“Oggi siamo un paese più umano, giusto e più libero”: L’eutanasia è e rimane un atto omicida

La Spagna ha legalizzato l’eutanasia con 202 voti a favore e 141 contrari. Il presidente Sánchez ha scritto un tweet dove ha espresso il pensiero “Oggi siamo un paese più umano, giusto e più libero”. Il ritornello che la sinistra radicale ripete ad ogni violazione dell’ordine naturale. Violano l’ordine della legge naturale, rivendono come “progresso” e “libertà” e si appellano al “diritto”. Il senso di ingiustizia che tutto ciò provoca è intollerabile e non cessa di urlare vendetta al Cielo.

L’eutanasia

2276 Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un’esistenza per quanto possibile normale.

2277 Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.

Così un’azione oppure un’omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L’errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest’atto omicida, sempre da condannare e da escludere. 

2278 L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’ «accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.

2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.


Togliere la vita ad una persona è moralmente inaccettabile anche qualora uno lo volesse. Con l’accettazione di un crimine rivenduto come “diritto” si completa l’inversione della legge naturale iniziata con il 68′. Si ha dunque il totale disfacimento dei valori e della simmetria naturale. Oggi, ogni cosa è invertita: senso del bello, del buono, del giusto. Il male trionfa.

Ci si chiede quanto ancora il nostro Dio continuerà a tollerare tutto questo e quando si avrà un intervento volto a porre fine a questo regno di tenebre senza confine. Preghiamo per ottenere da Dio la grazia necessaria a sopportare il male, evitando che entri nella nostra mente e discenda nel nostro cuore. Il veggente Baron ci aveva avvertiti, riguardo la legge sull’Eutanasia.

2002 – Messaggio letto pubblicamente a Schio la prima volta durante il Meeting:  
“Se avverrà ciò che io non vorrei, allora sappi che i tempi volgeranno verso la fine. Tutto sarà causa peccato, fattosi perverso da rendere gli uomini ladri, ingannatori, assassini. Si accaniranno contro i loro figli al punto da ucciderli. I figli accoltelleranno i genitori. Anche le famiglie si flagelleranno con facili tradimenti. Quando gli uomini avranno legiferato ogni legge per facilitare la morte, la divisione delle famiglie, quando si giustificherà la perversione tra i simili, quando la carne prevarrà sullo spirito e si dissiperà la vita, quando le guerre infuocheranno la terra; quando la natura si ribellerà contro di voi, sappi che i tempi volgono verso la fine.”

Luca 23,34
34 Gesù diceva: «Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno»

Matteo 5,6
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perchè saranno saziati.

11 pensieri su ““Oggi siamo un paese più umano, giusto e più libero”: L’eutanasia è e rimane un atto omicida

    1. Ciao caro, il rifiuto personale del papa non è dogmatico né rappresenta un vincolo per i fedeli. Il suo “rifiuto”, espresso nel Magistero Ordinario, non appartiene al “Magistero Alto” (divino e infallibile) ma, per l’appunto, al Magistero Ordinario (umano e fallibile) [La Chiesa divide il Magistero in tre ‘livelli’: ordinario, intermedio e alto].

      Il papa è infallibile (Dogma dell’Infallibilità Papale, Concilio Vaticano I, 1870) solo e soltanto quando si esprime da ex cathedra in qualità di Dottore della Fede, in materia di fede e dottrina. Serve un Atto Canonico ufficiale, emanato dal papa in persona ove si dichiara, in maniera esplicita, l’utilizzo del Dogma dell’Infallibilità, rendendo l’emanazione ecclesiastica dogmatica per la Chiesa Universale. Lì soltanto sopraggiunge il dogma dell’infallibilità, ergo l’infallibilità del testo e la sua piena coerenza con la Dottrina della Chiesa. Quanto viene espresso diviene dunque “è così” per tutti i fedeli della Chiesa Universale (Cattolica). Pur non essendoci “l’obbligo di credere”, la Chiesa pone l’obbligo di non negare.

      Quando il papa si esprime nel quotidiano, questo quotidiano è detto “magistero ordinario”: su di esso non sopraggiunge alcuna dogmaticità di fatto, non vi è principio di infallibilità alcuno. Quel che esprime nell’ordinario rimane, per l’appunto, ordinario: personale e fallibile. Il papa, nel suo quotidiano, è dunque fallibile come qualsiasi altro umano.

      Qualora esprima un errore in avversione alla Dottrina della Fede, il fedele non è tenuto ad andare contro di lui né tantomeno a dividersi da lui (delitto di scisma, canone 1364 § 1, Codice di Diritto Canonico), ma non è nemmeno tenuto a far proprio l’errore. Egli, il fedele, non deve andare contro il soggetto, autore dell’eresia, ma non deve far proprio l’oggetto, qualora questo sia obiettivamente ereticale.

      Il suo “astio” in avversione all’appellativo di Corredentrice era già stato espresso lo scorso marzo: nulla di nuovo. I suoi predecessori hanno invece avvalorato le possibilità teologiche del concetto di “corredentrice”, utilizzando talvolta il sopracitato appellativo e non senza un adeguato processo esplicativo. Vedi Ad Diem Illum Laetissimum (1904) di papa Pio X o Redemptoris Mater (1987) di Giovanni Paolo II. Esso, il concetto, è biblico e, come realtà teologica, è già stata diffusa attraverso il Magistero Ecclesiastico nel corso dei secoli.

      Nessun problema, insomma.

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      1. Ok
        Grazie mille per la precisazione🤩
        Comunque in ogni caso, secondo te è giusto nominarla “Corredentrice”? L’unico Redentore, l’unico che redime dai peccati, non dovrebbe essere Cristo? Non si rischia in questo modo di creare delle derive pagane? La Chiesa se non erro non ha nemmeno mai riconosciuto quell’apparizione in cui la Madonna chiede il dogma

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        1. Contento di risponderti 🙂

          Premessa: ho attuato una revisione per ottimizzare il commento 🙂

          Si, il significato dell’appellativo non è sbagliato o “eretico”. L’unico Redentore è e sarà sempre Cristo. Con “Correndetrice” non si intende precludere l’esclusività di Cristo come Redentore né tantomeno che Maria abbia “redento” in maniera paritetica a Cristo né tantomeno che i “Redentori” siano due. No, non questo.

          Il termine può suscitare – indirettamente e inconsapevolmente – una certa ambiguità teologica che, tuttavia, non deve spaventare. Il concetto, l’identità semantica del vocabolo, va sottoposto ad un adeguato processo esegetico e teologico, per evitare che si fraintenda il significato specifico, unico e nativo del termine, capendo il contrario di ciò che è, e che ne venga di seguito preclusa la sua veridicità teologica. In poche parole, il significato dell’appellativo “Corredentrice” può essere frainteso a seconda di come si intenda il significato nominale (così come lo si legge) del termine stesso. Tuttavia, il concetto espresso dal vocabolo, esplicato e compreso nella maniera corretta, è teologicamente attendibile, così come poi esposto lungo i secoli dal Magistero della Chiesa. La Chiesa Cattolica ha il potere di emanare la corretta spiegazione dell’appellativo “Corredentrice” e di avvalorare il suddetto termine quale appellativo ecclesiastico da associare a Maria Santissima.

          Se non si comprende si rischia di fraintendere, se si fraintende si rischia di andarci contro 🙂 Può succedere, sopratutto in virtù di ciò che la Chiesa definisce “inganno dell’auto interpretazione” (esercizio di cui la Chiesa stessa, da sempre, invita a diffidare). l’importante è che sopraggiunga il chiarimento necessario atto ad aiutare il prossimo 🙂

          Come specificato dal teologo francescano Mark Miravalle, il prefisso ‘co’ deriva dal Latino ‘cum’, che significa ‘con’, e non ‘uguale a, pari a’. Il significato di Corredentrice non oscura né preclude né diversifica il primato di Redentore che ha soltanto Cristo.

          Diceva Salvatore Perrella, O.S.M., della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma, in merito alla dichiarazione presentata dai vescovi nel 1959 e registrata agli atti solamente nell’anno seguente: «La richiesta fa uso di una terminologia che appartiene ai manuali teologici preconciliari: Corredentrice, corredenzione; Mediatrice, mediazione, redenzione oggettiva e soggettiva: applicazione e distribuzione di grazie; merito de condigno e de congruo… Essa mostra una certa quale “disistima” dell’insegnamento conciliare, che peraltro è ritenuto non del tutto adeguato a descrivere complessivamente la cooperazione di Maria all’opera redentrice di Cristo (Corredenzione) ovvero la sua associazione con Cristo nell’applicare e distribuire la salvezza a tutte le persone per tramite dell’intercessione di grazia e di misericordia (Mediazone)»

          Come spiegò Giovanni Paolo II, esso non va inteso “alla pari di Cristo” (eresia e contraddizione teologica) ma “con” e “a partire da”. “Corredentrice” è esplicabile come “associata da Gesù Cristo nell’opera di Redenzione”, che a sua volta richiama l’espressione “generosa socia del divin Redentore” (Munificentissimus Deus, costituzione dogmatica, 1 novembre 1950).

          Diceva papa Benedetto XV nell’atto Inter sodalicia del 1918: «Che proprio l’Addolorata venga eletta e invocata come Patrona di una buona morte, corrisponde meravigliosamente alla dottrina cattolica e alla pia tradizione della Chiesa….Perché i Dottori ritengono concordemente che, se la Beatissima Vergine non ha apparentemente avuto partecipazione alcuna alla vita pubblica di Gesù Cristo, e riappare, poi, all’improvviso, sulla via del Calvario e sotto la Croce, ella non vi può essere stata presente senza un disegno divino. Perché così ella soffrì e quasi morì con il Figlio suo sofferente e morente, così rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su questo Figlio e lo immolò per placare la divina giustizia, sicché si può dire, a ragione, che ella abbia redento con Cristo il genere umano. Evidentemente per questa ragione tutte le diverse grazie del tesoro della redenzione vengono anche distribuite attraverso le mani dell’Addolorata»

          Diceva Giovanni Paolo II nell’udienza generale dell’8 settembre 1982: “Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità”.

          Diceva Giovanni Paolo II il 31 gennaio 1985, durante un’omelia in Equador: «spiritualmente crocifissa con il Figlio crocifisso» aggiungendo «I Vangeli non ci parlano di un’apparizione di Gesù risorto a Maria. In ogni modo, poiché ella fu in modo speciale vicina alla croce del Figlio, dovette avere anche un’esperienza privilegiata della sua risurrezione. Effettivamente, il ruolo corredentore di Maria non cessò con la glorificazione del Figlio».

          Viene espresso nella Lumen Gentium, costituzione apostolica del Concilio Vaticano II: «… l’alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico… soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia.» (LG, n. 61)

          La Chiesa non esclude una forma specifica di partecipazione alla Redenzione del Divin Figlio, senza nulla togliere a Cristo che è e rimane Unico Redentore.

          Gli approfondimenti che si potrebbero fare a riguardo sono e sarebbero immensi. Quanto poc’anzi esposto non è che una goccia nell’oceano teologico e biblico. C’è molto di più da sapere.

          Per ulteriori approfondimenti, qui trovi un articolo sulle apparizioni di Amsterdam: https://theorangeblogger.com/2019/12/29/avvocata-mediatrice-e-corredentrice-la-madonna-chiese-il-quinto-dogma-mariano-a-ida-peerdeman-nel-1951-e-nel-1954/

          Qui (particolarmente prezioso): https://cronicasdepapafrancisco.com/2021/03/25/caro-papa-francesco-sua-madre-non-sara-certo-corredentrice-ma-la-madre-di-gesu-si-lo-e/

          Qui (particolarmente prezioso): https://www.youtube.com/watch?v=_rQmcIPz59Y

          Spero che questi chiarimenti, di cui potrai usufruire individualmente e nella loro interezza, ti aiutino a fare chiarezza. Ve ne sono e sarebbero molti di più 🙂

          Infine, riguardo l’apparizione di Amsterdam (1945-1959), nella quale Maria chiese la proclamazione del Quinto Dogma Mariano (Avvocata, Mediatrice e Corredentrice), l’apparizione è ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa Cattolica con Atto Canonico Ufficiale emanato il 31 maggio 2002. La Chiesa Cattolica consta di sovrannaturalità. Essa rientra tra le 16 apparizioni ufficialmente riconosciute nella storia della Chiesa Cattolica. Per questo motivo si ha l’ulteriore certezza che il fondamento teologico sia corretto: esso è nelle Scritture, ed è perfino desiderato dalla Madonna in un’apparizione autentica.

          Per qualsiasi altra cosa, hai tutti gli aiuti di cui avrai bisogno 🙂

          Ti lascio con una perla:

          “Con una punta d’ironia iniziamo quest’opera spiegando ciò che con l’espressione “Maria Corredentrice” non s’intende. L’intento è quello d’evitare iniziali malintesi che posson pregiudicare il termine “Corredentrice”, intendendolo diversamente da come la Chiesa, ossia i Papi, i Santi, i Dottori, i Mistici e i Martiri, l’hanno effettivamente adoperato. Un conto è asserire: «Io non accetto che la Chiesa chiami la Madre di Gesù Corredentrice», ossia rifiutare il titolo a causa di dissensi su quel che la Chiesa intende con esso. È una questione diversa ed intellettualmente ingiusta, invece, affermare che la Chiesa intende qualcosa di diverso da ciò che essa realmente intende quando chiama la Madre di Gesù ‘Corredentrice’.” (dal libro di Mark Miravalle, “Con Gesù”. La storia di Maria Corredentrice. Prefazione del Cardinal Edouard Gagnon, PSS, Casa Mariana Editrice, Frigento 2003, pp. 11-18.)

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          1. Grazie mille di nuovo per i chiarimenti🤩🤩
            Ho capito meglio il discorso.
            C’è però una parte di me, la parte più cocciuta e “protestante” di me, che non riesce ancora ad accettare, o forse sarebbe meglio a capire, tutto ciò.
            Il mio è un discorso che sicuramente suonerà “strano”, ma vorrei comunque esporre i miei dubbi

            Innanzitutto:
            Uno dei siti che mi hai consigliato è un pelino “anti-bergogliano”. Io non sono affatto un “bergogliano”, ma non vorrei che parlino con pregiudizio. Sei sicuro sia affidabile?
            Da quello che però hanno scritto Benedetto e GP mi sento di fidarmi.

            Secondo:
            C’è un dubbio che mi attanaglia: nessuno mette in dubbio che Maria abbia sofferto e anche tanto nel vedere il Figlio crocifisso.
            Ma il dolore basta a sostenere l’idea che Ella sia stata “spiritualmente crocifissa”? Lo chiedo perchè le vessazioni, la flagellazione, il tradimento, la corona di spine, il calvario…le ha vissute tutte Cristo.
            E ok che la “crocifissione” di Maria non è paritaria a quella di Gesù e sarebbe un eresia dirlo. Ma basta il dolore a determinarlo o c’è dell’altro?

            C’è anche un altro dubbio che mi attanaglia: Padre Pio e Francesco d’Assisi hanno avuto le ferite della Passione. Anche loro sono “spiritualmente crocifissi”? Hanno sofferto di più loro o Maria?

            E infine il mio ultimo dubbio:
            Maria è Onnipotente ma è dipendente da Dio. Ma logicamente ciò non è una contraddizione?
            Come può un essere Onnipotente dipendere da qualcuno?

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            1. Ben venga 😀

              1) “C’è però una parte di me, la parte più cocciuta e “protestante” di me, che non riesce ancora ad accettare, o forse sarebbe meglio a capire, tutto ciò.” – Ottimo! Il processo di conversione è un cammino, un processo graduale (per l’appunto). Ad esempio, un protestante che diviene cattolico (non mi riferisco a te 🙂 ), ha la possibilità – ed il dovere – di eliminare ogni residuo di “protestantesimo” che vive in lui per compiere in maniera più perfetta e definitiva la sua conversione alla luce della fede divinamente rivelata. Ciò richiede tempo e gradualità (“Legge della gradualità” di cui parlava Giovanni Paolo II). Bisogna passare dal dubbio, dalle domande e dalle prove esistenziali per giungere a nuova vita: dal dubbio si passa alla certezza e attraverso le prove si diviene santi.

              2) “Uno dei siti che mi hai consigliato è un pelino “anti-bergogliano”. Io non sono affatto un “bergogliano”, ma non vorrei che parlino con pregiudizio. Sei sicuro sia affidabile? Da quello che però hanno scritto Benedetto e GP mi sento di fidarmi.” – Si, il sito è un “tantino” (eufemismo) critico nei confronti del pontificato di papa Francesco. Lo riconosce come papa ma ne critica l’operato. La suddetta – la critica costruttiva all’operato – non è necessariamente sbagliata. La correzione fraterna – prevista dal Vangelo (Galati 6,1 – Matteo 18, 15-17) – vale per chiunque, da fedele a fedele, indipendentemente dal ruolo sociale esercitato. La Chiesa comprende due tipologie di correzioni fraterne, una privata ed una pubblica, attuabile perfino nei confronti del papa. Il Codice di Diritto Canonico prevede, per il fedeli, “il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa” (canone 212.3, Codice di Diritto Canonico).

              La critica, quand’è costruttiva e sottoposta ad un processo logico-argomentativo, senza oltrepassare la linea di confine che separa la critica dalla diffamazione, lo spirito critico dall’odio, è sacrosanta. Io non sono necessariamente d’accordo con tutto ciò che viene pubblicato in quel sito, e non tanto con i contenuti (sostanza), ma con il modo (forma) attraverso cui i contenuti vengono espressi. Mi sono sentito di consigliarti quel sito, consapevole del ‘rischio’ derivato dalla linea editoriale del suddetto, non tanto per il sito in sé, ma per l’articolo specificatamente dedito al concetto di “Corredentrice”. Quell’articolo mi è parso valido sotto il profilo dottrinale e teologale e mi sono sentito di consigliartelo.

              Il consiglio è dunque di leggere quell’articolo, usufruendolo come risorsa teologica a se stante, senza necessariamente “buttarti” in tutto ciò che viene espresso nel sito, pur ammettendo che molte – se non tutte – le cose che dicono sono corrette! Che poi i modi non siano sempre santi, è un altro discorso 😀

              In definitiva, il fatto che sia “un tantino critico verso Bergoglio”, può sicuramente portarti ad una sana precauzione personale (e ciò è saggio da parte tua); tuttavia, il mio consiglio finale è che ciò non ti induca alla possibilità di pregiudicare la validità degli articoli in essi contenuti, in quanto ognuno di essi è poi sostanzialmente avvalorato da fonti bibliche e magisteriali 🙂

              3) “E infine il mio ultimo dubbio: Maria è Onnipotente ma è dipendente da Dio. Ma logicamente ciò non è una contraddizione? Come può un essere Onnipotente dipendere da qualcuno?” – Maria non è, in senso letterale, onnipotente 🙂 Il concetto di “Onnipotente per grazia” va specificato onde evitare fraintesi e incomprensioni di natura teologica.

              Maria è una creatura umana: perfetta, immacolata, priva di macchia, tutta grazia, santissima fin dal concepimento, sempre vergine, assunta in Cielo, ma pur sempre umana. La sua natura umana preclude la possibilità che abbia natura divina; tuttavia, pur avendo la natura umana (esattamente come te e me), ella ha avuto una serie di favori speciali per Volontà Divina, concepiti e concessi per il Sommo Volere di Dio, che delle sue creature ne può fare ciò che meglio desidera.

              È parte del sapere, alla luce del Vangelo, e della tradizione della Chiesa, considerarla “onnipotente per grazia – colei che può tutto presso Dio”. Cosa significa questo? Lo vediamo subito. Con “Onnipotente per grazia” non significa che Maria abbia il “principio dell’onnipotenza” o che, nella sua anima, vi sia sostanza divina e dunque onnipotente o che la sua natura/essenza sia naturalmente e direttamente onnipotente fin dal concepimento; ciò la porrebbe paritetica a Dio e la farebbe divenire una “dea”. Teologicamente è impossibile, oltre che eretico. No, con questo concetto non si intende diversificare la naturale creaturiale di Maria (che rimane quella di creatura umana) né tantomeno elevarla a “divinità”.

              Con “Onnipotente per grazia” significa che Maria, in qualità di mediatrice di tutte le grazie, può ottenere tutto presso Dio: può, insomma, far ottenere al fedele qualsiasi grazia che a Lei venga richiesta, in virtù della sua Intercessione Immacolata presso Dio. Da qui l’espressione, teologicamente lecita, di “Onnipotente per grazia”; proprio perchè, nel suo ruolo di Mediatrice (Ella media tra l’uomo ed il suo Divin Figlio), può far ottenere tutte le grazie, si definisce a ragione “Onnipotente per grazia”. Ciò non preclude la natura umana (umana, non onnipotente) né tantomeno le assegna l’essenza dell’onnipotenza divina.

              Maria ha il cuore più puro che sia mai stato concepito, voluto, creato da Dio nella storia del creato: il suo Cuore è di carne come il nostro, ma in esso dimora l’Amore di Dio puro e illimitato. Ella è il “contenitore” dell’Amore di Dio più perfetto che esista. Il Cuore Immacolato di Maria è la cosa più pura che esista nel creato visibile e invisibile. Ella è puro amore: l’Amore di Maria, tratto dalla fonte divina, è l’amore più puro, più dolce, più materno di tutto l’universo. Puro, purissimo, la cosa più dolce e materna che esista in tutto il cosmo. Grazie al suo Amore, che da Dio viene, che a Dio è sottomesso e che da Esso viene immensamente riempito, Ella può tutto presso di Lui. Da qui, “onnipotente per grazia”. Dio è il Sole, Maria la Luna; la Luna, senza il Sole, non vivrebbe che all’ombra.

              Immagina il Cuore di Dio dinanzi al Cuore Immacolato di Maria: il cuore del Padre si scioglie, dinanzi a tanta purezza, ed ecco che Maria ottiene tutto ciò che chiede per i suoi Figli o tutto ciò che i suoi figlie Le chiedono (sempre mantenendo la Volontà di Dio come parametro primario per l’ottenimento della grazia). Dio crea la grazia, che passa per mezzo del Suo Figlio Unigenito Gesù (generato, non creato), ch’egli a sua volta dona ai suoi figli attraverso il Cuore Immacolato di Maria. Il Figlio intercede presso il Padre; la Madre intercede presso il figlio.

              Maria è dunque umana, ma onnipotente per grazia presso Dio. Ella vive in subordinazione a Dio, in piena sottomissione presso Dio Uno e Trino, ed intercede per noi con il suo Cuore Immacolato. Dunque il concetto – lato, non letterale – di “onnipotente per grazia” non entra in contraddizione con “sottomessa a Dio”. Ella, come tutti, è e deve vivere in subordinazione a Dio.

              Luca 1, 35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
              Luca 1, 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».

              Spero sia chiaro 🙂

              4) “C’è anche un altro dubbio che mi attanaglia: Padre Pio e Francesco d’Assisi hanno avuto le ferite della Passione. Anche loro sono “spiritualmente crocifissi”? Hanno sofferto di più loro o Maria?” – Va specificato che “spiritualmente crocifissi” non significa che chiunque soffra sia automaticamente “pari a Cristo” o “corredentore”. Questa sorta di “crocifissione spirituale”, non è, non può e non potrà essere intesa come “alla pari di Cristo”, come se noi potessimo soffrire le medesime sofferenze, per qualità e quantità, che il Figlio Unigenito di Dio ha patito per la nostra Giustificazione. Ciò è impossibile.

              In questo senso, la partecipazione di Maria alle sofferenze del Figlio è da intendersi in maniera particolare, specifica e isolata dal resto dell’umanità. Le sofferenze di Maria non sono state le nostre: le nostre sofferenze, individuali, non sono paragonabili a ciò che il Cuore di Maria ha patito. Noi soffriamo in unione mistica con Cristo (è nella croce che l’uomo, più di qualsiasi altro stato, si unisce intimamente a Cristo), ma nessuna sofferenza umana, unita alle Sante Piaghe di Cristo, può essere paragonata alle sofferenze di Maria.

              Maria è la creatura umana che ha sofferto più di ogni altra creatura esistita nella storia del mondo. Nemmeno unendo tutte le sofferenze umane si possono raggiungere le sofferenze individuali, intime, di Maria. I santi hanno sofferto; ma i santi non hanno sofferto né soffrono “più di Maria”. Ciò è impossibile.

              Le sofferenze di Maria e di Gesù vanno concepite diversamente da come noi concepiamo la sofferenza in sé e la sofferenza in noi stessi. Gesù ha sofferto, e continua a soffrire, simultaneamente per tutte le anime del creato dalla creazione del mondo ad oggi. La sua sofferenza non iniziò, né finì, con la Passione. Ma ebbe inizio fin dal suo arrivo nel mondo, attraverso il ventre di Maria, prescelta per la maternità divina. La vita di Cristo fu crucis et martyrium (croce e martirio) per tutto il suo cammino terrestre, perchè vedeva, simultaneamente, tutte le anime che si sarebbero dannate, nonostante la sua Dolora Passione, dalla sua nascita fino alla Parusia (Seconda Venuta e Fine del Mondo).

              I mistici come Padre Pio e San Francesco hanno avuto quella serie di fenomeni trattati in teologia mistica, ovverosia una piccola parte delle sofferenze che Cristo ebbe durante la Passione, nei limiti di quanto la creatura, il futuro santo, poteva sopportare nel proprio cammino cristiano. Il loro vivere, sulla propria pelle e nella propria anima, una piccola parte dei dolori della Passione, non fa di loro in nessun modo “sofferenti quanto Cristo” né “più sofferenti di Maria”.

              Maria ha sofferto più di ogni altro santo messo assieme.

              Considerazioni aggiuntive: ognuno di noi, nel proprio piccolo, può partecipare al mistero della sofferenza e dunque può soffrire. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può soffrire e offrire la propria sofferenza a Cristo, e Cristo solo può valorizzare la nostra sofferenza, permettendo alla stessa di portare frutto. Noi siamo, in grazia, ‘superiori’ agli angeli proprio perchè partecipiamo alle sofferenze di Cristo: l’angelo, invece, è escluso da questo mistero. Egli, la creatura angelica, non può partecipare alle sofferenze in unione mistica con Cristo. E ciò che differenzia, più di ogni altra cosa, l’uomo dall’angelo. La natura angelica è naturalmente superiore alla natura umana; ma l’uomo, per grazia, è superiore all’angelo.

              5) “C’è un dubbio che mi attanaglia: nessuno mette in dubbio che Maria abbia sofferto e anche tanto nel vedere il Figlio crocifisso. Ma il dolore basta a sostenere l’idea che Ella sia stata “spiritualmente crocifissa”? Lo chiedo perchè le vessazioni, la flagellazione, il tradimento, la corona di spine, il calvario…le ha vissute tutte Cristo. E ok che la “crocifissione” di Maria non è paritaria a quella di Gesù e sarebbe un eresia dirlo. Ma basta il dolore a determinarlo o c’è dell’altro?”

              Giacché si soffra, si potrebbe anche dire di essere “spiritualmente crocifissi”, ma la suddetta “crocifissione spirituale” non va intesa alla pari della Crocifissione di Cristo avvenuta nella Divina Passione né tantomeno alla pari delle Sofferenze di Cristo a sé. Questa nostra unione alle sofferenze di Cristo, o la possibilità di unire le nostre sofferenze, anche le più piccole, al Cuore di Cristo, non ci rende, in termini di sofferenza spirituali, “superiori” a chicchessia.

              Ora, tu chiedi: “Ma il dolore basta a sostenere l’idea che Ella sia stata “spiritualmente crocifissa”? Lo chiedo perchè le vessazioni, la flagellazione, il tradimento, la corona di spine, il calvario…le ha vissute tutte Cristo. E ok che la “crocifissione” di Maria non è paritaria a quella di Gesù e sarebbe un eresia dirlo. Ma basta il dolore a determinarlo o c’è dell’altro?”. In questa domanda c’è un errore teologico e, volendo, un paradosso. 🙂

              La sofferenza che Cristo ha vissuto spontaneamente e liberamente per noi, non fu solamente fisica. Ciò che riporti, come la flagellazione, la corona di spine, il calvario, è biblicamente corretto. Ma queste sofferenze non sono “il tutto” delle sofferenze di Cristo. Come poi, nel corso dei secoli, i teologici, i santi e i mistici han provato a spiegare, le sofferenze di Cristo sono state, e sono, anzitutto spirituali, interiori. La sua crocifissione è anzitutto nel cuore, prima ancora di quella fisica.

              La sofferenza fisica è solo “una parte” della sofferenza divina di Cristo. La sua Passione fu più interiore che esteriore. E la Passione esteriore (crocifissione, flagellazione) fu solo una parte della Passione, il Sacrificio Finale.

              Il fatto che Maria non abbia avuto la Crocifissione “fisica” non implica che non abbia dapprima sofferto “immensamente”, poi partecipato intimamente, come Madre, ai Dolori del Figlio. Il fatto, insomma, che non sia stata crocifissa e flagellata fisicamente, non significa che non abbia vissuto, in intima unione con Suo Figlio, i dolori patiti da Cristo scaturiti dalla flagellazione e dalla crocifissione stessa.

              L’errore teologico è quello di pensare che i santi, basandosi sul fatto che hanno avuto “una piccola parte” dei dolori fisici di Cristo, abbiano sofferto “più di Maria”, basandosi sul fatto che Maria non partecipò fisicamente ai dolori della Passione (la parte fisica) di Cristo. Il paradosso è il medesimo, alla luce di quanto detto. 🙂 Maria, differentemente da ogni altra creatura umana, soffre per ognuna delle sofferenze dei suoi figli: prova tutte le sofferenze individuali di ognuno dei suoi figli. Il suo Cuore è l’empatia incarnata di una madre. Per questo, con o senza partecipazione diretta alla flagellazione e alla crocifissione, Maria ha sofferto e soffrirà sempre e comunque più di ogni altra creatura umana, nonostante la suddetta possa rivivere, in virtù dell’unione mistica con Cristo (la cosiddetta cristopatia mistica), una piccola parte dei dolori fisici (corone di spine, flagellazione etc..).

              Il cuore di Gesù e Maria sono, in fin dei conti, un tutt’uno. Madre e Figlio sono intimamente uniti. Il rapporto Madre/Figlio è qualcosa di unico al mondo che nessuna mente potrà mai scoprire, scrutare e sviscerare razionalmente.

              🙂

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              1. Grazie mille ancora per i chiarimenti🤩🤩🤩
                Sei probabilmente uno dei pochi che sa spiegare questi concetti in modo comprensibile.
                Dovrebbero assumerti come biblista da qualche parte ahahahha
                Purtroppo io sono un novellino a livello dottrinale e su internet sono in pochi a parlare di queste cose facendotele capire e allo stesso tempo di farti pure meditare su ciò
                Hai messo a tacere il mio Lutero interiore😀

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              2. Grazie mille ancora per la risposta🤩🤩🤩
                Hai scacciato il mio Lutero interiore
                Io penso che almeno qui sul web tu sia uno dei pochi che riesca a far capire questi concetti in modo chiaro e a farti anche meditare nel frattempo
                Dovrebbero assumerti come Biblista in qualche scuola ahahaha

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