Coronavirus: Decreto CEI (08.03) • Il bollettino della Santa Sede (10.03) • La denuncia ai danni di don Alberto Antonioli

La Chiesa e la comunità sociale ai tempi del coronavirus. Ci sono notizie di cui si può fare a meno (la maggioranza) ed altre che meritano di venire veicolate. Non dico conosciute ‘per forza di cose’, ma perlomeno distribuite. Ecco tre notizie recenti meritevoli di attenzione: il Decreto CEI dell’8 marzo (1), il bollettino della Santa Sede del 10 marzo (2) e la denuncia emessa ai danni di don Alberto Antonioli (3) di Trevenzuolo (VR). Una è fondamentale (il Decreto CEI), un’altra può far comodo saperla (il bollettino della Santa Sede) ed un’altra merita di venire divulgata per dare supporto al sacerdote, soggetto di quanto accaduto.


CS n. 11/2020 Decreto “coronavirus”: la posizione della CEI

La Chiesa che vive in Italia e, attraverso le Diocesi e le parrocchie si rende prossima a ogni uomo, condivide la comune preoccupazione, di fronte all’emergenza sanitaria che sta interessando il Paese. Rispetto a tale situazione, la CEI – all’interno di un rapporto di confronto e di collaborazione – in queste settimane ha fatto proprie, rilanciandole, le misure attraverso le quali il Governo è impegnato a contrastare la diffusione del “coronavirus”.

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, entrato in vigore quest’oggi, sospende a livello preventivo, fino a venerdì 3 aprile, sull’intero territorio nazionale “le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”.

L’interpretazione fornita dal Governo include rigorosamente le Sante Messe e le esequie tra le “cerimonie religiose”. Si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica.

Roma, 8 marzo 2020


Con il comunicato della Sala Stampa della Santa Sede del 10.03.2020, Città del Vaticano annuncia la chiusura della Piazza e della Basilica di San Pietro fino al 3 aprile. Non solo: saranno chiusi anche l’unità mobile delle Poste Vaticane in Piazza San Pietro, i due punti vendita della Libreria Editrice Vaticana, il Servizio Fotografico de L’Osservatore Romano e il magazzino di abbigliamento. Se qualcuno avesse già programmato di visitare uno di queste locazioni, è avvisato.

Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 10.03.2020
[B0151]

In coordinamento con i provvedimenti varati dalle Autorità italiane, in data odierna sono state adottate alcune ulteriori misure volte ad evitare la diffusione del coronavirus.

Dalla giornata odierna la Piazza e la Basilica di San Pietro restano chiuse alle visite guidate e ai turisti.

La farmacia e il supermercato dell’Annona restano aperti, ma con ingressi contingentati.

Sempre da oggi, in via precauzionale, resteranno chiusi l’unità mobile delle Poste Vaticane in Piazza San Pietro, i due punti vendita della Libreria Editrice Vaticana, il Servizio Fotografico de L’Osservatore Romano, che rimarrà comunque accessibile online, e il magazzino di abbigliamento.

La mensa per i dipendenti sarà chiusa al pubblico da domani, 11 marzo, quando invece sarà attivato un servizio di consegna pasti su richiesta delle diverse realtà ed enti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Tali misure resteranno in vigore, salvo nuove indicazioni, fino al 3 aprile 2020.

[00328-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0151-XX.01]


Don Alberto Antonioli di Trevenzuolo (VR), guidato da intenzioni nobili e senza desiderio alcuno di violare alcunché né tantomeno di voler fare “il ribelle”, ha deciso di celebrare la Santa Messa delle 9.30 del mattino a porte aperte. Lo ha fatto in buona fede, senza intenzione alcuna di ‘violare’ o ‘disobbedire’ come fosse un atto fatto apposta. Un autentico atto di ingenuità in buona fede che, purtroppo, gli è costato una denuncia.

Per aver violato le disposizioni ministeriali sul coronavirus, che proibisce le cerimonie religiose, ed il Decreto CEI (entrambi dell’8 marzo), che sospende la Santa Messa senza concorso di popolo fino al 3 aprile, il sacerdote ha dunque ricevuto la denuncia dei carabinieri.

Preghiamo per lui.

[Riporta TGVerona]

Don Alberto Antonioli non si aspettava certo l’arrivo dei carabinieri (GUARDA SERVIZIO TV), costretti a denunciarlo per non aver rispettato le disposizioni ministeriali sull’Emergenza Coronavirus. Aveva cancellato tre delle quattro messe domenicali ma alle 9:30, senza suonare le campane, ha aperto le porte della chiesa di Trevenzuolo e ha celebrato la santa messa davanti ad un’ottantina di fedeli, seduti a più di un metro di distanza l’uno dall’altro.

Nessuna stretta di mano in segno di pace, nessun contatto diretto, nessun affollamento, ma il decreto del Governo era chiaro, come precisa è stata la comunicazione del Vescovo arrivata a tutti i parroci della diocesi di Verona, a firma del vicario generale.

Don Alberto è distrutto, parla con un filo di voce, fatica a trattenere le lacrime: “Mi spiace aver fatto del male, ho disubbidito. Non lo faccio più, adesso dobbiamo andare avanti ma c’è molta paura” ha detto il prete al microfono di Telenuovo. In paese non si parla d’altro. Don Alberto riceve la solidarietà di tutti, perché – dicono i suoi parrocchiani — l’ha fatto con le più buone intenzioni.

3 pensieri su “Coronavirus: Decreto CEI (08.03) • Il bollettino della Santa Sede (10.03) • La denuncia ai danni di don Alberto Antonioli

  1. Dico solo due parole: come il corpo ha bisogno di nutrimento affinchè possa vivere (supermercati aperti), cosi anche l’anima deve essere nutrita per continuare a vivere (in questo caso le chiese, a differenza dei supermercati, restano chiuse). Meditate gente, meditate…….

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