La Marcia Nazionale per la Vita 2021 è stata un tour de force

“Il giorno si avvicina” scrivevo il 19 maggio. Poi fu sera e fu mattino («E fu sera e fu mattina: terzo giorno» Genesi 1,13) ed eccoci al 30 maggio. La Marcia Nazionale per la Vita 2021 è passata, l’ho vissuta e sono qui ad esporne i postumi. Postumi spirituali, psichici e fisiologici. Si, perchè la MpV ha significato uno sforzo a tutti i livelli. Frutto di un atto di volontà libero, uno creatore del festival, l’altro partecipante al festival, la MpV è, è stata e sarà una marcia per la vita, contro l’aborto. Chiunque sia contro l’aborto e per la vita è liberamente invitato a partecipare!

La Marcia nazionale per la Vita 2021 è stata un tour de force. Si è trattato di usare la propria facoltà intellettiva per spostare il proprio corpo, ed usare il proprio corpo per sopravvivere ad un viaggio di andata di cinque ore, ad una manifestazione statica di due ore e ad un viaggio di ritorno di quasi sei ore. Senza chiudere gli occhi, posso ricostruirne il viaggio che un individuo come Bilbo avrebbe senz’altro compiuto, con fagotto e bastone da viaggio.

Sveglia alle 3.40 del mattino.
Mi sono addormentato alle 2
e ho dormito un’ora e mezza e dieci minuti aggiuntivi.
È la fine della solidità fisiologica.
Il corpo reclama ulteriori dieci ore di sonno.
Mi alzo come fossi un dinosauro in letargo da duemila anni.

Vengo preso da una bravissima donna,
figura mitologica del cattolicesimo romano,
guerriera mai stanca di Cristo.
Si chiama Alba.
È sveglia come non avesse mai dormito.
Io a malapena ho sceso le scale.
Ho dai dieci ai vent’anni meno di lei.

Alle 4.30 si parte con il pullman.
Il viaggio in pullman è totalizzato
dalla continua dinamicità del mio corpo,
per cercare una posizione in uno
spazio statico.
Mi muovo come fossi il criceto in gabbia;
Ci sono con me ragazzi pro-life,
piccola % del gruppo da 36 persone.
Si arriva a Roma, la città eterna,
all’alba e chiunque, tranne me,
ha fatto colazione.
Sono colui che vuole mangiare ma non mangia.
Vedo le periferie romane quale quintessenza
del degrado sociale e urbano.
Sembro tra le periferie del messinese.
Laddove sono cresciuto.
Laddove crebbi.. un tempo.

La Marcia nazionale per la Vita si rivela essere
una non-marcia,
di matrice statica,
posizionata presso l’Altare della Patria,
in piazza Venezia.
Il calcolo delle presenze mi induce a pensare
che siamo sui 1.200;
non necessariamente meno,
forse qualcosina in più.
Mi aspettavo una partecipazione maggiore.
Vi sono esponenti pro-vita,
partecipanti di ogni ordine e grado,
figure sociali e politiche,
personaggi tra i più disparati.

Sotto il sole per due ore,
ottengo la vitamina D mancante
dall’alba della pandemia.
D’improvviso mi ritrovo nero
e smetto di essere bianco.
I dialoghi si susseguono,
generalmente più puliti ed efficaci rispetto
all’edizione 2018, alla quale presi parte.
I partecipanti vanno e vengono;
non vi sono stati particolari opposizioni durante l’evento.

Questa è la Marcia per la Vita.
I discorsi dei partecipanti,
i canti dei seminaristi di Roma;
o una parte di essi,
le suore urlatrici (senza accezione negativa),
le voci dei presenti,
le singole realtà partecipanti,
Il caldo e la stanchezza,
il fisico disabituato dalla pandemia,
il discorso del vescovo Suetta,
la continuità mobilità di un ragazzo
che non riesce a stare fermo,
la dispersione dei singoli,
il passaggio del mondo pagano,
la calura romana,
il senso del tutto,
la domanda interiore se tutto questo avrà un effetto collaterale concreto
nel tessuto politico del paese in cui viviamo.

La Marcia nazionale per la Vita è questa. Esprimere e farci sentire; non produce un effetto collaterale immediato, non cambia il mondo in cui viviamo, e non è nata per il sopracitato fine. La Marcia nazionale per la Vita è una difesa verbale di un valore. Per mezzo della parola, si urla al mondo quanto la vita nasca nel concepimento: soltanto nel “poi”, così come nel “prima” della manifestazione, per mezzo della preghiera e delle opere, possono avvenire dei cambiamenti concreti.

La Marcia nazionale per la Vita viene organizzata perchè è sacrosanto unirci e ribadire quanto la vita nasca dal momento del concepimento ed in quanto tale vada protetta. Non si cambia il mondo “durante” la manifestazione, ma in ogni giorno della nostra vita, conservando ed annunciando nella quotidianità dell’ambiente in cui viviamo i valori attorno ai quali prende vita l’evento. L’istante successivo al termine della manifestazione (perchè, quest’anno, marcia non è stata), il mondo preserva la sua identità sostanzialmente pagana, secolarizzata: a noi proseguire con l’apostolato e l’evangelizzazione, secondo l’ordine di Cristo. Anche per il valore pro-vita.

Matteo 16, 15
15
 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

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