Se il guantino in plastica e la Comunione sulle mani ferisce il cuore della fede

Come coloro che credono e seguono Cristo, o presunti tali, e come coloro che si definiscono cattolici, o presunti tali, anch’io sono tornato a Messa. #iotornoamessa e ci sono tornato realmente. Sono così ritornato presso il centro, il Sole, il punto focale nella e della vita di un cristiano: l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo che si ripete in terra, ogni giorno, tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Giovanni 6, 48 Io sono il pane della vita. […] 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo resusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 

La Santa Messa, che noi cattolici chiamiamo Sacrificio, mentre i protestanti, figli della denominazione scismatica ed eretica fondata dall’eresiarca Martin Lutero, chiamano “cena del Signore”, è tornata con concorso di popolo, dopo essere stata sospesa dai poteri massonici politici che comandano in Italia influendo perfino sulle capacità decisionali della Chiesa, stabilendo cosa possa e non possa fare, nonostante il concordato dica che non possa. Che fare? Preghiamo per mantenerci nella delizia del Signore e preghiamo per sorreggere i pastori della Chiesa.

Gesù, ti affido le tenebre che ho nell’anima, le tenebre del mondo e il buio che viviamo quaggiù affinché tu possa trasformare tutto in luce, ricavando il bene dal male.
(preghiera spontanea, puoi recitarla e farla tua liberamente)

Tornare a Messa dopo tre (III) mesi di assenza, tanto il periodo passato dall’ultima Messa, è maestoso, poichè permette all’anima di riappropriarsi dell’Infinito nella specie della particola Eucaristica. E dato che in rapporto all’eternità tre mesi sono come un paio d’ore, non è poi così ampio il «tempo» passato dall’ultima Santa Messa – nonostante l’assenza dell’Eucaristia si sia sentita tutta e abbia avuto un peso specifico nella vita e nella salute spirituale del fedele – la mia compresa.

C’è una differenza rispetto a quando prendevo Messa prima della presunta pandemia: ora abbiamo il protocollo, le modalità preventive e precauzionali applicate alla Santa Messa per minimizzare la potenziale diffusione del virus. Eccoci dunque sottoposti alle normative igieniche: regole e normative per ogni micro-sequenza, dall’entrata (e ancor prima) all’uscita.

E non sono qui per stigmatizzare il protocollo – né tantomeno per alimentare il mormorio su di esso, distogliendo l’attenzione dal Sacro al profano – ma per esprimere un libero pensiero su taluni aspetti del suddetto (art. 21 Costituzione, Codice di Diritto Canonico 212.3). Convergere in esclusiva sul protocollo significa produrre una lamentela sterile dimenticando lo scopo ed il fine di poter generare speranza e ottimismo dinanzi la situazione attuale.


Ecco il video che riassume le regole e le normative post-Covid applicate alla Santa Messa secondo il decreto del 18 maggio.

  • Le sappiamo già: la mascherina obbligatoria, l’igienizzazione della mano all’entrata, il metro di distanza l’uno dall’altro, il limite di partecipanti, l’assenza della stretta di mano e dell’acqua santa, l’impossibilità di muoversi dal posto, talvolta la necessità di prenotarsi, l’uscita regolata ad uno ad uno con accompagnamento da parte di volontari, il sacerdote con guanti e mascherina.. dovrebbe essere tutto.
  • C’è, tuttavia, qualcos’altro che è stato concepito, integrato e applicato ad un particolare «elemento» del Messale Romano: trattasi di una modalità di “prevenzione” inerente la distribuzione dell’Eucaristia (Corpo e Sangue di Cristo, Dogma della Transustanziazione, Concilio di Trento, 1545).

Da quel che ho visto, ecco quali sono le modalità applicate all’Eucaristia:

  • Ora il sacerdote è tenuto a indossare un guanto di plastica per poter toccare, prelevare e distribuire l’Eucaristia.
  • L’Eucaristia viene distribuita sul posto, cosicché non è possibile andare presso l’altare.
  • L’Eucaristia viene distribuita solamente sulla mano del fedele e poi quest’ultimo deve inserirsela in bocca da se stesso.
  • Il fedele di per se deve rimanere in piedi, per far capire di voler ricevere l’Eucaristia, quindi l’opzione di inginocchiarsi non è di per sé preclusa o proibita, ma di certo non è sollecitata e così facendo nessuno finirebbe per inginocchiarsi.

Dunque rigorosamente in piedi, con Comunione sulla mano e distribuita con guantino in plastica annesso. Quando si tratta dell’Eucaristia, si attiva il senso del fedele, quel senso ragionevole di difesa del divino insito in tutti noi. Vi sono motivazioni ragionevoli, teologiche e morali, che di fatto ci permettono di dubitare sulla qualità di queste ‘‘addizioni igieniche’’.


C’è un presupposto teologico di fondo che possa portare a pensare che sia il guantino in plastica sia la Comunione sulla mano possano ferire il cuore della fede. E questo presupposto è reale. Poichè il guantino in plastica si sovrappone sulla dignità sacerdotale di poter toccare con mano il Corpo di Cristo senza che debba esserci un elemento che funga da mediatore tra la mano del consacrato – il quale agisce in persona Christi – e la particola. Il guantino in plastica causa la ridicolizzazione dell’atto e l’addizione del superfluo: lede al decoro divino del Sacrificio che si vive durante la Messa. Nella psiche del fedele si causa un disastro: in molti, il mormorio e il senso del profano fluisce come se fosse un torrente in piena. Il demonio non aspetta altro che poter deridere il Sacro.

L’obbligo della Comunione sulla mano, essendo la disposizione di riceverla sulla lingua proibita – è anch’essa una temporanea sospensione delle normative canoniche e liturgiche. E può causare la profanazione del divino, la dissacrazione dell’Ostia Divina, venendo questa ricevuta da mani non consacrate. Può, inoltre, aprire le porte ad eventuali profanazioni eucaristiche, le medesime che avvengono quando qualcheduno prende l’Eucaristia e se la porta in altro luogo per profanarla. Se prima questa modalità era opzionale, adesso è l’imperativo: ed è questo che ferisce.

Afferma don Leonardo Ricotta 1: «La Comunione data nelle mani è un sacrilegio, prenderla con un guanto di plastica è un altro sacrilegio e buttare nella spazzatura quella plastica che ha toccato il Corpo di Cristo è il terzo sacrilegio. E un peccato gravissimo».

  1. Dichiarazione tratta dall’articolo «Corpus Domini» apparso su Il Foglio Quotidiano, 1 giugno 2020, di Matteo Matzuzzi.

Il cardinale Robert Sarah 2 dice: «ascoltiamo storie di sacrilegio che tolgono il fiato: sacerdoti che avvolgono le ostie consacrate in sacchi di plastica o di carta, per consentire ai fedeli di usare liberamente le ostie consacrate e portarle a casa, o anche altri che distribuiscono la santa comunione osservando la distanza corretta e usando, ad esempio, una pinzetta per evitare il contagio. Quanto siamo lontani da Gesù che si è avvicinato ai lebbrosi e, allungando le mani, li ha toccati per guarirli, o da padre Damiano che ha dedicato la sua vita ai lebbrosi di Molokai (Hawaii). Questo modo di trattare Gesù come un oggetto senza valore è una profanazione dell’eucaristia.  Non l’abbiamo spesso considerata di nostra proprietà?  Tante volte ci siamo comunicati attraverso l’abitudine e la routine, senza preparazione o ringraziamento. La comunione non è un diritto, è una grazia libera che Dio ci offre. Questo tempo ci ricorda che dovremmo tremare di gratitudine e cadere in ginocchio davanti alla Santa Comunione».

  1. op. cit. ibidem.

Afferma Matteo Matzuzzi, da ilfoglio.it: «In tutto questo, non può essere sottovalutato il rischio di svalutare il simbolismo proprio di una celebrazione liturgica. Insomma: gli elementi sui generis potrebbero alla lunga svilire quel che la messa rappresenta.»

L’esorcista don Gino Oliosi 3 afferma: «Non apprezzo il fatto che il sacerdote dovrà dare la comunione ai fedeli con i guanti. E’ la mano del sacerdote e non il guanto, consacrata per dare la comunione. Corriamo il serio rischio di banalizzare il mistero. Inoltre, dopo la comunione bisogna purificare la patena e tutti gli oggetti sacri. Se i frammenti dell’ostia rimangono sul guanto, che poi va distrutto, che cosa facciamo distruggiamo nell’immondizia il Corpo di Cristo?»

  1. Dichiarazione tratta da informazionecattolica.it, articolo «L’esorcista: “usando il guanto getteremo nell’immondizia il Corpo di Cristo”», 14 maggio 2020.

La realtà scientifica del mondo e le ripercussioni “razionali” ad essa associate non possono e non devono necessariamente valere per gli aspetti propri di tipo trascendente in seno alla Chiesa. La realtà sovrannaturale presente laddove risiede il Sacro differisce dalle leggi fisiche: non si può realmente credere di applicare un guanto in plastica all’Eucaristia come se si trattasse di un prodotto materiale qualunque.

La distribuzione con guantino in plastica è superflua, non preclude la trasmissione del virus, non aiuta a minimizzare eventuali diffusioni e trasmissioni, lede alla credibilità del ministro di Cristo e alla serietà dell’Atto Liturgico Sacro e mortifica il Divino, che viene così ridotto a “prodotto” da usare con guanti, per la salute dell’uomo: nemmeno fosse il ferro arrugginito da trattare con guanti appositi per prevenire infezioni.

Riassumendo, è bene riportare ai pastori il senso comune dei fedeli e richiedere:

  • L’abolizione della Comunione sulla mano quale soluzione unica e imperativa.
  • Ristabilire la Comunione in bocca.
  • Eliminare l’obbligo del guanto per il sacerdote, la mano igienizzata da sé basta, evitando così la ridicolizzazione o la de-normalizzazione dell’Atto Liturgico Sacro, ristabilendo la dovuta normalità Liturgica e Sacramentale.

L’introduzione di questa «disciplina igienica» nella vita della Chiesa Cattolica deve sottoporsi alle necessarie valutazioni teologiche; la dignità e il decoro divino della Chiesa deve precedere qualsiasi normativa partorita dal mondo. Una qualunque idea del mondo deve dapprima venire sottoposta ad un processo esegetico per capire se possa realmente integrarsi nella vita della Chiesa, sia sotto il profilo teologico sia sotto il profilo antropologico e canonico.

Passo adesso ad un contributo «risolutivo» reperito nel web. Interessante il contributo di Alessandro Martinetti: non so chi sia, ma ho trovato una lettera da lui inviata ad Aldo Maria Valli e pubblicata nel blog omonimo del sign. Valli.

  • Fonte: A.M.V. “Guanti, mascherine, Comunione sulla mano. Ultime notizie e qualche riflessione”
  • Autore del contributo: Alessandro Martinetti
  • Data: 10.06.2020

Eccone un’estratto:

Per quanto riguarda la distribuzione della Comunione sulla lingua, considerato che:

1) il professor Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei Medici cattolici, ha affermato un mese fa che la Comunione sulla lingua è più sicura di quella sulla mano

2) il dottor Sansonna, esaminando la letteratura scientifica, ha concluso che né la Comunione sulla lingua né quella in mano presentano “un serio rischio di infezione”

3) il professor Clementi ha dimostrato che, rispetto a marzo, a maggio il Sars-CoV-2 nel nostro Paese ha perso carica virale in maniera “assolutamente macroscopica, fino a cento volte”

4) il prof. Tarro (virologo poco televisivo e, forse per questo, poco ascoltato) ha ripetutamente dichiarato che da tempo non esiste più alcuna emergenza epidemica in Italia, poiché il virus ha smarrito quasi tutta la propria aggressività (a causa della sinergia di più fattori: soffre notevolmente il caldo, incontra una popolazione sempre più immunizzata e si sta adattando all’ospite, sicché non lo danneggia più o lo fa in maniera molto blanda) possiamo ritenere giunto il tempo di abbandonare definitivamente il guanto e di ristabilire compiutamente la legge universale della Chiesa, cioè di eliminare il divieto di ricevere la Comunione sulla lingua, divieto che non solo è canonisticamente inammissibile, ma che – come chiarito – non trova più alcuna sensata e fondata ragione igienico-profilattica.


Non ci si divida dalla Santa Obbedienza: è bene obbedire alla Chiesa Cattolica, evitando così “la ribellione”, che è il prodotto dell’io e non dell’insegnamento cristico (che si fonda sull’accettazione e sull’obbedienza alla Croce per amore) – Altrettanto lecito e legittimo, però, è esprimere la propria opinione e dubitare della liceità morale quando un dato elemento non è in linea con i presupposti teologici della materia ecclesiale, diffondendo un pensiero tra fedeli senza istigazione all’odio e al divisionismo, e ricordando ai pastori il santo dubbio se una data cosa sia realmente utile e benevole per la Chiesa.

In conclusione, non che ci si debba sostituire alle direttive ecclesiastiche, ma quando la soluzione adoperata non è tra le più ottimali, è bene farsi sentire, affinchè l’oggetto presa in esame possa diversificarsi o annullarsi; taluni aspetti potrebbero senz’altro venire rivisti, alla luce del Sacro e del Divino e prendendo in considerazione, oltretutto, il progressivo miglioramento della situazione in Italia. Senza divisionismi di sorta, io spero e mi auguro di ritornare alla Comunione in bocca. La situazione attuale caratterizzerà questa specifica frazione del tempo e le versioni alternative della storia saranno soltanto pezzi di underground: in futuro, a posteriori, vedremo invece soltanto un pezzo di storia temporaneo e concluso, definitivamente estinto, che al passato appartiene. E la Santa Messa, un giorno, si riapproprierà di ciò che è suo.

La morale è una sola: noi fedeli non commettiamo peccato nel prendere l’Eucaristia ottenuta con il guantino e sulla mano, essendo queste le disposizioni dei vertici ecclesiastici, imposte e senza possibilità di alternativa. Senza dividerci dalla santa obbedienza, è comunque bene offrire il proprio pensiero ai pastori per il bene obiettivo, offrendo il senso morale del popolo al senso morale dei pastori. Per quanto ci si possa preoccupare di vedere la Santa Messa desacralizzata, per quanto possano intaccare la Chiesa, i Sacramenti e per quanto il clero possa essere accondiscendente a ciò che viene imposto, noi sappiamo che le porte degli inferi non prevarranno. Il tempo attuale è solo dell’oggi: il domani è già in Dio.

Matteo 16, 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

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