‘‘Earwig e la strega’’ di Miyazaki: come introdurre i bambini al satanismo

Satana si traveste di luce per arrivare alle persone. Il maligno indossa l’abito dell’innocenza, bypassa le difese critiche dell’adulto, convincendolo di esser «Ok per i bambini», e si presenta dinanzi ai più piccoli, lasciati soli dall’adulto, attraendoli a sé attraverso il linguaggio del gioco e dell’avventura per fanciulli. Il genitore, convinto che il prodotto sia “buono”, avendo esso un aspetto innocuo ed essendo appositamente propagandato come “per i piccoli”, lascia che il figlio ne faccia uso, incurante di cosa il film davvero proponga.

Così è per l’opera di animazione «Earwig e la strega», prodotto Miyazaki – Studio Ghibli, uno dei film più satanici che abbia mai visto in vita mia. Un’opera di iniziazione all’occulto e di sensibilizzazione al satanismo, travestita di innocenza, gioco innocuo, amicizia, famiglia e avventura mistica per fanciulli. Le risorse preferite del maligno per arrivare ad un audience giovane, incauta e sprovveduta, priva di qualunque accompagnamento critico e morale. Così travestito, nessuno si accorge realmente di quale sia la sostanza del film: dove vada a parare e cosa comunichi.

Eppure, la struttura semiologica dell’opera non prevede il ricorso al linguaggio subliminale: in maniera analoga ad altre opere, Earwig è addirittura esplicito e diretto nella propagazione dei contenuti, solamente caratterizzato come fosse un’opera innocente e innocua – travestita, per l’appunto, da intrattenimento valevole per i piccoli. Poichè ormai viviamo nell’epoca della manifestazione dell’anticristo, in cui il demonio si manifesta per ciò che è, anche le opere proprie dell’animazione sono divenute esplicite: rimane, come poc’anzi esposto, la caratterizzazione innocente e innocua dei contenuti, esposti sì nella loro essenza, ma travestiti di innocenza e ingenuità.

Il plot prevede una bambina protagonista, Earwig (nell’edizione italiana Erica), ed una coppia di genitori adottivi: il padre adottivo, Mandrake (nell’edizione italiana Mandragola), un evocatore di demoni, che ha l’aria di un leader carismatico, esteticamente attraente, perennemente colto dall’ira e viziato dalla rabbia, e Bella Yaga, la madre adottiva, una strega – praticante di magia, il cui scopo è di iniziare la bambina alle pratiche occulte, facendola divenire una strega al servizio del padre adottivo.

Mandrake, nell’edizione italiana “Mandragola”, il padre adottivo: perennemente irato, evoca demoni e li comanda a suo piacimento
Bella Yaga, la madre adottiva, una strega e praticante di magia, il cui scopo è di iniziare la bambina alle pratiche occulte

Bella Yaga è un riferimento parafrasato a Babà Yaga, figura della mitologia slava e metafora di un demone; trattasi di una figura femminile, generalmente dipinta come una vecchietta, dotata di poteri magici e di oggetti incantati, l’equivalente di una strega incantatrice, che agisce in qualità di aiutante del protagonista della favola, con funzioni iniziatiche. Bella Yaga, riferimento subliminale a Babà Yaga, ha di fatto funzioni iniziatiche, le medesime del personaggio del mito slavo proto-storico: deve difatti introdurre la bambina all’occulto.

La bambina, già nelle fasi iniziali ambientate nell’orfanotrofio, denota un atteggiamento spavaldo e arrogante, capace di far fare alle persone qualsiasi cosa essa voglia, soggiogandole al suo “dominio”: l’atteggiamento, proprio di un carattere tossico e narcisistico, viene normalizzato e presentato come fosse qualcosa di positivo. Successivamente adottata, finisce nell’abitazione della coppia – praticante di magia. La coppia si presenta affascinante e carismatica, ed in particolar modo la figura del padre, un demone irato che ha perennemente in odio ogni cosa.

Le pratiche di magia diventano partecipi della vita di Earwig e la bambina partecipa alla conoscenza dell’occulto. Atti, rituali, formule e sequenze proprie della magia vengono manifestate attraverso un processo mirato di normalizzazione, come fossero un gioco innocuo, ingenuo e divertente per i piccoli: sappiate che alcune delle sequenze che si vedono mostrano vere pratiche di magia nera, le medesime attuate nelle sette occulte, come, a titolo di esempio, la Church of Satan di Anton LaVey. È questa la strategia eterna del maligno: far sì che ciò che conduce all’occulto sia visto come divertente e innocuo«un gioco da bambini».

Storicamente ci sono sempre stati film d’animazione, e non solo, correlati all’occulto; non è una novità che un’opera d’animazione manifesti un rapporto di analogia con il satanismo. Il cinema stesso è da sempre in bilico tra divulgazione del vero e propaganda massonica.

Nelle scene ambientate tra le mura domestiche della coppia, Earwig viene portata nello scantinato ed iniziata a pratiche concrete di magia: strumenti, letture e risorse sono qui presentate sottoforma di gioco ingenuo per bambini. Come poc’anzi esposto, ognuno degli elementi presentati deriva da manuali di occulto realmente esistenti. Perfino alcuni degli oggetti particolari richiesti, come la pelle di serpente, un capello ed una radica derivano dalla cultura Wicca statunitense e dalle pratiche occulte di vodoo, qui presentate come un gioco qualunque di un prodotto qualunque di intrattenimento: è tipico del demonio travestirsi, celando la sua vera natura.

Ad un certo punto, Earwig decide di eseguire un incantesimo verso Bella per evitare di ricevere le sue punizioni; così facendo, e con l’aiuto di un gatto nero parlante, esegue un rito occulto. Si veda, ad un certo punto, l’uso di una bambola che la bambina utilizza per punire Bella, esattamente come accade nei rituali vodoo. L’inganno è che la magia viene presentata come strumento di punizione e vendetta nelle mani di una bambina: e così si mostra dinanzi ad un pubblico di infanti. Ed entrambi gli aspetti, il fatto di vendicarsi e di usare la magia per questo fine, appaiono moralmente lecite ed in quanto tali normalizzati.

La madre adottiva introduce Earwig all’occulto e Earwig usa e manipola l’occulto per punire la sua stessa madre adottiva: siamo al delirio dell’inversione della morale. A metà dell’opera, avviene un rito occulto di evocazione, analogo ai medesimi, per forma e modalità, che vengono praticati nelle sette di satanisti, presentato sotto forma di gioco innocente e divertente per i piccoli, con tanto di fraseggio vocale incomprensibile. Esattamente come avviene in un rituale occulto vero tra soggetti adulti. La pratica occulta diventa quindi alleata del fanciullo e si mostra quale lecita, utile e preziosa.

Matteo 18, 6 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. 

Matteo 18, 10 Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Mandrake è un evocatore di demoni: li evoca e li usa per scopi personali. Così viene sensibilizzata Earwig, suscitando in lei il desiderio di evocare demoni al proprio servizio mediante le pratiche occulte, alla stregua del “padre”; ma la persona da sensibilizzare non è Earwig, ma lo spettatore. I demoni evocati dal padre adottivo sono presentati come personaggi buffi, rocamboleschi e ironici: come dei piccoli Minions, sono travestiti di innocenza innocua per i piccoli, affinchè quest’ultimi si avvicinino e ne rimangano affascinati. Non esiste niente di più ingannevole che quello di far credere che un demone possa essere simpatico e piacevole. Mediante la simpatia e l’innocenza, di cui questi piccoli demoni evocati sono ricolmi, il maligno conquista il cuore del fanciullo che osserva.

Il vero iniziato all’occulto non è la bambina del film, ma lo spettatore: è il bambino dietro il film. Colui che sta guardando tutto questo, dall’alto della sua splendida innocenza. Un’opera di sensibilizzazione continua e manifesta all’occulto, travestita da intrattenimento narrativo per famiglie e bambini, che bombarda lo spettatore con continue propagande al male travestite da gioco. Satana predilige il portare l’occulto ai bambini mediante il linguaggio dell’innocenza, con il beneplacito di una società di adulti che non distingue più il bene dal male e che permette ogni cosa alla luce del motto «che vuoi che sia».

Lo affermo in qualità di ex praticante di magia nera – avevo 17 anni – ed ex seguace del satanista occulto Aleister Crowley: al prezzo della derisione, state lontani da opere di animazione che abbiano qualunque legame con l’occulto, indipendentemente se subliminale o manifesto, per di più travestite da avventura innocente per bambini. Il mondo ne è pieno ed ognuno di noi ha l’obbligo morale di vigilare sui più piccoli.

Earwig e la strega,
Studio Ghibli, 2021

Un prodotto di sensibilizzazione all’occulto travestito da film d’animazione per piccoli. Ingannevole come le identità celate del maligno. Il rapporto di relazione con l’occulto è fin troppo esplicito ed evidente per essere negato.

Voto: 1/10

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