Gli attributi di Dio: trascendentali ed ulteriori

Dio è infinito. In quanto tale, qualsiasi concetto semantico estrapolato da un particolare termine e attualizzato per la definizione di Dio, è e sarà sempre infinitamente limitato dinanzi colui che si cerca di definire. Dio scinde ed è “totalmente altro” da qualsiasi definizione semantica concettualizzata per teologare (per parlare ovvero di Dio). Dio è infinitamente oltre qualsiasi attributo gli si possa attribuire.

Ciò detto, è pur vero che, con la rivelazione di se stesso, Dio si è fatto conoscere. E da questa sophia (conoscenza), l’uomo ha ottenuto una serie di conoscenze specifiche su “l’essere Dio”. Per cui, per quanto limitatamente all’intelletto umano, l’uomo può comunque parlare di Dio, nei limiti del possibile e della natura ragionevole. Dio è infinito, ma esso può comunque venire conosciuto, nei limiti di quanto egli stesso ha rivelato di se stesso all’uomo. Altresì non vi sarebbe e non vi potrebbe essere teologia alcuna (teologia = dire su Dio, parlare di Dio).

Chiaro? 😉

Ottimo.

Dio ha una serie di attributi, altresì conosciuti come “I trascendentali dell’essere”. Senza che quanto segua debba esser visto come “gli unici attributi di Dio” ma piuttosto come “Gli attributi nei limiti della conoscenza umana su Dio”.

  1. “Ipsum esse subsistens”
    • Dio è incausato, sussiste in se stesso, ha la causa in se stesso e si basta da solo. Non vi è altro all’esterno di Lui. Leibniz diceva “egli è sostanza sufficiente in se stesso”.
  1. “Trascendentali dell’essere: l’uno, il vero, il buono” • Dio è l’uno, il vero e il buono.
    • San Tommaso dimostra che Dio è “l’uno” attraverso tre vie: dalla sua assoluta semplicità (principio dell’omnino simplex), dall’infinità della creazione e dalla unità del creato. Dio è uno, non ve ne sono altri.
    • Non vi è contraddizione tra ciò che Dio ha creato e se stesso. Se dunque non vi sono contraddizioni, non vi sono nemmeno falsità. Se non vi è falsità, non vi può dunque che essere verità. Dio è solamente vero. Il primo sommo attributo, secondo il dottore angelico, è che Dio è verità assoluta, infinita e perfetta.
    • Dio è infinitamente buono. L’essere buono non è una componente di Dio: è Dio stesso. Dio è buono. Dio non può non essere buono.
  1. “Intelletto, volontà, potenza”
    • L’intelletto di Dio è Dio stesso: esso non è una caratteristica dell’essere, una componente dell’io, un’accidente, secondo il concetto di “accidente” di derivazione aristotelica. Dio si identifica con l’intelletto stesso e l’intelletto è Dio stesso: è il suo stesso essere. San Tommaso deduce dunque che Dio debba conoscere se stesso in modo assoluto e perfetto. L’intellezione divina crea nell’atto stesso in cui decide di concepire un qualcosa, sia esso materiale o immateriale. Dio non pensa: sa già in se stesso in modo pre-esistente.
    • L’oggetto della volontà di Dio è il bene sommo e assoluto. Essendo Dio il bene stesso, san Tommaso deduce che l’oggetto della volontà divina è Dio stesso. Dio dunque vuole solamente il bene, di se stesso e di ciò che crea. Ogni cosa ha il suo fine in Dio. Ognuno di noi è naturalmente portato verso Dio, che è sommo bene e amore assoluto. Dio, con un unico atto della sua volontà, vuole se stesso ed il prossimo. Il rapporto di essa – la volontà – nei confronti di se stesso è necessario e naturale; nei confronti del creato non è necessario, essendo il creato frutto del libero arbitrio divino.
    • La potenza di Dio è Dio ed è in Dio stesso. Dio è onnipotente. Dio può ogni cosa. Dio è onnipotente e può dunque ogni cosa che sia in linea con il suo stesso essere: e ciò non è un limite di onnipotenza. Lo vediamo subito. Dio può tutto, tranne che entrare in contraddizione con se stesso; Dio può dunque ogni cosa, salvo due cose: fare del male (il peccato) e morire. Non può morire perchè in esso non vi è morte, e dunque non vi è che vita: egli è eterno, esiste in se stesso e non ha né principio né fine. Non può fare del male perchè il male nasce dalla separazione dal bene, dall’omissione consensuale del bene. Dall’assenza del bene nasce l’opposto, ovverosia il male. Dio non può separarsi in se stesso ed essere causa di qualcosa che nasce dalla separazione del bene: sarebbe un paradosso. Soltanto ciò che è debole ed incline verso il peccato può commettere il male. E non essendo la debolezza in Dio, Dio non può fare male alcuno.
  1. “Il totalmente altro: senza materia, spazio e tempo”
    • Dio è senza materia. Egli è infinito. Questo infinito va inteso in senso reale e spirituale.
    • Dio è senza spazio. Egli è immenso. Non è contenuto e non vi è “cosa” che lo contenga (paradosso).
    • Dio è senza tempo. Egli è all’esterno di ciò che noi definiamo “tempo”. Egli è senza tempo. Dio è dunque eterno.

Dio è Dio. Misericordioso e giusto, infinito in ogni attributo, egli è il creatore di ogni cosa, fonte prima di ogni cosa, incausato e sussistente in se stesso.

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