“Sentire l’Amore”, un anno dopo: intervista con la cantautrice Mirael

Dopo lo speciale su Mirael pubblicato alcuni giorni fa, è giunta l’ora di farvi conoscere questa nuova cantante – artista di Dio con la A maiuscola – con la mia nuova intervista in esclusiva avvenuta da poco: conosciamo l’autrice dell’album “Sentire l’Amore”, Mirael!

Intervista esclusiva a Mirael
Di Fabio Arancio © 2020
Per il primo anniversario di “Sentire l’Amore”

Ciao Mirael, grazie per aver accettato di fare questa intervista in esclusiva su theorangeblogger.com. È un piacere conoscerti. Parliamo di te e del tuo album musicale!

1. Partiamo dalle tue origini di fede. Sei sempre stata credente o hai avuto una conversione particolare, causata, che ti ha avvicinata a Gesù e alla fede cattolica? 

Sono infinitamente grata ai miei genitori di avermi educata alla fede cattolica sin da bambina. La loro formazione cristiana mi ha permesso di conoscere Gesù e instaurare presto una relazione con Dio. Tuttavia, come si sa, laddove alcuni seminano il bene, altri a volte arrivano a seminare zizzania. Degli anni di scuola, in particolare, ricordo stereotipi e pregiudizi contro il Cattolicesimo trasmessi dai testi scolastici e da alcuni professori. La storia era spesso letta in chiave accusatoria verso il clero, senza spiegazioni reali su fatti, contesti e ragioni delle scelte ecclesiali. L’esistenza di Dio era negata a priori senza ragionevolezza o contraddittorio, e questo copione si ripeteva verso tante verità dottrinali e morali della fede cristiana frequentemente banalizzate e ridicolizzate. Le esperienze di Dio che avevo fatto sin da bambina, però, erano state autentiche e profonde, pertanto non potevo credere a ciò che di contrario mi veniva insegnato. Nell’adolescenza ho iniziato così a vivere un contrasto interiore tra la mia vita spirituale e ciò che apprendevo a scuola. Inoltre non rimanevo indifferente ai messaggi, subdoli, che ricevevo anche dai modelli di successo proposti ai giovani, gli stessi modelli che ancora oggi sui grandi schermi convincono i ragazzi di non andare mai bene. In un momento di grande sofferenza, confusione e ribellione, la mia compagna di banco mi ha invitata alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2000 a Roma, e da allora la mia vita è decisamente cambiata. Una grande svolta, a Tor Vergata, con il grande Papa Giovanni Paolo II, ha rimesso Dio al centro del mio universo e i vari tentativi di condizionamento non hanno prevalso, anzi, mi hanno spinto ad intraprendere, oltre ad altri studi universitari, lo studio delle scienze religiose per rendere ragione della mia fede, rinnovata da una nuova esperienza dell’amore di Dio. La frase della GMG di Roma che più mi ha colpito è stata: “Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo”. Questa citazione di Santa Caterina da Siena è stata molto liberante. Mi ha fatto comprendere che sarei stata libera e felice solo rimanendo ciò che ero e divenendo ciò che Dio avrebbe voluto.

2. Credo che ognuno di noi abbia una vocazione unica e distinta e che ad ognuno di noi venga data una missione particolare differente. Quando hai capito di avere il talento, la vocazione, di cantare per Gesù, ispirandoti alla Parola di Dio e ai contenuti della nostra fede?

Dalle prime recite da bambina sono passata alle animazioni liturgiche, ai musical, al pianobar, alle serate, ai concerti con gruppi vari. Però mi sono accorta di qualcosa di particolare quando ho iniziato a scrivere e comporre. A 7 anni ho composto il mio primo brano e a 18 anni “La tua ferita”, il pezzo ispirato a un passo di Geremia che mi ha fatto conoscere come cantautrice e al quale sono legatissima. Le persone mi dicevano che ascoltando questo brano venivano toccate e consolate profondamente. Anche il brano che ho pubblicato successivamente, “Il lembo del tuo mantello”, sortiva gli stessi effetti. Allora ho iniziato a capire di avere in mano una responsabilità. Il dovere di condividere altri brani che avevo ricevuto per me, per la mia preghiera personale sulla Parola di Dio, affinché potessero – a Dio piacendo – fare del bene ad altre persone. Piano piano ho maturato la consapevolezza che la musica non è solo un piacere, un’arte, un lavoro, ma anche un servizio, una vocazione.

3. Cantare per Dio è uno degli innumerevoli modi possibili per evangelizzare la buona novella. Stai di fatto annunciando verità e concetti di fede attraverso il canto, facendoti apostola attraverso la musica. Cosa ne pensi di questo aspetto? Ti consideri una missionaria di Cristo in quello che fai?

Missionaria è un parolone, non mi sento degna di questo termine, preferisco lasciarlo ad altri e soprattutto a chi rischia la vita ogni giorno per annunciare il Vangelo. Diciamo che faccio quel che posso, cerco di metterci tutte le energie e tutta la professionalità che “fare bene il bene” richiede. Per il resto… lascio a Dio fare il suo lavoro, i cuori li tocca lui.

4. Parliamo del processo creativo che si cela dietro “Sentire l’Amore”, il tuo album di debutto. Quand’è che il tuo progetto ha avuto inizio? Hai mai sentito, dentro di te, una sorta di chiamata a realizzare tutto questo?

Sì, in un momento in cui ho avuto problemi di salute e non potevo più raggiungere le persone fisicamente. Facevo volontariato, soprattutto in strada con tossicodipendenti e prostitute, dunque uscivo la sera per stare con loro e rientravo a casa molto tardi la notte. Nel periodo in cui non stavo bene, questo non era più possibile. Dunque mi sono chiesta: “E adesso? Come faccio a fare sentire l’Amore?”. Il mio pensiero andava alle persone sole, a chi sta ore ed ore in silenzio senza nessuno che gli faccia compagnia, agli ammalati in ospedale, alle prostitute che incontravo e avrebbero pianto le violenze della notte il giorno dopo, senza alcuna presenza al loro fianco. Improvvisamente ho avuto un’intuizione: “Ci sono corde dell’anima che solo la musica può toccare, vuoti che solo l’Amore può riempire”. Questo pensiero è diventato il mio motto e mi ha spinto a pensare al disco, a uno strumento che potesse raggiungere le persone più irraggiungibili. La conferma del progetto è venuta poco dopo, quando alcuni adolescenti, che avevano sentito e apprezzato alcune mie canzoni, mi hanno chiesto di ascoltare tutto il disco che conteneva quei brani. Io non avevo un disco, solo un paio di canzoni incise e pubblicate, ma non potevo non accontentare quella richiesta se proveniva da occhi puri, commossi, di giovani che probabilmente stavano vivendo il travaglio che avevo vissuto io alla loro età. Mi è sembrato allora di capire che il desiderio che avevo nel cuore non fosse solo mio. Così ho fatto la pazzia. Raccogliere 15 brani della mia produzione cantautoriale in un primo album per fare, attraverso la musica, Sentire l’Amore.

5. Al giorno d’oggi, la produzione, la stampa e la distribuzione di un disco su supporto fisico non è tra i processi più scontati e facilitati che ci siano. Quali sono state le difficoltà e le gioie maggiori nella produzione di questo album?

Quindici brani sono tanti, praticamente due dischi in uno. Dunque si è trattato di un progetto discografico molto grande e complesso che ha richiesto due anni di lavoro e ben sei sessioni di registrazione. Come produzione ho scelto Suonamidite Mixstudio di Empoli, diretto da Mario Costanzi, che ha fatto un ottimo lavoro con grande professionalità. Sono anche molto felice di aver sostenuto, attraverso il mio disco, l’Associazione Suonamidite Onlus legata allo studio. Tra le difficoltà, forse la distanza fisica perchè io non abito a Empoli, dunque organizzare sei sessioni non è stato immediato e ha richiesto un certo coordinamento. Un’altra difficoltà, forse, incastrare gli impegni di tutti: il progetto ha coinvolto oltre 15 persone, di cui 8 musicisti, e chiaramente ognuno ha la sua agenda. Ho voluto però lavorare con professionisti e realizzare un prodotto di qualità, pertanto ho preferito gestire anche questi aspetti ma investire in qualcosa all’altezza di una missione così grande come quella di fare Sentire l’Amore. Le gioie non si contano! Se dovessi elencarle tutte non finirei più. Beh, prima di tutto, questo disco mi ha regalato persone stupende, tutti coloro che hanno lavorato al progetto hanno dato il meglio e hanno accolto con entusiasmo e grande serietà la mia proposta. Il contributo di tutti è stata una grande gioia: la direzione artistica e produzione di Mario Costanzi, gli arrangiamenti e il pianoforte del M° Alberto Piva, le orchestrazioni del M° Filippo Rubini, le chitarre di Mario Costanzi e Vincenzo Pisciotta, il sax del M° Piero Paolini, le percussioni del M° Vito Perrini, la batteria di Lino Amico, il basso di Vincenzo Pisciotta e Lorenzo Alderighi, i cori di Deborah Bozzi e Sara Corrieri, la grafica e il web di Paolo Sita e Federico Minarelli, il mastering di Paolo Rasenti. È stata una grande gioia lavorare con ciascuno di loro, una squadra davvero forte. Poi, la gioia di registrare, sentire i brani finiti, sentirli cantare dalla gente, presentarli in concerto nel nostro #SentirelAmoreTour. Una gioia dietro l’altra. Ma quella più grande, è sapere che il mio disco è entrato nei cellulari di giovani e adulti alla ricerca di qualcosa di bello e profondo, nelle case di riposo, in ospedale, nelle case di persone molto malate, nelle stanze di persone sole, nel cuore di persone molto ferite dalla vita. E quando qualcuno mi dice “grazie, perché mi avete proprio fatto sentire l’Amore”, io mi sciolgo.

6. Ti sei mai sentita aiutata, ed esaudita, da Dio e dalla sua grazia, durante la realizzazione di questo progetto?

Costantemente. Fare un disco oggi è da matti. La grazia di Dio ci ha accompagnati dall’inizio alla fine, sempre, e tuttora si manifesta nei frutti che stiamo raccogliendo e nelle porte che piano piano apre ogni giorno affinché la nostra musica si diffonda attraverso la distribuzione del disco e i nostri concerti.

7. Senti di poter testimoniare con gioia quanto promesso in Luca 11, 9 (“chiedete e vi sarà dato..”)?

Assolutamente sì. Sono partita da zero, senza nessuno e senza alcuna certezza. Ho detto al Signore: “guarda che se faccio una cosa così, tu sarai il mio grande manager… ti devi dar da fare… non è che mi lasci a piedi eh?”. Altro che piedi, mi ha lasciato senza parole. Mi ha donato tutto ciò di cui avevo bisogno e anche di più. Abbiamo attivato una campagna di raccolta fondi per finanziare il progetto e abbiamo raccolto più di € 3.000. Che dire, solo grazie a Dio e a tutti coloro che si sono resi strumento della sua provvidenza e ci hanno sostenuti in tanti modi, economicamente, con l’ospitalità, con il supporto morale, l’entusiasmo, e soprattutto, la preghiera. Infinitamente grazie a chi non solo ha acquistato il disco per sé, ma lo ha regalato ad amici, conoscenti e persone in difficoltà, divenendo parte attiva della nostra missione: fare sentire l’Amore. Grazie da ora anche a chi vorrà invitarci nella sua città per una tappa del #SentirelAmoreTour. Ogni concerto è una bomba, prima di tutto per noi che dal palco vediamo meraviglie, il vero spettacolo.

8. Ognuno di noi che suona uno strumento, dilettandosi o meno nella creazione di un qualcosa che si possa definire musicale, ha un suo processo creativo interiore. Parlami del tuo: com’è che nasce una composizione musicale di Mirael?

Io mi definisco “un granello di sabbia nel mare di Infinito. Quando l’Infinito canta il mio ascolto diventa musica”. Ecco come nascono i miei brani. Faccio poco e niente. Inizio a cantare spontaneamente un testo su una melodia come fosse già scritta e cantata da un altro. Naturalmente sistemo, correggo, miglioro, invento, metto il mio tocco da artista, ma non creo mai a tavolino. Se volessi decidere io quando scrivere e cosa scrivere, non riuscirei. Anche quando mi commissionano un brano aspetto nasca da solo, non lo costruisco io, resto in attesa, in ascolto, se nasce bene, se non nasce vorrà dire che non devo scriverlo io. Buona parte dei miei brani sono nati in preghiera, come dono ricevuto per me, perché parlassero al mio cuore attraverso versetti biblici. Altre volte compongo, direi, in stile “ne darà ai suoi amici nel sonno”: mi devo alzare di notte mentre dormo, e magari non ho neanche voglia di alzarmi perchè ho sonno, ma se non scendo dal letto per trascrivere la prima bozza che sento di dover fissare, non c’è verso di dormire. Prima sbuffo, poi sorrido, trovo simpaticissimo il Signore… che mi sveglia la notte. Forse sa che di notte, nel silenzio e nella solitudine, si ascolta e si accoglie meglio. Altre volte, invece, sono ispirata dai miei pensieri, dalla vita quotidiana, dalle mie domande, dalla mia storia personale, dalla bellezza del creato, nei momenti e nei luoghi più impensabili. “Comunione d’Amore”, ad esempio, è nata mentre stavo tuffandomi al mare. 

9. Quali sono i versi della Scrittura o gli aspetti della fede da cui trai maggiore ispirazione per la scrittura dei brani?

Quanto alla Scrittura, al momento i salmi, i profeti e i Vangeli. Circa gli aspetti della fede invece, se scorro i brani del disco, direi che sono un viaggio dell’anima alla ricerca dell’amore con la A maiuscola, alla ricerca di sentirsi amata infinitamente ed eternamente. Credo che questa sia un’esperienza che tutte le persone facciano, indipendentemente dalla fede. Ecco perché il mio stile è più cantautoriale che liturgico, perchè nei miei brani racconto il rapporto dell’uomo con Dio ma non solo, anche tante esperienze che si fanno prima di incontrare Dio o senza mai incontrarlo. Essere feriti, essere malati, desiderare di sentirsi amati, la bellezza della vita, le domande sulla morte, il perdono, la ricerca di senso e di verità, sono temi universali, che accomunano tutti gli esseri umani. Mi piace essere ascoltata anche da non credenti e fare concerti in contesti non cristiani. Credo certe esperienze siano di tutti e desidero condividerle con tutti.

10. Tra le 15 canzoni presenti, vi è la traccia “Siamo nati e non moriremo mai più”. Presumo che tu conosca Chiara Corbella. Qual è il tuo rapporto con questa serva di Dio?

Mi ha colpito molto la sua storia e quando la racconto ad altri sono più le volte in cui mi commuovo di quelle in cui riesco a fare un discorso senza perdere la voce. Che dire, la ammiro molto e a lei darei davvero il titolo di missionaria. Credo abbia svolto una grande missione nel nostro tempo: annunciare il Vangelo della vita e testimoniare l’amore per la vita nascente come dono prezioso da custodire sempre. Una grande prova di fede la sua. Un esempio davanti al quale io mi sento minuscola. Ho avuto la gioia di inviare il mio brano “Siamo nati e non moriremo mai più” a suo papà e al suo padre spirituale. Spero che in cielo Chiara lo canti e le piaccia. Spero anche mi aiuti a guardare agli eventi della vita con i suoi stessi occhi di fede e di amore.

11. Il primo singolo estratto, con tanto di videoclip ufficiale, è “Sentire l’Amore”. Premetto che ho particolarmente apprezzato quel soffio melodico, che sembra salire verso il cielo, che si sente al minuto 2.24. Tra le strofe del brano, canti “voglio sentire l’amore, fammi sentire che ci sei”. Hai mai sentito l’amore di Cristo? Puoi raccontarlo?

Sì, l’Amore di Cristo è quello che ti ama come sei, che rimane quando tutto e tutti ti abbandonano, che ti perdona quando sbagli, ti vede bella quando ti vedi brutta, ti protegge dai pericoli, ti difende nelle avversità, resta in croce zitto e fermo quando ti meriteresti un pugno, non te la fa pagare, non dice mai male di te, ti ascolta quando ti arrabbi con lui e capisce che è l’unico modo di pregare che ti è rimasto, scommette su di te quando nessuno ti dà credito, ti ripaga abbondantemente dei tuoi sforzi, ti fa vincere le tue paure e saltare ostacoli grandissimi, ti riempie nel profondo come niente e nessuno potrebbe mai fare. Anche qui, se dovessi raccontare tutte le volte che ho vissuto ognuna di queste esperienze non finirei più. Diciamo che se non avessi sentito l’Amore di Cristo ogni volta che mi è capitato di vivere e rivivere situazioni come queste, avrei chiamato il mio disco diversamente. Se l’ho chiamato “Sentire l’Amore” è perchè volevo sentirlo… e l’ho sentito veramente.

12. Uno degli aspetti che più mi sono piaciuti del tuo progetto, è il decoro della tua persona, la modestia estetica, il rispetto del corpo, alla luce degli insegnamenti del Vangelo. In un mondo dove il degrado morale è in piena ascesa, è importante esprimere e difendere la cultura della modestia del corpo. Cosa ne pensi di questo aspetto?

Grazie degli aspetti che hai evidenziato e che spero di onorare davvero, ricevo la tua domanda come un complimento, grazie. Credo tu abbia ragione, stiamo vivendo un tempo di grande degrado morale. Relativamente al corpo, non mi capacito di come questo sia talvolta svenduto, mal esibito e privato della sua dignità nel micro mondo delle nostre situazioni quotidiane di vita, al macro mondo dei mezzi di comunicazione e dello spettacolo. Credo sia venuto meno il senso del valore del corpo, dunque il senso del pudore e del rispetto del corpo. Il Cristianesimo in duemila anni ha educato l’umanità alla preziosità del corpo; il tentativo di scristianizzare la società non poteva che provocare la perdita delle grandi conquiste cristiane quali la sacralità e regalità del nostro corpo. Credo che il corpo, come la musica, sia un potente strumento di comunicazione. La cura di esso, la bellezza, l’ornamento, sono aspetti che ritengo importanti perché esaltano il dono che Dio ci fa: un corpo per amare. Non mi riconosco in modelli per i quali la povertà significa trascuratezza. La povertà cristiana si vive nel cuore e nella santità di vita, non nel pauperismo esteriore. Persino laddove la povertà è abbracciata come stile di vita – come nel caso di religiosi – dell’abbigliamento viene fatto totale dono a Dio ma il corpo rimane sempre curato, anche nella sobrietà degli elementi che lo custodiscono. Non credo Dio sia contento di vedere le sue creature imbruttirsi o lasciarsi andare se possono migliorarsi ed essere veicolo di bellezza. Io davanti alla bellezza di certi occhi, di certi capelli, ringrazio Dio, ma anche davanti alla bellezza di certi vestiti e acconciature, perchè impreziosiscono un dono e comunicano il bello, e sappiamo che la bellezza umana è un piccolo riflesso della bellezza di Dio. La bellezza non deve diventare un idolo, questo certamente, né la copertura di un rifiuto di sé. Ma il paradiso è bellissimo, dicono. Come in cielo, così in terra. 

13. Il mondo degli autori di musica cristiana non è di certo tra i più affollati al mondo, pur avendo esso una ricchezza tutta propria, sia quantitativa, che qualitativa. Nell’ambito specifico della christian music, sopratutto il ramo di estrazione cattolica, hai artisti particolari che preferisci rispetto ad altri o ai quali ti ispiri?

Se devo essere sincera no, non mi ispiro a nessuno in particolare. Sarà che ho sempre cantato di tutto e in ciò che faccio mi sento più un’artista da locale che altro. Del resto lo sono, sono un’artista cristiana ma non solo. Mi definisco una cantautrice di genere vario, in effetti dicono che il mio disco dia la sensazione di pregare sul divano di una balera o di un caffè. Il mio stile è un po’ originale, direi, forse perché io mi trovo a pregare anche ascoltando brani lontanissimi dalla fede cristiana e durante concerti di star della musica internazionale che Gesù Cristo non sanno neanche chi sia. Avevo un gruppo di bossa nova, può benissimo essere che domani scriva e incida un disco bossa e faccia serate. Scrivo ciò che vivo e mi nasce dentro spontaneamente. Canto di tutto, non mi limito a un genere particolare, né a livello musicale, né a livello di testi: il mio album è un mix di pop, blues, reggae, reggaeton, salsa, orchestra e suoni elettronici. Posso comporre ispirandomi a un salmo come a temi non religiosi, dipende dall’ispirazione che naturalmente non posso, e non voglio, controllare. Tuttavia stimo molto gli artisti di christian music cattolici, naturalmente faccio il tifo sopratutto per quelli italiani, ed anzi li saluto tutti e li ringrazio per la grande opera di evangelizzazione che compiono.

14. Quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai in mente un nuovo album?

Non ci crederai ma proprio stanotte ho composto. Qui gli inediti iniziano ad essere troppi, mi sa che ci scappa un nuovo album. Però al momento mi godo questo primo disco che è ancora nuovo, ha tanto da dare ed è tutto da far conoscere.

15. Siamo giunti alla fine del nostro percorso. Noi cattolici, o perlomeno una parte, siamo sempre attenti ai contenuti lirici, musicali e grafici, affinchè venga sempre rispettata la Parola di Dio, il decoro e la sacralità di ciò di cui si parla e affinché non si esca fuori dalla Dottrina. Cosa rispondi a chi desidera venire rassicurato sulla bontà teologica dei tuoi contenuti?

Giustissimo, spero che questo problema se lo pongano tutti, soprattutto prima di invitare artisti nei contesti religiosi e di ospitarne i concerti in luoghi di culto. Condivido ogni attenzione al rispetto del sacro. Personalmente, ad esempio, non permetterei certe esibizioni artistiche in chiesa che non siano di musica o arte strettamente sacra o cristianamente ispirata, né accetterei rivisitazioni personali di testi sacri quali, ad esempio, i Dieci Comandamenti che purtroppo, in nome dell’arte, ho talvolta visto maltrattare. In generale dunque, anche nel mio caso, credo che andare alla fonte delle opere sia il miglior modo di informarsi. Il digipack 3 ante del mio album “Sentire l’Amore” contiene un libretto di 16 pagine con i testi dei brani, citazioni bibliche e riflessioni. Consiglio di acquistare il disco, prima di tutto perché qualitativamente merita, ma anche per conoscere il mio tipo di arte e accedere direttamente ai testi delle canzoni. Si può ordinare sul mio sito www.mirael.it o richiedere a info@mirael.it. Che dire, grazie dell’intervista e del prezioso servizio di questo blog cattolico. Possa diffondere, attraverso il tuo lavoro, bellezza e verità.

Ti auguro di continuare il tuo percorso con Gesù e Maria. Che la Madonna ti guidi nelle tue scelte, di vita e professionali, e che ti sia sempre vicina!

2 pensieri su ““Sentire l’Amore”, un anno dopo: intervista con la cantautrice Mirael

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