Anime sante che Gesù ha chiamato in Paradiso quando erano piccole

Il mondo dei santi è una galassia di stelle: sono innumerevoli e brillano di luce riflessa. Guardando il cielo si scorgono un numero di stelle che non può essere contato: così è il firmamento dei santi. Osservando le stelle si può scorgere, mediante il principio empirico valorizzato dall’intelletto, una gradazione differente di luce per ogni stella: ci sono stelle che obiettivamente emanano una quantità di luce maggiore rispetto ad altre. Così è il firmamento dei santi: vi sono santi che hanno un grado di gloria obiettivamente maggiore rispetto ad altri.

Ogni anima, qualora entri in Paradiso, ottiene un grado di gloria proporzionale al grado di unione che ha avuto con Dio sulla terra. Si ottiene nella misura in cui si è amato dapprima Dio ed in seguito il prossimo. Verremo giudicati sull’amore ed in accordo con l’amore che avremo donato otterremo quanto meriteremo di avere. Così vi sono santi che hanno un grado di gloria ad essi attribuito, in virtù dell’unione e della qualità di relazione che hanno avuto con Dio, maggiore rispetto ad altri. Chi tanto ha amato tanto riceverà in Paradiso.

I santi sono un sub-mondo a sé stante. Ogni santo è una storia unica intercorsa tra l’anima e Dio. Ogni santo è una storia d’amore. Ed ogni storia d’amore ha avuto un inizio, un proseguo ed un epilogo unico e distinto dall’altro. La varietà dei santi è pari o maggiore alla varietà di colorì presenti in natura o alla varietà di elementi presenti nella natura vegetale e animale esistente sulla terra. I santi che più di altri attraggono il mio cuore, sono i santi piccoli: bambini, fanciulli, giovani. Esempi necessari per chiunque. Si pensi a santa Gemma Galgani o a san Gabriele dell’Addolorata.

In adolescenza, tra la malattia della depressione, le pratiche occulte e lo sviamento new age, mi sono ritrovato a vivere la condizione del giovane sperduto e dell’adolescente disperso nelle tenebre. So cosa significa perdersi, non avere un punto di riferimento o non ricevere un modello giovanile per l’emulazione personale che sia positivo. Aver conosciuto Cristo, mediante il Cuore Immacolato di Maria, mi ha concesso di conoscere l’Amore e di trovare un modello alternativo di gioventù alquanto esemplare: non i falsi idoli dell’entertainment, modelli di fabbrica costruiti dal potere, ma i santi giovani. Le fiamme di Cristo non disperse, ma ripartite tra le nazioni della terra, per illuminare e per aiutare a ritrovare Cristo in un mondo, il cui spirito, ne fa di ogni per combattere Dio.

Le persone che Gesù ha chiamato all’Eternità in età giovane sono anch’essi innumerevoli. Sono stelle dotate di un’intensità particolare. Ve ne sono stati fin dalla notte dei tempi. Ricordiamone alcuni.

San Vito

Nacque in Sicilia nel terzo secolo, originario di Mazara del Vallo e figlio di un padre pagano. Venne incarcerato a 7 anni dal preside scolastico Valeriano su istigazione del padre a causa della sua fede. Fu un angelo – si presume il custode – a liberarlo. Da lì partì per Lucania dove venne preso e finì vittima dell’editto di Diocleziano. Venne così incarcerato per volere dell’imperatore e torturato. Liberato nuovamente da un angelo, morì per sofferenze il 15 giugno del 303.

Santa Eulalia di Mérida

Eulalia nacque a Mérida, in Spagna. Di lei si parla ne Peristephanon lib. III di Prudenzio. Durante l’editto di Diocleziano, i genitori la nascosero nella casa di campagna. La ragazzina, 14enne, uscì di suo volere dal nascondiglio e si portò al tribunale. Le venne chiesto di rinunciare alla fede e di prestare culto agli dei pagani, facendo atto apostatico. Rinunciò ed esclamò “Credo” in riferimento a Cristo. Venne così dapprima torturata e poi condannata a bruciare viva. Dinanzi le fiamme, si lanciò di sua spontanea volontà nel fuoco per poter accelerare il passaggio all’eternità. Dalla sua bocca venne fuori una colomba bianca, simbolo di salvezza.

Venerabile Agnese di Baviera

Figlia dell’imperatore Ludovico IV, nacque nel 1345. All’età di quattro anni, fu condotta nel monastero delle clarisse “am Anger” di Monaco, affinchè vi ricevesse un’educazione religiosa. A ciò si opposero, nonostante la volontà contraria dell’imperatore, le personalità dotte del paese, desiderosi che la fanciulla fosse allevata nell’ambiente della corte reale, secondo la cultura della famiglia imperiale, e indirizzata alla vita politica. Agnese resistette alle volontà, al mormorio e alle dicerie del popolo, volendosi consacrare a Dio nella solitudine del chiostro. Avvenne persino un’irruzione nel monastero affinchè venisse presa e tolta via con la forza. Ma Agnese si rifugiò presso il tabernacolo e, abbracciandolo con le sue mani, pianse e supplicò il Signore perché le venisse in aiuto. Apparvero allora sul suo corpo, nelle mani, nei piedi e sul costato cinque piaghe di natura ulcerosa, che furono considerate stimmate. La devota fanciulla morì, all’età di sette anni, l’11 novembre 1352. La causa per l’approvazione del suo culto come beata è in corso fin dal 1705.

Santa Maria Goretti

Descrive santiebeati.it: «Il martirio. Il 5 luglio 1902 i Serenelli e i Goretti erano intenti alla sbaccellatura delle fave secche. Maria, seduta sul pianerottolo, guardava l’aia e rammendava una camicia di Alessandro. A un certo punto, lui lasciò il lavoro e con un pretesto si avviò alla casa. Giunto sul pianerottolo, invitò Maria a entrare, ma lei non si mosse: la prese per un braccio e con una certa forza la trascinò dentro la cucina, che era la prima stanza dopo l’ingresso.
La ragazzina capì le sue intenzioni e prese a dirgli: «No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all’inferno». Ancora una volta respinto, il giovane andò su tutte le furie: preso un punteruolo che aveva con sé, cominciò a colpirla. Maria lo rimproverava, si divincolava.
Mentre lui, ormai cieco nel suo furore, prese a colpirla con violenza sulla pancia, lei ancora invocava la mamma e supplicava: «Che fai Alessandro? Tu così vai all’inferno…». Quando vide le chiazze di sangue sulle sue vesti, la lasciò, ma capì di averla ferita mortalmente. Il racconto è ricavato dalla deposizione prestata dallo stesso Alessandro Serenelli al Tribunale Ecclesiastico.»

Nellie Organ

Nacque a Cork, Irlanda, il 24 agosto 1903. Nellie è una delle sante più giovani che siano mai esistite. Ebbe la conoscenza ragionevole di Dio ed il deliberato uso della ragione per riconoscere le materie di fede a soli 4 anni. Il suo fu un intelletto precoce cui seguì una maturità spirituale altrettanto precoce. Nellie è tra gli esempi più piccoli di unione assoluta con Dio. La piccola era attratta dall’Ostia Divina e dalla Passione di Cristo fin da piccolissima. Soffrì una malattia che la mise a dura prova all’età di soli 4 anni. I giorni ultimi del suo cammino terreno li trascorse nella sopportazione della sofferenza fisica e spirituale, associata al desiderio giornaliero di ricevere la Santa Comunione, che ricevette 32 volte in meno di due mesi, grazie ad un permesso straordinario del Vescovo Diocesano. Nell’atto in cui riceveva l’Eucaristia, Nellie si trasfigurava in volto, rimanendo ore assorta in preghiera di ringraziamento. Confortava quanti intorno a lei soffrivano, ricordando loro la Passione di Gesù. Spirò il 2 febbraio 1908.

Beata Chiara Luce Badano

Nacque a Sassello, in provincia di Savona, il 29 ottobre 1971. A nove anni conobbe il Movimento dei Focolari di Chiara Lubich ed entrò a far parte del Gen. A sedici anni, durante una partita a tennis, avvertì una serie di dolori particolari ad una spalla; è callo osseo la prima diagnosi, osteosarcoma dopo analisi più approfondite. Seguirono interventi senza riuscita alla spina dorsale, chemioterapia, spasmi, paralisi alle gambe. Rifiuta la morfina che ne minerebbe la lucidità razionale. Il suo sorriso non svanisce. Alcuni medici, non praticanti, si riavvicinano a Dio. La sua cameretta, in ospedale prima e a casa poi, diviene luogo di incontro, condivisione e di apostolato: «L’importante è fare la volontà di Dio.. è stare al suo gioco. Un altro mondo mi attende. Mi sento avvolta in uno splendido disegno che, a poco a poco, mi si svela. Mi piaceva tanto andare in bicicletta e Dio mi ha tolto le gambe, ma mi ha dato le ali.”. Negli ultimi giorni, sofferente e morente, non riesce quasi più a parlare, ma vuole prepararsi all’incontro con Colui che definisce “Lo Sposo”: si sceglie un abito bianco con una fascia rosa. Spiega anche alla mamma come dovrà essere pettinata e con quali fiori dovrà essere addobbata la Chiesa; suggerisce i canti e le letture della Messa. Vuole che la Messa sia una festa, un arrivederci e non un addio. Le ultime sue parole: “Mamma sii felice, perché io lo sono. Ciao!”. Muore all’alba del 7 ottobre 1990.

Mi fermo qui, avendone nominato soltanto alcuni, un piccolo gruppetto di “presentazione”, che combini ed unisca il tempo antico ed il tempo odierno. Se avessi deciso di nominarli tutti, non mi sarebbe bastato un numero di paragrafi pari al numero di galassie presenti nell’universo. A noi scoprirli nell’immensità dell’oceano celeste. E se riusciremo a salvarci, entrando così nel Regno dei Cieli, potremo perfino conoscerli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...