Caro non credente, Dio esiste, abbi la volontà di cercarLo

“Quando avrò
la prova,
allora…” (cit.)

In che modo un non credente può trovare Dio? Beh, anzitutto vorrei specificare che questa non è una domanda retorica per dire “un non credente non può conoscere Dio”. È, tecnicamente ed effettivamente, una domanda. Il significato è letterale. In che modo un non credente potrebbe conoscerLo? I modi sono infinite così come sono infinite le vie per arrivare a Dio. Anzitutto bisogna ribadire due cose.. anzi tre o forse quattro.

  • Chiunque può conoscere ed arrivare a Dio.
  • Un ateo può arrivare a Dio così come un cane può arrivare alla ciotola messagli davanti. È facile. La maggioranza di chi è arrivato a Dio non è nata e cresciuta necessariamente “già credente”; spesso e nella maggioranza dei casi si parte da una situazione opposta o intermedia.
  • Dio può giungere a chiunque come e quando vuole. Egli ha vie infinite per giungere a chiunque, in qualsiasi modo, lungo la vita.
  • (un piccolo post scriptum): se perfino io mi sono convertito, io che ero nella New Age, nell’esoterismo, nelle culture asiatiche, io che odiavo la Chiesa, che ero un liberale sfegatato e che volevo lo sterminio della religione cristiana dalla faccia della terra, chiunque può convertirsi.

“Sono ateo e non credo in Dio.
Credo in tutto quello che si può vedere e dimostrare.
Credo in me stesso.
Crederò in Dio quando ne avrò la prova”

(Non credente medio, 1789-2020)

In verità, in verità ti dico: ci puoi arrivare e puoi (ri)conoscerlo. Anche oggi. Anche adesso. Chiaramente ricercare Dio significa ricercare ciò che è, che esiste, ma che non si vede, essendo Egli immateriale e non materiale. La ricerca dell’immateriale, di ciò che è spirito, differisce dalla ricerca del materiale, di ciò che è materia. Se volessi ricercare una moneta d’oro dispersa lungo Via del corso a Roma, dovrei inoltrarmi nella via e cercarla. Siamo nel mondo materiale e sensibile, cerco qualcosa di materiale, dunque attuo una ricerca altrettanto materiale: esco, mi muovo, raggiungo il punto X e trovo.

Come fare con Dio? Esco, guardo il cielo e lo trovo? Tecnicamente, se esco e guardo il cielo, non ho la visione beatifica di Dio, non vedo Dio, ma ciò che Dio ha creato. Vedo la creazione (stelle, cielo) e non il Creatore. E in ciò che vedo posso riconoscere dapprima l’esistenza di Dio, poi il genio di Dio. Ma a questo ci si arriva per mezzo della fede. (E comunque si, anche osservando il creato – natura, stelle, cosmo – si può ‘vedere’ Dio).

Giungiamo alla soluzione (muoio dalla voglia): per cercare Dio si parte da un atto arbitrale, da un atto desiderato dalla volontà del cuore. Se questo desiderio è immesso da Dio in grazia o naturalmente giunto in seno alla persona lungo il cammin di vita, è un altro discorso. Si parte dal proprio cuore, nel proprio cuore. Lo si cerca partendo da se stessi; la ricerca parte in noi. Potremmo portarci in camera, chiudere gli occhi e parlare con lui.

“Dio, vorrei conoscerti”
“Dio, ti cerco”
“Dio, mostra il tuo volto”

La ricerca di Dio parte nel e dal cuore e avviene attraverso il pensiero. Poi può evolversi in una scelta particolare: visitare una Chiesa, sostare in preghiera dinanzi Gesù Sacramentato, fare un pellegrinaggio. Qualsiasi cosa possa aiutare la creatura ad avvicinarsi al Creatore, attirando su di sé la grazia. La grazia di sentirLo, la grazia di conoscerLo, la grazia di convertirsi.

Dio va incontro all’anima e l’anima va incontro a Dio facendo la sua parte: mettendoci la volontà. Che sia una preghiera, un pensiero, un atto, l’anima deve da sé volere di arrivare a Dio, di ascoltare e accettare i richiami della grazia e di metterli in pratica. Dio, senza il libero arbitrio, “non può nulla”: Egli stesso non viola la legge universale del libero arbitrio da Se stesso stabilita. “La ricerca di Dio” dev’essere una ricerca che parte dal cuore, sale laddove risiede il pensiero e si tramuta in piccoli atti.

La ricerca di Dio parte da noi ma non siamo soli nella ricerca. Non è un cercare l’orologio perso tra le coperte del letto. Se noi cerchiamo Dio, Dio ci vede, Egli vede la nostra ricerca e senz’altro ci verrà incontro. Qui ci viene in aiuto la grazia: Dio si mostra a coloro che lo cercano. Egli può farsi sentire nel Cuore a coloro che lo invocano. Si può riconoscere Dio nell’istante in cui lo si invoca e lo si sente dentro di sé. La mera percezione nello Spirito sarebbe già di per sé sufficiente per dire “Credo in Dio”.

Ma Dio usa strumenti, intermediari, grazie spirituali e materiali. Non vi è un solo modo: sono infiniti i ‘modi’, le occasioni e i contesti per giungere a Dio. Vorrei portarvi un salmo di Davide, di quelli già in uso nelle comunità ebraiche, prima ancora della venuta del Figlio, l’Incarnazione del Verbo. Il salmo si legge e dunque si vive. Si adopera leggendolo e ripetendolo, nel pensiero o a voce. Il salmo è una parola che si poggia sulle labbra.

Salmo 13 (12). Implorazione a Dio
1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?

3 Fino a quando nell’anima mia addenserò pensieri,
tristezza nel mio cuore tutto il giorno?
Fino a quando su di me prevarrà il mio nemico?

4 Guarda, rispondimi, Signore, mio Dio
conserva la luce ai miei occhi,
perchè non mi sorprenda il sonno della morte,

Salmo 14 (13) “Lo stolto vive come se Dio non esistesse”
1 Lo stolto pensa: «Dio non c’è».

Il salmo è per coloro che credono? Certamente è per colui che crede in Dio. Ma, c’è un “ma”… è si per coloro che credono, ma non solo. Se ti rivolgi a Dio è evidente che per te esiste. E se già ti sei rivolto a lui chiamandolo “Dio”, se già lo hai chiamato, si può già affermare che credi. Il salmo è la preghiera di colui che si rivolge a Dio: è per credenti e non credenti. Pur se chi recita il salmo è già di per se un credente, anche un non credente potrebbe usufruirne per poter rivolgere una preghiera a Dio. Per far si che questa sia la sua “preghiera di ricerca”.

La domanda che sto facendo a me stesso è: che senso ha integrare un salmo alla merce di un non credente? Beh, qualsiasi parola detta con il cuore, può raggiungere il Trono di Dio. Non vi è male nel consigliare le parole di un salmista ad un non credente o ad un dubbioso. Se l’uomo cerca Dio con parole sue, potrà poi aggiungere, liberamente, le parole di un salmista profetico quale era Davide. Che sono le parole di uno che, a sua volta, invoca Dio, cerca Dio, chiama Dio (pur se già ne riconosce l’esistenza). Ti ricorda qualcuno?

Sono arrivato alla fine? Questa domanda non esiste. Quello che ho scritto fino ad ora è un pezzo-incipit che può solamente far pensare di. Può solamente farsi leggere, e magari chi lo legge ne trarrà giovamento, seppur minimo. La conversione non passa da qui, si chiaro. Io spero che qualcuno, questa ricerca di Dio la metta in pratica davvero.

Si spera che le persone non siano così stupide da passare tutta la vita senza mai fare un passo in avanti verso di Lui (e purtroppo ce ne sono e la mia è una sentenza retorica).

Si dica sempre che Dio ha mandato il Figlio anziché nessuno perisca ma abbia la vita eterna. Nessuno giunge al Padre se non per mezzo di Lui. Dunque chi cerca Dio cerchi Cristo e chi trova Cristo trova Dio. Le modalità che ci possono portare al Figlio sono le medesime che ci possono portare al Padre: un atto di volontà dettato dal Cuore in collaborazione con la Grazia Divina.

C’è, infine, una terza figura, un “terzo personaggio”, che lavora per noi, per portarci a Cristo: Maria, la Madre di Dio dal Cuore Immacolato. Si arriva a Maria per arrivare a Cristo e si arriva a Cristo per arrivare a Dio.

Auguro a tutti di conoscere Cristo, Verbo Incarnato e Figlio di Dio, Dio Padre, Uno e Trino, lo Spirito Santo, Terzo della Trinità (che sono la stessa persona), la Madonna, Madre del Verbo Incarnato, e di poter fare esperienza di Dio. E se anche solo ne conoscerete uno di queste persone, le altre verranno da sole. E a Lei, la Madre di Dio, come ci si arriva? Con un Ave Maria detta con il cuore. La stessa che mi ha convertito.

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