Islamizzazione europea nel terzo millennio: a che punto siamo nel 2020 (2)

Benvenuti nella seconda parte del mio speciale sull’islamizzazione europea. Questa volta non ho una “background story” personale da raccontarvi, come accaduto nella prima delle tre parti (la volta in cui il mio prof. di italiano ci parlò di islamizzazione europea in seconda media, e noi non capimmo una mazza), per cui vado dritto al sodo. In questa seconda parte mi occuperò di tre paesi: Svezia, Norvegia e Olanda. Come i gironi dell’Europeo o del Mondiale, solo con una squadra in meno. Una piccola considerazione: quanto più un paese è piccolo, tanto più facile, ma non necessariamente più breve, sarà il processo di conquista. L’Islam mira sia ai grandi che ai piccoli paesi e il Norden Europeo è parte del piano coloniale piuttosto evidente. Detto questo, buona lettura.


Prima parte:
Belgio
Francia
Danimarca

Seconda parte:
Svezia
Norvegia
Olanda 

Terza parte:
Gran Bretagna
Italia 
Germania


I
Eccoci in SVEZIA, nel mirino dell’islamizzazione da ormai vario tempo

La cara e antica Svezia, considerata da molti e nel corso del tempo il paese dell’utopia europea, civile e politica, della <<perfezione>> e dell’armonia sociale. Un tempo forse, oggi non più. E chi lo avrebbe mai detto? Se continua così, entro il termine del secolo sarà un polo 2.0 del medio-oriente e del maghreb con possibilità di maggioranza islamica entro il 2050. La Svezia è nel mirino dell’islamizzazione europea e la conquista è in progressione esponenziale.

Potrei dirvi che, su una popolazione di 10ml di abitanti, il numero complessivo della comunità islamica è salito a 800.000+ abitanti, pari all’8% della statistica nazionale. E poi potrei chiuderla qua, dandovi la prospettiva potenziale da qui al 2050, calcolando moti migratori e tasso di natalità e concludendo che, se continuerà così, questo paese avrà una percentuale di islamici ben più che raddoppiata entro il 2050, con possibilità concrete di islamizzazione politica e istituzionale.

Dunque procediamo per gradi. Le prime ondate di immigrati di matrice islamica toccarono i confini geo-politici della Svezia verso la metà del XX secolo, senza possibilità di costruire dei piccoli eco-sistemi a maggioranza islamica con ripercussioni civili e politiche per il paese ospitante. Questo perchè i primi flussi migratori erano perlopiù piccoli gruppi etnici venuti ora dai paesi dell’Europa dell’Est, ora dai paesi dell’Asia dell’Ovest, senza grosse proporzioni demografiche. Pochi carusi, insomma. Poi, apparte piccoli moti dagli anni 60′ in poi, in Svezia si è visto il “nulla”, per più di 50 anni. All’alba del terzo millennio, ecco la ripresa. L’immigrazione è la principale fonte di espansione islamica in Svezia. Nulla si deve ad eventuali conversioni naturali; tutto si deve all’immigrazionismo di massa.

Nel 2017, un report del Pew Research Center stimò la popolazione musulmana pari all’8,1% della popolazione, con oltre 810.000 unità presenti sul territorio, contro le 100k+ unità di un paio di decenni prima. Questo, su una popolazione di 10ml di abitanti. Se la cifra ha raggiunto il 10% circa in così poco tempo, niente potrà fermare l’inevitabile raddoppio entro i prossimi venti anni, attraverso un processo espansionista analogo a quello dell’ultimo ventennio (immigrazione e natalità). Nel periodo storico 2004-2012, i principali paesi da cui arrivavano gli immigrati erano l’Iraq, la Somalia e l’Afghanistan, tra le principali roccaforti dell’Islam in Asia.

Torniamo brevemente indietro nel tempo per capire la crescita rapida avvenuta negli ultimi decenni: i musulmani erano ‘soltanto’ 200.000 nel 2000 secondo report e indagini statistiche di natura locale, circa 500.000 nel 2009 secondo un report USA, di cui 106.327 ufficialmente registrati nella comunità islamica (non conosco le modalità di censimento ufficiale) secondo i dati dell’International Religious Freedom Report del 26 ottobre 2009, ed infine oltre 800.000 al 2020.

Il report del world population review (W.P.R.) realizzato al 2020 mette nero su bianco il declino del rateo di natalità svedese. Meno nascite nazionali, più arrivi e aumento del tasso di natalità straniero, che da solo regge gran parte della natalità nazionale. Il report statistico mostra una diminuzione continua e costante del fertility rate (tasso di fertilità), da un tasso pari a 1.99 nel 2011 a 1.85 di oggi (2020). Il tasso di crescita demografica è stato dello 0,63% nel 2019, con 63.000 nascite dal 2019 al 2020. Se questo andamento dovesse mantenersi costante, il declino graduale delle nascite inficerà non poco sull’equilibro statistico e demografico tra Svezia e Islam, causando grosse sproporzioni entro due o tre decadi.

Dato il decremento continuo del tasso di natalità (- 0.14 punti in 9 anni) e l’aumento dell’età media (il paese è sempre più vecchio), si stima che la Svezia continuerà a collassare, con perdite ulteriori del fertility rate, diminuzione naturale della popolazione, il tutto condito dall’incremento di immigrati. Si stima, se il paese continuerà così, che la popolazione raggiungerà a malapena i 12ml di abitanti entro il 2099 con possibilità di triplicazione islamica entro il 2050. SE continua così – condizionale d’obbligo – l’Islam potrà contare su un volume locale di oltre 4ml di abitanti entro 30 anni, con una popolazione svedese che, nello stesso periodo, se il tasso di natalità dovesse mantenersi o ulteriormente ridursi (come successo e come sta succedendo), sarà di poco sopra gli 11ml di abitanti, fallendo nell’espansione demografica. Meno svedesi, più islamici; diminuzione del tasso di natalità nazionale, aumento del tasso di natalità islamica. Più bambini Maometto, meno bambini Eriksen, se capite.

Il Pew Center ha realizzato l’indice di crescita islamica dal 1960 al 2020. Un’aumento pauroso, senza precedenti nella storia.

Il Pew Center stima le possibilità di crescita islamica ponendosi tre variabili: immigrazione a livello zero (zero migration scenario), immigrazione a livello medio (medium migration scenario), immigrazione a livello alto (high migration scenario). Secondo le ricerche compiute con cognizione di causa (calcolando i dati scientifici attuali e quelli in prospettiva secondo le leggi di probabilità), la popolazione di musulmani salirà a 1.130.000 abitanti, pari all’11% della popolazione, nel caso della prima variabile; a 2.470.000 unità, pari al 20.5% della popolazione, nel caso della seconda variabile; e a 4.450.000 abitanti, pari al 30.6% della popolazione, nel caso della terza variabile.

Dipendentemente dal tasso di natalità islamica e dai flussi migratori, dunque, la popolazione musulmana potrebbe oscillare intorno al 30% entro il 2050, costituendo una fetta demografica talmente consistente e massiccia, da divenire parte integrante, e inscindibile, della vita politica e istituzionale del paese. La maggioranza islamica è questione di crescita, immigrazione e nascite. Tempo e numeri e gli islamici avranno la Svezia entro metà secolo.

Così come altrove, anche in Svezia è presente il fenomeno delle conversioni naturali. Si stima vi siano state 3.500 conversioni volontarie dalla Chiesa di Svezia all’Islam dal 1960 ad oggi, secondo quanto esposto da Anne Sofie Roald, una storica di religioni della Malmö University College. Celebre il caso della conversione di Helena Benaouda, divenuta poi, dal 2004 al 2014, il capo del Muslim Council of Sweden (Consiglio dei Musulmani di Svezia), un’organizzazione ‘ombrello’ di matrice islamica fondata nel 1990 che si occupa di coordinare e rappresentare tutte le realtà e le associazioni islamiche in Svezia, fornendo supporto e risorse e radunandole sotto la propria egida.

La realtà delle associazioni e delle organizzazioni islamiche, in Svezia, è più che centuplicata. Oggi, il Consiglio dei Musulmani di Svezia può contare su 9 realtà distinte, per oltre 100.000 membri iscritti, tra le quali:

  • Young Muslims of Sweden (Giovani Musulmani della Svezia)
  • United Islamic Parishes in Sweden (Parrocchie Islamiche Unite in Svezia)
  • Muslim Association of Sweden (Associazione dei Musulmani della Svezia)
  • Bosnian Islamic National Association in Sweden (Associazione Nazionale Islamica Bosniaca in Svezia)
  • Islamic School Foundation (Fondazione della Scuola Islamica)
  • Muslim Scouts of Sweden (Musulmani Scout di Svezia)
  • Islamic Information Association (Associazione d’Informazione Islamica)
  • Islamic Relief, associazione umanitaria fondata sui valori islamici nel 1984 e aperta in Svezia nel 1992, operante in oltre 50 paesi e con ricavi pari a 128 milioni di sterline.
  • PIS (non sono riuscito a capire cosa sia)

Per ognuna di queste associazioni, potrete trovare documentazione e dati in abbondanza, aprendovi da voi alle sub-realtà integrate nel tessuto geo-politico svedese, con obiettivi espansionistici e di ramificazione. La realtà islamica presente in Svezia, tuttavia, è ancora più ampia, in quanto, sopra il MCS (o ‘dietro’), è presente una realtà ancora più grande.

In Svezia, il Muslim Council of Sweden è infatti sotto l’ala dell’IFiS, un’organizzazione islamica ‘ombrello’ che nel paese scandinavo coordina e aiuta sei organizzazioni islamiche individuali, tra cui il sopracitato MCS, che a sua volta cordona le 9 associazioni nazionali viste. L’IFiS, che sta per Islamic Federation in Sweden (Federazione Islamica in Svezia), è sotto l’egidia della FIOE, che sta per Federation of Islamic Organizations in Europe (Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa), un’organizzazione islamica continentale operante in Europa e fondata nel 1989 dalla Fratellanza Musulmana (Muslim Brotherhood), che a sua volta è un’organizzazione transnazionale islamista fondata in Egitto nel 1928 da Hassan al-Banna.

Dalla MB alla FIOE e dalla FIOE all’IFiS.

Fratellanza Musulmana (Egitto, 1928)

FIOE (Europa, 1989)

IFiS (Svezia, ?)

Secondo il report 2008 dell’EU Observer, la FIOE rappresenta almeno 29 organizzazioni musulmane e 1.000 gruppi locali in Europa con presenza prevalente in Francia, Germania e Gran Bretagna (indice della fonte: euobserver).

Ecco la struttura dell’IFiS in Svezia:

Federation
of Islamic
Organizations
in Europe
(FIOE)

Islamic
Federation
in Sweden
(IFiS)

Muslim Council of Sweden • Moschea di Stoccolma • Moschea di Gothenburg • Islamic Relief • Sveriges Unga Muslim • Ibn Rushd

Per un ulteriore ricerca e approfondimento, leggi il Report 2017 DI 67 Pagine realizzato dalla Malmö University.

Islamic activism in a multicultural
context
– Ideological continuity or change?

LEGGI QUI

Infine, parlando dei luoghi di culto, si può dire che, al 2017, il numero di moschee in Svezia è giunto a 173 su scala nazionale.

Mi fermo qua, nonostante di materiali per continuare ve ne sarebbero e anche a sufficienza. A voi leggere, capire e pregare. Se continua così, la Svezia, entro la fine del secolo, sarà una moderna Turchia settentrionale: una nazione islamizzata, dominata dall’Islam e con una progressiva marginalizzazione del cristianesimo. Che Dio salvi la Svezia dall’islamizzazione totalitaria e dall’eclissi del cristianesimo.

II
Vediamo la NORVEGIA, paese scandinavo di grandi dimensioni ma di pochi abitanti

La Norvegia ha una superficie più grande di quella italiana; questo piccolo stato europeo può infatti contare su una mappa geo-politica di 323.802km, mentre il bel paese italico ha dalla sua una superficie naturale di 301.340km, pari al 93.06% della superficie norvegese. L’unica differenza è la popolazione: mentre in Italia siamo 60ml+ di abitanti, in Norvegia si conta una popolazione di 5.367.580 di cittadini. Come in altri stati, l’islamizzazione in Norvegia è un processo graduale basato su tre fattori: immigrazione, natalità (crescita naturale) e tempo. Numeri, tempo, variabili, gradualità e continuità e il gioco, in 30 o 50 o 70 anni, è fatto.

Come in Danimarca, in Norvegia una percentuale di islamici del 4% può fare la differenza ed una percentuale del 10-20% può di fatto sovvertire e invertire gli equilibri socio-politici del paese, differenziando la qualità della vita e le condizioni istituzionali e politiche. Quella che da noi può apparire come una piccola comunità di islamici del tutto insignificante, in Norvegia può essere sufficiente per gettare le basi dell’islamizzazione demografica e della radicalizzazione secolare dell’Islam all’interno della nazione.

In Italia, 160.000 islamici (per riportare un dato ‘esempio’) non farebbero paura; in Norvegia, si. È in proporzione al numero di abitanti del paese che la % islamica determina maggioranza e islamizzazione. Per capire l’immigrazione islamica in Norvegia, bisogna conoscere il background dell’immigrazionismo e anticipare che in questo paese è già di per sé fortissima l’immigrazione in generale, indipendentemente dall’etnia e dalla religione di appartenenza. La Norvegia è infatti uno dei paesi più colpiti, in proporzione al numero di abitanti, dall’immigrazione in Europa. Nelle ultime due decadi, tanti sono gli immigrati venuti in Norvegia, che l’identità e le origini tradizionali del paese si avviano verso la de-frammentazione e la de-personalizzazione, con una progressiva perdita di identità storica e tradizionale e una fusione continua etnica, culturale e religiosa.

Al 1 gennaio 2013, erano almeno 710.465 gli immigrati presenti in Norvegia, pari al 14.1% della popolazione (statistiche Norvegia, 26 aprile 2013). La maggioranza di provenienza europea, almeno l’8.1% di provenienza dall’Asia e dall’Africa. A questi si aggiungono gli oltre 407.262 che nel 2012 avevano ottenuto la cittadinanza norvegese, pari al 62.2% del volume. L’immigrazione in Norvegia contribuiva al 72% della crescita nazionale e il 17% dei neonati era figlio di immigrati.

Vediamo ora la tabellina di immigrati e nati da immigrati nel 2019:

paese di origine (in verde i paesi ad alta % islamica)popolazione
Polonia111.985
Lituania45.415
Somalia (99%)42.802
Svezia 38.770
Pakistan (97%)38.000
Siria (87% circa)34.112
Iraq inc. la regione del Kurdistan (99%)33.924
Eritrea (36-48%)27.855
Germania27.770
Filippine25.078

Come vedete, i paesi a maggioranza islamica contribuiscono ad una grossa e consistente fetta del numero di immigrati complessivo.

Ed eccoci dunque dinanzi il seme dell’Islam, storico e demografico – Eccoci dinanzi i primi risultati concreti dell’islamizzazione, un’islamizzazione nascente e in via di sviluppo, in pieno progresso demografico. Ecco i primi frutti della comunità islamica in Norvegia dai primi tempi in cui i musulmani iniziarono ad arrivare.

I norvegesi di discendenza pakistana (prima e/o seconda generazione), i cosiddetti Norwegian Pakistanis, sono la minoranza etnica più grande presente in Norvegia con oltre 32.700 membri. 40.000 secondo trtworld.com.

Dal 2006 al 2011, l’Islam in Norvegia è cresciuto del 48%, divenendo la seconda religione più pratica dopo il cristianesimo (che include tutte le denominazioni). Secondo i dati di Statistics Norway del 2019, il numero complessivo di musulmani in Norvegia è di 175.507 cittadini, pari al 3.29% della popolazione (3.3%), facendo del paese scandinavo uno dei vari territori in Europa ad avere una % di musulmani ≥ del 3-4% della popolazione, insieme ad altri 9 stati europei.

Secondo il sito “Islamonline”, che presenta il dato senza fonte, la comunità islamica di Norvegia sarebbe già a quota 300.000.

Tuttavia, a questo dato vanno considerati e propriamente aggiunti anche gli islamici che hanno preso la cittadinanza nel corso degli anni. Se contiamo dunque anche i naturalizzati, che rimangono pur sempre di discendenza araba e di fede islamica, la % complessiva di musulmani in Norvegia salirebbe di svariati punti in percentuale. Altrimenti non si spiega come si è passati dal 5.7% del 2016 al 3.3% del 2019 (secondo il Pew Centre), nonostante il numero complessivo di musulmani sia aumentato.

Questo è soltanto l’inizio dei primi ecosistemi islamici in Norvegia. Con un volume prossimo ai 200.000 abitanti, la continuità dei flussi migratori, il tasso di natalità, la vicinanza delle comunità islamiche dei paesi limitrofi, l’arrivo continuo di immigrati e le conversioni volontarie, la comunità islamica in Norvegia ha un futuro in ascesa, da qui fino al 2050. Non sarà difficile giungere al volume dei 500k abitanti (500.000), poi dei 700k, poi del milione e così via, come già sta accadendo in Svezia e in Danimarca e come già successo in Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Gran Bretagna e così via. Così avviene l’ascesa dell’Islam in un particolare territorio e così la strada in Norvegia è già pavimentata per l’islamizzazione.

La crescita è impressionante se si considera che nel 1980 erano solamente 1.006 gli individui di fede islamica in Norvegia, un numero praticamente irrisorio e insignificante, pari allo 0.0001% del totale. Da 1.000 musulmani nel 1980 a 175.000 individui in epoca odierna, con una crescita di 50.000 unità circa nei primi 10 anni e poi di 100.000 nello stesso arco di tempo dal 2000 al 2010: sono cifre importanti.

Ma vediamo la struttura dati temporale dal 1980 ad oggi. Ecco il numero di musulmani presenti in Norvegia negli ultimi 40 anni, di decade in decade.

NUMERO DI ABITANTI CENSITI
ANNOPop.±%
1980 1.006—    
1990 54.000+5267.8%
2000 56.458+4.6%
2010 144.000+155.1%
2019 175.507+21.9%

Fonte:
PewCenter
Statistic Norway

I fattori di crescita variano di decade in decade con grosse modifiche (ora ascendenti, ora discendenti) ogni 10 anni:

  • da 1.000 a 54.000 dal 1980 al 1990, per un aumento di 50.000+ unità circa.
  • Poi, soli 2.000 individui in più dal 1990 al 2000: da 54k a 56k.
  • Ed ecco in soli 10 anni un aumento del 5.300% circa, da 56k a 144.000 unità, dal 2000 al 2010 – da 120.000 nel 2005 a 163.000 nel 2009, in soli quattro anni.
  • E negli ultimi 9 anni, dal 2010 al 2019, altri 30.000 individui giunti.

L’Islam ha appena iniziato ha marcare la sua impronta in Norvegia e a divenire consistente a livello demografico.

Si stima che, se continuiamo così, secondo i flussi migratori degli ultimi 9 anni e il tasso di natalità attuale, il numero di musulmani in Norvegia salirà a 359.000 unità entro il 2030, pari al 6.3%. Da qui al 2050 le stime in prospettiva differiscono: nel caso in cui dovessero esserci alti flussi di immigrazione, analoghi a quelli visti nel periodo 2000-2010, e il tasso di fertilità dovesse sempre mantenersi costante, considerando una serie di variabili che possono diversificarsi di anno in anno, la stima possibile e potenziale è di 2.200.000 musulmani entro il 2050, secondo le stime e le ricerche socio-demografiche del Pew Centre.

Non vi è certezza matematica, ovviamente; il tutto dipende da una moltitudine di variabili e fattori universalmente relativi. Comunque sia, se continuiamo così, con crescite analoghe e scenari di immigrazione simili a quelli visti nell’ultimo trentennio, la possibilità che si arrivi a tale livello è attendibile. In un modo o nell’altro, la possibilità di aumento c’è – e senza dubbio – così come quella di maggioranza.

Secondo le stime 2008, i paesi di origine islamica erano perlopiù asiatici.

paese di originenumeri (dati al 2008)
Pakistan30.134
Somalia27.881
Iraq21.795
Bosnia e Herzegovina15.649
Iran15.134
Turchia15.003
Convertiti1000-3000

Almeno 64.882 musulmani in Norvegia vivono ad Oslo, pari al 9.53% della popolazione dell’area metropolitana. Presente, ovviamente, il fenomeno delle conversioni naturali: secondo il giornale Verdens Gang, negli anni 90′ oltre 500 persone si sono convertite all’Islam – e oltre 3.000 arrivati al 2019.

Assolutamente da tenere in considerazione il declino delle nascite in Norvegia, fenomeno in piena discesa verso un peggioramento continuo. Il rateo di fertilità è passato da 2.9 nel 1960 a 1.7 nel 2018, secondo i dati storici World Bank. Oggi, in Norvegia, se si fa un figlio a famiglia è assai. Crolla la demografia, crollano le nascite, diminuiscono i figli, aumenta l’immigrazione. La popolazione si affatica nel rinnovo e nell’espansione demografica e l’età media, così come in tutta Europa, aumenta e la popolazione è sempre più vecchia. L’Islam entra, acquista, si espande e mira al colonialismo europeo, mentre il paese declina.

Il nome Mohammed è stato tra i più popolari tra i neonati di sesso maschile nel 2019, per l’11° anno consecutivo, secondo le statistiche del Norwegian Statistics Department. Il nome è presente al 27° posto con 205 assegnazioni.

Un’ulteriore approfondimento conoscitivo riguardo l’integrazione islamica in Norvegia non può escludere le problematiche specifiche inerenti la branchia dell’estremismo radicale.

Secondo un sondaggio 2017, compiuto dal magazine nazionale aftenposten, 3 musulmani su 10, il 30% del campione di intervistati, considerava importante seguire le leggi islamiche, quelle proprie della tradizione fondamentalista. Secondo un investigazione pubblicata l’11 dicembre 2019 da abcnyheter, 4.200 musulmani intervistati si trovano d’accordo con affermazioni quali “L’Islam approva l’uso della violenza” e che l’11 settembre, l’attacco alle Torri Gemelle, potesse essere giustificato.

A questo si aggiunge il fenomeno dei foreign fighter. Si stima che oltre 70 persone abbiano lasciato la Norvegia per andare a combattere in Siria, di cui 20 hanno fatto ritorno. Nel febbraio del 2019, il primo ministro Solberg affermò che i combattenti ritornati in Norvegia sarebbero stati investigati dalla polizia.

L’Islam in Norvegia ha gettato le basi e il seme sta dando i suoi frutti. Il percorso è in salita, da qui fino alle prossime decadi. Ci rivediamo nel 2050.

III
Giungiamo in OLANDA, tra gli obiettivi più delicati dell’Islam

L’islamizzazione nel paese orange sta mettendo su radice, è in crescita e i risultati consequenziali si vedono. Se continua così, l’Olanda sarò il prossimo stato europeo a maggioranza islamica entro una trentina d’anni. L’Islam getta le basi per un’eventuale roccaforte extra-territoriale che possa rappresentare un’estensione dell’Europa orientale e dell’Africa settentrionale.

Secondo le statistiche 2006, vi erano almeno 850.000 cittadini residenti in Olanda appartenenti alla fede islamica. Di questi, il 38% era di discendenza turca, il 31% marocchina, il 26% asiatica/africana, il 4% europea e l’1% nativa olandese.

Secondo i dati forniti il 24 ottobre 2007 dalla Statistics Netherlands (CBS), un’istituzione governativa fondata nel 1899, il numero di musulmani presenti in Olanda era pari al 5% della popolazione. Almeno 140.000 musulmani vivono nella capitale dove rappresentano il 17% della popolazione.

I cittadini di nazionalità turca rappresentano il 25% della popolazione musulmana di Amsterdam. Vi sono almeno 40.000 pakistani, 34.000 surinamesi, 31.000 afgani e 27.000 iracheni. La % cresce e si espande nelle singole regioni olandesi. Al 2012, venivano contati almeno 825.000 abitanti di fede islamica. Numeri impressionanti, considerando che l’Olanda è un paese di solo 7ml di abitanti.

Questa mappa del 2004 mostra la % dei musulmani in Olanda residenti nello stato dei Paesi Bassi, in quel particolare anno.

Considerate il passaggio temporale di 16 anni, l’aumento dei flussi migratori e la costanza della % islamica in Olanda ed ecco perchè non stupisce che, al 2019, si parli (ancora) di islamizzazione olandese, un fenomeno in crescita.

Al 2016, secondo i dati raccolti dal Pew Center e rilasciati il 29 novembre 2017, vi sono almeno 1.210.000 musulmani in Olanda su una popolazione di 7ml di abitanti. Entro il 2050, se dovessero esserci alti flussi migratori nei prossimi 30 anni, secondo il fattore “high immigration scenario”, e se il tasso di natalità islamica dovesse mantenersi alto, in Olanda potrebbero arrivare ad esserci fino a 2.790.000 musulmani, pari al 15.2% di quella che potrebbe essere la popolazione nativa del paese, se il tasso di natalità olandese dovesse mantenersi invariato e simile ai livelli attuali.

Nel periodo 2010-2016, il numero di musulmani è aumentato grazie ai rifugiati e agli arrivi regolari: almeno 70.000 rifugiati e 240.000 immigrati regolari, di fede islamica, si sono insidiati in Olanda.

I numeri parlano chiaro: l’Olanda è soggetta all’islamizzazione. Da 0 a 1.200.000 cittadini musulmani nell’arco di un ventennio, su una popolazione contenuta e piuttosto ‘minuta’, è un dato impressionante, destinato all’incremento da qui fino alla fine del secolo, grazie ai tre fattori naturali in piena ascesa negli ultimi 30 anni: immigrazione, natalità e conversioni all’Islam.

Riguardo i luoghi di culto, al 2010 vi erano almeno 453 moschee presenti in Olanda. Al 2018 il numero è cresciuto a quota 475, la metà di quelle che ci sono in Italia, ripartite all’interno di un paese 6 volte più piccolo dell’italico stivale. È un numero impressionante, quello delle moschee in Olanda, e destinato all’aumento nei prossimi 30 anni.

Almeno 146 mosche sono controllate dal Directorate of Religious Affairs (Diyanet), un’istituzione di stato fondato il 3 marzo 1924 in Turchia e disciplinato dall’art. 136 della Costituzione Turca. La più antica moschea sembrerebbe essere la Selimiye Mosque nella città di Veghel, provincia di North Brabant, edificata nel 1890.

In Olanda sono cresciute anche le realtà politiche e sociali di matrice islamica. Tra le varie, da notare l’esistenza del partito politico DENK, un partito, altresì chiamato ‘movimento’, fondato da un paio di cittadini turchi il 9 febbraio 2015, avente più di 3.678 membri associati e ad oggi capitanato dal cittadino marocchino Farid Azarkan, leader del partito. Il partito si fonda sulle minoranze etniche olandese, in particolare quella turca e marocchina e può contare su una base elettorale a maggioranza islamica. Per il fatto di rappresentare l’ampia popolazione di origine turca, il partito è stato definito “Il braccio lungo di Erdogan”.

Riguardo il partito, la fonte ilgiornale.it riporta:

Aggiungete un dato interessante e passato sotto silenzio sui media. Alle ultime elezioni si è candidato un partito islamico, si chiama DENK. Ebbene nella bella e cosmopolita Amsterdam questo partito ha ottenuto più voti di quello di Wilders, ben il 7,5% contro il 7% del Pvv.

In aumento e in continua ramificazione il numero di organizzazioni, associazioni, attività e movimenti filo-islamici in attività in Olanda, sia dalla parte turca che dalla parte marocchina. Secondo quanto stimato, sarebbero di più le realtà di discendenza turca che le realtà di origine marocchina. Le realtà islamiche, sociali e politiche, tra quelle manifeste e quelle underground, sono in crescita graduale e presentano una palette variegata di organizzazioni tra le più disparate.

Vediamo alcuni dei movimenti, delle comunità e delle organizzazioni islamiche presenti in Olanda, per capire l’espansione non solo demografica, ma anche politica e culturale dell’Islam nel Regno dei Paesi Bassi. Ecco dunque alcune delle opere ‘collaterali’ derivate dall’integrazione del popolo islamico in Olanda.

  • La Contact Body for Muslims and Government (CMO), un’organizzazione nazionale che discute degli interessi del popolo musulmano con il governo, rappresentando l’80% della popolazione islamica (parte della fonte: qui)
  • La comunità di sciiti, la Shi’a Muslim Community, che al 1 gennaio 2015 contava 108.728 membri regolarmente censiti in Olanda. Il gruppo è composto da 43.523 cittadini dell’Iraq, 36.683 dell’Afganistan e 28.522 dell’Iran, le roccaforti asiatiche dell’Islam di derivazione integralista.
  • La Ahmadiyya Muslim Community che conta 1.500 membri ed è di fatto un’organizzazione ombrello che racchiude un variegato network di sub-realtà interne. La comunità Ahmadiyya è un movimento fondato nel 1889 in India.
  • I Quaranist, un gruppo di fedeli e integralisti del Corano.

Presente anche la problematica della radicalizzazione e del fondamentalismo. In Olanda sono presenti radici proprie del jihadismo e del salafismo.

Le problematiche del jihadismo sono – o sarebbero – monitorate dal GISS, General Intelligence and Security Service, i servizi segreti d’Olanda, pur specificando che nessuno, apparte Dio, ha l’occhio divino e che nessuno può necessariamente monitorare, sapere e tenere sotto controllo i pensieri, le azioni e le opere di ogni singolo individuo affiliato all’estremismo e che di per sé potrebbe rappresentare una minaccia di matrice terrorista.

Nel 2009, il GISS riportò che gli islamisti armati in Somalia avrebbero ricevuto supporto da alcuni singoli individui presenti in Olanda.

Il 14 dicembre 2017, il GISS (“AIVD” in lingua olandese) ha rilasciato un report in DPF sulla problematiche del jihadismo femminile: le donne jihadiste, alla stregua degli uomini jihadisti, che di fatto incrementerebbero la problematica del fondamentalismo e della minaccia terrorista, supportando la stessa ideologia che sta alla base del terrorismo ideologico e pratico. Clicca qui per la lettura del report.

La descrizione del report reca:

‘Jihadist Women’, the latest publication by the Dutch General Intelligence and Security Service (AIVD), looks at the role played by women and the threat jihadist women pose in the conflict area of Syria and Iraq and in the Netherlands itself.

“Jihadist Woman”, l’ultima pubblicazione del GISS […] guarda alla minaccia delle donne jihadiste nell’area della Siria e dell’Iraq e nella stessa Olanda.

Nel 2017, il GISS rivelò che il numero di jihadiste presenti in Olanda era pari a 100 donne circa, di cui 80 avevano già lasciato il paese per andare in guerra, unendosi all’ISIS.

Secondo quanto dichiarato dal GISS nel 2018, ci sono almeno 500 supporter e migliaia di simpatizzanti del jihadismo e del fondamentalismo islamico presenti in Olanda. Leggi il report qui.

L’integrazione di individui in Olanda guidati dalla radice fondamentalista, ha portato all’assassinio del regista olandese Theo van Gogh, avvenuto il 2 novembre 2004, per mano di Mohammed Bouyeri, un islamico fondamentalista facente parte dell’Hofstad Network, una rete di terroristi islamici composta da uomini di età compresa dai 18 ai 32 anni e di cittadinanza olandese. Pauroso? Si. Ulteriori approfondimenti sulla rete Hofstad.

Nel periodo che va dal 2012 al novembre del 2018, almeno 310 individui sono partiti dall’Olanda per unirsi ai conflitti in Siria e in Iraq (guerra santa). 85 sono stati uccisi e 55 hanno fatto ritorno in Olanda. Tra i foreign fighters olandesi sopravvissuti, 135 erano combatti nella zona rossa e 3/4 sono membri dell’ISIS. I restanti si sono uniti ad Al-Qaeda. È possibile approfondire il fenomeno dei singoli individui affiliati al jihadismo, leggendo il report di 22 pagine del 9 novembre 2018 ad opera del GISS.

Insomma, indipendentemente dalla qualità, dalla tipologia e dalla quantità di dati, è possibile constatare una verità storica, avente dalla sua un fondamento scientifico: L’Islam c’è, si è radicato in Olanda e sarà parte del futuro olandese. L’islamizzazione è un rischio, una stima ed una probabilità. Entro il 2050 potrebbe già esserci maggioranza islamica.


Termina qui la seconda parte. Ci rivediamo nella terza e ultima parte. Provo a farmi un Rosario.

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