Ho visto gli Anuna in concerto presso la Chiesa di San Bartolomeo di Pavullo e sono rimasto alquanto perplesso

Ho iniziato questo articolo il 19 aprile 2019 per raccontarvi un esperienza da me vissuta il 23 marzo dello stesso anno e poi, ad un passo dalla pubblicazione, mi sono fermato – sono passati nove mesi, qualcuno potrebbe dunque pensare che io sia in ritardo ma no, in verità vi dico che pubblico esattamente quando mi sento pronto e quando sento in me che è giunta l’ora di cliccare su “pubblica…” – anche a distanza di cinque anni. Dunque, torniamo indietro nei ricordi del tempo passato (giusto di un annetto e neanche)… oltre i confini dell’Abetone, a 43km di distanza, vi è un piccolo comune di nome Pavullo. E’ un comune involontariamente strategico, di passaggio: da lì si passa se si vuole andare verso ambe le direzioni (nord e sud), seguendo la statale di montagna da cui si scende e si sale.

La sera del 23 marzo 2019, mentre nel mio stomaco cercavo di riempire il buco del sabato sera – vuoto come lo spazio siderale – decisi di accettare l’invito di un amico per andare a vedere il concerto di una formazione irlandese: gli Anuna. Un assemble di sole voci, maschili e femminili, che esprimono un modello musicale vocal-oriented con supporto strumentale al minimo storico. Una musicologia quasi del tutto vocale.

Non avendo nient’altro da fare e sembrandomi interessante, perlomeno a livello teorico, l’opportunità, sia in termini sociali che culturali, accettai. L’articolo narrante della mia esperienza si riferisce dunque alla seguente data:

Italy
March 23 (2019 Anuna tour)
Chiesa di San Bartolomeo, Pavullo Nel Frignano 21hr00

people at concert
Photo by Vishnu R Nair on Pexels.com

La serata mi diede dunque ancora una volta il piacere del viaggio, della ricerca e del “raggiungere” per “vivere”. Poter viaggiare per poter raggiungere e raggiungere per vivere qualcosa che si presuma sia bello, santo, buono, giusto, di interesse – perlomeno, in teoria. Io amo questo processo. E no – non che si debba per forza viaggiare per vivere: è uno dei tanti modi di vivere. Niente “mentalità unilaterale”. La serata si fece avanti: c’era l’umidità di montagna, il freddo patito per essere salito su soltanto con una maglietta, il viaggio statale caratterizzato dal dialogo e dalle chiacchiere e il calzone fritto presso un localino di pizze romane. Davvero buono. Non avendo cenato, uno street food di matrice laziale si rivelò un idea vincente. L’unica fattibile quella sera, oltretutto. Poi arrivammo alla Chiesa di Pavullo. Una piazzetta nella penombra, un colonnato in pietra che funge da portico e caratterizza l’entrata. Poi entriamo: ancora poche persone presenti; talune, appartenenti alla band, che fanno avanti e indietro, parlano tra di loro, si organizzano.

Cosa poteva andare storto? Cosa avrebbe mai potuto esserci di “non edibile” o di “di non amena digestione”? Cosa mai poteva attrarre e sollecitar, in me, l’arte della critica costruttiva – che solo a me riesce, sia chiaro (scherzo 😉 )? Cosa mai potrà esserci in un concerto musicale? Gli elementi disposti per far si che uno show avvenga sono innumerevoli e riguardano il marketing, la burocrazia, l’organizzazione, la comunicazione e poi musica, trasporti, distribuzione, sound check-in, staff tecnico e artistico e molto altro. La realtà dietro questa band irlandese offre generalmente una semplicità maggiore e un complessità organizzativa di seguito minore.

Appena sedutomi, la Chiesa iniziò a riempirsi gradualmente e poi, alle 21.00, dopo che si fece silenzio, il “concerto musicale” ebbe inizio. Dunque…

(1) L'(in)adeguatezza della musica rispetto al contesto 
Partirei dalla musica e dagli elementi ad essa associati, tra cui una delle materie prime immancabili: il contesto. Premetto (#1) che la loro è una “formologia” musicale prettamente vocale, costituita da voci maschili e femminili con una certa penuria di supporti strumentali (di fatto gli strumenti non esistono o quasi). Apparte uno o due strumenti mirati che entrano in gioco in talune costruzioni musicali, la loro è una musica quasi interamente “vocale”. E qui segue un’altra premessa (#2): ogni tipologia musicale dev’essere adeguata al contesto in cui la musica si esprime. Non vai ad organizzare uno show heavy-metal (Dio ci salvi) in una Chiesa così come non ti metti a fare della musica italo-dance in una sala operatoria pediatrica. Ci siamo capiti.

Ciò detto, il mio personale, soggettivo, solipsista e (il)limitato parere analitico è che il loro modello musicale è tutt’altro che adeguato per un’esibizione all’interno di una Chiesa Cattolica Romana Apostolica. La loro musica è agitata, è un agitazione che eccita, un eccitazione che inclina lo spettatore all’urlo scomposto, al battito di mani da teatro, a vocalizzi da show musicale da stadio. Cristo non commissionò a San Pietro la fondazione della Chiesa Cattolica, nel 33 d.c., per concerti analoghi ma come Suo Corpo Mistico per il popolo della terra, come Casa dei suoi figli, come Tempio Sacro per la diffusione della Vita Divina sulla terra (i Sacramenti). Non per concerti da teatro. I concerti da teatro si fanno a teatro e le “cose da Chiesa” si fanno in Chiesa; un dottore esercita la sua professione in Ospedale e un salumiere in una salumeria e non viceversa. 

(2) La loro musica… si salvi chi può
Ecco i mitici intellettualoidi della società “alta” pronti a guardarmi dall’alto verso il basso denigrandomi come l’ignorante medio, vestiti in smoking e pronti a presentarsi comeHo la laurea in Ingegneria, in quanto loro devono per forza apprezzare per sentirsi parte di una cerchia di illuminati che hanno capito, mentre chi la pensa diversamente viene processato come colui che “non capisce: non è illuminato“. La loro musica è un “prodotto” che a me non è piaciuto per niente. Piacerà a Mr.Ho due Lauree e sono redattore della testata X: io ne so, tu no” (come se avere la laurea e far parte di una redazione fosse l’implicita equivalenza di essere intelligente), che vedrà nella loro musica l’arte dell’essere.

Io invece ho ricevuto solo tantissimi impulsi emotivi “morti” senz’arte. Tante informazioni musicali organiche, si, ma senza che le loro melodie mirino in “alto”, senza significati impliciti morali e culturali – a mia detta. Costruzioni tecniche spesso fini a sé stesse che non mirano ad esprimere un concetto elaborato ma solamente a far vedere quanto ce l’hanno dorata con i loro ‘tecnicismi’ alti. Melodie che sono versi costruiti razionalmente che spesso finiscono nell’esercizio tecnico stilistico capace di farti pensare “wow, che acuto” senza poi penetrarti l’anima. Una pletora di melodie “uniche” che iniziano con versi e liricismi tecnici e finiscono in modo equivalente e che a me, personalmente, hanno lasciato solo tanta noia. Alla lunga stancano, alla lunga sfiancano, alla lunga irritano. Roba superflua se si pensa alla Musica che l’uomo può creare per fini alti. Altro che “arte”.

(3) La Chiesa privata della sua dignità di Corpo Mistico di Cristo 
Già esposto nel punto (1) e qui ne parlo in modo più specifico. La Chiesa è stata privata della sua dignità e violentata nel suo decoro. Ad ogni “melodia” che veniva eseguita e conclusa seguivano i dieci minuti di ignoranza più alti che si potesse concepire – e il processo si ripeteva ad ogni composizione. Un pubblico lì giunto e venuto da un retaggio socio-culturale ben distante dal cattolicesimo-romano e questo detto non in senso dispregiativo, ma è necessario dirvelo in relazione a quanto segue; in pratica, era come se nessuno di loro fosse consapevole di dove si trovasse, come se nessuno fosse cosciente di che luogo fosse questa Chiesa trattata come una “struttura culturale” qualsiasi, come se non gliene fregasse nulla e come se per loro, il luogo, fosse come un teatro qualsiasi, uguale a qualsiasi altro. Come se fossero in uno spazio da associazione culturale con “Il patrocinio del Comune” e non in un Tempio Sacro.

Finisce la melodia ed ecco sopraggiungere urla, schiamazzi caotici e indecifrabili, caos di gruppo, battiti di mano scomposti, fischi, gente che si alza e si siede, si alza e si siede come fosse al Bar con esclamazioni da stadio o da programma tv tipo reality show (“Braviiii” – “Uuuuuh” – “Woooooww!” – “Bravvviiiiiiiii” – “Vaiiiiii”). Sintomi collaterali di un comportamento eccitato che può essere lecito e giustificato durante una partita di calcio, non in una Chiesa. Tutto ciò è stata la manifestazione di comportamento dovuta ad una mancanza di rispetto e di consapevolezza verso il contesto in cui ci si trova; la suddetta manifestazione di comportamento denota una totale mancanza di consapevolezza dell’individuo nei confronti di cosa sia la Chiesa e di come ci si debba comportare a riguardo, facendo di seguito venir meno il rispetto che verso di essa si deve. Chiesa che è passata da Tempio Sacro, Corpo Mistico di Cristo, a teatrino mondano, Corpo Pagano dello Spettacolo, per una fanbase urlante ed eccitata che nemmeno allo stadio. Sopportare, per due ore, quanto accaduto, è stato per me motivo di fortificazione della virtù “pazienza”. A tratti davvero dura, tant’è che in più occasioni avrei voluto che finisse tutto, da un momento all’altro, con un fulmine.

Oltre due-tre ore (non ricordo di preciso quanto sia durato) di eccitismi, eccitomanie individuali e di gruppo, attitudini comportamentali da bar, da manifestazione sportiva, da reality show, adeguati nel contesto di una Piazza, non in una Chiesa, e che ledono alla Dignità Divina della Santa Madre Chiesa e al decoro sacrale che verso di essa – nuovamente – si deve. Altrettanto irrispettoso è stato il modo di usufruire dell’Altare della Chiesa, ridotto, talvolta e in taluni momenti, a palchetto per i vocalist del gruppo; membri degli Anuna che salivano e scendevano per necessità d’esibizione usando l’altare come fosse il palco del Teatro Comunale, usando qualsiasi spazio con noncuranza e strafottenza, perchè, in quel momento, l’importante era la loro esibizione e la glorificazione di sé stessi – avessero provato a fare questo in una Moschea o in una Chiesa Ortodossa, sarebbero stati presi a calci non vi dico dove. Siamo due o tre passi oltre il lecito.


Ciò detto, a me gli Anuna, tralasciando forse un paio di composizioni, non sono piaciuti per niente – il loro prodotto può piacere o non piacere, dipende da persona a persona – e non è questo il punto. Il punto primario è un altro: la Chiesa non dev’essere usata per tali fini e tali contenuti; ci sono già tutti spazi pre-esistenti in natura che permettono a qualsiasi manifestazione di prender vita: ci sono piazze, bar, stadi, club, palazzetti dello Sport, parchi, associazioni, sale e strutture varie. La Chiesa Cattolica non dovrebbe venire ridotta a spazio per uno show mondano qualunque capace di favoreggiare un ambiente da Bar, desacralizzando il rispetto che si deve nei suoi riguardi e riducendo la stessa a mero spazio fisico per spettacoli pagani capaci di disgustare un Santo.

Fate le partite di calcio in uno stadio, i concerti in un club e le esibizioni teatrali a teatro: ad ognuno il suo – ad ogni contenuto venga dato lo spazio più consono e adeguato per esprimersi. La Chiesa è stata voluta da Cristo per ben altro. Due ore di urla, di chiasso, di cacofonia, di maleducazione. No, non va bene così. E poi la mente vola alle visioni della beata Emmerick.

“Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola… Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto… C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo…”. (12 settembre 1820)

“Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana… Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.

Certo, se queste visioni sono vere, la beata ci vide molto bene – basta vedere tutto quello che sta capitando oggi. Con situazioni analoghe a quelle capitate lo scorso anno (e, ahimè, non sono le uniche), si da il seguente messaggio: che tutto è lecito, permesso e consentito, perchè tanto “Il Signore è buono”, quindi riduciamo pure la Chiesa a mero spazio da associazione comunale, “tanto Dio ama”. Bisogna invece far capire che ciò non è consentito e la Chiesa, nella sua Sacralità di istituzione Divina, andrebbe sempre e comunque protetta da qualsiasi tentativo di mercificazione e paganizzazione.

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