Santa Messa con il protocollo Cei-Stato: togliamo il ridicolo guantino in plastica e ritorniamo alla Comunione in bocca

Come coloro che credono e seguono Cristo, o presunti tali, e come coloro che si definiscono cattolici, o presunti tali, anch’io sono tornato a Messa. #iotornoamessa insomma, e ci su turnat’ per davver’. Ho così potuto riprendere in mano il centro, il sole, il punto focale nella e della vita di un cristiano: l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo ripetuto in terra, ogni giorno, tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

La Santa Messa, che noi cattolici chiamiamo Sacrificio, mentre i protestanti, figli della denominazione scismatica ed eretica fondata dall’eresiarca Martin Lutero, chiamano “cena del Signore”, è tornata con concorso di popolo, dopo essere stata sospesa dai poteri massonici politici che comandano in Italia perfino sulla Chiesa, stabilendo cosa può e non può fare (un saluto ai Patti Lateranensi del 1929 e all’Accordo 1984).

Gesù, ti affido le tenebre che ho nell’anima, le tenebre del mondo e il buio che viviamo quaggiù affinché tu possa trasformare tutto in luce, ricavando il bene dal male. (preghiera spontanea, puoi recitarla e farla tua liberamente)

Tornare a Messa dopo 3 mesi di assenza, tanto il periodo passato dall’ultima Messa, è fantastico e dato che in rapporto all’eternità 3 mesi sono come un paio d’ore, non è poi così ‘ampio’ il ‘tempo’ passato dall’ultima Santa Messa – nonostante l’assenza dell’Eucaristia si sia sentita tutta. C’è una differenza rispetto a quando prendevo Messa prima del covid19: ora abbiamo il protocollo, le modalità preventive e precauzionali applicate alla Santa Messa per minimizzare la potenziale diffusione del virus. Ora abbiamo la Messa si ripresa con concorso di popolo ma sottoposta alle normative igieniche: regole e normative per ogni micro-sequenza, dall’entrata (e ancor prima) all’uscita. E non sono qui per stigmatizzare il protocollo ma per esprimere un libero pensiero su taluni aspetti del suddetto.

Ecco il video che riassume le regole e le normative della Santa Messa post-18 maggio.

Le sappiamo già: la mascherina obbligatoria, l’igienizzazione della mano all’entrata, il metro di distanza l’uno dall’altro, il limite di partecipanti, l’assenza della stretta di mano e dell’acqua santa, l’impossibilità di muoversi dal posto, talvolta la necessità di prenotarsi, l’uscita regolata ad uno ad uno con accompagnamento da parte di volontari, il sacerdote con guanti e mascherina… e così via.

C’è, tuttavia, qualcos’altro che è stato concepito, integrato e applicato ad un particolare <<elemento>> del Messale Romano: trattasi di una modalità di “prevenzione” inerente la distribuzione dell’Eucaristia (Corpo e Sangue di Cristo, dogma della transustanziazione, Concilio di Trento, 1545).

Da quel che ho visto, ecco quali sono queste modalità applicate all’Eucaristia:

  • Ora il sacerdote indossa un guanto di plastica per poter toccare e distribuire l’Eucaristia.
  • L’Eucaristia viene distribuita sul posto, cosicché non è possibile andare all’altare.
  • L’Eucaristia viene distribuita solamente sulla mano del fedele e poi quest’ultimo deve inserirsela in bocca da se stesso.
  • Il fedele di per se deve rimanere in piedi, per far capire di voler ricevere l’Eucaristia, quindi l’opzione di inginocchiarsi non è di per sé preclusa o proibita, ma di certo non è sollecitata.

Dunque rigorosamente in piedi, con Comunione sulla mano e distribuita con guantino in plastica annesso. Siamo nel 2020.

OPINION COMING AT YOU!
IN 4…
3…
2…
1…

Secondo me stiamo andando oltre, cadendo nel ridicolo e nel profano.

Il sacerdote, che ha già di suo la mano igienizzata, deve inserirsi un guanto in plastica, una sorta di add-on superfluo, con cui toccare il Corpo e il Sangue di Cristo. Questo lo reputo ridicolo, fuori luogo e inappropriato. Stiamo applicando delle normativa igieniche, proprie del mondo materiale e civile, laddove non ce n’è realmente bisogno. Come se inserissimo delle normative anti-covid per toccare la Madonna in caso di apparizione ad un veggente. Ridicolo.

La realtà scientifica del mondo e le ripercussioni “razionali” ad essa associate non possono e non devono necessariamente valere per gli aspetti propri di tipo spirituale in seno alla Chiesa – Non ci si può relazionare al Sacro e al Divino nella stessa maniera in cui ci si relaziona al materiale e al sensibile. Come paragonare della farina all’Eucaristia. La realtà spirituale presente laddove risiede il Sacro differisce dalle leggi fisiche: non si può realmente credere di applicare un guanto in plastica all’Eucaristia come se si trattasse di un prodotto materiale qualunque.

Messo il guantino in plastica anti-covid, che non si sa mai che il virus passi dall’indice alla particola per poi finire nella bocca del fedele, il sacerdote può ora distribuire l’Eucaristia, toccando il Corpo e il Sangue con un guantino in plastica, lui che ha i poteri sovrani di toccare e distribuire il Corpo di Cristo, applicando così direttive medico-sanitarie in ambiente religioso senza fondamento e tutt’altro che necessarie. Con il guantino il covid non viene precluso con certezza matematica, in quanto il virus può poggiarsi sulle superfici e non è di certo la plastica che ne preclude la trasmissione con certezza assoluta. Anche l’idea di obbligare il fedele a riceverla sulla mano, oltre ad essere una normalizzazione del profano di carattere impositiva e obbligatoria, rende uni-laterale la fruizione dell’Eucaristia, rendendo disponibile l’opzione più discussa nella storia e precludendo ciò che la Chiesa da sempre insegna: prendere l’Eucaristia sulla bocca.

Di fatto la distribuzione diretta viene vietata “per regola” secondo il protocollo e così la tanto decantata Eucaristia sulla mano, amata dai protestanti e dai massoni, diventa l’unica via per ricevere Cristo: si rende obbligatorio ciò che per 70 anni milioni di persone hanno rifiutato. Si rende obbligatoria una modalità sinceramente scindibile e ammessa solamente con il Concilio Vaticano II. La distribuzione con guantino in plastica è superflua, non preclude la trasmissione del virus, non aiuta a minimizzare eventuali diffusioni e trasmissioni, lede alla credibilità del ministro di Cristo e alla serietà dell’Atto Liturgico Sacro e mortifica il Divino, che viene così ridotto a “prodotto” da usare con guanti, per la salute dell’uomo: nemmeno fosse il ferro arrugginito da trattare con guanti appositi per prevenire infezioni.

Riassumendo, ecco quel che vorrei annotare:

1) Obbligo della Comunione sulla mano da eliminare, rendendo opzionale la fruizione della particola sul palmo, essendo che l’atto di per sé non poggia su nessuna base scientifica igienico-profilattica e rende inammissibile una riduzione della legge canonica della Chiesa inerente la disciplina Sacramentale.
2) Ristabilire la Comunione in bocca.
3) Eliminare il guanto per il sacerdote, la mano igienizzata da sé basta, evitando così la ridicolizzazione o la de-normalizzazione dell’Atto Liturgico Sacro, ristabilendo la dovuta normalità Liturgica e Sacramentale. La mano di per sé pulita del sacerdote è sufficiente, l’Ostia è consacrata e il fedele non ha nulla da temere.

L’introduzione di questa ossessione igienica nella vita della Chiesa ha un limite e non può di certo venire standardizzata. Certe normative introdotte cadono nel precauzionismo eccessivo e fuori luogo.

Adesso passo ad alcuni contributi reperiti in rete.

Interessante il contributo di Alessandro Martinetti: non so chi sia, ma ho trovato una lettera da lui inviata ad Aldo Maria Valli e pubblicata nel blog omonimo del sign. Valli.

  • Fonte: A.M.V. “Guanti, mascherine, Comunione sulla mano. Ultime notizie e qualche riflessione”
  • Autore del contributo: Alessandro Martinetti
  • Data: 10.06.2020

Eccone un’estratto:

Per quanto riguarda la distribuzione della Comunione sulla lingua, considerato che:

1) il professor Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei Medici cattolici, ha affermato un mese fa che la Comunione sulla lingua è più sicura di quella sulla mano

2) il dottor Sansonna, esaminando la letteratura scientifica, ha concluso che né la Comunione sulla lingua né quella in mano presentano “un serio rischio di infezione”

3) il professor Clementi ha dimostrato che, rispetto a marzo, a maggio il Sars-CoV-2 nel nostro Paese ha perso carica virale in maniera “assolutamente macroscopica, fino a cento volte”

4) il prof. Tarro (virologo poco televisivo e, forse per questo, poco ascoltato) ha ripetutamente dichiarato che da tempo non esiste più alcuna emergenza epidemica in Italia, poiché il virus ha smarrito quasi tutta la propria aggressività (a causa della sinergia di più fattori: soffre notevolmente il caldo, incontra una popolazione sempre più immunizzata e si sta adattando all’ospite, sicché non lo danneggia più o lo fa in maniera molto blanda)

possiamo ritenere giunto il tempo di abbandonare definitivamente il guanto e di ristabilire compiutamente la legge universale della Chiesa, cioè di eliminare il divieto di ricevere la Comunione sulla lingua, divieto che non solo è canonisticamente inammissibile, ma che – come chiarito – non trova più alcuna sensata e fondata ragione igienico-profilattica.

Giusto obbedire alla Chiesa e al protocollo condiviso dalla CEI, evitando così ‘la ribellione’, che è il prodotto dell’io e non dell’insegnamento Cristico (che si fonda sull’accettazione e sull’obbedienza alla Croce per amore) – Altrettanto lecito e legittimo esprimere la propria opinione, diffondendo un pensiero tra fedeli, deliberatamente e senza istigazione all’odio e al divisionismo.

Dunque non che il protocollo sia completamente da abolire, ma taluni aspetti potrebbero senz’altro venire rivisti, nell’ottica, oltretutto, del progressivo miglioramento della situazione in Italia.


Codice di Diritto Canonico (212.3)

§3. “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi [i fedeli] hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone”.

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