Una rosa a Tabitha Nazir Gill

Pochi giorni fa scorrevo su una piattaforma “social” – che non nomino perchè non merita promozione, per tutto ciò che sta accadendo – quando mi sono imbattuto in un video. Il video, pubblicato da un profilo che ora è stato rimosso per presunta violazione delle normative (e quando mai), mi ha scosso in particolar modo. Pochi secondi dopo, il sito si aggiorna e la fila “verticale” di nuovi video invade la mia hub. Perdo il video che avevo visto.

Proprio oggi, tre giorni dopo, sono riuscito a ritrovarlo. Non pensate che sia stato facile. Uno, quasi nessuno ha promulgato questa notizia in Italia, se si escludono alcune testate di informazione cattolica, come culturacattolica.it. Quando si tratta di persecuzione dei cristiani, la notizia non genera grosse visualizzazioni, ergo viene ignorata. Due, qualsiasi ricerca su “donna cristiana pakistana perseguitata” et similia, finisce su Asia Bibi.

Il video urta la mia sensibilità e mi fa male. E se quella donna fosse vostra madre? Se tutto ciò fosse successo alla vostra mamma, cosa avreste fatto, come vi comportereste? Vi piacerebbe che il governo facesse qualcosa? Vorreste che tutti i media promulgassero la notizia, sostenendola, dandole il giusto peso?

(Video ristretto a limiti d’età: guardalo qui o qui)

In questi 32 secondi si può notare l’ignoranza, la barbarie e l’involuzione di un gruppo di individui rimasti ai tempi del basso Medioevo.

Mentre la donna, un’infermiera cristiana di 30 anni, viene malmenata, umiliata, insultata e picchiata, qualcuno urla le seguenti parole:

She urged others to say ‘Jesus’ to solve their problems. Don’t speak the name. She commits blasphemy. We shall bury her. We will sacrifice our generations for the dignity of the prophets,” shouted Muslim nurse Nasreen while beating Gill.

“Close the gate. Don’t let her escape. Beat her. Why did you speak of our religion? Rub your nose on the ground. Repent from Allah,” shouted others.

Si badi ad usare queste informazioni per creare facili populismi pseudo-destrologici. Prendere ciò che accade, elevarlo a slogan e crearci una campagna politica per catalizzare dei frustrati, allargando la fanbase, è fin troppo facile: si cade nelle strategie di propaganda politica. Non bisogna varcare la linea di demarcazione oltre la quale si trova l’istigazione xenofoba, il generalismo, l’istigazione alla paura e all’odio e la perdita della pace interiore. Qui si vuol far riflettere sulla gravità della situazione e su come una donna sia stata messa all’angolino per aver nominato Gesù, in un paese dell’Asia occidentale, nel 2021.

Siamo a 5.157 km dall’Italia. Dunque, che importa?

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