In difesa dell’Immacolata Concezione

Il dogma dell’Immacolata Concezione subisce attacchi più o meno regolari fin da quando è stato proclamato. L’intensità degli attacchi avviene nella misura in cui decresce la fede nella società in cui si vive. Non che ai tempi di san Ireneo di Lione, l’autore de ‘‘Adversus Aeresies’’ (155 d.c.), non vi fossero avversioni, opposizioni e dubbi di fede, ma si può affermare che mai come oggi le suddette sono divenute particolarmente imperanti, acerbe e diffuse. C’erano allora, ma mai come oggi.

Siamo nella società dei pagani e nel tempo del dubbio, in cui perfino una parte dei ministri di Cristo, successori degli apostoli, dubitano di Dio e della sua Chiesa. Se si dubita di Dio, a maggior ragione si dubiterà dei contenuti da Lui scaturiti. Dunque di che sorprenderci? Si dubita dell’esistenza di Dio, comunicata passivamente dal creato e rivelata da Gesù, di conseguenza si dubiterà di tutto ciò che da Dio e dopo Dio giunge a noi. È possibile, naturale, che questo generi sgomento, preoccupazione, ansia.

Qualsiasi cosa accada, dobbiamo rimanere in preghiera e ancorati alla vita sacramentale, con continuità e costanza, affinché si possa preservare quello stato di unione con Dio, che potrà sì essere scosso, attaccato e sedotto dalle preoccupazioni e dalle ansie, ma non a sufficienza da generare il distacco da Dio. Inoltre, Gesù ci comunica quale sia il rapporto suggerito da Dio dinanzi lo stato dell’ansia per la nostra vita.

Matteo 6, 25 «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? […] 34 Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

Nulla da cui trarre quella sorta di preoccupazione capace di ledere alla stabilità interiore, insomma. Chi rimane saldo nella fede, mediante la preghiera e la vita sacramentale, può coesistere con i tempi più bui e acerbi; può rimanere nella tranquillità in spirito anche qualora vedesse attacchi di ogni genere alla fede. Coloro che sono stati sterminati durante l’olocausto, rimanendo nella fede in Dio, ne sono la prova. Dunque anche chi vive, o assiste, ad attacchi diretti alla creatura più pura che esista, la Madonna in persona, può sicuramente sentirsi ferito, reagire e sgomentarsi, certo, ma può ugualmente cercare di preservare quella tranquillità di spirito – in Dio – richiesta.

Difendiamo il dogma dell’Immacolata Concezione mediante un processo logico e costruttivo. In un’epoca in cui la Santissima Madre di Dio è soggetta ad attacchi di ogni tipo, non ultima la dissacrazione blasfema avvenuta di recente, è bene reagire cristianamente mediante la preghiera e la parola. Quel che mi accingo a fare è di costruire una difesa teologica e dottrinale di carattere logico e analitico, storico e critico, favorendo il principio della ragione critica, dello studio e della ricerca teologica. La scelta di credervi o meno è libera e non va forzata. Abbattiamo i luoghi comuni e sfatiamo i miti.

Miti comuni dell’obiettore
1. La Dottrina contrasta l’unicità della santità di Dio come l’unico ad essere senza peccato
2. Manca il fondamento teologico per dichiarare che Maria è Immacolata
3. Il dogma è creato dalla Chiesa, non è nelle Scritture, e dunque non esiste
4. Come si concilia l’Immacolata Concezione di Maria, il suo essere priva di peccato, con l’affermazione di Paolo in Romani 3,23, dove dice che tutti hanno peccato?

IN DIFESA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE

  1. La Dottrina contrasta l’unicità della santità di Dio come l’unico ad essere tutto santo e dunque senza peccato

No, in quanto la santità immacolata di Maria non implica che la santità in essa presente sia paritetica all’elemento di santità proprio che vi è in Dio. La santità di Maria, il suo essere preclusa al peccato e dunque tutta santa, non implica che la sua santità sia pari ed equivalente alla sostanza divina, e dunque pari alla santità divina incausata ed eterna, e dunque che sia divina. La santità di Maria è un dono di Dio che Dio è libero di disporre e di fare, essendo egli onnipotente. La santità di Maria non cambia la natura umana, non la rende divina, ma solamente piena di grazia fin dal concepimento. Una condizione di pura grazia fin dal concepimento, che la rende ugualmente subordinata a Dio.

Negare che Dio potesse rendere «tutta santa» una creatura significa imporre l’agire di Dio e negarne l’onnipotenza. Significa che Dio non avrebbe potuto renderla tutta santa. Ciò equivale ad una bestemmia. La santità donata di Maria e la santità implicita di Dio sono due cose distinte. Dio è santo in sé e di suo. Maria è tutta santa per concessione di Dio. La santità di Dio può tranquillamente causare la santità della creatura. Opporsi a questa verità significa opporsi al volere e all’onnipotenza di Dio.

La santità di Maria non la porta a divenire divina o ad acquisire la «sostanza» di Dio. È e rimane una creatura umana; semplicemente, è stata preservata dal peccato e dunque è tutta santa fin dal concepimento. Se un uomo può cessare il peccato e divenire santo, smettendola di peccare per il resto della sua vita, a maggior ragione Maria, per concessione specifica di Dio, poteva essere santa fin dal concepimento, vivendo, nel suo agire, in piena armonia con Dio.

Un peccato mortale causa un’offesa infinita a Dio – al suo stesso essere – e ad un’offesa infinita equivale una pena eterna (Inferno). Soltanto ciò che è infinito può riparare un’offesa infinita. La venuta di Gesù e con esso la Sua Passione è Dio che entra nel «tempo» per riparare il danno fatto a se stesso (sostanza infinita del Figlio che ripara il danno alla sostanza infinita del Padre – la sostanza è la stessa), affinchè l’uomo possa venire giustificato del peccato commesso (l’uomo, essendo limitato e finito, non può generare da sé la giustificazione del suo peccato).

Qualsiasi peccatore, dopo aver peccato, se pentito del peccato commesso e desideroso di riconciliarsi con Dio, può essere Giustificato per i meriti della Dolorosa Passione di Cristo, ricongiungersi con Dio ed entrare così nel Regno dei Cieli. Ci sono dunque due modi che Dio usa per salvare l’anima: avvertirla dei pericoli mortali, affinchè non pecchi, o perdonarla, e dunque giustificarla per i peccati commessi, qualora l’anima abbia peccato e sia sinceramente pentita del peccato compiuto. L’umanità è salvata nella seconda maniera. Per Maria ha scelto la prima: di preservarla dal peccato, conservandola, per grazia e non per le opere di Lei, in uno stato di grazia perpetuo con Dio.

Chi pensa che nessuno possa essere concepito senza peccato entra in contrasto con le Scritture, in quanto, all’origine del creato, Dio creò gli angeli ed essi erano senza peccato. All’origine, tutto ciò che Dio creò era sprovvisto di peccato (deliberata privazione del bene). Gli angeli, così come Adamo ed Eva, erano senza peccato. Soltanto la scelta arbitrale e consensuale compiuta dapprima dagli angeli, e poi dai progenitori dell’umanità, ha causato una condizione di peccato nell’essere, causando la perdita originale di grazia.

Dunque Dio può certamente creare delle creature che siano senza peccato all’origine, così come poi provato dalla Scrittura. Maria è colei che è stata creata senza peccato all’origine, così come avvenne con angeli e progenitori, e che è rimasta preservata dal peccato, per grazia, per tutta la vita. Differentemente dai primi, che poi si privarono deliberatamente di Dio generando il peccato, Maria non si è mai privata di Dio, rimanendo in esso in modo perpetuo, grazie ad una particolare grazia di santità.

Se Gesù ha scelto che Sua Madre fosse concepita senza peccato, chi può opporsi a questa volontà di Dio o negare che Dio potesse farlo?

2. Manca il fondamento teologico per dichiarare che Maria è Immacolata

Vi sono invece tutti i presupposti scritturistici e le fondamenta teologiche dell’Immacolata Concezione. Chiunque dica il contrario non ha né letto né studiato. Fa male? La verità. La Scrittura offre spunti, fonti e citazioni specifiche che han portato la Chiesa a dichiarare il dogma dell’Immacolata Concezione. Vediamo Genesi 3, 14,15.

Genesi 3, 14 Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutte le bestie selvatiche!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
15 Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».

In Genesi 3,15, Dio asserisce che ci debba essere un’inimicizia tra la ‹‹donna›› ed il serpente, e che l’inimicizia sarà tale tra le due stirpi. La sua stirpe è quella del messia, l’unto (il Cristo), che sta in opposizione alla stirpe del serpente. La madre del messia condivide la stessa inimicizia – dunque di totale opposizione – con Satana.

È risaputo che la donna di cui si parla sia Maria. Qualcuno asserisce che sia Eva, ma la progenitrice del genere umano è associata alla sua collaborazione con il serpente, e non alla sua opposizione al medesimo. Soltanto Maria, la nuova Eva, è analoga alla descrizione della donna in Genesi 3,15. Solo essa è opposizione, e non collaborazione. Se Maria, «la donna», avesse avuto peccato alcuno, non sarebbe stata in completa opposizione al maligno.

Vediamo Luca 1,28. Una referenza specifica, corrispondente ad una verità rivelata, può essere reperita nel Vangelo di Luca, capitolo 1, versetto 28. Lì troviamo il fondamento teologico da cui partire per constatare l’Immacolata Concezione di Maria. È simultaneamente esplicito, sottile, invisibile ad una lettura sprovvista di adeguati strumenti esegetici.

Luca 1, 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».

L’affermazione «piena di grazia», divinamente rivelata e infallibile, implica che Maria sia piena della grazia, e che dunque abbia solo grazia. Non che sia soggetta a grazia ‘‘solo in una certa misura’’, ma che ne sia piena. Il significato anagogico del vocabolo esprime dunque pienezza di grazia.

La frase «piena di grazia» deriva dal greco κεχαριτωμένηkecharitomene. Questo termine è correlato alla persona che è soggetta della salutazione angelica, ed è dunque espressione di una delle caratteristiche di Maria. Kecharitomene è il participio perfetto passivo di χαριτόωcharitóō, che significa «riempire o esser dotati di grazia», «dotare di grazia» o «empire di grazia».

«I verbi in –óo indicano una straordinaria pienezza, diceva il mio docente di greco biblico» ricorda padre Livio Fanzaga 1.

  1. Dichiarazione tratta da controapologetica.info.

Lo scopo dell’apologetica è in linea con la realtà naturale e teologica, senza deformazioni o strumentalizzazioni costruite, ed in quanto tale è necessario: mostrare che il termine greco riferito a Maria attribuisca alla Santa Vergine una dotazione di grazia piena, e dunque incomparabile; il vocabolo non esprime limiti di misura, come a dire che Maria possa accrescere ulteriormente in grazia, come se ella non ne fosse piena. Il termine pone un punto sulla condizione dell’essere di Maria, divenendo di fatto il proto-fondamento dell’Immacolata.

Nella riflessione teologica sull’Immacolata Concezione di Maria, ci si riferisce talvolta all’Arca dell’Alleanza – così han fatto certi Padri e Dottori della Chiesa. L’Arca fu degna di onori di ogni tipo. L’Arca contiene la manna (il pane del Cielo promesso da Dio al popolo di Israele), le tavole di pietra dei Dieci Comandamenti (parola di Dio) ed il bastone di Aaronne, strumento di azione salvifica e della redenzione di Israele.

Se l’Arca – oggetto materiale – fu creata e costituita di tali onori, cosa poteva ricevere Maria, la nuova Arca dell’Alleanza, se non un onore infinitamente maggiore di un oggetto materiale? Se la prima, che era materia, fu tale da essere rivestita di onori sacri, cosa poteva avvenire della seconda, custode del Dio incarnato, Madre di Dio, creatrice del Cuore di Gesù, Paradiso Mistico e donna della ricapitalizzazione della nuova umanità?

Avete idea di cosa sia la Nuova Arca e di cosa custodisca? Maria ha nel suo ventre la vera manna (Gesù), la parola di Dio (Cristo stesso) e lo strumento per la redenzione del genere umano (il corpo di Cristo ed il suo spirito divino). Essendo ella la Nuova Arca, custode della vera manna, a maggior ragione non può che venir resa degna di un tale onore.

Sapienza 4 La sapienza non entra in un’anima che opera il male né abita in un corpo schiavo del peccato.

3. Il dogma è creato dalla Chiesa, non è nelle Scritture, e dunque non esiste

Come visto nel capitolo 2 della contro-risposta, la Dottrina dell’Immacolata Concezione ha fondamenta scritturistiche ed in quanto tale ha basi teologiche obiettive e inconfutabili. L’emanazione di una dottrina avviene solamente quando la Chiesa ha la certezza che vi siano versi specifici della Scrittura, fondamenti teologici, da cui partire per definire il dogma. Se non vi sono le basi, le suddette, non essendoci, non possono costituire il contenuto-oggetto del dogma stesso.

L’idea che il dogma definito e dichiarato dalla Chiesa sia dunque un’invenzione della stessa è un incomprensione, un equivoco, un fraintendimento logico e storico, in quanto ogni fondamento teologico precede il dogma ed ogni dogma diviene tale apposta perchè vi è il fondamento teologico. Senza le basi insite nella Scrittura, la Chiesa non dichiara dogmi. Il dogma non è un invenzione non-scritturistica, ma un fondamento teologico di cui la Chiesa ha l’autorità, di istituzione divina, e dunque il permesso, di proclamare.

Matteo 16, 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Papa Pio XI proclamò il dogma l’8 dicembre 1854 con la bolla papale Ineffabilis Deus, costituzione dogmatica. La proclamazione del dogma, e dunque l’applicazione del carattere dogmatico ad un fondamento, è importante per definire ulteriormente una questione di fede qualora vi siano critiche, fraintendimenti e accuse che si trascinano nel corso storico, per indurre il fedele a riflettere ed enfatizzare su una particolare questione di fede e per proteggere una verità di fede contro qualsiasi dubbio.

4. Come si concilia l’Immacolata Concezione di Maria, il suo essere priva di peccato, con l’affermazione di Paolo in Romani 3,23, dove dice che tutti hanno peccato?

Romani 3, 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio

Questo versetto viene usato per destabilizzare il dogma, in particolar modo in ambito protestante evangelico, indicandolo come «prova» che la Dottrina dell’Immacolata è in contraddizione con le Scritture e che la Chiesa, dunque, sarebbe eretica. Ciò corrisponde al falso ed è sinonimo di una totale mancanza di approfondimento apologetico (difesa del deposito della fede) ed esegetico (comprensione, esplicazione dei contenuti teologici).

In realtà, come viene specificato altrove nella Scrittura, e in questo ne sono concordi i Padri e i Dottori della Chiesa, i teologi e gli esegeti, Paolo generalizza volutamente. Si riferisce a «tutti» in modo volutamente generico e generalista senza, realmente, includere ogni creatura umana sulla terra. Ad esempio, un bambino sotto l’età della ragione non è capace di poter commettere peccato; ergo, è escluso dall’affermazione secondo cui «tutti hanno peccato». Questo Paolo lo sa ed anche molto bene, come poi lo afferma egli stesso in Romani 9,11.

Romani 9, 11 quando essi ancora non eran nati e nulla avevano fatto di bene o di male

Gesù è l’ulteriore eccezione della creazione umana, naturalmente e per ovvi motivi.

Ebrei 4, 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 

Se Gesù che è il Nuovo Adamo rientra tra le singole eccezioni, a maggior ragione lo è anche Maria, Nuova Eva e Madre del Nuovo Adamo.

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