L’Eucaristia è necessaria per la salvezza eterna

Se la concezione popolare sul Sacramento dell’Eucaristia – secondo cui sarebbe solamente il segno simbolico di Cristo ed in quanto tale scindibile dalla salvezza dell’anima – vince la diffusione attraverso i media religiosi (e non), c’è la possibilità che la verità di Dio venga progressivamente scartata, marginalizzata e dismessa. Non rimossa dalla civiltà umana; soltanto non più ricordata, o conosciuta solamente da pochi. Per questo, e per ulteriori motivi, c’è un gran bisogno di evangelizzazione. Ad un aumento del secolarismo corrisponde un aumento di necessità nell’evangelizzare.

Non si può permettere che l’informazione rimanga in mano a chi, la Verità di Dio, vorrebbe annichilirla. Tanto più insorgono coloro che fraintendono la Dottrina di Cristo, quanto più noi fedeli dobbiamo aiutare il processo divulgativo della stessa per farla conoscere, comprendere ed amare. Non dobbiamo permettere che l’ignoranza dilaghi; dobbiamo contrarla. Ogni fedele può scegliere o meno se rispondere all’invito di Benedetto XVI, ovvero di evangelizzare usando gli strumenti di tecnologia.

L’Eucaristia è il Corpo e Sangue di Cristo ed è necessaria per la salvezza dell’anima.

  1. Ad primum

Di fatto l’Eucaristia è necessaria alla salvezza. Vi sono tutte le fondamenta teologiche nelle Scritture che ne dimostrano la verità di fatto. La parola di Dio afferma la presenza reale di Cristo e la sua necessità a fini salvifici. L’ha detto Nostro Signore quando ha affermato: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita” (Gv 6, 53). Gesù non simboleggia la presenza di se stesso nel pane; la indica. Ciò è diverso, in quanto non attua l’istituzione di un simbolo, ma di una presenza reale.

  1. Ad secundum

Poichè è vincolante per la salvezza, occorre che si spieghi la ragione che la rende tale. E per rispondere usufruiscono di una delle menti più grandi di sempre, il Dottore angelico della fede, san Tommaso: «In questo sacramento dobbiamo considerare due cose: il sacramento stesso e l’effetto del sacramento. Si è detto che l’effetto di questo sacramento è l’unità del corpo mistico, senza la quale non ci può essere salvezza: poiché nessuno può salvarsi fuori della Chiesa, come nel diluvio nessuno si salvò fuori dell’arca di Noè, simbolo della Chiesa, come insegna S. Pietro. Ma l’effetto di un sacramento si può ottenere prima di ricevere il sacramento, per mezzo del desiderio di accostarsi al sacramento.
Così prima di ricevere l’Eucaristia l’uomo può salvarsi in virtù del desiderio di riceverla» (Somma teologica, Volume III, questione 73, parte 3).

  1. Ad tertium

Nell’eucaristia c’è il corpo di Gesù, lo stesso corpo di Gesù, tutto il corpo di Gesù, e questa presenza è da intendersi, e dunque da accettare, in senso reale, scientifico e biologico. La Chiesa adopera una terminologia specifica: è presente ad modum substantiae. Ovvero: è presente come nella sostanza è presente tutto il nostro corpo. 

Afferma padre Angelo Bellon 1: «La transustanziazione, come si avverte dalla parola stessa, attua la conversione della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue del Signore. Ma siccome gli accidenti (cioè le dimensioni biologiche del corpo di Gesù) non possono essere presenti senza la loro sostanza, così anche le dimensioni biologiche del corpo di Gesù sono presenti, ma in quanto sono inerenti alla sostanza del corpo di Gesù.» 

  1. Se nell’Eucaristia sia presente il corpo biologico di Gesù, 15 ottobre 2006, amicidomenicani.it.

San Tommaso ne diede una spiegazione teologica ne Somma Teologica, volume III, quesito 76, parte 4: «Ciò che appartiene a Cristo può essere presente in questo sacramento in due modi: primo, in forza del sacramento; secondo, per naturale concomitanza. Ora, le dimensioni del corpo di Cristo non sono in questo sacramento in forza del sacramento. Infatti in forza del sacramento è presente nell’Eucaristia ciò a cui termina direttamente la conversione. Ma la conversione sacramentale termina direttamente alla sostanza del corpo di Cristo, non alle sue dimensioni. Il che risulta con evidenza dal fatto che dopo la consacrazione rimangono le dimensioni delle specie, mentre si muta la sola sostanza del pane. Tuttavia, poiché la sostanza del corpo di Cristo non viene realmente spogliata delle proprie dimensioni né degli altri suoi accidenti, ne segue che in forza della concomitanza naturale sono presenti in questo sacramento tutte le dimensioni del corpo di Cristo e tutti gli altri suoi accidenti» (Somma teologica, III, 76, 4).

  1. Ad quartum

Se si parla del Sacramento divino per eccellenza, sole attorno al quale dovrebbe ruotare la civiltà umana, non posso che citare santo papa Giovanni Paolo II. Nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia (17 aprile 2003), egli scrisse:“L’istituzione dell’Eucaristia infatti anticipava sacramentalmente gli eventi che di lì a poco si sarebbero realizzati, a partire dall’agonia del Getsemani. Rivediamo Gesù che esce dal Cenacolo, scende con i discepoli per attraversare il torrente Cedron e giungere all’Orto degli Ulivi. In quell’Orto vi sono ancor oggi alcuni alberi di ulivo molto antichi. Forse furono testimoni di quanto avvenne alla loro ombra quella sera, quando Cristo in preghiera provò un’angoscia mortale «e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra » (Lc 22,44). Il sangue, che aveva poco prima consegnato alla Chiesa come bevanda di salvezza nel Sacramento eucaristico, cominciava ad essere versato; la sua effusione si sarebbe poi compiuta sul Golgota, divenendo lo strumento della nostra redenzione: «Cristo […] venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, […], entrò una volta per sempre nel santuario non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue, dopo averci ottenuto una redenzione eterna» (Eb 9,11- 12)” (EE 3).

Si faccia conoscere e si testimoni il Sacramento dell’Eucaristia. In esso è presente la salvezza del genere umano. Ogni cattolico si ricordi di questo e lo faccia divenire il centro dapprima della propria vita e poi del proprio apostolato!

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