Islamizzazione europea nel terzo millennio: a che punto siamo nel 2020 (1)

Era la stagione 2001-2002 quando, durante una delle tante mattinate a scuola presso le scuole medie di Villafranca T., in prov. di Messina, il carissimo prof. Tutino parlò di “società del futuro multi-etnica”, “scomparsa dell’italiano” e “islamizzazione europea”. Con la sua mano a pugno alzata, gli occhiali, la dialettica da professore… era lì, mentre diceva “un giorno potrebbe non esistere più l’italiano, tanto saranno gli immigrati che vivranno nel nostro paese”. Tutti noi, ragazzetti ignoranti di 12 anni, ci guardammo negli occhi. Io feci qualcosa tipo “uuuh” più ‘smorfia con la bocca’. Tecnicamente, mi sembrava tutto così impossibile, immaginifico, utopico. Nel 2002, uno scenario simile era altamente improbabile.

Parlare a dei ragazzini di “islamizzazione europea”? Eravamo troppo indietro per un argomento troppo avanti. A me dovevate dare il N64, una cartuccia di Banjo-Kazooie ed ero felice. Magari anche la Juventus e facevate tombola. Alla mia compagna A. dovevate dare il numero del fidanzatino più grande, il belloccio del paese, ed era felice. A D. dovevate dare non vi dico cosa ed era felice (indizio: è ora grigio, ora verde). A S. dovevate dare la canna da pesca, il mare ed era felice. A G. dovevate dare Il Signore degli Anelli, un flauto ed era felice. A P. doveva dare la Bibbia, l’evangelizzazione pomeridiana tra le vie del paese con i Testimoni di Geova ed era felice. Cosa ce ne poteva fregare di islamizzazione europea?

Oggi, le cose sono cambiate. E si stanno evolvendo attraverso un progresso visibile ma invisibile (della serie: vediamo ma non facciamo niente), in modo graduale e progressivo (legge della gradualità), verso la summa ideale che l’islamico, interessato all’islamizzazione, sogna, desidera ed ambisce: un’Europa come estensione naturale del mondo arabo e come roccaforte 2.0 dell’Islam.

E’ il 2020, e da ormai vario tempo, sta succedendo qualcosa: quella tanto decantata islamizzazione europea di cui tanto ci si riempiva la bocca nei libri, nei romanzi, nelle tv, nei saggi, nelle chiacchiere da bar e negli articoli ‘futuristici’ che un tempo venivano denigrati come terrorismo dispotico, sta, lentamente e progressivamente, diventando realtà. Una realtà scientifica, obiettiva, empirica, in piena ascesa verso la conquista pianificata nel 900′ e di cui il beato Charles de Foucauld avvertiva in una lettera del 21 luglio 1916.

Sto seguendo l’evoluzione del fenomeno da ormai vari anni. La vedo, la osservo, la noto qui e là. Sono stato a Londra anni fa e ho potuto constatare cosa sta succedendo nella periferia, nei quartieri tutt’intorno alla grande area metropolitana della capitale. Ma ho anche visto cosa sta accadendo in altri paesi europei e ho raccolto dati a sufficienza da poterne parlare. Certamente vi sono differenti livelli e tipologie stratificate di islamizzazione e l’Europa stessa è soggetta ad un processo di islamizzazione discretamente variegato: islamizzazione demografica, islamizzazione culturale e islamizzazione politica.

Generalmente, è naturale e conseguenziale che l’una porti all’altra. Le une sono in correlazione con le altre. Si passa dall’islamizzazione demografica all’islamizzazione dell’ambiente lavorativo e politico fino alla totale islamizzazione geo-politica del paese. Nel momento in cui un popolo è a maggioranza islamica, sarà una conseguenza naturale avere una maggioranza islamica nell’ambiente lavorativo, politico, sociale e scolastico.

L’islamizzazione sta riguardando una buona parte dei paesi europei, con prevalenza in Francia, Belgio, Inghilterra, Olanda, Germania e il norden Europa: Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca. Sono paesi presi di mira, in modo programmato e strategico, da questa islamizzazione graduale che si sta insinuando progressivamente in tutti gli stati. Italia inclusa. Vediamo la realtà attuale per prendere una posizione di coscienza e per capire quale futuro possibile potrebbe attenderci, un futuro che risiede giusto dietro l’angolo.

Dividerò questo speciale in tre parti. Per ogni parte mi occuperò di un certo numero di paesi. Buona lettura.


Prima parte:
Belgio
Francia
Danimarca

Seconda parte:
Svezia
Norvegia
Olanda

Terza parte:
Gran Bretagna
Italia
Germania


I
La condizione geo-politica del BELGIO, prima e futura colonia islamica in Europa 

In Belgio è in atto un massiccio e imperante processo di islamizzazione, il più feroce che ci sia in Europa. Dopo la secolarizzazione del paese, da cui ne è conseguita la scristianizzazione del popolo, è giunta l’islamizzazione, fenomeno storico e demografico di ultima generazione. L’Islam è giunto, sta conquistando, si sta espandendo e sta costruendo un’ecosistema geo-politico interno coeso e omogeneo.

Il Belgio è di fatto un piccolo paese, con una popolazione pari a 11.589.623 (fonte) secondo il censimento 2020, cresciuto rispetto al censimento urbano del 1 novembre 2019 che contava 11.492.641 abitanti (statistica nazionale belga). Islamizzare un piccolo stato non è e non sarà di certo una grande impresa, se il mondo islamico discendente da Maometto, grazie alle spedizioni coloniali nel 632 d.c., riuscì a conquistare il nord africa (il Maghreb) nell’arco di poco tempo (stiamo parlando di un’area di 6.045.741 km2). Il Belgio, se continua così, sarà il primo polo europeo di matrice islamica, il nuovo avamposto extra-territoriale dell’Islam.

Secondo la stima nazionale del 1 gennaio 2012, su 11ml di abitanti, circa 430.000 erano cittadini immigrati del Marocco, pari al 4% della popolazione. Nel 2015 si ebbe una crescita del volume immigrati del 31.83% in più rispetto al 2010. I minori di 15 anni di cittadinanza marocchina costituivano il 6,7% della popolazione under-15, dato statistico ad oggi ulteriormente cresciuto ed ampliato. Secondo le stime 2020, il numero complessivo di marocchini è di 620.000 pari al 6% della popolazione. Il numero complessivo di immigrati turchi è di 250.000 unità circa. Gli stranieri naturalizzati tra il 2000 e il 2012 sono stati più di 1,3 milioni, di cui l’88,4% dei marocchini residenti e l’89,2% degli immigrati turchi, ovviamente di religione islamica. Il processo di naturalizzazione espande immensamente il numero di islamici in Belgio.

In aggiunta al volume censito dunque, si devono logicamente aggiungere coloro che hanno ottenuto la cittadinanza rimanendo pur sempre di discendenza araba e coloro che sono nati da immigrati. Immigrati, naturalizzati e figli di immigrati. Questo ci permette di ‘catturare’ il volume obiettivo e totale di islamici che, di fatto, risiede in Belgio e che costituisce una fetta consistente della popolazione, considerando sia gli immigrati, sia i naturalizzati che i figli di immigrati.

Nel 2018, secondo il censimento statistico di Bruxelles, il volume di immigrati giunti da uno stato islamico o da un paese a maggioranza religiosa islamica, escludendo i naturalizzati, era così strutturato:

  • Marocco: 332.337
  • Turchia: 159.759
  • Repubblica Democratica del Congo: 67.390
  • Algeria: 30.921
  • Siria: 30.299
  • Grecia: 27.742

Nell’area metropolitana di Bruxelles (la regione geo-politica), che comprende 19 comuni (tra cui il capoluogo omonimo), il 36% della popolazione viene prevalentemente da stati di religione islamica quali Marocco e Turchia, che costituiscono due tra i volumi immigrati più ampi del Belgio. I cittadini marocchini regolari censiti presso la regione capitale di Bruxelles sono circa 34.984, ai quali vanno aggiunti le decine di migliaia di unità che negli anni hanno ottenuto la cittadinanza belga, venendo naturalizzati e venendo dunque censiti non più come immigrati regolari extra-comunitari ma come cittadini nazionali, al pari dei nativi. Si parla di decine di migliaia di cittadini del Marocco e della Turchia.

Ecco perchè l’Islam, a Bruxelles, sta divenendo la religione dominante. La religione islamica costituisce ad oggi il 23% di tutte le religioni diffuse e praticate nell’area metropolitana di Bruxelles, percentuale destinata ad aumentare in maniera consistente entro il 2030, nel caso in cui i flussi migratori e il tasso di natalità islamica dovessero mantenersi regolari.

Nel 2005, il numero complessivo di musulmani censiti nell’area-regione di Bruxelles era di 256.220, pari al 25,5% della popolazione della regione metropolitana. Il 1 gennaio 2016, 11 anni dopo, il numero complessivo ufficialmente censito era di circa 212.000 unità, pari al 18% della popolazione metropolitana. E il calo del censimento statistico da dove sarebbe scaturito? Facile: è stato dovuto dall’acquisto della cittadinanza. Considerando dunque i cittadini naturalizzati, scartati dalla “cognizione” statistica del censimento islamico, e considerando che il dato statistico che ho riportato risale a tempo addietro, la percentuale complessiva di musulmani nella regione di Bruxelles era ed è di molto superiore al censimento ufficiale. Ad oggi, secondo le stime ufficiali 2020, le stime ufficiali riportano una popolazione musulmana residente nella regione metropolitana di Bruxelles pari al 33% della popolazione, con oltre 400.000 musulmani censiti, indipendentemente dalla nazionalità nativa (se immigrati o naturalizzati).

La percentuale islamica aumenta se si considerano i 64.218 abitanti censiti venuti dalla Francia, ove alcuni, parte o molti dei quali potrebbero essere di religione islamica, ad oggi la seconda religione più diffusa in Francia. A questo dato vanno aggiunte le conversioni volontarie all’Islam: se ne stimavano almeno 30.000 solamente nel 2000, venti anni fa, grazie ad una ricerca dell’allora esistente Centro delle Relazioni Europee (Centre de Relations Européennes).

Le recenti dichiarazioni di Redouane Ahrouch, fondatore del partito islamico belga (il Parti Islam, fondato nel 2012), un tempo sarebbero state una distopia futurista. Oggi sono una stima statistica avente, dalla propria, un <<principio di probabilità>> senza precedenti nella storia. Se continuiamo così, quel che ha detto si avvererà senza grossi patemi. Quello che lui dice sarà non un futuro immaginario ma una realtà probabile e in continua ascesa verso il proprio compimento.

Redouane ha rilasciato all’agenzia Adnkronos una serie di dichiarazioni, riportate da liberoquotidiano.it, inerenti il futuro del Belgio Islamico e l’ascesa dell’islamizzazione nell’area di Bruxelles.

“Bruxelles, la capitale dell’Unione Europea, nel 2030 sarà a maggioranza musulmana. Il 33% della popolazione è di religione islamica. Su 1,2 milioni di abitanti, ci sono circa 400mila musulmani. Nel giro di 12 anni, nel 2030 saremo in tutto 1,3-1,4 milioni e noi saremo la maggioranza”

“Vogliamo che i bruxellesi musulmani siano rappresentati, in modo tale da esprimere in maniera democratica e non violenta il malcontento di una comunità fragile, quella musulmana, che può cadere vittima dell’estremismo”

Una serie di fonti nostrane, tra cui Europa Today, riportano, riguardo l’islamizzazione del Belgio, l’oramai maggioranza islamica in ambito scolastico.

“Lo rivelano i dati pubblicati dall’Osservatorio delle Religioni e della Laicità per l’anno scolastico 2018-2019 secondo cui la percentuale di allievi delle scuole primarie per i quali i genitori hanno scelto l’ora di religione cattolica nel 2018 è stata di appena il 15,6% nella regione di Bruxelles, in netto calo rispetto al 18,4% del 2015 e a un livello molto più basso del 34,8% registrato nella Comunità francofona, di cui fa parte la Vallonia, la parte sud del Paese. La prevalenza dell’ora di religione islamica è confermata nel circuito di insegnamento fiammingo di Bruxelles – gestito dalla comunità fiamminga – con il 60,3% degli allievi contro il 17,3% per quella cattolica, il 3,9% per quella protestante, lo 0,7% per quella ortodossa e il 17,5% per l’ora di “morale”

L’ora di religione islamica è dunque oggi prevalente, scelta dal 60,3% degli studenti nel sistema scolastico di Bruxelles. Curioso notare, in aggiunta, come anche il nome Mohammed è uno dei più diffusi e registrati presso l’anagrafe belga. Nel 2017, il nome derivato dal profeta islamico aveva raggiunto la cima della classifica dei nomi più comuni in Belgio, atipico per uno Stato Europeo, venendo assegnato a 18.044 neonati di sesso maschile. Ben 18K+ neonati in Belgio con lo stesso nome, facendo di “Mohammed” il nome più registrato nel 2017. E siamo in Europa, cuore del West.

Il Belgio è dunque soggetto ad un’islamizzazione crescente senza precedenti nella storia. Se continua così, non ci sarà più uno stato europeo ma una colonia extra-territoriale del mondo islamico. Adieu, Belgium.

II
Cosa succede in FRANCIA, protagonista di un’islamizzazione continua 

Entro questo secolo, la Francia rischia di divenire il primo stato europeo colonizzato dal mondo islamico: un paese de-naturalizzato e ricostruito in virtù della cultura importata. Già ad oggi e da varie decadi, il paese è soggetto ad un’islamizzazione imperante e in continua crescita, senza contenimento e in continua espansione. Se continua così, dipendentemente dai flussi migratori, dalle conversioni volontarie all’Islam, dal tasso di natalità e dall’aumento globale di musulmani in territorio francese, non ci sarà più una Francia blue, ma una Francia verde, colonizzata dall’espansione islamica fino all’estinzione naturale del francese. Entro il 2050 la popolazione sarà più che raddoppiata rispetto alla situazione demografica attuale.

Nel 1999, una fonte del Ministro dell’Interno pubblicò il report l’Islam dans la République (L’Islam nella Repubblica) emanando i seguenti dati elaborati da Alain Boyer:

Algeria1,550,000
Marocco1,000,000
Tunisia350,000
Turchia 315,000
Sub-Saharan Africa250,000
Medio-Oriente100,000
Asia rimanente (Pakistan e Bangladesh)100,000
Convertiti 40,000
Immigrati illegali o in via di regolarizzazione 350,000
Altri 100,000
Totale 4,155,000

Secondo una stima statistica del 2005 elaborata da Michèle Tribalat, una ricercatrice dell’INED, il numero di musulmani di discendenza magrebina presenti in Francia era di 3,5ml di persone, pari al 5.8% della popolazione e all’82% della popolazione musulmana, con un incremento del +17.5% rispetto al 1999.

Nel 2008, secondo una ricerca condotta dall’INSEE (l’Istituto nazionale di ricerca francese), erano almeno 11.8ml gli abitanti di origine straniera censiti in Francia, di cui almeno 4 milioni di magrebini. Ricerche ulteriori compiute negli anni hanno definito una stima di magrebini di 5-6ml di persone pari al 7-9% della popolazione totale.

Secondo un sondaggio indetto nel 2016 dall’Instituto Montagne, la percentuale di musulmani stimata era pari al 5.6% della popolazione – 5.8% secondo il report realizzato dal Pew Research Centre. L’elaborazione della percentuale, tuttavia, è logicamente limitata ad un calcolo statistico geo-politico incompleto e non è totalmente chiaro se la statistica includa o escluda i cittadini naturalizzati e i figli di immigrati nati in Francia, senza poter appurare dunque se la stima globale effettiva sia completa o ridotta.

In base ai report statistici Pew del 2017, tre anni fa venivano contati almeno 5.760.000 milioni di musulmani pari all’8.8% della popolazione. Anche qui, vengono esclusi i figli di discendenza araba, nati in Francia da immigrati, e gli aventi cittadinanza. Secondo Jean-Paul Gourévitch, nel 2017 erano 8.5ml i musulmani residenti in Francia (pari ad 1/8 della popolazione). Sempre nel 2017, François Héran, ex INSEE e direttore del INED, affermò che almeno un ottavo della popolazione era di origine musulmana, pari a 8.4 milioni di abitanti.

Oggi, stima 2020, si riscontra che siano almeno 6ml i magrebini e 8,5ml i musulmani generalmente presenti in Francia, tra immigrati e figli di immigrati. Il volume è in aumento costante ogni anno con incrementi importanti ogni cinque-dieci anni.

Di questa islamizzazione oramai in piena crescita se n’è occupato uno scrittore e saggista francese, attivo nello studio dell’ “islamizzazione francese” da vario tempo. Trattasi di Éric Zemmour, giornalista professionista fin dal 1986 e autore, tra le varie opere scritte, del saggio “Suicidio francese” (The French Suicide, Albin Michel, 2014), un report storico sul declino della Francia, dal 1974 al 2014, e sull’inversione del paese da nazione colonizzatrice a nazione colonizzata e sottomessa ai modelli culturali esteri, gradualmente sempre più (s)venduta ai detentori del denaro di religione islamica.

Un saggio di rilievo nel processo di islamizzazione europea è Il suicidio della cultura occidentale: Così l’islam radicale sta vincendo Giulio Meotti (Lindau s.r.l., 2018) ove l’autore, tra l’altro, si occupa dell’ascesa dell’Islam in Francia.

Il calcolo della stima futura, da qui al 2050, denota una prospettiva tutt’altro che rosea. Il Pew, che ho nominato poc’anzi, ha analizzato i moti demografici della Francia, stilando un calcolo probabile sul futuro francese da qui al 2050. Qui sotto trovate il ‘grafico delle probabilità’, in virtù dell’immigrazione che qui viene suddivisa in tre livelli: nessuna immigrazione, indice di immigrazione media, indice di immigrazione alta.

Lo scenario ipotizzato per il 2050, prendendo una serie di variabili relative, dipese da una serie di fattori basati in esclusiva sui moti dell’immigrazione, sarà di circa 75ml di musulmani in Europa ed almeno 13ml+ di musulmani in Francia pari al 17.4% della popolazione. Se i flussi migratori, l’arrivo dei migranti e dei richiedenti asilo si manterranno tali, così come la ‘tipologia’ etnica e religiosa dei migranti, la percentuale stimata potrebbe dunque avverarsi, per difetto o per eccesso, a seconda dei flussi che arriveranno da qui al 2050. È una previsione della probabilità con ampia possibilità di successo.

La verità, tuttavia, è che questa previsione prende in considerazione solamente l’arrivo dei migranti (sbarchi, richiedenti asilo e immigrati regolari): non tiene conto dei figli di immigrati nati in Francia (prima e seconda generazione) e dei naturalizzati. La prospettiva demografica più ampia prevede infatti almeno 20ml+ di musulmani presenti in Francia entro il 2050. Considerate nascite, sbarchi, immigrazione di massa, conversioni e capirete come sia imponente questa espansione.

Entro il 2030, il Pew ha stimato anche che la Francia avrà una media di 10,3 musulmani ogni 100 abitanti (ricerca 2011).

Per un ulteriore approfondimento, vi consiglio la lettura dell’articolo di thelocal.fr – solo in inglese – pubblicato il 1 dicembre 2017 da Evie Burrows-Taylor. È l’articolo che di fatto pubblica i dati del report Pew nella loro interezza.

La Nuova Bussola Quotidiana ha parlato della problematica in un articolo del 28.06.2019, nominando un rapporto francese sull’islamizzazione nazionale redatto dopo Cinquantatré ispezioni, sessanta ore di registrazioni e sette mesi di indagini. Lorenza Formicola, autrice dell’articolo, annota che:

[…] 21.039 persone sono state registrate nei file per la prevenzione della radicalizzazione a carattere terroristico. Di queste, 10.092 sono considerate come “profili attivi”. E tra questi vi sono più di 1500 “individui che esercitano o hanno esercitato una o più professioni qualificate come ‘sensibili’ per via della natura dell’attività svolta (trasporti via terra, attività di sicurezza privata o accoglienza del pubblico).

Interessante anche il rapporto dell’Istituto Gatestone reso pubblico il 25 gennaio 2016 da Soeren Kern, senior fellow (membro anziano) per la politica europea del Grupo de Estudios estratégicos di Madrid. Conoscendo il rapporto si conosce meglio il processo di espansione islamica che sta avvenendo in Francia in tempi odierni e le ripercussioni sociali del sopracitato espansionismo islamico.

Cosa significa avere una così ampia realtà islamica integrata nel tessuto geo-politico francese? Per chi non può viverlo, vi consiglio la lettura del rapporto che, per quanto possa offrire una prospettiva naturalmente limitata, potrà darvi una serie di dati obiettivi raccolti lungo l’anno che vi forniranno una panoramica della situazione. Certo, il suddetto rapporto non deve indurre a pensare “è tutto così”, altrimenti si vedrebbe solo male facendo di tutta l’erba un fascio. Tuttavia può far capire alcune delle conseguenze dell’espansione islamica in Francia.

I fatti annotati sono quelli avvenuti dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015: è il delirio dell’islamizzazione silenziosa. Riporto ALCUNI dati:

  • Il premier Manuel Valls ha rivelato ad aprile che più di 1.550 cittadini francesi o residenti nel paese sono coinvolti in reti terroristiche in Siria e Iraq.
  • Il rettore della Grande Moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, ha chiesto che nel giro di due anni il numero delle moschee in Francia sia raddoppiato. Boubakeur ha detto che 2.200 moschee “non sono sufficienti” per “sette milioni di musulmani che vivono in Francia”. E ha proposto che le chiese non utilizzate vengano trasformate in moschee.
  • 12 febbraio. L’Unione dei democratici musulmani francesi (L’Union des démocrates musulmans Français, UDMF), un nuovo partito politico musulmano, si è detto pronto a presentare suoi candidati in otto città francesi nelle elezioni amministrative di marzo. Najib Azergui, fondatore dell’UDMF, ha dichiarato che il suo gruppo vuole dare voce alla comunità musulmana del paese e intende promuovere la finanza islamica e l’uso della lingua araba nelle scuole francesi; eliminare il divieto di indossare il velo islamico nelle scuole, e combattere contro “la pericolosa stigmatizzazione che equipara l’Islam al terrorismo”.
  • 8 aprile. Sedicenti hacker che hanno detto di appartenere allo Stato islamico hanno attaccato Tv5 Monde, una rete televisiva francese, oscurandola per ore. L’emittente trasmette in più di 200 paesi. “Non siamo al momento in grado di trasmettere su alcuno dei nostri canali. I nostri siti e i nostri account sui social network non sono sotto il nostro controllo e vi si leggono rivendicazioni dello Stato islamico”, ha detto il direttore generale della rete tv, Yves Bigot. Gli hacker hanno accusato il presidente François Hollande di aver commesso “un errore imperdonabile unendosi alla coalizione militare guidata dagli Stati Uniti per lanciare raid aerei contro le postazioni dell’Isis in Iraq e in Siria.
  • 21 aprile. Una ricerca condotta dall’Observatoire du fait religieux en entreprise (OFRE) e dall’Institut Randstad ha rilevato che il 23 per cento dei manager francesi si trova a dover far fronte a problemi religiosi sul posto di lavoro. Nel 2014, la percentuale era del 12 per cento. Il presidente dell’OFRE, Lionel Honoré, ha detto che le tensioni religiose sono aumentate da gennaio perché i musulmani che si sentono stigmatizzati dagli attacchi jihadisti a Parigi sono più determinati a far valere le loro convinzioni.
  • 30 novembre. L’ultimo numero della rivista in lingua francese dell’Isis, Dar al-Islam, ha invitato i suoi sostenitori in Francia a uccidere gli insegnanti che promuovono la laicità nelle scuole del paese. “È quindi un obbligo combattere e uccidere questi nemici di Allah”, si legge nel magazine a p. 17.

La lista è molto più lunga.

Interessante, per un ulteriore documentazione sull’islamizzazione del paese francese, l’articolo di Atlantico, quotidiano di geo-politica, pubblicato il 10 agosto 2019. Vengono diffuse una serie di informazioni sulle azioni decisionali del Qatar che da anni investe in Francia per acquisizioni, patti, investimenti e flussi monetari lontani dai riflettori mediatici. L’articolo si occupa delle informazioni diffuse negli anni da due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, sequestrati da Al-Qaeda in Iraq e liberati dopo 124 giorni. I due giornalisti si sono occupati, negli anni, di approfondire ulteriormente l’integrazione della realtà islamica nel tessuto geo-politico francese e le manovre del mercato arabo. Le scoperte rilevate sono alquanto interessanti.

Condivido giusto due estratti selezionati dall’articolo, dopodichè vi consiglio di darvi una lettura, liberamente.

Ma questo, come dicevamo, è solo un livello, ovvero quello economico-politico che punta ad acquisire “pezzi del capitalismo francese” attraverso uomini politici francesi guadagnati alla causa (a suon di milioni di euro). L’altro livello, rivelato dal libro, è quello ideologico-religioso attraverso l’attuazione di innumerevoli progetti che vertono ad “islamizzare” progressivamente la società francese: moschee, scuole, associazioni.

Marco Cesario, atlanticoquotidiano.it, 10.08.2019.

La Qatar Holding si prende il 5,20 per cento del gruppo Vinci, il 4,51 per cento di Veolia e persino l’immobile dove ha sede il quotidiano Le Figaro, 27.000 mq sul Boulevard Haussmann di Parigi, va a finire in mani qatariote così come il celebre negozio Le Printemps, dalle splendide cupole dorate, l’Hôtel Martinez, reso celebre dal Festival di Cannes, il casinò di Cannes (detenuto per il 20 per cento dalla società Qatari Diar) ed infine il Paris-Saint Germain, acquistato nel 2011 dal Qatar Sports Investments. Doha è anche il maggiore azionista del gruppo Lagardère (con il 13,03 per cento del capitale) ed il secondo azionista del gigante alberghiero AccorHotels (10,3 per cento). Il Qatar possiede anche gli hotel Raffles (ex Royal Monceau), Concorde LafayettePeninsula e l’Hôtel du Louvre, così come il Martinez ed il Carlton a Cannes ed il Palais de la Méditerranée a Nizza.

Marco Cesario, atlanticoquotidiano.it, 10.08.2019.

A voi leggerlo. I dati sono molto di più e mostrano la crescita dell’investimento e degli acquisti che le società arabe maturano in Francia, attraverso un’espansione del monopolio ‘materiale’ (esercizi commerciali, mercato immobiliare, scuole, strutture, alberghi etc…). La Francia è sempre più in mano al potere islamico che acquista in cambio di ricchezza e favori politici. In crescita continua anche i luoghi di culto: le mosche sono passate da 500 nel 1985 a 2.200 nel 2020.

Come poi annota il portale leformiche.net in un’articolo del 3.04.2016, nell’ottobre del 2015 il cardinale Peter Turkson sollevò l’argomento dell’islamizzazione europea e del futuro dell’Islam in Europa parlando della Francia e presentando un video sull’andamento demografico europeo. Il sito annota:

Alcuni dati snocciolati nel filmato sostenevano che la Francia potrebbe diventare una “repubblica islamica nei prossimi 39 anni” e che in città come Nizza o Marsiglia il 45% dei cittadini sotto i 30 anni è di fede musulmana.

Altrettanto interessante è l’articolo di imolaoggi.it sull’Islam in Francia del 14 febbraio 2020. Si calcola che vi siano almeno 12K (12.000) islamisti della radice fondamentalista-radicale finiti nella lista dei terroristi sorvegliati.

Ad oggi, stima 2020, sono almeno 8ml+ circa i musulmani residenti in Francia, indipendentemente dalla nazionalità. Si stima che, se i moti migratori, il tasso di natalità, il numero di conversioni naturali e l’espansione islamica continueranno così come han continuato nelle ultime due decadi, la Francia si ritroverà ad essere una Repubblica a maggioranza islamica nel futuro prossimo, con altissime percentuali e possibilità di maggioranza entro il 2050 – Di decade in decade si noterà l’incremento statistico dell’islamizzazione, con un sempre maggior numero di istituti scolastici, ambienti lavorativi, sedi immobiliari, sedi del potere, enti commerciali, strutture e siti culturali in mano all’ambiente islamico.

Considerando il tasso di natalità e la prosecuzione dei moti migratori, la Francia potrebbe ritrovarsi ad avere fino ad oltre 20 milioni di musulmani entro il 2050 – o anche solo un range di 13-17ml, il che di fatto diverrebbe una percentuale altissima, considerando il calo di nascite francesi e il declino demografico europeo – meno nativi europei, più natalità di discendenza araba. Più musulmani che cristiani, più arabi che europei.

E la mente vola a quello che disse Bernard Lewis nel 1990.

“In futuro i protagonisti globali saranno la Cina, l’India e la Russia, mentre l’Europa farà parte dell’occidente arabo, il Maghreb. Questo è sostenuto da migrazioni e demografia. Gli europei si sposano tardi e hanno pochi o nessun figlio. Ma c’è una forte immigrazione: turchi in Germania, arabi in Francia e pakistani in Inghilterra. Questi si sposano presto e hanno molti bambini. Secondo le attuali tendenze, al più tardi entro la fine del XXI secolo, l’Europa avrà maggioranze musulmane”

Ulteriori dichiarazioni su ilfoglio.it.

III
Giungiamo in DANIMARCA: c’è qualcosa di marcio…

Cosa ci vuole a colonizzare un paese di 5.781.190 di abitanti (censimento 2018)? Datemi 30 anni e ve lo rendo a mia immagine e somiglianza. Così la Danimarca è ormai la pupilla dell’islamizzazione europea ‘graduale’: a poco a poco, passo dopo passo. Già adocchiate dalle ondate dell’immigrazione asiatica, le stime di musulmani residenti in Danimarca è incerta ed oscilla tra le 300.000 e le 700.000 unità. Un dato di fatto assolutamente ‘consistente’ se si considera il limite naturale di cittadini danesi (pari ad una regione italiana), il declino delle nascite, l’ascesa dell’Islam e l’età media della popolazione che invecchia e aumenta ogni 5 anni: nel 2015 l’età media era di 41.6 anni (fonte); oggi, la fetta maggiore è costituita dalla fascia demografica di 45-54 anni, per un totale di 810.864 abitanti, pari al 13,97% della popolazione (stats Danimarca). La popolazione è vecchia e la natalità di discendenza araba è alta.

Nel 1980, il numero di musulmani censiti in Danimarca era di 29.400 persone, pari allo 0,6% della popolazione. Secondo i dati riportati dalla BBC nel 2005, in Danimarca vivevano circa 270.000 musulmani su una popolazione complessiva di 5ml+ di abitanti, pari al 4,8%. Nel 2009, il Dipartimento di Stato USA (U.S. Department of State) riferì che la quota di musulmani era pari al 3,7% della popolazione. Secondo uno studio curato nel 2013 da Sir Europa Brian A. Jacobsen, sociologo delle religioni dell’Università di Copenhagen, il volume di musulmani presenti in Danimarca era di 242.300 persone, pari al 4,3% (agensir.it). Secondo un’analisi demografica condotta da Religion.dk e pubblicata nel 2018 dalla storica testata danese Kristeligt Dagblad (fondata nel 1896), ad ottobre 2017 vi erano almeno 306.000 musulmani censiti, pari al 5,3% della popolazione. Ad ottobre 2019, secondo uno studio condotto dal World Population Review, il volume complessivo ha raggiunto i 313.713 musulmani censiti, un aumento di 7.000 unità in due anni, pari al 5,4% della popolazione.

Il 47,4% dei musulmani danesi vive nella Greater Copenhagen, il 9,4% in Aarhus e il 5,5% in Odense. Dallo 0,6% al 5,4%, il passo è breve. La cosa scioccante è che il dato “0,6%” è divenuto “5,4%” non in 30 anni ma nel giro di poche stagioni: tutto è accaduto nei primi anni 2000 e dal 2005 in poi. Lene Kühle, sociologo della religione, stimò nel 2006 la presenta di 115 moschee in Danimarca. Ad oggi, il numero complessivo di luoghi di culto islamici è più che aumentato. Infine, si calcolano almeno 5.000 conversioni avvenute nel 2013 e circa 70 conversioni volontarie l’anno. La Danimarca ha possibilità di ottenere ‘la maggioranza islamica’ entro il 2050.

Il numero di associazioni e gruppi islamici è quintuplicato rispetto ad un ventennio fa e ad oggi sono almeno 9 le realtà islamiche presenti in Danimarca con attività in ambito sociale, culturale e politico. Queste sono le realtà islamiche registrate in Danimarca.

  1. Islam i Danmark (Islam in Danimarca), fondata nel 2007.
  2. Foreningen af Demokratiske Muslimer (Organizzazione dei musulmani democratici), fondata da Naser Khader nel 2006.
  3. Islamisk Trossamfund.
  4. Muslimer i Dialog (Musulmani in dialogo).
  5. Hizb ut-Tahrir, fondata nel 2000.
  6. Foreningen Salam (Salam Association).
  7. UngeMuslimer Gruppen (Gruppo giovani musulmani).
  8. Ahmadiyya Muslim Community Denmark.
  9. Wilayah Organisationen (Organizzazione Wilayah).

Notare, tra le varie elencate in lista, la presenza di Hizb ut-Tahrir, che in italiano significa “Partito della Liberazione”, un’organizzazione politica internazionale pan-islamista il cui scopo è l’unione dei musulmani di tutta la terra sotto un unico stato. Fondata nel 1953, conta fino ad 1ml di aderenti. Questa realtà sbarcò in Danimarca nel 2000, supportata da membri dell’organizzazione islamica di cittadinanza britannica. L’organizzazione è considerata legale, nonostante siano 20 anni che è soggetta a controversie.

La stima demografica per il 2050, calcolando una serie di fattori e di variabili possibili, è di oltre 1,3ml di abitanti potenziali o più, dipendentemente dai flussi dell’immigrazione. Se i moti migratori aumenteranno o si manterranno costanti e se la natalità del nucleo familiare arabo si terrà mediamente superiore a quello danese, entro il 2050 la Danimarca avrà un numero di danesi naturalmente minore ed un numero di islamici naturalmente maggiore. L’Islam potrà contare su oltre 1ml di unità su quella che potrebbe essere una popolazione capace di oscillare tra i 4 e i 5ml. Di fatto la conquista del 50%+1 sarà solamente questione di crescita graduale, numeri e tempo.

Questo porterà a facilitare la conquista del paese entro la fine secolo.


Sono giunto a conclusione della prima parte. Ci rivediamo nella seconda dove parlerò dei seguenti paesi: Svezia, Norvegia e Olanda. Che altro dire nel frattempo? Vado a farmi il Santo Rosario quotidiano.

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