La bestemmia è peccato mortale, degrada la dignità dell’uomo e predispone all’eterna dannazione: l’Inferno

La bestemmia è peccato grave. Il peccato mortale, per essere e divenire tale, deve avere tre fondamenta: deliberato consenso, materia grave e piena avvertenza. Con deliberato consenso, piena avvertenza e materia grave, il peccato grave diventa dunque mortale. L’anima che compie un atto grave, immorale (materia grave), con deliberato consenso e piena avvertenza, va in peccato mortale – look down please ↓

e cosa succede quando ciò avviene?

(1) L’anima perde lo stato di Comunione con Dio, ovverosia lo Stato di Grazia. Lo Stato di Grazia permette allo Spirito Santo di abitare nel corpo dell’anima che è in grazia, essendo il corpo Tempio dello Spirito Santo; un corpo dove risiede l’anima in Stato di Grazia è ove lo Spirito Santo abita.

(2) Se l’anima compie il peccato mortale, perde lo Stato di Grazia, perdendo dunque l’alleanza con Dio: ne consegue che Dio non può più abitare in lui.

(3) Se l’anima muore in peccato mortale, si presenta all’eternità separato da Dio, privo della Grazia e dell’Alleanza, confermandosi nella separazione di Dio per tutta l’eternità e collocandosi da sé tra i peccatori mortali non pentiti, confermata in Eterno nel proprio orgoglio: ciò significa che l’anima si presenta ostinata nel suo peccato, confermata in esso e in ostinazione a Dio: per sempre.

(4) Come ci si presenta all’Eternità, ci si rimane; come si arriva all’Eternità, ci si conferma così come si è giunti. Morto in peccato mortale e separato da Dio, l’anima sceglie da sé dove merita di andare, proseguendo quello che ha scelto e compiuto nella vita. Amore sceglie amore, odio sceglie odio. Chi muore in grazia di Dio, sceglie Dio; chi muore in peccato mortale, sceglie contro Dio. Lo stato del peccato mortale diventa la seconda natura dell’anima: dopo la morte non può più cambiare.

(5) Chi muore in peccato mortale va all’Inferno: per tutta l’eternità. Chi muore in peccato mortale si conferma come tale (confermato nel male, contro Dio, non pentito e ostinato nel suo orgoglio) in Eterno. Quel “no” detto contro il pentimento in punto di morte, diventa Eterno subito dopo la morte e non può più cambiare. L’anima che muore in peccato mortale, priva di pentimento e ostinata nel suo orgoglio, si conferma come tale subito dopo la morte, si colloca da sé tra i peccatori non pentiti e si getta nell’Inferno nell’istante stesso in cui si separa dal corpo.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, che riassume quanto rivelato da Cristo e racchiude tutta la Dottrina Cattolica, insegna in modo chiaro ed esplicito cosa attende chi muore in peccato mortale:

La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira” (CCC 1035).

Catechismo della Chiesa Cattolica (Quattro Vangeli Canonici, Rivelazione di Cristo)

Il concetto di “eterno” è fondamentale.
Bisogna dunque ricordare e sapere che:

  • Chi muore si presenta all’eternità per sempre
  • Giunti all’eternità non è più possibile tornare indietro
  • Giunti all’eternità non è più possibile modificare o revocare lo stato dell’anima
  • Giunti all’eternità in peccato mortale, l’anima si separa da Dio per tutta l’eternità – si presenta con uno dei due stati dell’anima possibili (lo stato di grazia e il mortale); se è in stato mortale, l’anima si conferma per l’eternità come un tutt’uno con il male (assenza di Dio), rifiuta l’amore divino e si getta nell’Inferno da sé. La visione beatifica di Dio nel giorno del Giudizio Particolare è un doppio Inferno.
  • Giunti all’eternità, l’anima sceglie da sé quello che merita in oggettività, guardando sé stessa in Dio: ottiene così il giudizio divino. Sceglie quello che ha compiuto nella vita: ciò che sceglie è una prosecuzione di quello che ha fatto e scelto nella vita.
  • Chi muore in peccato mortale, giunge all’eternità separato da Dio, privato della Comunione di sé con Lui, rifiuta da sé Dio (lo stato mortale dell’anima diventa la sua seconda natura e non può più cambiamenti post-morte) e si getta nell’Inferno: in Eterno. Lì è dove Ella (l’anima) sceglie di andare, perchè è dove merita di finire.

La bestemmia disturba pure il porco.

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Di solito, quando si è volgari, quando si dicono parolacce, quando si bestemmia e ci si abbassa di dignità, si mette in mezzo il porco. Si dice sempre “mangi come un porco…”, “bestemmi come un porco…”, “fai schifo che nemmeno il porco…”. Sono modi di dire millenari entrati a far parte della cultura automatica.

In realtà, il porco è una creature nobile, dotata di dignità, che vuole pulizia ed igiene e che rispetta la natura e l’ecosistema. Buono da mangiare, il porco, così come concepito da Dio, ha un suo habitat naturale ed un suo codice comportamentale assolutamente dignitoso. Questo significa che se il porco, il maiale, vive in contesti di degrado chimico, non è perchè è lui a volerlo, ma perchè sono coloro che lo curano che lo tengono così.

A pensarci, quando si bestemmia, dire “bestemmi come un porco…” non sarebbe tecnicamente corretto: questo perchè i maiali non bestemmiano. Essi, nell’atteggiamento, rendono gloria a Dio. Certo, talvolta e dipendentemente dal singolo caso, ci si riferisce ad un concetto di “porco” in senso lato dove quasi non si ricorda più il maialino rosa ma, solamente, il concetto che traspare dal vocabolo e che ad esso è associato, indipendentemente dall’animale da cui l’uomo lo ha fatto derivare.

Insomma, con “come un porco”, spesso viene inteso non tanto in associazione al maialino ma al concetto associativo di degrado, che di fatto costituisce l’oggetto-sostanza della parola. Tuttavia, in senso stretto, diverrebbe tecnicamente un associazione scorretta in quanto il porco non bestemmia.

Egli non può farlo – L’uomo invece, dotato di intelligenza superiore all’animale (un intelletto capace di riconoscere la propria esistenza e di riconoscere Dio, nonchè di essere consapevole del fine eterno), lo fa, nonostante ciò non sia degno della sua intelligenza. È il paradosso dell’intelligenza: l’intelligenza ‘bassa’ non può farlo – l’intelligenza ‘alta’ può farlo. È la conseguenza del libero arbitrio, che può sia accettare il bene che il male e che, di seguito, può vivere e compiere entrambe le cose, secondo le disposizioni arbitrarie dell’uomo. E quando l’uomo sceglie e compie deliberatamente il male, ed in particolare come la bestemmia, abbassa la sua intelligenza al di sotto di un animale, producendo un effetto nefasto su sé stesso (l’anima del peccatore va in peccato mortale) e sugli altri (scandalo pubblico e influenze negative sull’altrui persona).

•••

La bestemmia è dettata da una moltitudine di stati dell’anima che dipendono da persona a persona e che non giustificano mai l’attuazione del peccato mortale – la nascita, lo sviluppo e la ‘formazione’ della bestemmia nell’individuo possono dipendere dalla propria infanzia, dai contesti in cui si cresce, dalla propria personale inclinazione morale e cognitiva, dal proprio sviluppo morale e sociale, dalle compagnie con le quali si è cresciuto, dalla profondità emotiva e intellettuale di cui si è dotati e da una moltitudine di fattori universalmente relativi che variano di persona in persona.

Talvolta, la bestemmia dipende da una volontaria avversione a Dio scaturita progressivamente nel tempo lungo il cammino di vita – talvolta dal frutto personale dell’ignoranza morale e dell’inconsapevolezza relativa al contenuto e alla gravità di quel che si sta facendo – talvolta da abitudini scaturite lungo il cammino di crescita da cui non ci si riesce a staccarsi.

Può essere sollecitata e spinta da ignoranza, ira e frustrazioni personali, da cattiveria, dalla perdita generale di coscienza e di aridità spirituale (non sentire più nulla e non provare più niente dinanzi i peccati gravi), da forme abitudinarie alla quale siamo stati abituati per crescita (sentire gli altri bestemmiare e divenire bestemmiatori per influenza e abitudine senza nemmeno rendersene conto) – si può dunque dire che vi sono ragioni specifiche ed isolate che possono talvolta creare un’attenuante sul peccatore ma che non possono e non potranno mai giustificare il peccato. Se il peccatore, talvolta e in determinati casi, può avere una maggiore giustificazione causa ignoranza o abitudine involontaria, il peccato non è mai giustificato.

L’eventuale e ipotetica “giustificazione del peccatore” non deve far cadere nell’errore diabolico che il peccatore possa farlo “perchè giustificato”. Lo si può giustificare quando compie il peccato, per misericordia e pietà; ma la giustificazione non dev’essere il pass per compiere quanto non si è ancora compiuto. Come poi esposto, se il peccatore può venire giustificato e se, con sincero pentimento e proposito di non ricommettere il peccato, può venire assolto in Confessione (che cancella il peccato mortale per i meriti della Dolorosa Passione di Cristo e permette al penitente di riacquisire lo stato di grazia), il peccato non può mai venire giustificato.

L’errore generale è la bestemmia a Dio con Dio come “soggetto di sfogo per i mali del mondo”. Il mondo è soggetto al libero arbitrio umano e ciò che di male accade, perdura e domina è colpa dell’uomo stesso. Egli è il creatore del suo stesso Inferno. Dipende da lui cambiare sé stesso e il mondo che lo circonda. Come? Seguendo le leggi di Dio. Se non le segue e il mondo peggiora, la colpa non è di Dio ma è dell’uomo che non ascolta Dio, che non segue Dio, che non compie quanto Dio chiede. Per cui, se c’è qualcuno da biasimare, esso è il genere umano.

La bestemmia come forma di sfogo per i mali del mondo è la più comune ed anche la più ignorante, a dimostrazione di quanto si sia abbassato l’intelletto umano nel tempo e di quanto banalizzato sia diventato il raziocinio dell’uomo.


Uno dei migliori scritti contro la bestemmia è di don Enzo Boninsegna e si chiama Perché la Bestemmia? Rifletti!. Un libretto di 48 pag. che approfondisce il peccato grave della bestemmia nonchè ricco di considerazioni intellettuali, teologiche e sociali, capaci di esplicitare maggiormente la parola di Dio in relazione al peccato grave e di risignificare la gravità della bestemmia, causando una sollecitazione alla riflessione nel peccatore. L’opera del don spazia tra una moltitudine di singole argomentazioni distinte tra di loro (“cos’è la bestemmia”, “gravità della bestemmia”, “sottovalutazione della bestemmia” etc…), aventi dalla propria principi argomentativi e discorsivi (non “la bestemmia è peccato perchè è peccato”), strutturati grazie ad una robusta componente razionale.

Vediamone assieme alcuni estratti.

Pag. 5
(1) Che cos’è la bestemmia
(A) Ritratto della bestemmia

Nel paragrafo A del capitolo I, don Boninsegna annota che:

  1. La bestemmia è l’urlo rabbioso di Satana […]
  2. La bestemmia è il frutto più velenoso che può scaturire da un lampo di follia
  3. La bestemmia è il segno più palese dell’odio e del disprezzo verso Dio
  4. La bestemmia è il supremo atto di superbia che un uomo possa compiere
  5. La bestemmia è il più grande atto di stupidità
  6. La bestemmia è anche il segno rivelatore di un animo bovino […]
  7. La bestemmia è una barriera […]
  8. La bestemmia è anche, quasi sempre, una gravissima malattia contagiosa che infetta altri

(B) Il contrario del nostro dovere

Nel paragrafo B, il sacerdote annota come la bestemmia sia l’opposto della preghiera di lode (la bestemmia è disprezzo), della preghiera di adorazione (con la bestemmia lo si odia), della preghiera di ringraziamento (la bestemmia è ingratitudine), della preghiera di richiesta (la bestemmia preclude la ricezione della grazia) e della preghiera per avere il perdono (la bestemmia attira il castigo).

(C) Vari tipi di bestemmia

Don Boninsegna annota le differenti tipologie di bestemmie che vi possono essere – devo anzitutto dirvi che annotare e specificare “differenti forme di bestemmie” non implica riconoscere meno grave o più grave questa o quest’altra bestemmia portando ad un eventuale giustificazione morale (“ma si tranquillo, ce ne sono di più gravi!”), né tantomeno ‘depenalizzare’ la gravità di una particolare forma di bestemmia “perchè tanto c’è quell’altra bestemmia che è più grave” (errore diabolico). La gravità è implicita e obiettiva ma è bene (sacrosanto) annotare le singole ‘forme’ di bestemmia per far esporre e per far capire che anche ciò che si crede non essere una bestemmia, è bestemmia.

È bestemmia quando si usufruisce di vocaboli e terminologie ‘basse’ quali insulti, disprezzo, odio e avversione in associazione al nome santo di Dio, ai nomi della Trinità, alla Madonna e ai Santi. E questo è risaputo.

Sono anche bestemmie aggettivi, sostantivi ed affermazioni in avversione alla Santità di Dio, quali “Dio è crudele”, “Dio è ingiusto” – oltre ad essere forme tecniche di bestemmia, sono in aggiunta classificabili come eretiche, in quanto sovvertono e rinnegano verità di precetto della Dottrina ottenute per Rivelazione. Ecco perchè sono dette bestemmie eretiche.

Pag. 9
(3) Vastità del fenomeno blasfemo
(B) Nuove aree conquistate

Il paragrafo ‘sociale’ sulla vastità, sulla crescita e sull’esposizione progressiva del fenomeno – se prima a bestemmiare erano in pochi ed i pochi erano parte di un particolare ambiente sociale (senza che ciò giustifichi il peccato), oggi la bestemmia è ramificata a livello universale. Se prima erano solo gli uomini, oggi sono anche le donne; se prima erano solo gli adulti, oggi sono anche i giovani e i piccoli. Questo significa che le donne si sono abbassate e ciò è frutto del declino femminile secolare avvenuto negli ultimi 100 anni.

E c’è dell’altro da (an)notare: la diseducazione dei bambini e dei giovani. Si, perchè se la bestemmia (e non solo) ha raggiunto la loro bocca e se dal fanciullo esce un insulto rivolto a Dio, è segno che la civiltà umana ha avuto un crollo spaventoso e che i giovani sono stati diseducati.

Il fenomeno è stratificato, ramificato ed espanso a tutti i livelli ed ha colpito e infettato gran parte delle aree sociali, culturali e lavorative, tant’è che oggi le probabilità di udire una bestemmia sia in luogo pubblico che privato sono aumentate, con larga e progressiva diffusione perfino nel sistema scolastico. La bestemmia, in Italia sopratutto, è frequente, ‘numerosa’ e purtroppo attuata da un sempre maggior numero di persone.

Il libretto si costituisce di 9 capitoli, taluni suddivisi in quattro parti (A, B, C e D), altri in tre (A, B e C) ed altri ancora in due (A e B), per un totale di 48 pagine. Concludo qui gli estratti (che ho personalizzato con aggiunta di pensieri e considerazioni personali) e lascio a voi il piacere di leggerlo per intero.

Ne consiglio l’acquisto – dovreste riuscire a reperirlo presso rivenditori di vario tipo quali librerie cattoliche, punti vendita cattolici, librerie paoline, negozietti e localini di Chiesa presso Santuari e luoghi di culto e così via.


In riparazione alle bestemmie, vi sono, tra i vari atti di natura privata e pubblica, fisica e spirituale, anche le Laudes Divinae (Lodi Divine) – scritte da Luigi Felici nel 1797 e ampliate da papa Pio VII nel 1801, ideate come preghiera espiatoria propria della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Integrate come parte ufficiale dell’Adorazione, sul finire della stessa. Dal sito preghiamo.org.

Come mi suggerì un esorcista con il quale ebbi a che fare tempo addietro, in riparazione delle bestemmie si può dire un Ave Maria: una per ogni bestemmia.

In riparazione della bestemmia si può e si deve dunque pregare. Inoltre, ad un fenomeno quale la bestemmia di natura pubblica, corrisponde un atto di riparazione pubblico. Per cui, per le bestemmie in luogo pubblico, manifeste, ‘esposte’, si può sovvenire con atti di riparazione pubblica quali rosari in piazza e manifestazioni sociali. Con la bestemmia si può in aggiunta attuare una forma di riparazione privata quale Adorazione del Santissimo Sacramento, Sante Messe e penitenze personali (sacrifici, digiuni e rinunce).

Dunque, le ripartizioni alla bestemmia possono così venire riassunte:

  • Preghiere private (un Ave Maria per ogni bestemmia è un idea)
  • Preghiere e manifestazioni in luogo pubblico (rosario in luogo pubblico)
  • Adorazione del Santissimo Sacramento
  • Santa Messa offerta in riparazione delle bestemmie e per i peccatori
  • Penitenze personali offerte per le medesime ragioni

Questa forma di riparazione, privata e pubblica, fisica e spirituale, può fare parte della “lotta alla bestemmia”.

La bestemmia è oggettivamente peccato grave e con deliberato consenso e piena avvertenza diventa un peccato mortale e da tale non deve ricevere né la “delibera” dell’uomo né la normalizzazione né la depenalizzazione. Bisogna combattere questo vizio bovino tra di noi e tra gli altri.

Chiunque viva con questo peccato (consapevolmente o meno), perpetuato sia in ambito privato che pubblico e sopratutto dinanzi i più innocenti e i più incauti (bambini e giovani), ne dovrà rendere conto a Dio nel giorno del giudizio particolare. Allora, solo allora, la risata e la frase tipo del bestemmiatore medio “se vabbè, ciao, bestemmio quanto me pare, è er mio diritto!” scomparirà dinanzi la visione della propria anima secondo Dio.

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