A proposito di Megghy

A volte vi sono anime che sulla terra sono con Gesù e di cui non si ha alcuna conoscenza mentre queste sono in vita. Soltanto a posteriori, queste piccole perle di Dio vengono conosciute. Chi, nel 1899, conosceva Gemma Galgani? Chi, passando per via del Seminario, sapeva che in una particolare abitazione vi abitasse una futura santa? Oggi, il culto veneratorio di questa santa ha raggiunge i confini del mondo.

Così, vi sono piccole stelle che, nonostante la luce emanata, rimangono riposte nella propria abitazione, confinate tra le mura di casa o sul fondale di un oceano. Stelle che possono essere tali soltanto se illuminate da Dio. Perché se non ti fai illuminare dalla luce di Dio, stella non puoi essere.

In questi giorni, su una particolare piattaforma digitale, di quelle che vengono chiamate «social», ho scorso un post su una certa Megghy. L’ho visto e ho appreso che una signora di tal nome fosse stata chiamata all’eternità.

Procediamo a posteriori per parlare di lei, Megghy, quest’anima volata all’eternità pochi giorni or sono per una malattia legata al cancro.

Il post da cui ho avuto modo di conoscerla parlava di lei, avvisava della sua morte, e ciò che mi ha fatto soffermare su ciò che leggevo non era la scomparsa in sé, ma l’unione della sofferenza alla fede. L’esempio di vivere la sofferenza nella fede, senza venir meno alla seconda a causa della prima. Perchè è ciò di cui ha bisogno Dio affinchè possa venire manifestato al prossimo.

Che l’anima sia fedele al Signore anche qualora il sole dovesse smettere di brillare, e la tempesta dovesse invece presenziare in tutta la sua potenza. Lì, dove sopraggiunge la tenebra, l’anima deve sapersi custodire nella fede, unita a Dio, quel Dio Trinitario, unico e universale, che si è rivelato nella sua seconda persona, Gesù, il Figlio Unigenito.

Il post, scritto da una madre di famiglia, mediante il profilo “eucharistic_mission”, recava:

Il 31 dicembre 2020 ho incontrato
per la prima volta
su Instagram Margherita,
per gli amici Megghy.
[…]
Quando nella mia parrocchia
c’era l’esposizione del
Santissimo Sacramento
la deponevo ai piedi dell’altare
e la affidavo direttamente a Lui. 
Oggi ho saputo che è salita al Padre,
dopo aver lottato per 8 anni
con un cancro.
Non aveva ancora compiuto 43 anni. 
Era una guerriera di Dio,
non ha mai perso la speranza né la fede.
Il suo dolore più grande
non era quello di morire,
perché lei si sentiva pronta
ad incontrare il Signore,
ma quello di lasciare orfani
i suoi due amatissimi figli!
[…]
È stata un angelo per me,
mi ha insegnato,
nella concretezza,
il significato di fede,
speranza e amore.
[…]
Sono infinitamente grata
di averla conosciuta
e ora ho anche la certezza
di avere un angelo in più in cielo
a guidare il mio cammino di fede!

Megghy parlava di Gesù. E tra i singoli post sul Signore, creava e condivideva le sue sciarpe a mano, che lei definiva “imperfette”. Sciarpe come piccoli regalini d’amore. Post come condivisione dei suoi pensieri, su Gesù, sulla fede, sulla sofferenza, sulla malattia.

Megghy, in uno dei post che aveva pubblicato, scriveva:

Nella mia vita forse nessuno mi ha mai dato la totale e completa fiducia che mi ha dato Gesù con queste parole. Vi rendete conto? Oggi Lui che è il re dell’ universo ci dà la sua fiducia e ci proclama ” Messaggeri di Cristo” . Oggi il mio Dio mi chiede di diffondere il suo messaggio di amore, e io come posso tirarmi indietro, io che senza la fede non avrei mai avuto le risorse per portare la croce della malattia. Papa Francesco afferma che la fede è un dono, ed è vero, quindi ricordiamoci di ringraziare Dio per il dono della fede. Questo è uno dei motivi per cui il cuore di Megghy non può tacere e deve urlare che oltre ogni dolore c’è un amore più grande che è quello di Gesù. Non abbiate paura di attraversare le vostre sofferenze, non siete soli Gesù vi tiene per mano, sempre.

Prima che il suo cammino terreno volgesse al termine, Megghy scrisse un post struggente rivolto a suo marito. Raramente ho letto qualcosa di analogo, da parte di una persona che sa di dover morire a breve. La lettura di quanto segue è struggente, letteralmente mi apre il cuore e me lo fa sanguinare.

Amore mio, sposo meraviglioso. Il nostro amore è talmente sacro che sembra quello decantato nel cantico dei cantici, un amore benedetto da Dio nostro complice e testimone. Essere una sola carne come lo siamo noi porta dolore quando una parte te la vogliono strappare a forza. Ma io ti dico, amore mio, che se questo sacrificio te lo chiede Dio tu lo devi accettare. Io so di essere una creatura amata, Dio ha scelto per me il migliore dei mariti e per i miei figli il migliore dei padri. Questa croce senza di te come avrei potuto trascinarla in tutti questi anni, io non avrei potuto. Sappia il mondo intero che questa guerriera di Dio senza te sarebbe stata niente. Il Signore sa quanto io voglia vivere, e io questa grazia la chiedo, ma non per me, per te, troppo hai patito per non lasciare la mia mano! La mia non è rassegnazione, ma accettazione consapevole di una volontà divina. Questa guerriera di Dio continuerà a lottare, solo una cosa non chiedermi mai, non chiedermi di oppormi alla volontà del Padre mio, non potrei amo anche Lui e anche a Lui sento di appartenere con la stessa forza e lo stesso ardore a cui appartengo a te marito mio. E ancora ti dico amore mio che so per certo che Lui mi farà risorgere, non so se in questa o in un’altra vita, ma io risorgerò, me lo ha promesso, e la sua parola dura in eterno

Un post sul Sacramento degli Infermi ed uno infine su san Giuseppe.

Poi, il trapasso.


Questa signora dal capello biondo, che parlava di Gesù e realizzava sciarpe, si chiamava Megghy. È volata via passando attraverso la malattia del cancro. Non scriveva più da almeno quattro mesi, a causa della malattia. Pochi hanno avuto modo di conoscerla. Non so nulla sugli attimi finali della sua vita. Mi auguro che sia finita come nelle migliori storie di chi ha camminato con Cristo.

Possa essere in pace con Dio e pregare per noi.

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