Posso andare in Chiesa per pregare? Ho bisogno dell’autocertificazione? Lo Stato risponde alla CEI

Di recente, uno, qualcuno, la CEI e forse anche il gatto che passeggia sotto casa mia, si sono chiesti, in vista della Settimana Santa, a seguito del decreto ministeriale del 25 marzo, dei casi del “terzo tipo” accaduti di recente e delle denunce fioccate ed effettuate dall’Arma (vedi quanto successo al magistrato Domenico Airoma, vedi il caso Cerveteri del 15 marzo e il caso Giulianova del 25 marzo), se è possibile andare in Chiesa solamente per pregare, senza o con autocertificazione. Ed altre domandine lecite.

  1. È possibile o no? O andare in Chiesa anche solo per sedersi dinanzi il Tabernacolo vale meno che andare dal tabacchino per le sigarette?
  2. E l’autocertificazione? Devo averla per dire “Il sottoscritto, Giannino Pasqualino detto U Bedduzzu, dichiara etc etc etc che lo spostamento è determinato da comprovate esigenze lavorative e/o assoluta urgenza, quali andare in Chiesa per sedermi sulle panche e guardare la Croce…”?

Insomma, il Decreto Ministeriale ha sospeso le cerimonie religiose e il Decreto CEI dell’8 marzo ha sospeso le Messe con partecipazione di popolo fino al 3 aprile, con l’aggiunta di sospensioni di Matrimoni e Battesimi e rendendo disponibili i funerali solamente a porte chiuse e con partecipazioni limitate; il Decreto Ministeriale del 25 marzo ha confermato la sospensione di quanto già precedentemente stabilito; il Decreto CEI dura fino al 3 aprile e l’ultimo decreto ministeriale può essere esteso fino al 31 luglio 2020; in tutto ciò, è sempre stata permessa la possibilità di presenziare in Chiesa per la mera preghiera personale, senza partecipazione di popolo alla Santa Messa ed eventualmente per usufruire del Sacramento della Penitenza, con le dovute misure restrittive e precauzionali (mascherine e distanze di un metro l’uno dall’altro).

Tuttavia, sembra che il Governo dica una cosa e l’Arma ne capisca un’altra, come se polizia e carabinieri fossero un potere sovrano separato. Questione di interpretazioni: il testo dice A ma l’uomo può capire B. È la natura dell’intelligenza organica senziente umana. Il Governo emana un decreto, la CEI segue ed esegue ma un poliziotto di prossimità potrebbe anche dirti che in Chiesa non ci si può andare e che deve stare chiusa. Anche se non appare scritto da nessuna parte.

A seguito dunque dei recenti scenari avvenuti in Italia, dove abbiamo perfino saputo di un agente di polizia aver chiesto l’autocertificazione per andare a Messa ad un magistrato assieme a situazioni addizionali ricche di varietà, qualcuno si è fatto due domande. E non solo ‘qualcuno’. Anche monsignor Maffeis si è posto delle domande, a seguito della recente situazione creatasi.

Ad aver posto domande è stato monsignor Maffeis, sottosegretario della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), che aveva inviato tre domande al Ministero dell’Interno. Ne ha parlato la Nuova Bussola Quotidiana, immancabile nell’informazione dove risiedono abusi, debolezze giuridiche e dubbi di fede. LNBQ aveva infatti scritto:

Proprio per cercare di chiarire la questione, il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), monsignor Ivan Maffeis, aveva ripetutamente sollecitato il Ministero dell’Interno a dare una risposta precisa in merito. L’altro giorno aveva avuto un via libera verbale, ma solo ieri a tarda sera è arrivata la risposta scritta, trasmessa anche alle prefetture. Due pagine che lasciano a bocca aperta per le disposizioni che vengono date.

Monsignor Maffeis aveva posto tre domande: la prima riguardava la possibilità per un fedele di uscire di casa, munito di autocertificazione, per andare in chiesa; la seconda si riferiva ai riti pasquali: in sintesi, «per garantire un minimo di dignità alla celebrazione», si chiede che alla liturgia possano accedere oltre al celebrante, un diacono, lettore, accolito, organista, corista e operatori per la trasmissione; terzo quesito, sul perché siano permessi i matrimoni in comune e non in chiesa.

Dunque monsignor Maffeis aveva chiesto:

  • Se un fedele potesse uscire di casa per andare in Chiesa solamente per pregare e munito di autocertificazione
  • Se nelle Liturgie dei riti pasquali (Settimana Santa + Triduo) potessero partecipare un diacono, un lettore, un accolito, un organista, un corista e operatori per la trasmissione in modo da garantire un minimo di decenza, decoro e dignità
  • Perchè i matrimoni in Chiesa sono sospesi mentre ne vengono celebrati vari al comune in presenza del sindaco

La risposta da parte del Ministero dell’Interno è giunta il 27 marzo.

Signori miei, acculturiamoci un po’… Lawrence!

Ecco la risposta
Testo Integrale in PDF Qui
Riporto il testo qui di seguito

Ministro dell’Interno
Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione
Direzione centrale degli affari dei culti

Roma: data del protocollo (27.03.2020)
Mons. Ivan Maffeis
Sottosegretario della
Conferenza Episcopale Italiana

OGGETTO: Quesiti in ordine alle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Esigenze determinate dall’esercizio del diritto alla libertà di culto.

Con riferimento ai quesiti indicati in oggetto, si forniscono i chiarimenti richiesti.

Le misure disposte per il contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 comportano la limitazione di diversi diritti costituzionali, primo fra tutti la libertà di movimento, e vanno a determinare importanti ricadute in una molteplicità di settori, dalla mobilità, al lavoro, alle attività produttive, interessando anche l’esercizio delle attività di culto.

Innanzitutto, appare opportuno sottolineare che, salvo eventuale autonoma diversa decisione dell’autorità ecclesiastica, non è prevista la chiusura delle chiese.

È evidente quindi che l’apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli, purché evidentemente con modalità tali da assicurare adeguate forme di prevenzione da eventuali contagi: l’accesso, conformemente alla normativa vigente, deve essere consentito solo ad un numero limitato di fedeli, garantendo le distanze minime tra loro ed evitando qualsiasi forma di assembramento o raggruppamento di persone.

Al riguardo, sulla base del parere appositamente richiesto al Dipartimento della pubblica sicurezza, al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, è necessario che l’accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da “comprovate esigenze lavorative”, ovvero per “situazioni di necessità” e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi.

Quanto alle celebrazioni liturgiche, le norme stesse – alla luce della esclusiva ratio di tutela della salute pubblica per cui sono emanate – sono da intendersi nel senso che le celebrazioni medesime non sono in sé vietate, ma possono continuare a svolgersi senza la partecipazione del popolo, proprio per evitare raggruppamenti che potrebbero diventare potenziali occasioni di contagio.

Le celebrazioni liturgiche senza il concorso dei fedeli e limitate ai soli celebranti ed agli accoliti necessari per l’officiatura del rito non rientrano nel divieto normativo, in quanto si tratta di attività che coinvolgono un numero ristretto di persone e, attraverso il rispetto delle opportune distanze e cautele, non rappresentano assembramenti o fattispecie di potenziale contagio che possano giustificare un intervento normativo di natura limitativa.

Le considerazioni fin qui esposte inducono a ritenere che il numero dei partecipanti ai riti della Settimana Santa ed alle celebrazioni similari non potrà che essere limitato ai celebranti, al diacono, al lettore, all’organista, al cantore ed agli operatori per la trasmissione.

Anche in questa fattispecie evidentemente i ministri celebranti ed i partecipanti che intervengono in forma privata, in linea con il parere del Dipartimento della pubblica sicurezza, avranno un giustificato motivo per recarsi dalla propria abitazione alla sede ove si svolge la celebrazione medesima e, ove coinvolti in controlli o verifiche da parte delle Forza di polizia, attraverso l’esibizione dell’autocertificazione o con dichiarazione rilasciata in questo senso agli organi accertatori, non incorreranno nella contestazione e nelle relative sanzioni correlate al mancato rispetto delle disposizioni in materia di contenimento dell’epidemia da Covid-19. Sebbene il servizio liturgico non sia direttamente assimilabile ad un rapporto di impiego, e peraltro non comporti né un contratto né una retribuzione, ai fini delle causali da indicare nella autocertificazione, esso è da ritenersi ascrivibile a “comprovate esigenze lavorative”: la stessa autocertificazione dovrà inoltre contenere il giorno e l’ora della celebrazione, oltre che l’indirizzo della chiesa ove la medesima celebrazione si svolge.

Analoghe considerazioni possono essere estese ai matrimoni che non sono vietati in sé, in quanto la norma inibisce le cerimonie pubbliche, civili e religiose, al fine di evitare assembramenti che siano occasione di contagio virale.

Ove dunque il rito si svolga alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni – e siano rispettate le prescrizioni sulle distanze tra i partecipanti – esso non è da ritenersi tra le fattispecie inibite dall’emanazione delle norme in materia di contenimento dell’attuale diffusione epidemica di Covid-19.


Quali sono le risposte principali e più importanti, in sostanza? Ecco qui le quattro affermazioni che rispondono a tutte le domande che un fedele possa farsi e che il mons. Maffeis aveva posto.

  1. “È evidente quindi che l’apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli, purché evidentemente con modalità tali da assicurare adeguate forme di prevenzione da eventuali contagi: l’accesso, conformemente alla normativa vigente, deve essere consentito solo ad un numero limitato di fedeli […]”
  2. “[…] è necessario che l’accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da “comprovate esigenze lavorative”, ovvero per “situazioni di necessità” e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi”
  3. “Ove dunque il rito si svolga alla sola presenza del celebrante, dei nubendi e dei testimoni – e siano rispettate le prescrizioni sulle distanze tra i partecipanti – esso non è da ritenersi tra le fattispecie inibite dall’emanazione delle norme in materia di contenimento dell’attuale diffusione epidemica di Covid-19.”
  4. “Le considerazioni fin qui esposte inducono a ritenere che il numero dei partecipanti ai riti della Settimana Santa ed alle celebrazioni similari non potrà che essere limitato ai celebranti, al diacono, al lettore, all’organista, al cantore ed agli operatori per la trasmissione.”

Riassumendo, la risposta del Ministero dell’Interno dice:

  1. Ribadisce Messe senza concorso di popolo.
  2. Si all’accesso dei fedeli in Chiesa ma solo ed esclusivamente con autocertificazione ed in occasione di spostamenti determinati da ‘comprovate esigenze lavorative’ e con la Chiesa che dovrà essere necessariamente lungo il percorso che ci porta verso la ‘comprovata esigenza lavorativa X’.
  3. Si ai Matrimoni ma solo con celebrante, nubendi e testimoni.
  4. Riti della Settimana Santa (Pasqua inclusa) senza concorso di popolo e limitate ai soli celebranti, al diacono, al lettore, all’organista, al cantore ed agli operatori per la trasmissione.

Ecco qua.

Dunque si continua con Messe senza popolo, matrimoni limitati, riti della Settimana Santa senza concorso di popolo e accessibili solamente ai ministri strettamente necessari e accesso dei fedeli in Chiesa con autocertificazione per comprovate esigenze.

Fossi in voi mi soffermerei sul punto 2. Ma non mi arrabbierei: la prenderei con filosofia. Ridendo. Perchè è l’unica reazione che non ci causa danno.

Buona serata.

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