La Dottrina del Purgatorio è divinamente rivelata, non è un’invenzione

Il purgatorio è una realtà post-mortem divinamente rivelata ed in quanto tale è una verità di fede. L’accusa secolare che viene mossa contro la Chiesa Cattolica, è che il Purgatorio sia un’invenzione culturale, una costruzione artificiale del clero, ed in quanto tale risulti essere una dottrina man-made, fatta dall’uomo e assente nei Testi Sacri. E questo è un errore in contrasto con le Scritture: la Dottrina del Purgatorio è rivelata da Dio, ed in quanto tale ha un fondamento teologico – è presente nelle Scritture. La negazione del Purgatorio risulta essere un’eresia formale, ovvero la negazione di una verità comunicata da Dio stesso.

«A cosa serve? Perchè esiste?» Il purgatorio è uno stato di purificazione temporaneo per tutti coloro che, essendosi salvati in grazia di Dio, si sono trovati dinanzi al Creatore, Amore incausato, perfetto ed eterno, imperfettamente purificati nell’anima. Defunti sì in grazia, in amicizia con Dio, ma con la conseguenza della colpa ancora da espiare.

Il purgatorio non riguarda la cancellazione dei peccati, come erroneamente tramandato dai protestanti a titolo di accusa contro la Chiesa, ma la conseguenza della colpa. Il perdono dei peccati è un’esclusiva di Dio. Solo Gesù può perdonare il peccatore, sinceramente pentito, e assolverlo dai peccati commessi per i meriti della Sua Dolorosa Passione; questa è la giustificazione di cui si parla nelle Scritture, la quale avviene nel Sacramento della Riconciliazione.

Il Purgatorio, diversamente, riguarda la conseguenza della colpa; se il fedele pentito, per i meriti di Cristo, è assolto dai suoi peccati, ed in quanto tale è perdonato, rimane la «punizione» per la conseguenza del male compiuto. E questa conseguenza della colpa può venire espiata sulla terra, mediante la carità e le sofferenze; coloro che non concludono l’espiazione sulla terra, dovranno subire il «fuoco espiatore» di cui si parla nelle Scritture, che è il Purgatorio stesso.

Conclusa l’espiazione per la conseguenza della colpa, termina la purificazione dell’anima, la quale completa la santificazione di se stessa, raggiungendo la santità necessaria per poter accedere all’eterna beatitudine in Paradiso; nulla di impuro (Ap 21, 27), e dunque di imperfettamente purificato, ottiene il possesso simultaneo di Dio. Il fuoco purificatore pervade l’anima e la purifica temporaneamente; ogni anima ottiene una gradazione differente, subendo un diverso «livello» di purgatorio. San Tommaso annotò che il fuoco del purgatorio è simbolo di purificazione, mentre all’inferno di tormento (Supplemento alla Somma teologica, Appendice I, 3).

«Dove sono le fonti sulla Dottrina del Purgatorio?» La prima è la Sacra Scrittura. Essendo il purgatorio divinamente rivelato, come poc’anzi esposto, ne consegue che è parte integrante delle Scritture. Dovranno, di seguito e per forza di cose, esserci dei riferimenti scritturistici: una parola, presente tra le Sacre Pagine, che ne attesti l’esistenza e ne confermi la veridicità. La Scrittura contiene innumerevoli parole sulla Dottrina del Purgatorio; ve ne sono due in particolare tra le più esplicite.

Apocalisse 21, 27 Nella Gerusalemme celeste non entrerà nulla di impuro

1 Corinzi 3, 13 l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; 15 ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco.

La Bibbia di Gerusalemme annota: «Qui il purgatorio non è inteso direttamente, ma questo è uno dei testi da cui è partita la Chiesa per esplicitare la sua dottrina».

I padri della Chiesa, i santi e i martiri insegnano anch’essi la medesima dottrina, ottenuta per rivelazione e tramandata attraverso i secoli. Nel Martyrium Polycarpi (18, 2-3), dove si racconta il martirio di San Policarpo di Smirne, martire del 155 d.c. e padre della Chiesa, si legge: «Così noi abbiamo poi raccolto le sue ossa, più eccellenti delle gemme preziose e più pure dell’oro, deponendole in luogo conveniente. Il Signore ci dia di poter celebrare l’anniversario del suo martirio, raccolti in esultanza e letizia in quel luogo, sia per ricordare coloro che hanno già superato la prova, sia perché i posteri siano ben preparati e pronti ad affrontarla».

Tertulliano (155 – 230 d.c.), scrittore, filosofo e apologeta, anch’esso tra i padri della Chiesa, testimoniava: «Offriamo il sacrificio per i defunti nel giorno anniversario. Per questa e per altre simili usanze ti si fanno innanzi la tradizione che le ha istituite, la consuetudine che le ha confermate e la fede che le onora» (De corona, 3, 207-212 d.c. circa). E ancora: «Così egli prega per la sua anima, ne chiede la pace e la partecipazione alla prima risurrezione e offre il sacrificio nel giorno anniversario della sua morte» (De monogamia, 10, 2013-2020 d.c. circa).

San Cirillo di Gerusalemme, nella Catechesi Mistagogica (5, 9), afferma: «Ci ricordiamo poi di quelli che sono morti; e prima dei patriarchi (enumera le categorie dei beati, NdA); poi preghiamo per i santi padri e i vescovi defunti, e in generale per tutti coloro che vissero con noi; soprattutto convinti che sarà di grande sollievo per quelle anime per cui si prega, mentre sta presente la santa e tremenda Vittima (la Santissima Eucaristia, NdA)».

Tra le fonti magisteriali della Chiesa, subentra il Concilio di Trento, 1545. I decreti canonici del Concilio affermano: «Se qualcuno afferma che a qualsiasi peccatore pentito dopo che ha ricevuto la grazia della giustificazione, viene rimessa la colpa e cancellato il debito della pena eterna in modo tale che non gli rimane alcun debito di pena temporale da scontare o in questa vita o in quella futura in purgatorio, prima che gli siano aperte le porte del regno dei cieli: sia anatema» (DS 1580). Nell’affermazione dogmatica espressa mediante il canone, viene data per scontata l’esistenza del purgatorio. La pronuncia di «anatema» viene espressa solamente per proteggere verità di fede (dogmi).

Il Concilio prosegue: «Poiché la Chiesa Cattolica, istruita dalla Spirito Santo, in conformità alle sacre Scritture e all’antica tradizione, nei sacri concili, e più di recente in questo concilio ecumenico, ha insegnato che il purgatorio esiste e che le anime ivi trattenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e soprattutto col santo sacrificio dell’altare, il santo sinodo prescrive ai vescovi di vigilare con zelo perché la sana dottrina sul purgatorio, trasmessa dai santi padri e dai sacri concili, sia creduta, conservata, insegnata e predicata ovunque» (DS 1820).

L’insegnamento del Purgatorio è custodito nel Catechismo della Chiesa Cattolica 1992. Il CC1992 insegna che: «Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo» (CCC art. 1030). E ancora: «La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze (DS 1304) e di Trento (DS 1304, 1820, 1580)» (CCC art. 1031).


Riassumendo, si può affermare, alla luce della triade Scritture | Tradizione | Magistero, quanto segue:

  • Il purgatorio è divinamente rivelato ed in quanto tale è una verità di fede
  • Il purgatorio è un dogma di fede
  • Il purgatorio è uno dei tre novissimi
  • Il purgatorio è uno stato purificatore temporaneo per coloro che muoiono sì in grazia di Dio, ma imperfettamente purificati
  • Il purgatorio è uno stato dell’anima dopo morte ed è parte della creazione invisibile
  • Gesù perdona il peccatore pentito per i peccati commessi, cancellando la pena eterna, nel Sacramento della Riconciliazione, elargendo la giustificazione; la conseguenza della colpa (pena temporale) dev’essere invece espiata dal fedele, su questa terra o in purgatorio
  • La Chiesa custodisce e insegna la Dottrina del Purgatorio fin dagli albori, con pronunciamenti particolari nel Concilio di Trento (1545)

Non si dica che sia stato Dante a inventarlo e che la Chiesa lo abbia «preso» da lui. È esattamente l’opposto: la Chiesa ne conserva la dottrina fin dalla fondazione, ottenuta per rivelazione, tramandata dagli apostoli e comunicata ai posteri attraverso i padri e i dottori della Chiesa. Dante, positivamente influenzato dagli insegnamenti della fede, ne trasse ispirazione per realizzare il più grande degli scritti: la Divina Commedia. Il purgatorio esiste, è reale ed è un dogma.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...