparazione per i peccati. La fede lo sostenne anche nelle dure prove della vita, in particolare nella rimozione dalla sua parrocchia di Jacona e nella rinuncia quasi imposta all’episcopato. Inoltre, il Servo di Dio fu un uomo di straordinaria speranza e di un grande distacco dalle cose mondane. Visse una grande carità pastorale, facendosi carico delle sofferenze del popolo. Fu un forte sostenitore delle vocazioni, tanto da inviare a Roma più di sessanta giovani per formarsi al sacerdozio, alcuni dei quali diventarono poi Vescovi negli anni della persecuzione anticattolica. Per questa sua sensibilità la Congregazione di Propaganda Fide gli concesse il titolo di “Missionario Apostolico”. Nell’esercizio della virtù della fortezza, il Servo di Dio si mostrò coraggioso nell’intraprendere grandi iniziative in campo pastorale e sociale. Nei momenti di sofferenza si sentiva unito alla Passione del Signore. Si batté in difesa delle apparizioni della Madonna di Guadalupe. Persona colta ed austera, naturalmente poco incline alla mitezza, si lasciò purificare dalla grazia svolgendo il ministero sacerdotale con generosità fra contrasti e calunnie.

– le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Pio Gurruchaga Castuariense, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Ausiliatrici Parrocchiali di Cristo Sacerdote; nato a Tolosa (Spagna) il 5 maggio 1881 e morto a Bilbao (Spagna) il 22 maggio 1967;

Il Servo di Dio Giuseppe Pio Gurruchaga Castuariense nacque il 5 maggio 1881 a Tolosa (Guipúzcoa, Spagna). Nel 1891 entrò nel pre-seminario di Vitoria e concluse gli studi all’Università Pontificia di Zaragoza, dove ottenne la licenza in teologia nel 1904. Fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1905. Inviato come vicario nella parrocchia di Santa María del Juncal di Irún, svolse un intenso e poliedrico ministero come catechista, confessore, predicatore, consigliere dell’Azione Cattolica. Fu socio attivo dell’Adorazione Notturna, Direttore delle “Marie dei tabernacoli” e Consigliere dei “Tarsicios”. Aderì all’Unione Apostolica di Sacerdoti e all’Associazione di Sacerdoti di Maria. Nel suo apostolato sociale si ispirò all’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, promuovendo e curando la formazione umana, sociale e religiosa dei lavoratori, uomini e donne. A questo scopo, tra il 1913 e il 1919, fondò ad Irún il Sindacato Operario Femminile di Nazareth, quello dei dipendenti, quello dei ferrovieri, una Cassa Sociale e il Sindacato Agricolo Cattolico. Nel 1916 il Vescovo di Vitoria lo nominò assistente dei sindacati e, nel 1921, divenne Presidente della Cassa Rurale Cattolica in Irún. Fu chiamato padre degli operai per l’aiuto nei momenti conflittuali e la predicazione della giustizia sociale, ispirata ai principi cristiani. Nel 1918, insieme ad alcune giovani donne, organizzò l’associazione delle “Figlie dell’Unione Apostolica”, con lo scopo di vivere e promuovere la spiritualità eucaristica e sacerdotale, collaborando attivamente nelle opere parrocchiali, attraverso la catechesi, le scuole, la formazione dei ministranti e quanto riguarda la liturgia. Il Regolamento fu approvato nel 1926 dal Vescovo di Vitoria. Nel 1927 iniziò la vita in comunità nella Casa Madre di Irún. Nel 1966 ricevette il Nihil obstat per la erezione dell’Opera in Congregazione religiosa di Diritto Diocesano. Il Servo di Dio decise di cambiare il nome in Auxiliares Parroquiales de Cristo Sacerdote. Alla intensa attività di fondatore il Servo di Dio aggiunse una vasta azione apostolica in svariati campi: fu Presidente della Lega Eucaristica e dei Sacerdoti Adoratori; nonché promotore del movimento liturgico in Spagna, valorizzando le sue capacità musicali, l’arte e il grande amore per la liturgia che trasmise anche alle sue religiose. Promosse nelle parrocchie la musica sacra e la partecipazione attiva dei fedeli alle celebrazioni liturgiche attraverso i messali bilingue e le omelie quotidiane; propose numerose conferenze e predicazioni a sacerdoti, seminaristi e religiose, alimentando la devozione eucaristica. Sviluppò il suo impegno missionario operando a favore delle vocazioni autoctone nei Paesi di missione. Promosse le Pontificie Opere Missionarie fondando ad Irún l’Opera della Propagazione della Fede, l’Opera della Santa Infanzia e l’Opera Missionaria di San Pietro per il Clero Indigeno di cui venne nominato Direttore nazionale per sette anni, con residenza a Madrid. Dal 22 al 29 settembre 1929 organizzò il Primo Congresso Nazionale delle Missioni in Barcellona. Oltre l’attività intellettuale e pastorale, praticò il lavoro manuale, in un laboratorio di falegnameria, dove fabbricava banchi e oggetti utili alla comunità. Nel 1951 si incardinò nella nuova diocesi di San Sebastián e, nominato decano della cattedrale di Bilbao, trasferendosi in questa città, ricoprì diverse responsabilità diocesane, fra cui Amministratore Apostolico. La sua dedicazione principale fu l’assistenza e la formazione nell’Istituto religioso da lui fondato. Morì a Bilbao (Spagna) il 22 maggio 1967.

Il Servo di Dio fu un uomo di notevoli doti spirituali. La fede fu una virtù centrale nella sua vita. Viveva alla presenza divina con intima confidenza nel Signore e lo mostrava in ogni atteggiamento, specialmente nella preghiera. Per intrattenersi a lungo in orazione, fin dalla giovinezza, si alzava prima dell’alba. Aveva un legame speciale con l’Eucaristia, celebrata e adorata, che chiamava “respiro dell’anima”. Nell’instancabile esercizio del ministero pastorale, manifestò in grado eroico la carità verso il prossimo. Trascorreva molto tempo in confessionale, si dedicava ai malati e ai poveri, fondò le mense per i bambini poveri, faceva penitenza per i peccatori, trattava le Suore con semplicità e amorevolezza, preoccupandosi che non mancasse loro alcunché a livello spirituale e materiale. L’esercizio della virtù della speranza lo rese un operatore di pace, anche nelle inevitabili difficoltà della vita. Il Servo di Dio fu un sacerdote totalmente immerso in Dio, dedito al proprio ministero, impegnato nella vita spirituale e in un apostolato senza frontiere. Dotato di acuta intelligenza, avvertì i segni dei tempi, ai quali cercò di rispondere in comunione con la Chiesa. Si impegnò in un fecondo apostolato, promuovendo alcune associazioni laicali come l’Azione Cattolica e l’Adorazione notturna. Si adoperò per la promozione umana e cristiana dei lavoratori e per la tutela dei loro diritti, partecipando anche alla fondazione di sindacati cattolici.

– le virtù eroiche del Servo di Dio Antonio Maria da Lavaur (al secolo: Francesco Leone Clergue), Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; nato a Lavaur (Francia) il 23 dicembre 1825 e morto a Tolosa (Francia) l’8 febbraio 1907;

Il Servo di Dio Maria Antonio da Lavaur (al secolo Francesco Leone Clergue) nacque a Lavaur (Francia) il 23 dicembre 1825. Entrato nel Seminario di Tolosa nel 1836, fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1850. Nominato vicario parrocchiale a Saint-Gaudens, si distinse per l’intensa vita spirituale e per la creatività pastorale, dando vita a diversi movimenti e associazioni. Nel 1853, maturò il desiderio di entrare nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e, il 27 maggio 1855, iniziò il noviziato a Marsiglia. Un anno dopo, il 13 giugno 1856, il Servo di Dio emise la professione religiosa. Nel 1857, fu inviato a Tolosa per fondare un nuovo Convento cappuccino, essendo stato soppresso il precedente, durante la Rivoluzione Francese. Con l’aiuto della popolazione locale, il Servo di Dio riuscì a costruire il nuovo Convento la cui chiesa, dedicata a San Ludovico di Tolosa, fu consacrata nel 1861. Il Servo di Dio si dedicò particolarmente alla predicazione e alle missioni popolari, all’organizzazione del Terz’Ordine Francescano, all’assistenza dei poveri ai quali offriva quotidianamente un pasto caldo, all’aiuto dei ragazzi bisognosi e alla cura delle vocazioni religiose e sacerdotali. Grazie al suo aiuto, fu portata a termine la costruzione della chiesa dell’Immacolata Concezione a Tolosa e, più tardi, quella della cappella di Nostra Signora della Consolazione a Lavaur, suo paese natale. Nel 1858, a Lourdes, incontrò Santa Bernadette Soubirous. Nel 1863, nella cittadina mariana, organizzò, per la prima volta, le processioni aux flambeaux, con il SS. Sacramento, per i malati, la preghiera notturna, la costruzione, nei pressi del santuario, della Via Crucis e della croce di Gerusalemme, il calvario e le grotte delle Espélugues, dedicate alla Madonna Addolorata e a Santa Maria Maddalena. Il Servo di Dio visse con dolore le conseguenze della guerra franco-prussiana, offrendosi tra l’altro come volontario per assistere spiritualmente i soldati. Fece fronte al complesso legislativo anticlericale e alla soppressione di tutti gli Ordini religiosi tra il 1880 e il 1903 riuscendo, nonostante gravi difficoltà e mediante la benevolenza popolare, a evitare la chiusura del convento di Tolosa da lui fondato. Morì l’8 febbraio 1907 a Tolosa (Francia).

Il Servo di Dio si dedicò alla predicazione popolare, ai poveri e ai malati, come pure all’organizzazione di pellegrinaggi a vari santuari mariani, in particolare a Lourdes. Così egli scriveva: “Lourdes è la perpetua primavera dell’anima, il luogo dove il Cielo ha sorriso alla Terra attraverso il sorriso della Vergine Immacolata. È nostra consolazione, nostra vita e nostra speranza in questa Terra di esilio, il piccolo Paradiso sulla Terra, il bacio tra il Cielo e la Terra, il luogo dove ho trovato il cielo”. In tutta la sua vita amò e soccorse i poveri. Cercava di scoprire in fondo all’anima l’immagine divina in loro impressa e il destino eterno a cui erano chiamati.

– le virtù eroiche della Serva di Dio Maria del Monte Carmelo della Santissima Trinità (al secolo: Carmen Caterina Bueno), Monaca professa dell’Ordine delle Carmelitane Scalze; nata a Itú, Campinas (Brasile) il 25 novembre 1898 e morta il 13 luglio 1966 a Taubaté (Brasile);

La Serva di Dio Maria del Carmelo della Santissima Trinità (al secolo: Carmen Caterina Bueno) nacque il 25 novembre 1898 a Itú, frazione di Campinas (São Paulo, Brasile). Giacché la madre era ancora quindicenne, la bambina fu affidata alla zia che, rimasta vedova, si dedicò completamente alla sua educazione. Nel 1917, mentre frequentava il Gruppo delle Figlie di Maria, la Serva di Dio comprese la sua vocazione al Carmelo. Trasferitasi con la zia a Rio de Janeiro, andò ad abitare vicino alla cappella di Nossa Senhora do Carmo, consentendole di frequentare i Carmelitani della Provincia Romana e di iniziare con loro una collaborazione più stretta. Nel 1926, entrò nel Carmelo di São José, fondato da poco più di un mese a Rio de Janeiro. Il 1° novembre 1927 emise la professione temporanea dei voti per tre anni e, il 2 novembre 1930, quella solenne. Oltre ai voti di castità, povertà e obbedienza, il 25 luglio 1937 emise i voti di mansuetudine, di abbandono fino alla morte e di lavorare per la gloria di Maria. Diversi furono i compiti da lei svolti all’interno del Monastero: ruotara, archivista, ostiaria, portinaia e infermiera. Inoltre, la Serva di Dio svolse anche il ruolo di priora e di maestra delle novizie. Nel 1955, il Vescovo di Taubaté, Mons. Francisco Borja do Amaral, amico di infanzia della Serva di Dio, le manifestò il desiderio di avere un Carmelo nella sua diocesi. Il Vicario Provinciale del Brasile dei Carmelitani autorizzò la fondazione del nuovo monastero di Tremembé, nominato “Carmelo del Volto Santo e Pio XII”, dove si trasferirono la Serva di Dio e altre cinque monache. La Serva di Dio venne eletta priora e successivamente maestra delle novizie. Colpita da una emorragia cerebrale, trasportata in ospedale a Taubaté (Brasile), morì il 13 luglio 1967.

La Serva di Dio cercò di esercitare le virtù, in particolare l’umiltà. Emise tre voti particolari – quello di essere sempre mansueta, di offrire la sua opera per la gloria di Maria e di abbandonarsi fiduciosamente a Dio – che le servirono nel cammino spirituale, caratterizzato dai tratti tipici della spiritualità carmelitana. Condusse una vita di pietà e di fervore eucaristico. La costante preghiera la custodiva nel dialogo con Dio. Semplice, obbediente, ebbe un elevato senso della giustizia e del rispetto dei diritti altrui. Nonostante la salute cagionevole, non venne mai meno ai propri doveri. L’opera più importante compiuta dalla Serva di Dio fu la fondazione del monastero del “Volto Santo e Pio XII”, progetto che maturò durante un periodo di sofferenza interiore. Preoccupata per la salvezza spirituale del popolo, divenne un solido punto di riferimento per molta gente desiderosa di ricevere consigli. La sua apertura all’azione dello Spirito Santo rappresenta un tratto di perenne modernità.

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