Le dieci convinzioni totalmente errate che i cristiani evangelici affermano sui cristiani cattolici

Prima di parlarvi delle dieci leggende popolari che gli evangelici affermano sui cattolici, è doveroso predisporre un po’ di contesto per chiunque non lo sappia:

  • Il cattolico è colui che crede alla Triade “Scrittura | Traditio | Magistero”. Queste tre componenti sono vincolanti, inscindibili e inseparabili, non è possibile dividere l’uno dall’altro. Ciò che è rivelato da Cristo, e dunque presente nelle Scritture, è conservato nel Magistero e ciò che è stabilito nel Magistero è quanto rivelato da Cristo. Noi crediamo agli insegnamenti di Cristo il cui unico custode e interprete è la Chiesa Cattolica.
  • L’evangelico è colui che crede in Cristo, diviso, al tempo medesimo, nella qualunque maniera dalla Chiesa Cattolica e dunque dal papa, dai Vescovi e dai sacerdoti. Il cattolico segue la Bibbia, la Chiesa di Roma, il papa a capo di essa nonché i vescovi, guide della Chiesa e del popolo. L’evangelico basa la sua fede sul concetto “Sola Scriptura”: segue soltanto la Bibbia, da solo e in autonomia, secondo l’interpretazione comune. Non ha né Chiesa, né vescovi, né papa, né sacerdozio, né Sacramenti, né teologia, né mediazione, né istituzioni di vario tipo, né altro.

Le differenze dottrinali, teologiche, liturgiche, sociali e storiche sono a dir poco enormi. Un esempio? Noi crediamo nella Dottrina del Purgatorio, secondo loro non esiste; noi riconosciamo Maria Madre di Dio e Regina degli angeli e dei santi, nonché le verità e i dogmi ad essa associata, mentre per loro è solamente una figura storica e nient’altro; noi riconosciamo il papa, la gerarchia ecclesiale, loro assolutamente niente, a parte una figura che chiamano “il pastore” è che di fatto è un laico sposato a capo della Chiesa particolare; noi crediamo nella confessione che ci lava dal peccato mortale, ci sono i Sacramenti divinamente istituiti, per loro niente di tutto questo esiste; e questi sono solo alcuni degli esempi che si possono trarre nel rapporto duale – opposto – cattolico/protestante.

Che qualcuno professi, privatamente e tra sé, un credo piuttosto che un altro, non è per me un problema in sé, essendo ognuno libero di seguire il credo che preferisce, in accordo con le proprie scelte decisionali interiori e private; personalmente, e questa è materia di formazione, nessuno deve imporre il proprio credo ad un altro, né tantomeno impugnare la verità che egli creda esatta, ridicolizzando e mancando di rispetto a quella altrui. Lo è invece se il falso credo, costituito dall’uomo, si sostituisce al vero credo, istituito da Cristo, divenendo la dominante. Diviene sì un problema, ad appannaggio dell’eresia e a scapito della verità, seppur ognuno è e rimane libero di credere ciò che sceglie di credere.

Se scegli di essere evangelico piuttosto che cattolico, io rimango dell’idea che hai scelto l’idolo giusto, Cristo, ma hai sbagliato dottrina; il Cristo non è il Cristo rivelato, ma il Cristo interpretato dalla riforma luterana 1517. Differenziato e diversificato tanto da venire de-costruito e ri-costruito mediante l’interpretazione personale – errata ed errante. Logicamente, rimani libero di seguire ciò che credi debba essere seguito. Così come ognuno di noi fedeli è libero di manifestare la fede per ciò che è: l’unica divinamente rivelata.

Siamo nel 2018: di «tempo», dalla creazione del mondo, ne è passato. Ne equivale che, se ci sono cose che si ripetono, queste possono essere annuali, decennali, secolari o addirittura millenarie a seconda di quanto tempo è passato dall’atto della creazione. Una cosa ormai secolare sono le credenze popolari che gli evangelici, cristiani post-luterani nati dopo il 1700, continuano ad affermare sui cattolici, cristiani nati 2000 anni fa con l’avvento di Cristo.

Ci sono credenze popolari che perdurano ancor oggi e che ormai possono essere definite realmente secolari. Un po’ come la storiella del gatto nero o del fulmine che ti becchi se attraversi due pali, gli evangelici hanno mantenuto, ben fissata nella loro cognizione popolare del cattolico, questa sorta di lista di mitologie “mentali” di cui sono ancora convinti. L’emanazione delle mitologie popolari sui cattolici sopraggiunge ogni qual volta si parli di religione ufficiale e religione “artificiale”.

Oggi si abusa del vocabolo «dialogo», ma il dialogo che di cui si parla è una costruzione artificiale – è facciata, è ipocrisia immateriale, è una risorsa pubblicitaria per l’unificazione delle fedi nel nome dell’apostasia velata da fratellanza universale. Non si dialoga per far capire e per comprendere il problema altrui; si dialoga per il processo di omologazione delle singole religioni affinchè ne venga fuori una sola. Nessuno che dialoghi per far comprendere la dottrina ad un protestante: e ce ne sarebbe bisogno! E nessuno che dialoghi per far capire ad un evangelico l’errore nel mito popolare (luogo comune) che egli continua ad affermare su di me, cattolico praticante.

Nessuno sembra mai aprire un dialogo diretto con loro per poter dire: ascoltate, non è così. Spesso, anziché far sovvenire il dialogo, segue solamente il silenzio abdicante, incapace di evolversi in parola, che diviene spiegazione. Quel che serve non è litigare, ma discutere; parlare, senza disprezzare. Voglio farlo io, liberamente e pacificamente, nel mio blog. Ecco a voi dieci credenze popolari totalmente sballate che l’evangelico continua ad affermare sul cattolico; mi sono giunte a mente fredda e a mente altrettanto fredda le ho scritte: a voi. Tocco il luogo comune senza che venga toccato l’autore del luogo comune.


1. I cattolici adorano e idolatrano la Madonna

Stereotipo populista di origine antica come la leggenda del gatto nero. Ancora con questa storia. Noi non adoriamo la Madonna. Né essa è oggetto di idolatrìa. Noi veneriamo la Madonna. La venerazione differisce dall’adorazione e dunque dall’idolatria. Il nostro legame con Maria è umano e al tempo stesso subordinato. La riconosciamo come Regina degli angeli e dei santi, in quanto tale ci poniamo felicemente su un gradino più basso rispetto a lei. Il rapporto è fatto di amore, amicizia, dolcezza, dialogo, ammirazione. L’adorazione è un esclusiva riservata a Dio. Maria è amata e venerata, non adorata.

2. I cattolici adorano e idolatrano i santi

Stesso discorso precedente. Da nessuna parte noi adoriamo e/o idolatriamo i santi. In nessun versetto della Bibbia viene rivelato positivamente, e dunque concesso, di adorarli o idolatrarli. Noi preghiamo i santi non come fine della preghiera, e dunque come soggetto di speranza ultima, ma affinché essi intercedano per noi presso Dio. Pregare qualcheduno differisce dal principio dell’adorazione e dunque dell’idolatria. Ciò è possibile, teologicamente parlando, nonché perfettamente naturale.

Li invochiamo affinché vengano in nostro soccorso, costruendo con essi dei legami relazioni, esattamente come si costruisce un rapporto con un amico. Essi sono oggetto della nostra venerazione, non soggetto centrico della vita spirituale, attraverso la quale si accresce ulteriormente l’Amore per Dio. Né idolatria, né adorazione: solamente venerazione, possibile alla luce del Vangelo. Si vedano le Scritture.

Giobbe 42, 8 […] Andate dal mio servo Giobbe […] il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza

L’intercessione dei santi ha un fondamento biblico

Tra gli aspetti più criticati secondo il (non) pensiero popolare, diffuso dalla riforma protestante in poi e mediante l’anima incauta (che si potrebbe definire: colui che non è consapevole della dottrina), vi è la preghiera ai santi, altresì conosciuta come intercessione dei santi. Rifiutata a priori da protestanti ed evangelici, criticata quale eresia da chiunque… Continua a leggere L’intercessione dei santi ha un fondamento biblico

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3. I cattolici non hanno un rapporto intimo e personale con Dio: la loro fede è fondata su regole e tradizioni esteriori

Grosso errore che deriva dall’ignoranza. L’ignoranza è quando ignori il sapere. Chi ignora finisce per riempire il vuoto lasciato dall’assenza di un informazione mancante con un’altra generata diversamente, ad esempio mediante il sentito dire o di ciò che si dice in determinate fonti. La fede la si vive proprio attraverso i Sacramenti e non solamente come un atto spontaneo nel proprio cuore. I Sacramenti sono il Regno di Dio sulla terra e non corrispondono ad un insieme di atti culturali estetici e formali.

Sono i Sacramenti che permettono di crescere e alimentare la fede, facendo sì che essa non sia solamente un atto emotivo o intellettivo interiore e privato, abbandonato a se stesso, ma che abbia una relazione reale con il Dio vivo. L’uno non preclude l’altro. Il Sacramento non riduce la fede ad una relazione robotica isolata a taluni contesti; questa è infatti la visione soggettiva del non-cattolico. 

Chi vive il Sacramento vive la fede in modo intimo e personale esattamente quanto uno che parla con Dio nella sua camera. I Sacramenti quali Eucarestia e Confessione ci permettono di vivere, migliorare e arricchire la fede. Il primo è l’incontro personale e intimo con Cristo, vivo ed in carne: esso non preclude l’intimità personale nei confronti della fede, viceversa la incrementa se vissuta con cuore. Il secondo ci permette di riconciliarci con Dio. È attraverso di essi che la fede vive Dio.

È il modo in cui vengono visti i Sacramenti che crea lo stereotipo massivo tra le comunità evangeliche, secondo cui noi vivremmo la fede non come qualcosa di unito al cuore, e che da esso sgorga, ma conforme ad un contesto esteriore d’esercizio. Non è il Sacramento il problema, è l’interpretazione del Sacramento ad essere il problema.

FlightintoEgypt-Langley-SqSp4. I cattolici non si affidano alla Bibbia ma alle tradizioni e alle regole venute dopo e inventate dall’uomo  

Ciò che la Chiesa ha stabilito e conserva in se stessa è ciò che è stato rivelato tramite la Rivelazione di Cristo. Nulla di ciò che è stato detto, confermato e istituito si distacca dalla Bibbia. Se abbiamo il sacramento matrimoniale, il sacerdozio, la liturgia della S. Messa così come la confessione, giusto per citare quattro «elementi» fondamentali, è perchè ciò è stato rivelato da Cristo ed in quanto tale insito nella Scrittura. La loro Bibbia, essendo stata soggetta a modifiche e rivisitazioni attraverso la riforma luterana, sottrae – o diversifica – alcuni dei pezzi originariamente costituiti nel processo di formazione delle Scritture; per questo sono convinti che un terzo dei nostri “contenuti” siano inventati, non trovando gli stessi nella loro versione. Altresì vi è il dato di fatto che gli evangelici rifiutano il Magistero Cattolico, divinamente istituito da Cristo (Matteo 16, 18,19), rifiutando di seguito l’interpretazione ufficiale che la Chiesa ha stabilito ai singoli versetti.

Matteo 16, 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 

5. I cattolici non diventano cristiani per volontà propria ma per mezzo di riti imposti

Se leggi questo pezzo e sei evangelico, te ne prego, mettiti alla scuola di qualcuno e studia. Noi non diventiamo cristiani per imposizione rituale e tradizionale privata (omessa) di alcun significato, di alcuna intimità o di coscienza spirituale. Si parla del Battesimo. Il Battesimo non è rito. È un dono. Vivere un Sacramento non implica “diventare” qualcosa per mezzo di un “rito”. Significa acquisire, ricevere un dono per l’appunto, e dunque entrare nella società sovrannaturale dei Figli di Dio.

Se poi lo «diventi» perché ti è stato trasmesso Cristo in famiglia, e in aggiunta sei passato attraverso un Sacramento quale è il Battesimo, la Comunione o la Cresima, non ci si appelli al “diventare” per “mezzo di” – ma si dica aver conosciuto, e dunque essere divenuto, per trasmissione, non per tradizione, attraverso dei segni sacri (Sacramenti). Si parla di essere e non di semplici nozioni acquisite per studio nella sfera cerebrale del nostro cervello. Il cristiano diventa tale per una libera e personale esperienza di Dio.

In aggiunta, dopo l’eventuale conversione e libera accettazione di Cristo, vi è la frequenza dei Sacramenti, che rientrano nel cammino di fede e di conversione e non “impongono” nulla, né sono riti che riducono o degradano l’intimità della fede. Essi non sono “riti” fini a sé stessi con finalità stilistiche o burocratiche. Frequentarli non implica un rapporto di automatismo; chi poi è cristiano per tradizione, senza vivere intimamente la propria fede, è affar suo – è un problema individuale del singolo, non un problema globale del collettivo. L’errore dell’evangelico è vedere il Sacramento come un rito d’esercizio e il cammino di fede come vincolato da questi presunti “riti”. È un errore di percezione, conoscenza e consapevolezza.

6. I preti cattolici perdonano il peccato e quindi sono eretici: solo Dio perdona

La trasmissione strumentalizzata di un informazione genera due cause: ignoranza, prima, e confusione, dopo. Anche in questo caso si può dire che chiunque affermi ciò abbia mancato un pezzo, o forse due, dell’informazione sorgente. Il prete non perdona: è Cristo che perdona, per mezzo del prete. Il sacerdote, in sé, è un tramite e in quanto tale agisce come strumento di Dio. Il sacerdote non è la fonte del perdono, ma è colui attraverso il quale il perdono viene trasmesso.

Se non avessimo l’istituzione del Sacramento della Riconciliazione (la confessione), vi sarebbe anarchia totale; ognuno deciderebbe da sé cosa è il peccato, quando ha il peccato perdonato, quando è in stato di grazia (concetto che gli evangelici non hanno) e quant’altro. La confessione si basa su una serie di fondamenti teologici inamovibili e inscindibili. Essa non può non avvenire, essendoci i presupposti biblici affinchè avvenga.

7. I cattolici pregano i santi e la Madonna e quindi si distaccano da Dio, tradendolo e mettendolo al secondo posto 

La preghiera rivolta alle anime che vivono in Paradiso (i santi e gli angeli), a Maria e alle anime del Purgatorio non implica un distacco da Dio; si prega Dio e poi, in aggiunta, si pregano anche Maria, i santi e le anime del Purgatorio. E il concetto di “anche” che l’evangelico esclude; quando lo ritrova in noi, lo fraintende. La preghiera a loro rivolta è complementare e non esclusiva; il fatto di pregare costoro non significa sostituire Dio, o relegarlo in seconda posizione, come se il rapporto e l’eventuale preghiera a Lui rivolta subissero una degradazione.

Possiamo pregare la Madre di Dio così come qualsiasi santo in quanto essi intercedono per noi presso Dio. La preghiera a loro rivolta non è attuata per idolatria o adorazione ma è un mezzo per aiutarci a raggiungere Dio più ottimamente. Tocca ad ognuno di noi far rimanere Dio al centro. La preghiera ad essi rivolta non è il fine, è un mezzo.

8. I cattolici hanno il Purgatorio per espiare i peccati e quindi sono incoerenti ed eretici: Cristo li ha già espiati per noi

Qui c’è da chiarire cosa sia la Dottrina del Purgatorio. Il Purgatorio non è per espiare il peccato come se Cristo non avesse pagato il medesimo sulla Croce o come se il suo sacrificio non fosse stato sufficiente. Il Purgatorio è per espiare la conseguenza della colpa derivata dal peccato, differenza che ha del colossale. Per mezzo della confessione veniamo lavati e quindi liberati dal peccato grazie al Sangue di Cristo: Cristo cancella dunque il nostro peccato tramite confessione. Successivamente, dato che la Giustizia Divina esige il “conto”, dovremo offrire atti in riparazione della in virtù di ciò che abbiamo commesso. Il peccato viene cancellato dai meriti di Cristo; la conseguenza della colpa, no.

Sarebbe troppo facile, altrimenti. Ammazzo una persona, mi pento ed è tutto apposto. Invece no: se faccio qualcosa di grave, se mi pento e mi confesso vengo si perdonato e ho quindi accesso alla vita eterna, ma devo comunque espiare la conseguenza della colpa, ovvero il male che ho fatto. Questa è logica, oltre ad essere Giustizia Divina. La conseguenza può essere espiata con preghiere, sofferenze e sacrifici offerti. Chi non completa appieno il processo di espiazione della conseguenza della colpa in terra, la espia in Purgatorio, luogo di espiazione temporanea. Il Purgatorio non è incoerente con l’opera salvifica di Cristo.

9. I cattolici ascoltano la Chiesa e non Dio

La Chiesa esprime ciò che ha rivelato Dio. Il “dire” della Chiesa è “l’aver detto” di Dio. La Chiesa parla usufruendo delle parole di Dio e Dio parla per mezzo della sua Chiesa da egli stesso istituita. Se il Catechismo dice A, ciò è dovuto al fatto che la Bibbia dica A. Se il vescovo si esprime, si presuppone che il suo discorso sia teologicamente allineato con la Dottrina. Ascoltare la Chiesa non significa ascoltare parole ideate dall’uomo, in quanto ciò che è detto dagli uomini della Chiesa è ciò che è stato rivelato. Se poi accade il contrario, è un problema isolato ai singoli elementi del clero che male svolgono il loro ministero.

Chiaramente, dato che gli evangelici non hanno alcuna chiesa e che nella loro dottrina, oggetto di modifiche radicali e mirate avvenute dopo le riforme luterane del 1500, la suddetta viene rifiutata, di seguito pensano che la stessa sia un istituzione umana: ecco da dove si è sviluppata, storicamente, la credenza che noi ci affidiamo ad istituzioni inventate, non volute dalla rivelazione, che avrebbero generato rituali e tradizioni arbitrarie, portandoci così a seguire, secondo loro, per l’85% l’uomo e per il 15% Dio.

10. La preghiera dei cattolici è automatica e non spontanea 

Questa è la decima ed ultima leggenda che mi sorge spontanea nella mente. Di fatto mi ero fermato a nove quand’ecco che un illuminazione mi ha ricordato la leggenda numero dieci: la preghiera. Ma certo. Ecco a cosa si appigliano maggiormente gli evangelici quando attuano il confronto diretto con il cattolico: che, secondo loro, la loro preghiera nasce dal cuore, è al naturale, spontanea ed intima, mentre la nostra si ferma attorno a dei testi recitati senza che vi siano nient’altro che parole automatiche. Che grosso errore. E mi vien anche da dire: se solo sapessero e sperimentassero in prima persona.

La nostra Ave Maria o Padre Nostro può essere naturale, intima e di cuore tanto quanto una qualsiasi preghiera “inventata” spontaneamente e generata sul momento di cui gli evangelici tanto si vantano. Di più: anche noi, in parallelo alle preghiere rivelate nella Bibbia, abbiamo la preghiera spontanea, quella generata sul momento, tant’è che abbiamo anche un intero movimento fondato su anche quest’ultima (il Rinnovamento nello Spirito). L’una non preclude l’altra. Vi è la preghiera spontanea, il dialogo intimo e anche l’Ave Maria, il Padre Nostro e via discorrendo: dietro ogni parola delle suddette preghiere vi può essere lo stesso amore, la stessa intimità e la stessa naturalezza generata da una qualsiasi preghiera spontanea. E quest’ultima viene fuori sempre per mezzo della parola.

Tra una parola spontanea ed una che già conosciamo e che andiamo ad esporre vi può essere lo stesso amore e la stessa spontaneità, nobiltà d’intenti e naturalezza senza che nulla di tutto questo venga precluso in nessuna delle due. E no, non si può sostituire l’Ave Maria con una preghiera spontanea: la preghiera mariana è il primo strumento di relazione e dialogo con Maria, che intercede per noi presso suo figlio. La preghiera spontanea è senz’altro meravigliosa, ma non sostituisce le preghiere “scritte”, divinamente rivelate. Vi sono stati santi che un solo Padre Nostro hanno fatto venire giù il profumo di rose dal cielo, tanto era l’amore con cui lo recitavano.


Siamo giunti a conclusione. Dieci ne ho pensate e dieci ne ho scritte. Ti definisci evangelico? Entrando qui dentro non intendo necessariamente convertirti. Sia chiaro. Intendo invece manifestare una serie di verità mediante un processo logico di de-costruzione, affinchè si capisca l’errore del luogo comune e la verità nell’errore secondo l’evangelico. Ma ti prego, fa che quando uscirai da qui porterai con te almeno lo 0,01% di una cosa tanto preziosa: la riflessione. Già, la riflessione su qualcosa che credevi fosse così, e che invece non lo è. Se poi uno vuole rimanere evangelico fino alla fine del mondo, faccia pure; non vi è costrizione alcuna da parte mia e non vi dev’essere costrizione alcuna da parte di chicchessia. Esprimere un dato di fatto è un conto, imporlo è un altro. Si può dire senza pretendere che l’altro faccia come si è detto. Altresì sarebbe dittatura e di dittature ne abbiamo a sufficienza ancor oggi.

Eccerto che prossimamente, se mai incontrerò un evangelico, mi sentirò dire, se mai ve ne sarà il contesto, nuovamente le stesse cose: che adoriamo i santi, che non preghiamo di cuore, che la Chiesa è un invenzione arbitrale… liberi di ribadire le stesse cose, con bontà d’animo e rispetto, come ognuno è libero di ribadire ognuna delle verità della rivelazione, nel rispetto dell’altrui persona e con bontà d’animo. Certo, diveniamo amici e vogliamoci bene: ma il rapporto deve basarsi su principi di verità e trasparenza e così è giusto ribadire ed esprimere le proprie verità, nel rispetto altrui.

5 pensieri su “Le dieci convinzioni totalmente errate che i cristiani evangelici affermano sui cristiani cattolici

  1. Non avevo mai letto una comparazione cosi chiara sulle differenze tra le due correnti religiose, finalmente le ho messo a fuoco, e tutto ciò mi fa apprezzare ancora di più l’essere cattolica fino in fondo, grazie Fabio…

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  2. mah, ho studiato anni teologia, i manoscritti del mar morto, le bibbie concordate, tanti vangeli e anche quelli apocrifi. Sono stato in Israele, a Gerusalemme, ho toccato e visto con mano la radice della religione che poi si è scissa in più direzioni.
    Non ci sono torti o ragioni sulle ragioni a mio avviso, solo l’essere umano che è abituato a voler imporre il proprio cedo e non quello che abbiamo dentro l’anima: la spiritualità.
    Con un credo imposto, circuito, condizionato o meno, noi esseri umani vogliamo “ingabbiare” la nostra spiritualità che è il vero cuore dell’anima.
    Dovremmo forse cercare di definirci di meno in un partito o in una religione e cercare di essere semplicemente più spirituali e amare il prossimo…il resto? Fuffa! poi si è scissa in più direzioni.

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    1. Ciao Mirko. Risponderò al tuo commento senza toccare la persona. Separo il creatore del contenuto dal contenuto stesso. Farò quindi una critica a ciò che hai esposto e non a ciò che sei. Se ti sentirai toccato in modo personale, sarà una tua variante, una problematica tua personale. Cercherò quindi di agire come esposto.

      Data la generalità della tematica esposta e la non appartenenza ad un concetto-chiave specifico (visto che, come si usa dire, hai detto tutto e niente) agirò di conseguenza, toccando i vari punti espressi così come viene. Direi che possiamo partire. Anzitutto, ammetto che la tua presentazione lascia a desiderare e lo intendo proprio da un punto di vista intellettuale.

      Hai studiato teologia (quale? Quella ufficiale o quella inventata da Lutero l’eretico nel 1500?), i manoscritti del mar morto (?!), le “bibbie concordate” (non esistono), “tanti vangeli” (sono solo 4) e “anche quelli apocrifi” (mai riconosciuti e per questo dismessi a livello storico)… Bene, e quindi? Ciò non ti rende portatore della verità oggettiva né tantomeno avvalora quello che vai ad esporre. Ma cosa c’entra insomma che hai studiato tutta questa roba? A chi vorresti impressionare? Insomma, presentarsi come “sono quello che ha studiato..” prima di esporre un idea la trovo figlia di una mentalità adolescenziale da 14enne. Della serie “no ma guarda che io c’ho la laurea…”.

      Di pure la tua ma lascia perdere il tuo retaggio culturale, salvo casi in cui viene chiamato in causa in modo esplicito, buttato lì per presentarti come per dire ‘guarda con chi hai a che fare’: non ti rende ‘migliore’ o più vicino alla verità o autore di un opinione oggettiva solo perchè hai questa o quest’altra conoscenza nozionistica (tra l’altro, quasi tutto quello che hai citato è cultura astratta, non ufficiale, apocrifa, tutt’altro che ‘storica’; considera che molta roba non esiste). Piuttosto, fai valere la tua opinione argomentandola, attraverso un processo argomentativo che si possa definire tale, anziché avvalorandola con il presunto retaggio da professore.

      L’espressione “tanti vangeli” mi ha poi fatto ridere o forse sorridere, considerando che esistono solo quattro. Magari, se mi dici quali, possiamo valutarli assieme.

      Sei stato in Israele, a Gerusalemme e hai “toccato e visto con mano la radice della religione”… ferma, con calma Mirko. Qui ti fermo. Tu non hai visto un bel niente, caro Mirko. Ma niente niente. Per VEDERE e TOCCARE con mano la radice della religione avresti dovuto esserci all’incirca… 2.000 anni fa, ai tempi di Cristo. Casomai si può affermare in oggettività che hai visitato il posto dove la religione è nata, ma non hai “visto e toccato” la radice della religione, divina, sociale, storica e politica. Non c’eri, ammenoché non disponi di una Delorean per i viaggi del tempo.

      Non mi pare tu sia nato attorno all’anno 0 né tantomeno che eri presente quando Cristo passeggiava per Nazareth. Hai fatto un pellegrinaggio, ma non ti si può definire, secondo il positivismo giuridico, testimone storico della nascita di una religione, di come davvero questa sia venuta al mondo. Hai visto il posto dove è nata ma non hai assistito alla nascita: differenza che ha del colossale. Non hai visto e non sei stato testimone di nessuno dei moti e degli eventi che ha portato alla nascita l’ebraismo, così come il cattolicesimo, così come le mille sotto-denominazioni cristiane (posso insegnartele tutte: avventisti del settimo giorno, pentecostali, protestanti, evangelici, anglicani, neo-protestanti, mormoni, testimoni di geova, ortodossi e potrei continuare). Per cui, dire di aver visitato un posto per massimizzare ed avvalorare questa sorta di ‘difesa dell’opinione’ lascia il tempo che trova.

      Da visitare Gerusalemme (l’ho visitata anch’io) a “vedere la radice della religione” ci passa un pochino di differenza. Quando poi dici che “poi si è scissa in più direzioni”, giusto per dirtelo, sappi che i luoghi dove poi è avvenuta dapprima la scissione protestante/luterana e poi la scissione evangelica, sono ben lontani da Israele (ti aiuto io: Germania, Roma, Inghilterra – epoca storica: 1500/1700 d.c.). Con Gerusalemme c’entrano poco o nulla: la radice della scissione storica è tutta europea e c’entra con uno o due personaggi in particolare.

      Quando poi inizia la tua opinione, dopo la ‘fantastica’ presentazione geo-culturale, in realtà non avrei moltissimo da dire perchè, davvero, lascia il tempo che trova: non è argomentata, non è esplicitata in modo argomentativo; quelle che dici sono solo un gruppetto di affermazioni senza principio argomentativo. Affermazioni tue prive di una qualsiasi argomentazione. Praticamente, tu vorresti abolire le religioni esistenti, 2.000 anni di storia e un miliardo di credenti in 2-3 righe dicendo semplicemente un affermazione pseudo-filosofica da bacio Perugina? Dai. Mi aspetto di più da una persona che ha superato una certa età (premetto che stai parlando con uno che è un over 25).

      Il credo non è imposto: è rivelatorio ed ognuno agisce poi di seguito, accettandolo o meno liberamente. Lo si accetta liberamente: il cattolicesimo, poi, meno che mai si impone a qualcuno. Io l’ho accettato liberamente ed in esso ho trovato il massimo della spiritualità dell’uomo. Senza religione, la spiritualità è abbandonata a se stessa e finisce spesso per confinare con una cosa chiamata ‘paganesimo’, dove si fa entrare di tutto (spiritismo, astrologia, superstizione, relativismo, modernismo e quant’altro). Ognuno è libero di vivere la spiritualità a modo proprio: con o senza credo, con o senza una dottrina, con o senza una religione.

      “Non ci sono torti o ragioni sulle ragioni”. Non credo di aver capito o forse ho capito ma non ne sono sicuro. Comunque, per dirti: si Mirko, ci sono torti o ragioni sulle… ragioni. Se qualcuno dice che Hitler era buono, ha torto. Se qualcuno dice che Cristo è un personaggio inventato, ha torto. Si, ci sono verità, ci sono menzogne e quindi ci sono “torti e ragioni” (io le chiamerei verità o menzogne). Bisogna farsene una ragione. Se pensi che non ci siano, hai sbagliato pianeta terra, questo perchè tu, da solo, non puoi cambiare la storia, relativizzando la ragione e la menzogna.

      “Dovremo forse cercare di meno in un partito o etc etc etc etc…” — ti rispondo in punti:

      1) Le religioni non sono un partito.
      2) Ognuno è libero di aderire alla religione che preferisce e che si sente di scegliere.
      3) Tu non sei nessuno per dire cosa dovrebbe fare un fedele appartenente alla religione.
      4) Io non vengo da te a dirti “dovresti essere meno spirituale a modo tuo e aderire ad una religione”.

      “E cercare di essere semplicemente più spirituali”… capisco, quindi aboliamo 2.000 anni di storia e seguiamo te, il tuo concetto di essere “semplicemente” spirituali ed il mondo sarà un posto migliore, giusto? Ci vedo un po’ di mitomania adolescenziale.

      Infine, concludo dicendoti una cosa: ma cosa c’entra tutto quello che mi hai scritto con il mio articolo basato sulle dieci non-verita che gli evangelici affermano sui cattolici? Io qui ho riportato dieci credenze popolari che gli evangelici affermano sui cattolici da secoli e che in realtà non corrispondo a verità. E’ un po’ come se avessi scritto “le dieci parole italiane che gli americani pronunciano sbagliate”. Sono dati di fatto storici. Cosa c’entra questa tua incursione? In questo articolo non parlo di imporre religione, non parlo di conversione, non disprezzo né l’uno, né l’altro… parlo di DIFFERENZE dottrinali, ascetiche, teologali.

      Gli evangelici dicono che i cattolici credono in A, B e C. Io, da cattolico, dico che è falso, in quanto il cattolico non crede in ciò che l’evangelico afferma. Insomma, il mio è un articolo specifico, “storico” per così dire, dove rispondo ad una serie di ‘accuse’ infondate. Non faccio “partito A vs. partito B”: rispondo solo ad alcune leggende lanciate nei secoli da una particolare organizzazione religiosa, nel massimo rispetto nei confronti della suddetta. Il tuo commento è libero di venire creato e distribuito e tu per primo sei libero di esporre ciò che desideri, ma sei uscito fuori tema e non sei rimasto granché coerente con quanto ho espresso. Ho parlato di differenze di religioni e tu mi parli di ‘aboliamo le religioni e diveniamo più spirituali’. Capisco, ci può stare, ma al tempo stesso è un fuoriluoghismo. Che oltretutto non ti potresti permettere non avendo tu studiato cattolicesimo (e per cattolicesimo non parlo di leggere un verso del vangelo canonico).

      Non pensare di essere nella regione per quello che hai studiato o visto, in quanto si scade facilmente nel relativismo e nel “credo in quello che ho visto e che io stesso determino di capire” (paradosso dell’auto-profezia). Se credi che le religioni non esistano vuol dire che non hai conosciuto Cristo e se non hai conosciuto Cristo è tempo perso parlare di religioni.

      Prima incontrarmi Cristo, fammi un esperienza spirituale vera (non la lettura dei manoscritti del Mar Morto), poi ne riparliamo.

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