La petizione di Life Petitions per chiudere a vita “Pornhub”: siamo a 59.000

Heilà boys. Avrete visto, qualora foste entrati o passati dall’home page del mio blog, la petizione per chiudere a vita Pornhub, lanciata da Life Site (attraverso Lifepetitions) e da me pubblicata l’8 marzo. Già nel giorno della pubblicazione, la petizione aveva raggiunto gli oltre 30k+ partecipanti (la “K” sta per “mille”: 30k = 30.000). E bene, oggi siamo già e precisamente a 59.210 partecipanti! Di fatto quanto cinque comuni della provincia di Messina messi assieme. O quanto un comune capoluogo a se stante. Beh, è un volume massiccio: i partecipanti sono numerosi!

La protesta è nata dopo che su “Pornhub” era stato caricato il video di uno stupro sessuale ai danni di una ragazzina di 15 anni vittima di tratta. Una ragazzina scomparsa e di cui non si è più saputo nulla per oltre un anno, per poi venire riconosciuta in un video pornografico distribuito all’interno del sito. Intendiamoci, non servono motivazioni ‘necessarie’ per chiudere i siti di pornografia, basta la loro mera esistenza per indurci a lottare contro di essi. Tuttavia, dopo quanto successo, era quanto mai necessario giungere ad una REAZIONE con interventi politici, petizioni e proteste di gruppo. Così è stato!

E nel frattempo, come procede la lotta per la chiusura del sito “Pornhub”? L’8 marzo è avvenuta una protesta presso gli uffici del QA dell’azienda MindGeek, a Montreal, in Canada. MindGeek è la società con sede a Montreal che detiene il monopolio della pornografia online (internet pornography) ed è proprietaria dei principali siti pornografici al mondo. La sua attività risucchia, al suo interno, più di 115ml (115 milioni) di visitatori (creature umane) al giorno.

Life Site, di cui io sono un estimatore, ha pubblicato il video della protesta avvenuta in Canada.

In alcuni dei cartelli si poteva leggere ↓

“Do you want this for your daughter, sister, mom”

E ↓

“Human slavery still exists”

Ed infine ↓

“Is your pleasure really a worthy $$ for her freedom?”

A partecipare sono state almeno tre dozzine di persone. Una delle finalità della protesta avvenuta domenica 8 marzo, era di rendere pubblico il dato di fatto che “Pornhub” è di proprietà di MindGeek, una corporazione con ricavi annui da $800 milioni e che, di fatto, ‘nasconde’ la sua appartenenza al mondo del porno online con un sito aziendale (il sito ufficiale) che richiama quello di una qualunque azienda professionale operante nel settore del digital market.

Praticamente, entrando nel sito ufficiale MindGeek, l’utente non saprà mai, spontaneamente, che dietro c’è la corporazione che detiene il monopolio del porno dove ci finiscono persino delle minorenni vittime di tratta del mercato sessuale come nel caso della ragazzina di 15 anni, divenuta poi l’ ‘oggetto’ della petizione. E questo era uno degli obiettivi: rendere pubblico il vero volto di MindGeek. Casomai ‘non si sapesse’.

Preghiamo e speriamo che i risvolti di questa situazione possano essere i migliori che si possano immaginare. La chiusura dei siti porno sarebbe di per se un aiuto prezioso in un mondo ove molti giovani, e non solo, sono schiavi della lussuria. Ricordatevi che la masturbazione è peccato mortale contro il Sesto Comandamento.

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