Islamizzazione europea nel terzo millennio: a che punto siamo nel 2020 (3)

Eccoci nella terza e ultima parte della mia trilogia sull’islamizzazione europea. In questo volume conclusivo parlerò di Gran Bretagna, Italia e Germania. Quanto segue va letto tenendo sempre conto che Dio non potrà abbandonare l’Europa a se stessa e che un giorno le cose cambieranno, così come predetto nell’Apocalisse di San Giovanni e nelle profezie accertate dei mistici e dei beati. Dunque faremmo bene a vivere non dicendo “sarà così, è la fine, non c’è speranza” (in negativo) ma proseguendo il nostro cammino nella convinzione di un futuro migliore e rinnovato, centralizzando speranza e fede. Mai negativismo, nonostante la realtà scientifica dei fatti, ma sempre speranza.

È utile rendersi conto di cosa sta succedendo; è altrettanto necessario, però, saper lasciar entrare e conservare queste informazioni nella propria testa con un’adeguata disciplina mentale, senza terrorismo, panico e pessimismo. Per questo occorre un cammino, una vita di preghiera, che dia la grazia di far convivere una determinata tipologia di informazione in un’anima che riesce nell’intento di rimanere tranquilla. Buona lettura – Che Dio salvi l’Europa dall’islamizzazione e dalla progressiva perdita d’identità che colpisce questo continente da ormai cento anni.


Prima parte:
Belgio
Francia
Danimarca

Seconda parte:
Svezia
Norvegia
Olanda 

Terza parte:
Gran Bretagna
Italia 
Germania


I
Musulmani in Gran Bretagna: l’Islam è in piena espansione

La Gran Bretagna è da tempo porto d’arrivo per il popolo musulmano. Terra di ramificazione ed espansione islamica da ormai trent’anni, la Gran Bretagna sta vivendo un pesante processo di integrazione islamica come mai prima d’ora. Ancora prima che si parlasse di radice islamica qui da noi, così come altrove, paesi come Inghilterra e città come Londra avevano già degli eco-sistemi islamici integrati e pre-esistenti nel tessuto socio-politico del proprio territorio. L’Islam ha iniziato a metter su radice da tempo ed ora ne vediamo i frutti. Il seme è stato sparso. L’Islam, oggi, può contare su un raccolto abbondante.

Il popolo islamico, in Gran Bretagna, è presente in tutte e quattro le nazioni costituenti del Regno Unito: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Il fenomeno è tuttavia primariamente e principalmente radicato in Inghilterra, tant’è che, per l’approdo e lo sviluppo demografico del popolo musulmano, la terra presa di mira è proprio quella dove sorge Londra.

Secondo il censimento 2011, vi sono 76.737 musulmani in Scozia, pari al 1.45% della popolazione e al 2.8% di tutti i musulmani della GB. Il Galles conta una popolazione di 45.950 musulmani, pari al 1.50% della popolazione. Secondo il censimento 2016, la Repubblica d’Irlanda conta 63.443 musulmani.

In Inghilterra, la popolazione musulmana si è espansa con ampi incrementi demografici e rapidi progressi dal 1991 ad oggi, pur annotando che le radici dell’integrazione islamica furono piantate tra gli anni 50′ e gli anni 60′. Se, dunque, il popolo islamico è presente in Inghilterra fin dai tempi del vinile e del Jukebox, la comunità musulmana è iniziata a divenire consistente soltanto dagli anni 80′ in poi, con raddoppi su base decennale dai 90′ in su.

Secondo il censimento 2011 dell’Ufficio per le Statistiche Nazionali (Office for National Statistics), la popolazione musulmana di Londra del 2011 corrispondeva al 12.4% della popolazione metropolitana. I dati raccolti e aggiornati al 2018 mostrano che la popolazione è aumentata a 1.26ml di musulmani, pari al 14.2% della popolazione della capitale. Un aumento del’1.8% in 8 anni. Interi quartieri, distretti giuridici e zone di Londra sono oggi islamizzate e sotto il monopolio musulmano. Solo nella capitale, ci sono 13.400 attività di business di proprietà dei musulmani, per oltre 70.000 posti di lavoro e il 33% delle piccole e medie imprese è in mano loro. Siamo dinanzi l’islamizzazione della capitale, costante e continua.

Secondo un articolo del Sunday Time del 30 gennaio 2009, dal 2001 al 2009 la popolazione di musulmani è cresciuta 10 volte più velocemente della popolazione nativa.

Passiamo ora alla statistica demografica nazionale. La situazione è in crescita e il dato statistico è in continua espansione. Per il mondo arabo, grazie ai fattori di natalità e immigrazione, considerando che il loro birthrate è sempre e comunque superiore al fertility rate non-musulmano, non c’è limite naturale all’espansione demografica. Il futuro è in ascesa, verso il graduale raddoppio.

Secondo lo United Kingdom 2011 Census (il censimento 2011 della Gran Bretagna), la popolazione di musulmani presenti in Inghilterra era di 2.660.116 cittadini, pari al 5.02% della popolazione UK. Secondo la stima statistica 2017, la popolazione conta 3.372.996 di musulmani censiti in Inghilterra, un aumento del 24.6% rispetto al 2011. Il Pew Center afferma che vi sono 4.130.000 musulmani in Gran Bretagna al 2016, pari al 6.3% della popolazione.

Così come per altri stati, il PRC (Pew Research Center), in un dossier del 29 novembre 2017, mette in prospettiva tre scenari possibili per il futuro, calcolati da qui entro il 2050.

  • Secondo flussi d’immigrazione pari a zero, entro il 2050 la popolazione di musulmani potrebbe essere di 6.560.000 abitanti, pari al 9.7%.
  • Secondo flussi d’immigrazione medio-alti, entro il 2050 potrebbero esserci 13.060.000 di musulmani in tutta la Gran Bretagna, con grande prevalenza in Inghilterra, pari al 16.7%.
  • Secondo flussi d’immigrazione alti, entro il 2050 potrebbero esserci 13.480.000 musulmani, pari al 17.2%.

Tutto dipende dal birthrate, o fertility rate, e dall’immigrazione, sorgente n.1 per l’espansione musulmana, con l’aggiunta delle conversioni volontarie (se ne calcolano 5.200 l’anno). Se in 40 anni hanno raggiunto i 4ml di musulmani, nulla vieterà un’eventuale raddoppio statistico da qui a… altri 30 anni. La possibilità, in prospettiva, di una popolazione sui 6-8ml di musulmani entro il 2050 è questione di crescita graduale, continuità dell’immigrazione e nascite. Tempo e numeri.

Non è chiaro se le stime rivelate includano anche i naturalizzati di discendenza araba, coloro che hanno ottenuto la cittadinanza, ed anche i figli di immigrati di prima e seconda generazione. Il numero complessivo di musulmani, comunque sia, dovrebbe essere analogo o maggiore a quello riportato dal PRC nel 2016: altrove, in fonti sia inglesi che estere, si stima che la popolazione abbia ufficialmente varcato la soglia dei 4ml di appartenenti alla fede islamica.

In %, l’Islam è in crescita, mentre il paese rimane – o rimarrebbe – a maggioranza cristiana. Perlomeno sotto il profilo teorico. Tuttavia, i dati statistici nazionali rivelano due realtà obiettive: il numero di aderenti al cristianesimo diminuisce; il numero di aderenti all’Islam aumenta.

I seguenti grafici sono di thesun.co.uk.

La popolazione musulmana presente in Inghilterra comprende nazionalità ed etnie da tutte le parti del mondo. Ad esempio, i musulmani di origine del Bangladesh rappresentano il 16.8% della popolazione musulmana. L’8% sono di origine indiana. Si stima che al 2001 c’erano almeno 43.532 cittadini della Somalia, cresciuti a 101.000 al 2008. Comunità di nazionalità somala sono presenti in numerose città inglesi quali Bristol, Cardiff, Liverpool, Londra, Leicester, Manchester, Liverpool (che conta una comunità di somali di circa 9.000 abitanti) e Sheffield.1

1. Fonti: BBC, BBC, Web Archive, BBC.

Ecco, in %, la progressione della popolazione musulmana in Inghilterra e Galles avvenuta nel corso del tempo.

ANNOPop.±%
1961 50.000—    
1971 226.000+352.0%
1981 553.000+144.7%
1991 950.000+71.8%
2001 1.600.000+68.4%
2011 2.706.066+69.1%
2017 3.372.996+24.6%

Ecco la mappa in % dei territori inglesi con presenza islamica, risalente al 2011. Utile per capire la ramificazione geo-politica degli eco-sistemi islamici.

  • 0.0%–0.9%  
  • 1%–1.9%  
  • 2%–4.9%  
  • 5%–9.9%  
  • 10%–19.9%  
  • 20%+

By Kohelet – Fonte

Come è possibile osservare, l’espansione si avvia da Londra e si estende in maniera asimmetrica per tutta la nazione, attraverso una ramificazione ‘verticale,’ da sud a nord, verso le città di Liverpool e Manchester. Il corpo del paese è interessato con agglomerati sparsi ovunque. Con il birthrate e l’immigrazione, la % di insediamento islamico è destinata alla crescita progressiva.

Qui di seguito, ecco i venti distretti autonomi dell’Inghilterra e del Galles con la più alta percentuale di musulmani, al 2011:

  • London Borough of Tower Hamlets • 34.5% 87.696
  • London Borough of Newham • 32.0% 98.456
  • Blackburn with Darwen • 27.4% 38.817
  • City of Bradford • 24.7% 129.041
  • Luton • 24.6% 49.991
  • London Borough of Redbridge • 23.3% 64.999
  • Slough • 23.3% 32.655
  • London Borough of Waltham Forest • 21.9% 56.541
  • Birmingham • 21.8% 234.411
  • Leicester • 18.6% 61.440
  • London Borough of Brent • 18.6% 58.036
  • City of Westminster • 18.3% 40.073
  • Metropolitan Borough of Oldham • 17.7% 39.879
  • Pendle • 17.4% 15.579
  • London Borough of Enfield • 16.7% 52.141
  • Manchester • 15.8% 79.496
  • London Borough of Ealing • 15.7% 53.198
  • Kirklees • 14.5% 61.280
  • London Borough of Haringey • 14.2% 36.130
  • London Borough of Hackney • 14.1% 34.727

Variegate sono le denominazioni islamiche del popolo musulmano. Secondo un report dell’agosto 2017 realizzato dalla Fondazione Bertelsmann Stiftung, il 75% fa parte della denominazione Sunni (sunniti) e l’8% Shia. Un sondaggio del settembre 2017 realizzato dall’Institute for Jewish Policy Research (JPR), rilevò che il 77% era Sunni, il 5% Shia, l’1% Ahmadiyya e il 4% faceva parte di altre denominazioni della religione islamica.

Qui di seguito, un grafico sulle denominazioni islamiche di appartenenza dei musulmani britannici, realizzato secondo i dati del report realizzato da L. Daniel Staetsky per conto dell’Institute for Jewish Policy Research e pubblicato nel settembre del 2017.

Clicca qui per leggere il Report 2017

In grande aumento anche il numero di moschee. Secondo la BBC News, al 2016 vi erano almeno 1.750 moschee. Secondo il censimento statistico del 2017, sono presenti almeno 1.900 moschee in tutto il paese.

Da 7 nel 1961 alle quasi-2.000 d’oggi, il passo temporale è breve.

annomusulmani%moscheeMusulmani
per moschee
196150.0000.11%77.143
1971226.0000.46%307.533
1981553.0001.11%1493.711
1991950.0001.86%4432.144
20011.600.0003.07%6142.606
20112.706.0004.83%1.5001.912
2017 3.373.0005.17%1.900

L’integrazione dell’Islam non è solo demografica e statistica, ma anche politica e culturale. Il popolo musulmano, com’è naturale che sia, importa usi, costumi, culture, tradizioni, regole e leggi di radice islamica. Con conseguenze talvolta invisibili, talvolta nefaste. Interi quartieri, città e distretti sono oggi islamizzati.

Secondo quanto riporta ilgiornale.it, nel 2016, tra ottobre e dicembre, il National Health Service rivelava 2.332 casi di mutilazione genitale femminile avvenuti in Gran Bretagna, in seno alla popolazione musulmana. I rapporti ufficiali della sanità inglese inerenti i mesi di aprile e settembre 2017 ne contavano 4.503. Casi analoghi erano inesistenti ai tempi in cui i musulmani non erano presenti nella società inglese.

Il Gatestone Institute, che si è occupato di islamizzazione francese, ha rivelato dati di particolare rilievo riguardo l’esistenza dell’Islam in Inghilterra e le sue ripercussioni collaterali. Il GIIPC (Gatestone Institute International Policy Council), ha realizzato due report sull’islamizzazione della Gran Bretagna.

Il primo è il report dell’8 gennaio 2016. Ecco alcuni dati del report:

  • Ogni giorno gli ospedali della Gran Bretagna hanno a che fare con almeno 15 nuovi casi di mutilazioni genitali femminili (MGF). Sebbene le MGF siano illegali nel Regno Unito dal 1984, non c’è stata una sola condanna.
  • Tra il 1997 e il 2013, nella città di Rotherham, almeno 1.400 bambini sono stati vittime di sfruttamento sessuale, per lo più perpetrato da bande di stupratori musulmani, ma i poliziotti e gli agenti municipali non sono riusciti a risolvere il problema per timore di essere etichettati come “razzisti” o “islamofobi”.
  • Il reverendo Giles Goddard, vicario della chiesa di St. John, in Waterloo Road, nel cuore di Londra, ha permesso che nella sua chiesa venisse officiata una preghiera musulmana. Egli ha chiesto ai suoi fedeli di rendere grazie ad “Allah, il Dio che amiamo”.

Il secondo è il report del 24 maggio 2017, che rivela (riporto meno dello 0,2% dei dati):

  • La città di Birmingham nelle Midlands occidentali, il cuore dell’Inghilterra, il luogo in cui è iniziata la Rivoluzione industriale, la seconda città più popolosa del Regno Unito e l’ottava d’Europa, oggi è la città più pericolosa della Gran Bretagna. Con una popolazione musulmana in forte crescita, cinque delle sue circoscrizioni elettorali presentano il più elevato livello di radicalizzazione e terrorismo del paese.
  • Nel febbraio scorso, la giornalista francese Rachida Samouri ha pubblicato un articolo nel quotidiano parigino Le Figaro in cui ha raccontato le sue esperienze durante una visita nella città inglese. Nell’articolo titolato “Birmingham à l’heure islamiste”, la giornalista descrive la sua preoccupazione per la crescente separazione tra i valori normativi britannici e quelli di molte enclave islamiche. La Samouri menziona il quartiere di Small Heath, dove quasi il 95 per cento della popolazione è musulmano, le bambine indossano il velo, la maggior parte degli uomini ha la barba e le donne portano lo jilbab e il niqab per coprire corpi e volti. I banchi al mercato chiudono durante le ore di preghiera; i negozi espongono in vetrina capi di abbigliamento islamico e le librerie sono tutte religiose. Le donne da lei intervistate dichiarano che la Francia è una dittatura basata sul laicismo (laïcité), che a loro dire è “un pretesto per attaccare i musulmani”. Dicono anche di approvare il Regno Unito perché permette loro di indossare il velo integrale.
  • L’intelligence britannica sta monitorando oltre 3.000 estremisti islamici autoctoni pronti a compiere attacchi nel Regno Unito.

Per ulteriori approfondimenti, cliccare nei link e leggere i dossier realizzati dall’Istituto. Sono dati estratti dalla realtà quotidiana, pura e cruda. L’integrazione dell’Islam porta con sé i problemi di radicalismo, terrorismo e jihadismo.

Le realtà associative, politiche e sociali hanno visto una crescita tale da coprire parte del territorio inglese con il proprio manto. Se dovessi elencarle tutte finirei per fare la lista della spesa.

Tra le varie giunse alla notorietà Al-Muhajiroun, una rete islamista fondata il 3 aprile 1983 e affiliata al jihadismo militante. Il network nacque come prosecuzione naturale dell’organizzazione politica pan-islamista e fondamentalista Hizb ut-Tahrir, fondata nel 1953. Questa rete islamica, Al-Muhajiroun, divenne celebre per la conferenza “I Magnifici 19” tenuta nel settembre 2002, in cui si celebrava l’11 settembre. Questa realtà islamica, operante in UK per anni, è stata bannata dal governo della Gran Bretagna nel 2005 ma ancora oggi risulta attiva e operante sotto vari pseudonimi e attraverso gruppi dell’underground che ne proseguono gli ideali. Nel 2019, è stato trovato un deposito di armi connesso ad Al-Muhajiroun nella cittadina di Coventry,

Ecco altre realtà associative, politiche e culturali presenti in Inghilterra:

  • Muslim Council of Britain
  • Muslim Association of Britain (MAB)
  • Ahmadiyya Muslim Association of the UK
  • Armed Forces Muslim Association
  • UK Muslim community
  • Muslim Association of Nigeria (UK)
  • Calderdale British Muslim Association
  • Pakistan Muslim Funeral & Welfare Association
  • York Muslim Association
  • UK Albanian Muslim Community & Cultural Centre
  • Thames View Muslim Association
  • Association of Muslim Lawyers
  • British Muslim Forum
  • Civil Service Islamic Society
  • Daru-Al-Moameneen
  • Islamic Forum of Europe
  • Islamic Party of Britain
  • Islamic Society of Britain
  • Minhaj-ul-Quran UK
  • Mosques & Imams National Advisory Board
  • Muslim Educational Trust
  • Muslim Parliament of Great Britain
  • Muslim Public Affairs Committee UK
  • Muslim Safety Forum
  • Sufi Muslim Council
  • The Young Muslims UK
  • UK Islamic Mission
  • World Islamic Mission
  • Young Muslim Organisation
  • Hizb ut-Tahrir

E tante, tante, tantissime altre.

Impressionante anche l’investimento che il mondo arabo sta attuando in Inghilterra. Acquisti ad ogni livello della società e in tutto il paese. Il settore che più di ogni altro è nel mirino dell’investimento arabo è il mercato immobiliare: industrie, case, edifici, strutture, palazzi, grattacieli, hotel, di tutto di più. Gli acquisti da parte del mondo islamico si espandono e crescono di anno in anno, portando un sempre maggior numero di strutture e risorse nelle mani dell’imprenditoria araba. L’Inghilterra, così come altri paesi europei, è nel mirino del Fondo Qatariota Sovrano e di altri investitori appartenenti alla Lega degli Stati Arabi. Sempre più strutture finiscono in mano a imprenditori musulmani, con il paese che perde pezzi e si svende al popolo musulmano.

Reca La Nuova Bussola Quotidiana in un articolo di Lorenzo Formicola del 3-11-2018:

Il Qatar è diventato uno dei più grandi proprietari terrieri di Londra negli ultimi dieci anni, e ora possiede ben 24 milioni di piedi quadrati (square foot, è l’unità di misura inglese della superficie) di immobili di prestigio. Una classifica della proprietà di Londra compilata da Datscha mette il Qatar in vantaggio sulla City, Transport for LondonNetwork Rail e persino del Queen (si riferisce alla regina, NdFabio). Oggi il Qatar ha più proprietà a Londra della Regina. Ci sono 13.400 aziende di proprietà musulmana a Londra, 70.000 posti di lavoro nelle loro mani, poco più del 33% delle piccole e medie imprese a Londra è islamico.

24ml di piedi quadrati acquisiti dal Qatar: anche questa è islamizzazione dell’Occidente. L’islamizzazione passa dalla demografia e dagli acquisti di mercato. I numeri sono impressionanti.

Una mappa grafica realizzata ©Properly Week e pubblicata da dailymail.co.uk evidenzia una piccola parte delle strutture acquisite dal Qatar a Londra e non solo.

Tutto questo fa parte di un piano di espansione e di conquista graduale della città, capitale UK, da parte del mondo arabo. Grazie al denaro, l’imprenditore inglese sta vendendo mezzo paese all’imprenditore musulmano. Anche questo fa parte del processo di islamizzazione. È l’ascesa del monopolio islamico.

C’è, così, una Londra in buona parte sotto il potere islamico ed un’Inghilterra sempre più soggetta ad un processo di islamizzazione senza precedenti nella storia. Uno scenario analogo a quello attuale, fino a 40 anni fa, era impensabile o perlomeno utopico (o dispotico).

Conquista dei quartieri, islamizzazione delle città, acquisti e monopolio del mercato, crescita demografica, alto tasso di natalità, espansione dei luoghi di culto e delle sedi in mano all’imprenditoria araba, islamizzazione culturale e politica ed oggi Londra ha perfino un sindaco islamico. L’antologia storica dell’islamizzazione prevede tutto e di più e ha, dalla sua, una pletora di vie, di metodologie, di soluzioni e di possibilità illimitate.

L’Islamizzazione in Inghilterra ed in tutta la Gran Bretagna esiste ed è un dato obiettivo, scientifico, naturale. L’Inghilterra, dopo aver aperto le frontiere all’immigrazionismo con la naturalezza con cui si apre la porta di un negozio ad un cliente qualsiasi, ne paga oggi le conseguenze. Ci rivediamo nel 2050.

II
Tocca all’Italia: l’Islam ha piantato il seme

L’Islam è giunto in Italia con l’eterna scusa del diritto d’asilo, della fuga dalla <<guerra>>, della fratellanza e della “ricerca del lavoro”. I quattro capisaldi motivazionali del mondo arabo. Oggi, i musulmani stanno preparando un terreno fertile per la crescita politica e civile dell’Islam, in un paese assolutamente restio anche solo all’espansione delle moschee. L’islam è qui ed anche il bel paese è soggetto a islamizzazione: progressiva, combattuta, lenta ma pur sempre presente.

Benvenuti nel sub-mondo islamico presente in Italia: molte delle cose che leggerete, vi saranno assolutamente nuove e non ancora conosciute. Eravate rimasti che i musulmani erano “qualche migliaio” e le moschee sarebbero “dieci o venti”? Preparatevi a rimanere stupiti.

Procediamo con ordine. Partiamo dagli esordi, da quando ovvero in Italia si contavano 10 musulmani in tutto il paese. Partiamo dal censimento demografico e dalla crescita statistica avvenuta negli anni.

  • Secondo il dossier statistico del 2003 ad opera dell’Open Society Institute (OSI), i musulmani in Italia erano circa 700.000, composti da 40-50.000 cittadini italiani (di cui circa 10.000 convertiti), 610-650.000 immigrati regolari e 80-85.000 irregolari.
  • Nel 2006, secondo il censimento di Massimo Introvigne, sociologo e saggista italiano, i musulmani erano 850.000. Un’incremento di 150.000 unità nell’arco di un triennio.
  • Secondo Mario Scialoja, membro della Lega Musulmana Mondiale (LMM), il popolo islamico sarebbe composto ‘soltanto’ da un 1.2ml di unità.
  • Il calcolo nazionale di Andrea Spreafico conta 1.1ml di musulmani, di cui 67.000 di nazionalità italiana, 912.000 immigrati regolari e 132.000 irregolari.
  • Secondo il Dossier Statistico 2011 Caritas/Migrantes, i musulmani sono 1.505.000.
  • Secondo il dossier della fondazione ISMU (“Iniziative e Studi sulla Multietnicità”), i residenti musulmani regolari censiti al 1 gennaio 2016 sono 1.400.000, pari al 2.34% della popolazione. Se si aggiungono gli irregolari, il calcolo di Caritas/Migrantes appare perfettamente ordinato. Il dossier ISMU calcola che la maggioranza dei musulmani vive in Emilia-Romagna, in Lombardia, in Veneto e in Piemonte.

Secondo il dossier 2016 del PRC, Pew Research Center, in Italia sono presenti 2.870.000 musulmani, pari al 4.8% della popolazione. Il dato è più ampio e attinente alla realtà dei fatti: questo perchè il PRC conta anche gli italiani di fede islamica e non soltanto gli immigrati regolari.

In molti dei rilievi statistici effettuati non vengono considerati i naturalizzati, immigrati aventi cittadinanza, i figli di immigrati, pur essendo di fede islamica e gli islamici italiani (nati in Italia e volontariamente aderenti all’Islam). Per questo motivo vi sono divari nei singoli calcoli attuati dai vari istituti e dalle singole persone.

L’aumento annuale del mondo islamico in Italia è considerevole se si considerano i dati del biennio 2018/2019. Come riporta voxnews.info, infatti, lo scorso anno c’è stato un aumento di musulmani di 127k unità (127.000) rispetto al 2018, ed è un aumento considerevole. Se i flussi dovessero mantenersi tali, non sorprende che il PRC stima che in Italia potranno arrivare ad esserci fino a 8 milioni di musulmani entro il 2050, nel caso in cui i flussi di immigrazione dovessero rimanere alti. Se l’immigrazione rimarrà costante, dipendentemente dai moti che variano di anno in anno, ed anche grazie al birthrate arabo, il popolo musulmano proseguirà la sua crescita a dir poco mostruosa, e la possibilità di raddoppiare, triplicare o quadruplicare la massa entro il 2050 è altamente probabile.

Per un’eventuale approfondimento sui musulmani in Italia agli inizi del terzo millennio, leggere il dossier di Andrea Pacini del 29 gennaio 2001 – “I musulmani in Italia“. Un altro dei ‘dossier d’epoca’ trovati sul tema “musulmani in Italia” è il rapporto 2002 di Redattore Sociale (Agenzia Quotidiana di Informazione) – Rapporto sulla situazione dei musulmani in Italia rispetto alla fruizione di beni e servizi. La lettura di ambo i dossier potrà fornire ulteriori informazioni e approfondimenti.

Proseguendo, ecco i principali paesi di provenienza del popolo musulmano secondo il censimento 2010 sugli immigrati regolari ad opera di Caritas/Migrantes.

Pos.PaeseNumero di musulmani in Italia
Dati di Caritas/Migrantes
Censimento basato sugli immigrati regolari al 31 dicembre 2010
1Marocco448.000
2Albania364.000
3Tunisia106.000
4Senegal75.000
5Pakistan73.000
6Bangladesh71.000
7Macedonia30.000
8Algeria25.000
9Kosovo21.000

Prevalgono i paesi dell’Africa Settentrionale e dell’Europa Orientale.

La mappa seguente mostra la crescita demografica divisa in tre fasi, tra il 1999 e il 2016. Dati forniti da qz.com e dalla fondazione ISMU in un dossier del 18 luglio 2016.

pop. musulmana negli anni:
YearPop.±%
1999 520,000—    
2009 1,200,000+130.8%
2016 1,400,000+16.7%

L’arrivo del popolo musulmano ha portato con sé un ampio numero di individui associati al radicalismo fondamentalista e a condizioni psicologiche precarie, con possibilità di delinquenza, criminalità e terrorismo. Come appena esposto, non tutti ma una parte, ha sì portato problematiche analoghe. Secondo quanto riportato dai dati statistici di ansamed.info, al 2013, su un totale di 64.760 detenuti in Italia, circa 13.500 individui, pari al 20.8% del totale dei detenuti, venivano da paesi a maggioranza islamica, in particolare Marocco e Tunisia. Di questi, almeno 9.000 erano osservanti musulmani e 181 imam, leader spirituali da moschea. Soltanto nel comune di Roma, il 35% dei detenuti nella capitale deriva da paesi a maggioranza islamica.

L’espansione del popolo musulmano di origine magrebina ha incrementato le problematiche del narcotraffico e dello spaccio di stupefacenti in ambito territoriale. La problematica del fondamentalismo islamico e dell’eventualità del terrorismo è portata dai singoli individui affiliati alla radice estremista. Questo ha portato al fenomeno dei sorvegliati speciali della DIGOS.

Imam espulsi, cellule dormienti di Al-Qaeda e lupi solitari. Vedi l’arresto dei 10 membri affiliati al terrorismo riportato nell’aprile del 2015. O l’operazione “Foreign Fighters” del comando provinciale di Brescia le cui indagini erano partite nel 2015 nelle zone di Lecco e Como. Di casi analoghi ve ne sono molteplici.

Aumentate, in tutto il territorio nazionale, associazioni, movimenti, organizzazioni, gruppi e realtà islamiche di ogni sorta. Si contano almeno 343 associazioni. Eccone alcune:

  • La CII, Confederazione Islamica Italiana, fondata a Roma il 21 marzo 2012 e guidata dal presidente Mustapha Hajraoui. La CII unisce sotto la propria egida 14 federazioni regionali islamiche, una per ogni regione italiana (fino a 14 regioni), le quali gestiscono e coordinano un numero variabile di associazioni interne al territorio regionale. Per consultare lo statuto, clicca qui. La CII si fonda sul binomio “islamicità e italianità”.
  • L’UCOII, Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, fondata a Roma nel 1990 come associazione religiosa-culturale islamica. Riunisce 153 associazioni, gestisce 80 moschee e 300 luoghi di culto non ufficiali. L’UCOII nasce dalle ceneri dell’USMI (Unione degli studenti musulmani d’Italia), fondata nel 1971 all’Università di Perugia da alcuni studenti islamici. Sono – o sarebbero – affiliate all’UCOII le seguenti realtà islamiche:
    • Associazione Cultura e Educazione Islamica in Italia (ACEII), divenuta nel 2005 Alleanza dei Musulmani in Italia.
    • Associazione Donne Musulmane in Italia (ADMI).
    • Giovani Musulmani d’Italia (GMI), associazione di promozione giovanile no profit, autonoma e indipendente, fondata il 22 Settembre del 2001 a Sesto San Giovanni e ad oggi capitanata dall’odierno presidente Nadia Bouzekri. Conta più di 22.000 aderenti.
    • Associazione degli Imam e delle guide religiose in Italia.
    • Al-Waqf al-Islāmī fī Īṭāliya, Ente di Gestione dei Beni Islamici, fondato ad Ancona nel 1989.
    • Il Centro Islamico di Milano e Lombardia presso la moschea di Segrate, animato da Abdur-Rahman Rosario Pasquini, che gestisce le Edizioni del Càlamo e la rivista Il Messaggero dell’Islam.
  • L’organizzazione islamista Fratelli Musulmani, guidata dall’imam Izzeddin Elzir. Su questa organizzazione presente in Italia non sono riuscito a trovare granché.
  • La Lega musulmana mondiale, fondata in Arabia Saudita il 18 maggio 1962 e presente in Italia dal 1997 come associazione autonoma, registrata come ente morale non a fini di lucro.
  • l’Assemblea musulmana d’Italia (AMI), costituita a Napoli nel 1982 da Ali Mo’allim Hussen e ad oggi guidata dallo Shaykh Abdul Hadi Palazzi. La sede madre è stata spostata a Roma.
  • L’Unione dei musulmani d’Italia (UMI), guidata da Adel Smith.
  • L’Unione degli albanesi musulmani in Italia (UAMI), associazione di musulmani provenienti da Albania, Kosovo e Macedonia.
  • l’Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia (ACMID-DONNA).
  • Il Coodinamento Associazioni Islamiche del Lazio (CAIL).
  • L’Associazione Nazionale Musulmani Italiani (ANMI), guidata da Raffaello Yazan Villani.
  • Il Centro Culturale Islamico d’Italia (CCII) nato a Roma nel 1966 e che funge da sovrintendente della Grande Moschea di Roma fondata nel 1974. Come riporta la pagina facebook ufficiale, con più di 12.000 follower, il CCII è “a tutt’oggi l’unico ente musulmano riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica Italiana, dotato di personalità giuridica con DPR del 21 dicembre 1974 n. 712”.
  • La Missione culturale dell’Ambasciata del Marocco.
  • L’Associazione Culturale Islamica, che sovrintende la moschea di Palermo, la cui costruzione iniziò nel 1591. La moschea è gestita direttamente dal governo tunisino attraverso il corrispettivo consolato e dalla suddetta associazione.
  • l’Unione islamica in Occidente (UIO), sostenuta dalla Libia e costituita in Italia nel 1947. La UIO gestisce più di 250 associazioni islamiche che hanno sede in oltre 80 nazioni.
  • l’Istituto Culturale Islamico (ICI), sostenuto dal governo dell’Egitto.
  • La Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS), che, come reca il sito ufficiale, “è un’associazione nazionale di musulmani italiani attiva dagli inizi degli anni ’90 con la priorità di testimoniare e tutelare il patrimonio spirituale e intellettuale della religione islamica in Occidente”. Il COREIS ha la sede nazionale a Milano e ha rapporti con otto rappresentanze regionali presenti in Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche e Sicilia.
  • L’Associazione Culturale Islamica “Imam Mahdi” di scuola sciita e con sede madre a Roma. Inaugurato nel 2018, è una delle realtà più recenti.

Qui di seguito, in uno screenshot, eccovi tutta la lista completa di movimenti di matrice islamica presenti in Italia, citati o non necessariamente citati nella lista poc’anzi conclusa.

L’Islam in Italia era “poca roba”? Mi sa di no. Demografie, realtà, associazioni, moschee, luoghi di culto: c’è tutto e in abbondanza. La crescita è costante. L’islam ha una volontà: espandersi. E quindi islamizzare. Questo processo di islamizzazione, data la scarsa copertura dell’informazione, sembrerebbe silenziosa.

Le moschee ufficiali in Italia sono 8 (fonte). La Moschea di Roma, completata nel 1994, è la più grande d’Occidente con possibilità di ospitare fino a 12.000 persone. I luoghi di culto, autorizzati e non, oscillano intorno ai 906, dopo i 700 e i 1251 in tutta Italia.

I luoghi di culto sono 906, anche se il dato ufficiale è indietro di 4 anni. Riportava agensir.it: “secondo gli ultimissimi dati, aggiornati al 31 agosto 2016, acquisiti dalla Polizia di Stato e in possesso del Ministero dell’Interno, in Italia si contano 4 moschee; 906 luoghi di culto e 341 associazioni per un totale di 1.251.” Dunque 906 luoghi di culto e 341 associazioni, per 1251 realtà islamiche radicate in Italia. A queste vanno aggiunte tutte quelle realtà non riconosciute che operano in nero e di cui non si conosce nemmeno l’esistenza. È un mondo radicato che di fatto si espande a macchia d’olio. Considerate che sono passati 4 anni e che non si hanno ancora i dati ufficiali aggiornati al 2020: quanti saranno i luoghi di culto e le associazioni in Italia, ad oggi? Saranno aumentate? Se si, di quanto? Considerate che l’ISMU, al 6 aprile 2016, contava 1.205 realtà islamiche, aumentate a 1251 in soli 4 mesi.

Dunque:

  • 6 aprile 2016: 1.205 realtà islamiche (858 luoghi di culto e 343 associazioni)
  • 31 agosto 2016: 1.251 realtà islamiche (906 luoghi di culto e 341 associazioni)

Notare l’aumento statistico in soli 4 mesi. Ed oggi? Proverò a cercare dati attendibili aggiornati al 2020.

Proseguendo, ecco un breve approfondimento statistico sull’incremento dei musulmani in Europa e in Italia, secondo le informazioni de ilgironale.it, che reca: “Dal 2010 al 2016 la popolazione islamica è aumentata del 32% in Europa, e nel 38% in Italia nello stesso periodo”. Abbiamo avuto un +38% in sei anni.

Ed infine, parlando di Islam in Italia, di islamizzazione e di futuro islamico nel panorama italiano, come non citare l’appena nascente Partito Islamico “Nuova Italia”, fondato nel gennaio del 2020 a Milano? Frutto della popolazione musulmana presente in Lombardia e nella Città Metropolitana di Milano (ex-provincia), il neo-partito di matrice islamica intende presentarsi alle elezioni amministrative del 2022 (fonte: liberoquotidiano.it). Afferma Munib Ashfaq, portavoce dell’associazione islamica Moschea Abu Bakare e promotore di Nuova Italia, in una serie di dichiarazioni rilasciate a ©Libero e pubblicate nell’articolo del 12 gennaio 2020: «Gli obiettivi della nostra lista saranno molto più ampi […] La moschea è uno tra gli scopi: sicuramente, con noi, ci sarà spazio per tutte le minoranze religiose e i loro luoghi di culto. In realtà, però, noi puntiamo ad avere la moschea già prima delle elezioni: dopo il pronunciamento della Consulta il Comune sarà obbligato ad avviare la procedura per la realizzazione del luogo di culto». Per leggere le dichiarazioni complete, consultare il post di liberoquotidiano.it.

Da qui al 2050 la situazione sarà ulteriormente espansa e cresciuta, com’è naturale che sia, e l’islamizzazione potrà assumere altri atteggiamenti, toni e colori. Il popolo musulmano, presto, potrà contare su una base elettorale di milioni di cittadini e nulla vieterà l’ascesa dell’Islam in politica. Così come aumenteranno i principi di islamizzazione dei quartieri e delle città. La demografia islamica sarà sempre più imponente, con un aumento esponenziale di cittadini in continua crescita, ed è questa la risorsa primaria dell’islamizzazione. Anche l’Italia è parte del progetto di espansionismo islamico che mira alla conquista dell’Europa. Se per adesso non si può parlare di paese islamizzato, si può comunque notare obiettivamente la crescita del mondo islamico nei tessuti geo-politici dello stato. Staremo a vedere.

III
L’ascesa dell’Islam europeo in Germania

La Germania sta gradualmente divenendo la roccaforte dell’Islam di matrice europea. Un paese islamizzato o un islam europeizzato? Forse ambedue. Sta di fatto che il seme islamico è stato piantato anche in Germania. Anche il popolo tedesco vive e affronta l’integrazione e l’espansione del mondo musulmano, con i suoi usi, i suoi costumi, le sue culture e le sue regole, nel tessuto socio-politico del proprio paese. Si sa: la comunità principale attraverso cui l’Islam pianta seme in Germania è la Turchia.

Una stima 2010 del PRC stimava 4.760.000 di musulmani presenti in Germania. Secondo il German Islam Conference del 2012, il popolo musulmano, già ai tempi, costituiva il 7% della popolazione tedesca. Una stima 2016 ribadiva il dato statistico di 4.7ml di musulmani, pari al 5.7% della popolazione.

Il Pew Center, nel dossier del 29 novembre 2017 interamente dedicato alla Germania, affermava che la crescita del popolo musulmano era giunta a 5ml di individui, pari al 6.1% della popolazione. Il Gatestone Institute stima 6 milioni di musulmani al 15 gennaio 2016. I divari statistici sono dovuti al fatto che taluni censimenti non considerano i tedeschi nativi di fede islamica come parte del mondo musulmano, limitandosi a rivelare dati e compiere studi solamente sugli immigrati (regolari e irregolari).

I dati 2009 della Stresemann Foundation mostravano la ripartizione in % del popolo musulmano per area geografica. Ricordate che i dati raccolti sono indietro di undici anni.

Il fertility rate musulmano è a 1.9, contro il fertility rate nazionale sceso a 1.4. I nuclei di fede islamica fanno più figli dei nuclei non appartenenti alla fede islamica: e questo è risaputo. È così in tutti gli stati europei. L’età media del popolo musulmano è di 31 anni contro un’età media nazionale che è a quota 47. In media, loro sono più giovani e fanno più figli; noi invecchiamo e riduciamo i figli. È un’ascesa demografica e statistica quella del mondo islamico. La colonizzazione europea verte sulla demografia. La crescita annuale del popolo islamico è di 77.000 unità l’anno, l’1.6% ogni 12 mesi.

Secondo i dati 2017 del REMID e di Statista, le denominazioni islamiche (le branchie dell’Islam) sono così costituite:

  • Sunnis (sunniti) 2.640.000
  • Alevis 500.000
  • Twelvers Shi’as 225.500
  • Alawites 70.000
  • Ahmadiyya 35.000-45.000
  • Salafis (salafiti) 10.300
  • Sufis 10.000
  • Ismailis 1.900
  • Zaydis 800
  • Ibadis 270

Nuovamente di grande aiuto è il GIIPC (Gatestone Institute International Policy Council), autore di dossier scientifici sull’islamizzazione europea. Dossier di cui ho già usufruito per parlare di islamizzazione in Francia e in Inghilterra. Di grande rilievo sono gli studi e i dati che il Gatestone Institute ha compiuto sulla Germania. Parlerò di due rapporti realizzati dall’Instituto: uno sull’islamizzazione, l’altro sull’ascesa demografica del popolo musulmano.

Il primo rapporto è sull’islamizzazione della Germania nel 2015, è stato realizzato da Soeren Kern e pubblicato il 15 gennaio 2016.

Clicca qui per leggere il dossier
L’islamizzazione della Germania nel 2015
“Stiamo importando un conflitto religioso”

Il GI riporta dati ottenuti dalla realtà scientifica, sensibile e materiale, e non soggetti a filtri interpretativi. Vediamo alcuni dati.

  • In Germania, la popolazione musulmana è aumentata a dismisura superando nel 2015 gli 850.000 individui e spingendo per la prima volta il numero complessivo dei musulmani presenti nel paese a circa 6 milioni.
  • Oltre ai nuovi arrivati, il tasso di incremento naturale della popolazione della comunità musulmana che già vive in Germania è quasi dell’1,6 per cento all’anno (ossia 77.000), secondo i dati estrapolati da un recente studio del Pew Research Center sulla crescita della popolazione musulmana in Europa.
  • In base alle proiezioni del Pew, la popolazione musulmana della Germania ha toccato quota 5.068.000 entro la fine del 2014. Gli 800.000 migranti musulmani arrivati nel paese nel 2015, unitamente all’incremento naturale di 77.000, indicano che entro la fine del 2015 la popolazione musulmana della Germania passi da 877.000 persone a 5.945.000. Questo farebbe sì che la Germania sia il paese dell’Europa Occidentale con la più numerosa popolazione musulmana.
  • 8 gennaio. Un sondaggio pubblicato dalla Bertelsmann Foundation ha rilevato che a causa della crescente popolazione musulmana, il 57 per cento dei tedeschi ritiene che l’Islam stia minacciando la società tedesca; il 61 per cento pensa che l’Islam non si adatti alla società occidentale; e il 40 per cento si sente “straniero nel proprio paese”.

Mi fermo qui. Il dossier è lungo e ricco di dati. Copre un arco temporale che va dall’8 gennaio al 31 dicembre: vi consiglio caldamente di dargli una lettura. Il Gatestone Institute, come poc’anzi esposto, ha poi costruito un report non soltanto sull’attuale situazione islamica in Germania, ma anche sul futuro demografico sempre di matrice islamica.

Il secondo report è sul futuro demografico della Germania, è sempre di Soeren Kern ed è stato pubblicato il 26 febbraio 2017.

Clicca qui per leggere il secondo report
Il futuro demografico musulmano della Germania

Voglio estrapolare solo tre dati:

  • Dal report si evince che la decisione della cancelliera Angela Merkel di consentire l’ingresso nel paese di circa 1,5 milioni di migranti per lo più musulmani tra il 2015 e il 2016 non è stato un gesto umanitario, ma un tentativo calcolato di evitare il declino demografico della Germania e preservare la futura sopravvivenza del welfare state tedesco.
  • L’aumento della popolazione musulmana in Germania è alimentato dall’immigrazione di massa. Si stima che circa 300.000 migranti siano arrivati in Germania nel 2016, oltre a più di un milione di profughi che sono arrivati nel 2015. Almeno l’80 per cento (800.000 nel 2015 e 240.000 nel 2016) dei nuovi arrivati erano musulmani, secondo il Consiglio centrale dei musulmani in Germania.
  • Oltre ai nuovi arrivati, l’indice di incremento demografico della comunità musulmana già presente in Germania è di circa l’1,6 per cento all’anno (ossia 77.000), secondo i dati estrapolati da uno studio del Pew Research Center sulla crescita della popolazione musulmana in Europa.

A voi leggere il resto. Se volete.

Ad un aumento del popolo islamico corrispondono ripercussioni ed effetti collaterali a tutti i livelli: nel mondo del lavoro, nella società pubblica, nel sistema scolastico, nel mondo delle associazioni e quant’altro. Basti pensare ai dati dell’ente di ricerca nazionale Mediendienst Integration, secondo cui sono 800 gli istituti tedeschi di istruzione primaria e secondaria che propongono, nel programma scolastico di stato, studi sul Corano, il testo sacro islamico, la cui materia viene impartita da professori musulmani.

L’integrazione dell’Islam nel sistema scolastico ebbe una svolta nel 2010, quando il Ministro dell’Educazione e della Ricerca decise di aggiungere, come materia universitaria, Studi di Teologia Islamica, in qualità di disciplina accademica nelle università pubbliche, in modo tale da creare posizioni di lavoro per futuri insegnanti di educazione religiosa islamica, formando teologhi musulmani.

Preziosi sono i sondaggi statistici e i report condotti in Germania dal 2007 al 2012. Secondo un report 2007 del Federal Ministry of the Interior (Ministro dell’Interno), quasi la metà dei giovani musulmani presenti in Germania supporta visioni fondamentaliste. Il 12% dei musulmani in Germania giustifica le punizioni corporali e la pena di morte. Secondo un sondaggio del 2012, il 72% dei turchi in Germania crede che L’Islam sia l’unica vera religione e il 46% desidera che un giorno i musulmani in Germania siano più dei cristiani. Secondo un sondaggio dello stesso anno (fonte | fonte), il 25% dei turchi in Germania crede che gli atei siano essere umani inferiori.

Secondo uno studio compiuto nel 2013 dal Social Science Research Center Berlin, due terzi dei musulmani intervistati afferma che le regole religiose siano più importanti delle leggi del paese in cui vivono, mentre il 60% dei musulmani afferma di rifiutare persone omosessuali come amici.

Non mancano problemi di individui, cellule, gruppi e movimenti associati al radicalismo e terrorismo. Nel marzo del 2018, secondo quanto riporta dw.com, c’erano 760 islamisti presenti in Germania classificati come pericolosi dalle autorità, di cui più della meta erano in territorio tedesco e 153 in prigione. Casi analoghi sono molti di più.

Un interessante video del 17 giugno 2018 mostra una goccia della cultura musulmana ramificata in Germania. Una moschea, un uomo che canta ad Allah, fedeli radunati attorno al luogo di culto. Questo era parte del mondo orientale: oggi è parte del mondo occidentale. Sembra la Turchia: è la Germania. Effetti collaterali dell’ascesa islamica.

Le moschee sono divenute 200. Tantissime le associazioni, i movimenti e le realtà di matrice islamica. Due organizzazioni specifiche furono bannate nel 2002 a causa dei rispettivi programmi giudicati anti-costituzionali: si tratta dell’organizzazione Hizb ut-Tahrir, fondata nel 1953 e successivamente insidiata in Germania negli anni 60′, fino al ban, e il cosiddetto “Stato del Califfato”. Secondo Zeynon Baran, la prima organizzazione bannata in Germania nel 2002 continua a rimanere attiva in segreto, attraverso le cellule ad essa legate, del tutto mimetizzate nella “società di facciata” tedesca.

Anche la Germania affronta il proprio futuro, con l’Islam radicato nel tessuto del paese ed oramai inscindibile dalla vita sociale e politica della nazione. Il futuro demografico non è roseo e per il mondo islamico è tutto in ascesa, se i flussi di immigrazione e il tasso di natalità continueranno così come han fatto fino ad oggi.

Il Pew Research Center stima tre probabili scenari per il futuro, da qui al 2050. Ad un alto livello di immigrazione (high immigration scenario), da qui al 2050 la Germania potrebbe ritrovarsi con una popolazione di musulmani corrispondente a 17.490.000 abitanti, pari al 19.7% della popolazione. Se la % attuale sta cambiando la faccia della Germania, la % futura potrebbe ribaltare gli equilibri socio-politici. God save Germany?


Realisticamente, la situazione non è tra le più rosee. Se continuiamo così, non ci sarà più un’Europa. Questo continente, un tempo sorgente del cristianesimo, oggi polo moderno del paganesimo, del neo-umanesimo anticristico e terreno di produzione del N.W.O. (Nuovo Ordine Mondiale), sarà una colonia extra-territoriale dell’Islam, e l’Europa cristiana si potrà vedere soltanto in foto, rievocandola nei propri ricordi. Non ci sarà più un’Europa ma un estensione geo-politica del medio-oriente.

L’idea di un Europa in larga parte islamica entro il 2050 è naturalmente preoccupante, non c’era nemmeno nei fumetti di distopia futurista negli anni 20′, dunque è naturale che si abbia una certa preoccupazione. Ma questa preoccupazione svanisce dinanzi le promesse bibliche di Dio, le promesse profetiche di un futuro nuovo e di un’umanità rinnovata. Quanto sta accadendo non deve dunque distrarci dagli obiettivi del nostro cammino – la salvezza dell’anima, i Sacramenti, l’esercizio delle virtù, la preghiera, le opere di Dio, il bene che si può fare – e non deve rubarci la pace e la tranquillità quotidiana.

Dobbiamo sperare che questo processo di islamizzazione, in piena ascesa, verrà arrestato e che non avrà compimento. Chi crede in Dio ha fede che tutto, alla fine, andrà e sarà bene. Se anche il mondo islamico dovesse ridurre l’Europa in colonia, noi sappiamo che alla fine andrà tutto bene.

La parola finale con cui vi lascio è una: speranza.

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