Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, la Cina e la Santa Sede: il caso della “Chiesa morente in Cina” – Il riepilogo al 25.01.2020

Le problematiche che risiedono in Cina e di cui il cardinale Zen, in parte e nei limiti del possibile e del naturale, sta cercando di occuparsi, hanno radici millenarie. Cercar di raggiungere la “fonte” da cui ogni cosa ha avuto inizio, significherebbe tornare indietro nel tempo ancor prima del XIII° secolo, il periodo in cui la Chiesa inviò i suoi missionari per diffondere il Vangelo di Cristo nelle terre asiatiche, laddove oggi risiede uno stato tra i più controversi al mondo nel rapporto con la religione di Cristo. Non parlerò di ieri per giungere ad oggiParlerò di oggi e, nello specifico, del caso individuale del cardinale cinese Joseph Zen Ze-kiun e di alcuni fatti ultimi accaduti tra Cina e Santa Sede.

Il cardinale Zen sta combattendo contro una situazione sociale e politica che riguarda la condizione del cristianesimo in Cina. Ciò che sta combattendo esiste già di suo da secoli. Il cardinale, che ha da poco compiuto 88 anni, sta affrontando una serie di problematiche in stretta correlazione tra di esse, tra cui la libertà di culto, la libertà di fede, le persecuzioni dei cristiani, la repressione della Chiesa, i dubbi e le contraddizioni del documento “Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi” firmato tra la Santa Sede e il Governo Comunista Cinese il 22 settembre 2018, un ulteriore documento emanato dalla Santa Sede e l’autorità totalitaria e dittatoriale dello Stato sulla Chiesa.

Non le ho nominate necessariamente tutte; direi, in modo volutamente generico e generale, di aver espresso parte o tutte delle problematiche primarie ad oggi in corso. Il problema principale è la sottomissione forzata, totalitaria e dittatoriale della Chiesa al Governo e il controllo repressivo che lo stato cinese esercita su di essa con abusi di potere, persecuzioni e privazioni di libertà religiose e morali. Una delle tematiche specifiche e prevalenti in questo mio nuovo pezzo è l’accordo tra Santa Sede e Cina del 22 settembre 2018, su cui il cardinale Zen avrebbe avuto da ridire – e non senza motivazioni intellettuali e storiche plausibili.

Quanto vado a riassumere quanto sta accadendo e quanto già accaduto negli ultimi 2 anni e 8 mesi, partendo dal mese di maggio 2017.

Un paio di premesse prima di iniziare:

  • Questa non è la storia completa e integrale del cardinale Zen e del suo apostolato in Cina.
  • Questa non è e non può essere la storia completa ed integrale del rapporto Zen-Cina, Vaticano-Cina; per il primo, occorrerebbe partire fin dall’ordinazione a sacerdote; per il secondo, bisognerebbe costruire un rapporto storico di gran lunga più lungo e complesso che si distaccherebbe dalle finalità implicite, e già decise, del mio articolo.

Alcune linee guide riguardo ciò che sta succedendo:

  • Nessuno deve arrogarsi il diritto di andare contro la Santa Sede e di issare il prossimo contro di essa per quanto sta succedendo, è successo o starebbe succedendo, per quanto detto ed espresso da talune personalità ecclesiastiche e per l’accordo firmato con la Cina il 22 settembre 2018, causando una guerra ‘divisionaria’ e scismatica, capace solamente di far odiare e di dividere. La critica costruttiva, la difesa e la divulgazione della Verità, le correzioni fraterne (private e pubbliche), le preghiere e le opere a fin di bene sono una cosa; la guerra intellettuale, frontale e distruttiva, capace solo di causare odio e divisione, è un’altra.
  • Nessuno deve arrogarsi il diritto di usare la missione del cardinale Zen come “strumento di vendetta” per distruggere e muover guerra contro la Santa Sede, in virtù di risentimenti personali: lasciate a lui le mosse necessarie per ribattere a quanto la Santa Sede sta compiendo nei rapporti con la Cina.
  • Nessuno deve usare le azioni e le parole esposte dal cardinale e le azioni e/o le parole esposte dalla Santa Sede per creare ‘fazioni’ (A vs. B). Il cardinale Zen non fa guerra contro la sua Chiesa: cerca solo giustizia.

Ecco i punti riassunti:

  • Il cardinale Zen e la situazione della religione in Cina per via del regime comunista cinese
  • Il documento “Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi” tra la Santa Sede e la Cina del 22.09.2018
  • L’intervista di Parolin e i Documenti della Santa Sede su “Orientamenti Pastorali in Cina” del 2019
  • Le reazioni del cardinale Zen dopo la firma dell’accordo del 2018, dell’intervista e dei documenti della Santa Sede del 2019
  • La lettera del cardinale Zen ai cardinali del mondo del 2019

È il 24 maggio 2017 – undici giorni dopo la conclusione del centenario delle apparizioni di Fatima. ACS-Italia rilascia un comunicato contenente le dichiarazioni del cardinale Zen sul controllo totalitario del regime comunista cinese ed il rapporto del governo cinese con la religione.


I
Comunicato di ACS-Italia,
contenete dichiarazioni del cardinale Joseph Zen Ze-kiun,
vescovo emerito di Hong Kong
24.05.2017

Il 24.05.2017, ACS-Italia (Aiuto alla Chiesa che Soffre), pubblica un comunicato contenete una serie di dichiarazioni del cardinale Zen. Il comunicato si può leggere su culturacattolica.it. Il cardinale Zen si esprime in verità e sincerità, parlando della situazione casalinga tra Stato e Religione.

Eccone alcuni estratti.

«I comunisti hanno paura di Nostra Signora di Fatima! I loro tentativi di impedire la diffusione della devozione sono divenuti ridicoli, al punto che è proibito introdurre immagini di Nostra Signora di Fatima nel paese, al contrario di altre immagini della Madonna»

«La preghiera è il dono più grande che possiamo fare ai cristiani cinesi! E speriamo che un giorno il governo possa comprendere che noi siamo dei buoni cittadini proprio perché siamo cristiani. Perché Gesù ci ha insegnato anche ad amare i nostro paese»

Nello stesso mese, il cardinale Zen parla in modo specifico di Fatima e del centenario (1917-2017) nel video pubblicato dal canale youtube Ritorno a Itaca. Il video è stato pubblicato il 03.05.2017.


Il 1 luglio 2017, avviene la marcia annuale di protesta pro-democrazia a Hong Kong contro il regime comunista. Vi partecipa anche il cardinale Zen.


II
Marcia di protesta a Hong Kong
01.07.2017

La fonte ANSA riporta la news della marcia di protesta a Hong Kong avvenuta in data 01.07.2017. Vi partecipano migliaia di giovani e adulti e tra essi vi è anche il cardinale Zen. La partecipazione del cardinale alla marcia è riportata da corriere.it. La testata sottoscrive un report interessante sulle dichiarazioni rilasciate dal cardinale. Eccone alcune (fonte corriere.it).

“I fautori dell’intesa a Roma sostengono che c’è il rischio di una Chiesa scismatica con ordinazioni di altri vescovi loro, della Chiesa patriottica. Io dico invece che non succederà perché a Pechino sanno bene che i vescovi irregolari non sono ben visti dal popolo”

“Se ci fosse un accordo tra Vaticano e Pechino, ci sarebbe l’approvazione del Papa e io non potrei andare contro, perché sono salesiano e monarchico. E perché il Santo padre rappresenta Gesù”

Però ora posso ancora criticare la trattativa sulle base delle voci che circolano e dico che c’è il pericolo di un grande errore: invitare il nostro clero fedele alla Santa Sede a venire allo scoperto in base a un cattivo accordo significherebbe imporre loro di accettare il controllo del governo. Si sentirebbero traditi, dopo anni di sofferenza, perché la Chiesa cattolica clandestina in Cina è nella posizione giusta.

“Ho scritto una lunga lettera al Papa. L’ho pregato di non ascoltare solo quelli che osannano l’ottimismo, perché a 85 anni ho pensato che fosse l’ultima occasione di rivolgermi a lui. E gli ho ricordato che la Chiesa clandestina non ha paura della prigione ma di un cattivo accordo; che in Cina la Conferenza episcopale è completamente controllata da Pechino e che il procedimento di scelta di un vescovo non può cominciare dall’indicazione di un governo ateo!”


Il 31 gennaio 2018, il cardinale Parolin rilascia un intervista ufficiale a Gianni Valente per Vatican Insider, uno dei blog di La Stampa, riguardante il rapporto tra Santa Sede e Cina.


III
Intervista al cardinale Parolin
“Ecco perché dialoghiamo con la Cina”
31.01.2018

Il cardinale Parolin, segretario di Stato di papa Francesco, rilascia un intervista riguardante il rapporto e la situazione tra Santa Sede e Cina. L’intervista viene realizzata da Gianni Valente e pubblicata nell’edizione cartacea de “La Stampa” in data 31.01.2018 e successivamente pubblicata nella versione digitale lastampa.it, in Vatican Insider, in data 01.02.2018 (il giorno dopo).

Leggi l’intervista completa.


Giunge la risposta del cardinale Zen dopo l’intervista.


IV
“Non sono ancora riuscito a capire per che cosa dialogano con la Cina”
Il post del cardinale Zen dopo l’intervista del cardinale Parolin
13.02.2018

Il 13.02.2018, dopo aver letto l’intervista concessa dal cardinale Parolin, il cardinale Zen pubblica un post in italiano nel suo blog, intitolato “Non sono ancora riuscito a capire per che cosa dialogano con la Cina”. Clicca qui se vuoi leggere il post.

Il post è stato scritto a quattro mani dal cardinale in lingua italiana – Lingua che padroneggia molto bene.

•••

Risposta a “Ecco perché dialoghiamo con la Cina”, l’intervista che Sua Eminenza il Cardinal Parolin ha concesso a Gianni Valente (cioè l’intervista cucinata insieme tra i due).

Ho letto più volte l’intervista, ora la leggo di nuovo (anche se la lettura mi ripugna) per poter onestamente fare i miei commenti.

Sono grato a Sua Eminenza perché ha riconosciuto che “è legittimo avere opinioni diverse”.

(1)

Anzitutto si nota l’insistenza con cui Sua Eminenza afferma che il suo punto di vista e lo scopo delle sue attività sono di natura pastorale, spirituale, evangelica e di fede, mentre il nostro pensare ed agire è solo in chiave politica.

Quello che vediamo invece è che egli adora la diplomazia dell’Ostpolitik del suo maestro Casaroli e disprezza la genuina fede di coloro che con fermezza difendono la Chiesa fondata da Gesù sugli Apostoli da ogni ingerenza di potere secolare.

Non posso dimenticare il mio stupore leggendo qualche anno fa un suo discorso riportato sull’Osservatore Romano dove egli descrive gli eroi della fede nei paesi centro-Europei sotto il regime comunista (Card. Wyszynsky, Card. Mindszenty e Card. Beran, pur senza nominarli) come “gladiatori”, “gente sistematicamente contraria al Governo e avida di apparire sul palcoscenico politico”.

(2)

Si nota pure la ripetuta menzione della sua compassione per le sofferenze dei nostri fratelli in Cina. Lacrime di coccodrillo! Di che sofferenza parla? Sa benissimo che essi non temono la povertà, né la limitazione o privazione della libertà e neppure la perdita della vita. Ma egli non stima affatto tutto questo (sono “gladiatori”!)

Parla anche delle ferite ancora aperte e per curarle intende applicare “il balsamo della misericordia”. Ma di che ferite parla?

Verso la fine dell’intervista, ad un certo punto dice: “Con franchezza… dirò: sono anche convinto che una parte delle sofferenze vissute dalla Chiesa in Cina non sia dovuta tanto alla volontà delle singole persone, quanto alla complessità oggettiva della situazione”.

Dunque, sa benissimo che nella Chiesa in Cina non si tratta (se non raramente) di offese o risentimenti personali, ma tutti sono vittime della persecuzione da parte di un potere totalitario ateo. Usare il balsamo della misericordia? Ma non sono offese personali da perdonare. È una schiavitù da cui liberarsi.

Misericordia per i persecutori? Per i loro complici? Premiare i traditori? Castigare i fedeli? Forzare un vescovo legittimo a cedere il posto ad uno scomunicato? Non è piuttosto mettere sale sulle ferite?

Torniamo alla “situazione oggettiva”. Lo stato doloroso non è stato creato da noi, ma dal regime. I comunisti vogliono schiavizzare la Chiesa. C’è chi rifiuta questa schiavitù, c’è chi la subisce, purtroppo c’è anche chi l’abbraccia.

Davanti a questa realtà è possibile non parlare di “potere, resistenza, scontro, compromesso, cedimento, resa, tradimento”?

Parolin vuole che parliamo di comunione e collaborazione. Ma ci sono le condizioni? Dove unirci? Come collaborare? Veniamo ad analizzare le due cose fondamentali da chiarire.

(3)

Qual è l’unità che si vuole raggiungere?

a) Sua Eminenza loda i cattolici cinesi e afferma che “non ci sono due Chiese Cattoliche in Cina”. Se non mi sbaglio, sono stato io il primo ad affermare questo in una riunione del Sinodo dei Vescovi, in quanto, nell’una e nell’altra comunità, i fedeli nel loro cuore sono fedeli al Papa (oggi con l’aumentare degli opportunisti nella comunità gestita dal Governo non oso più applicare l’affermazione a tutta la Chiesa in Cina).
Ma Parolin non può negare che, per il momento, ci sono due comunità con due strutture basate su due principi diversi, opposti. Una struttura è fondata sul principio del Primato di Pietro su cui Gesù ha stabilito la sua Chiesa, l’altra struttura è imposta da un Governo ateo intento a creare una Chiesa scismatica soggetta al suo potere.

b) Eliminare questa divisione e rifare l’unità dev’essere il desiderio di ogni cattolico, ma non con un colpo di spugna, tanto meno manipolando la Lettera di Papa Benedetto.

Nella Lettera del Papa Emerito c’è questo paragrafo (8.10): “Alcuni (vescovi) non volendo sottostare a un indebito controllo, esercitato sulla vita della Chiesa, e desiderosi di mantenere piena fedeltà al Successore di Pietro e alla dottrina cattolica, si sono visti costretti a farsi consacrare clandestinamente. La clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa, e la storia mostra che pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede e di non accettare ingerenze di organi statali in ciò che tocca l’intimo della vita della Chiesa.” Il Padre Jeroom Heyndricks citando fuori contesto la frase “la clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa” prese come sua missione di spargere la voce in tutta la Cina (dove godeva grande libertà di movimento): Ormai non ci deve essere più comunità clandestina, tutti devono venire all’aperto, cioè entrare a far parte della comunità soggetta al Governo.

Nella Commissione per la Chiesa in Cina abbiamo fatto notare questo grande errore, ma sia la Segreteria di Stato sia la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli hanno ignorato questo avvertimento, ovviamente sostenevano l’idea del Padre Heyndricks.

Solo dopo due anni, quando questo errore aveva già fatto danno immenso, siamo riusciti a far mettere nel volumetto “Compendium” alcune note che cercano di distinguere la riconciliazione dei cuori dall’unità nelle strutture.

c) Parolin dice che non si deve “mantenere una perenne conflittualità tra principi e strutture contrapposti”. Ma ovviamente questo non dipende da noi soli, perché una delle due strutture è sotto il potere del Governo, il quale la controlla già sicuramente e non dà nessuno segno di rinunciarvi.

Papa Benedetto dice che il cammino della unità “non é facile e che non potrà compiersi dall’oggi al domani” (6.5, 6.6).

Ma i nostri diplomatici vogliono realizzare subito un miracolo e accusano gli altri di “aggrapparsi allo spirito di contrapposizione per condannare il fratello” e di “utilizzare il passato come un pretesto per formentare nuovi risentimenti e chiusure” e di “non essere pronti a perdonare, ciò significa, che vi sono altri interessi da difendere”.

Come sono crudeli questi rimproveri rivolti a membri fedeli della Chiesa, che per lunghi anni hanno sofferto ogni specie di privazione e vessazione per la loro fedeltà alla vera Chiesa!

Quando l’altra parte non ha nessuna intenzione di rispettare l’essenziale natura della Chiesa Cattolica e dalla nostra parte si vuole ad ogni costo venire ad una unificazione, c’è una sola scelta possibile, quella di forzare tutti ad entrare nella “gabbia”.

d) Con la soluzione della “gabbia ingrandita” si camminerà insieme? Un cammino nuovo? Con serenità? Con fiducia?

Si dice che sarà un cammino graduale, ma supponiamo che i pianificatori abbiano in mente già quale sarà il segunte passo dopo la legittimazione degli illegittimi.

Cosa ne sarà dei Vescovi legittimi secondo la legge della Chiesa ma non riconosciuti dal Governo? Saranno “accettati”? Cioè ammessi pure nella gabbia? Sarà finalmente “una” conferenza episcopale legittima? (Con il Governo che tiene la chiave della gabbia?)

Parolin e compagnia riconoscono che questa soluzione non è perfetta, è un minor male. Si può sopportare e soffrire un male (danno), ma non si può mai fare un male (peccato), grande o piccolo che sia.

Soffrire che altri creino una Chiesa scismatica può essere inevitabile, ma non possiamo noi aiutare la sua creazione.

Del resto non c’è da temere una chiesa scismatica creata dal partito, svanirà col cadere del regime. Sarà, invece, orribile una chiesa scismatica con la benedizione del Papa!

(4)

Chiarita la natura dell’unità da raggiungere è facile considerare il seguente problema: Come si fa a raggiungere tale unità?

Con la riconciliazione (ad intra) e con il dialogo (con il Governo).

a) La riconciliazione non è senza difficoltà ma possibile, perché dipende solo dalla nostra buona volontà, il dialogo col Governo è più difficile.

b) Papa Francesco a Seoul aveva detto: “La prima condizione di un dialogo è la coerenza con la propria identità.

È questione di onestà, di giustizia. Bisogna sapere e far sapere dove desideriamo arrivare, cioè, secondo la nostra coscienza quale sarà una buona conclusione del dialogo. Nel nostro caso, ovviamente è: “una vera libertà religiosa la quale non solo non nuoce ma favorisce il vero bene della Nazione”.

Riusciremo in questo dialogo? C’è speranza di successo? C’è almeno un minimo di fondamento nella presente situazione, quando il Partito Comunista Cinese è più che mai potente e prepotente? Quando, sia le sue azioni come i suoi pronunciamenti sono nella direzione di un più ferreo controllo di ogni religione, ma in modo speciale delle religioni cosiddette “straniere”.

I Comunisti non sentono neanche più il bisogno di salvare le apparenze. Fotografie fanno vedere che è lo Stato che gestisce la Chiesa Cattolica in Cina la quale ormai non è più Cattolica ma cinese, scismatica. (È un ufficiale del Governo che presiede alla riunione [sempre] congiunta dell’Associazione Patriottica e della cosiddetta “conferenza episcopale”) I Papi si astengono dall’usare la parola “scisma” per compassione per coloro che vi si trovano non di propria volontà ma sotto grave pressione.

Da quel che vediamo, la Santa Sede sta accettando proprio questa inaccettabile realtà. (È sicura che sta facendo il bene della Chiesa?)

Il dialogo per essere vero deve partire da una posizione di eguaglianza. Non c’è vero dialogo tra il carceriere e i prigionieri, tra il vincitore e i vinti. Ma i nostri sembra proprio che partano da una posizione di debolezza. Fonte attendibile dice che la Delegazione vaticana non ha potuto discutere sul caso del Vescovo Giacomo Su Zhi Min nelle mani del Governo da più di vent’anni, perché loro hanno rifiutato. A me sembra che i nostri avrebbero dovuto lasciare il tavolo delle trattative e tornare a casa. Accettare il loro rifiuto equivale a mettersi in ginocchio fin dall’inizio.

Dopotutto noi non siamo i vinti. I nostri diplomatici non sanno che i fedeli della comunità clandestina costituivano, e forse ancora costituiscono, la maggioranza? Che in diversi luoghi hanno chiese e cattedrali? Che in città, dove ovviamente non possono avere chiese, dicono Messe nelle case private non disturbati dalle autorità di pubblica sicurezza che sono pure al corrente di tutto. Purtroppo dal febbraio 2018 possiamo aspettarci un molto più severo controllo da parte del Governo sulle attività di questi nostri fratelli, anche perché il Governo sa di avere ormai anche il consenso della Santa Sede.

c) Mentre sostiene la necessità del dialogo all’esterno col Governo, il Vaticano ha soffocato il dialogo all’interno della Chiesa. Con un gesto sommamente maleducato ha liquidato senza una parola la Pontifica Commissione per la Chiesa in Cina costituita da Papa Benedetto. Si è disfatta dell’unica voce competente cinese in Vaticano, l’Arcivescovo Savio, mandandolo Nunzio in Grecia. Altro che “trovare sintesi di verità”! Altro che “scoprire insieme il disegno di Dio”! Essi sono sicuri di “aver considerato tutto adeguatamente”.

(5) 

La cosa più ripugnante che trovo in tutta l’intervista è lo sfruttamento disonesto di espressioni della Lettera di Papa Benedetto, facendo apparire come se egli, Parolin, fosse un fedele sostenitore del Papa Emerito, mentre in realtà egli e l’allora Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli hanno vanificato tutti gli sforzi di Papa Ratzinger di riportare la Chiesa in Cina sulla strada giusta.

All’inizio e alla fine dell’intervista ha rispettivamente fatto due citazioni.

a) Al Capitolo 4 Paragrafo 7 Papa Benedetto dice: “La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime autorità civili; nello stesso tempo, però, non è accettabile una arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa.”

b) Al Paragrapho 6 aveva detto: (Citando “Deus caritas est”) “La Chiesa non può e non deve mettersi al posto dello Stato. Ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia.”

In tutte e due le citazioni, Parolin ha sfruttato la prima metà, tralasciando l’altra metà facendo perdere l’equilibrio del pensiero di Papa Benedetto.

(6) 

Date le recenti controversie non posso in questa occasione mancare di far chiarezza sul mio rapporto con Papa Francesco il quale ogni volta che lo incontro mi colma di tenerezza.

È vero che le mie rivelazioni dei colloqui privati possono avergli causato imbarazzo. Questo mi dispiace. Ma sono tuttora convinto che c’è divario tra il modo di pensare di Sua Santità e il modo di pensare di suoi collaboratori, i quali hanno buon gioco a sfruttare l’ottimismo del Papa per perseguire i loro fini. Fino a prova contraria sono convinto di aver difeso il buon nome del Papa dalla responsibilità di cose sbagliate provenienti dai suoi collaboratori e di aver comunicato i suoi incoraggiamenti ai miei fratelli in Cina che si trovano, come diciamo in Cina, “nel fuoco ardente e nelle acque profonde”.

Se, per caso, un giorno un cattivo accordo viene firmato con la Cina, ovviamente con l’approvazione del Papa, io mi ritirerò in silenzio a “vita monastica”. Certamente come figlio, anche se indegno, di Don Bosco non mi farò capo di una ribellione contro il Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra.

Preghiamo per Papa Francesco: “che il Signore lo conservi, gli dia vigore, lo renda felice, e lo salvi dalle mani dei suoi nemici.”


Il 22 settembre 2018, viene firmato un accordo tra Santa Sede e Cina, nominato come “Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi”. È lo storico accordo che si attendeva e su cui si lavorava da anni.


V
Comunicato circa la firma di un Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi
22.09.2018

Il 22.09.2018 viene firmato un accordo tra Santa Sede e Cina nominato come “Accordo Provvisorio” sulla “nomina dei Vescovi”. Il contenuto dell’accordo non è mai stato divulgato ed è rimasto segreto. Non è possibile reperire né leggere il documento da nessuna parte.

•••

BOLLETTINO
Sala Stampa della Santa Sede
22.09.2018

Documento originale

Testo in lingua italiana

Nel quadro dei contatti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che sono in corso da tempo per trattare questioni ecclesiali di comune interesse e per promuovere ulteriori rapporti di intesa, oggi, 22 settembre 2018, si è svolta a Pechino una riunione tra Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente Capi delle Delegazioni vaticana e cinese.

Nel contesto di tale incontro, i due Rappresentanti hanno firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi.

Il suddetto Accordo Provvisorio, che è frutto di un graduale e reciproco avvicinamento, viene stipulato dopo un lungo percorso di ponderata trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione. Esso tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilaterale.

È auspicio condiviso che tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo.

[01468-IT.01] [Testo originale: Italiano]


La Santa Sede rilascia un documento riguardante la registrazione civile del Clero in Cina.


VI
“Orientamenti pastorali della Santa Sede circa la registrazione civile del Clero in Cina”
28.06.2019

BOLLETTINO
Sala Stampa della Santa Sede

28•06•2019

Documento originale in italiano

Documento disponibile in italiano, inglese e cinese.

Testo in lingua italiana

Da tempo giungono alla Santa Sede, da parte di Vescovi della Cina Continentale, richieste di una concreta indicazione circa l’atteggiamento da assumere di fronte all’obbligo di presentare domanda di registrazione civile. Al riguardo, com’è noto, molti Pastori rimangono profondamente perplessi perché la modalità di tale registrazione – obbligatoria secondo i nuovi regolamenti sulle attività religiose, pena l’impossibilità di agire pastoralmente – comporta, quasi sempre, la firma di un documento in cui, nonostante l’impegno assunto dalle Autorità cinesi di rispettare anche la dottrina cattolica, si deve dichiarare di accettare, fra l’altro, il principio di indipendenza, autonomia e auto-amministrazione della Chiesa in Cina.

La complessità della realtà cinese e il fatto che nel Paese pare non esistere un’unica prassi applicativa dei regolamenti per gli affari religiosi, rendono particolarmente difficile pronunciarsi in materia. La Santa Sede, da una parte, non intende forzare la coscienza di alcuno. Dall’altra, considera che l’esperienza della clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa, e che la storia ha mostrato che Pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede (cfr. n. 8 della Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi del 27 maggio 2007). Perciò, la Santa Sede continua a chiedere che la registrazione civile del Clero avvenga con la garanzia di rispettare la coscienza e le profonde convinzioni cattoliche delle persone coinvolte. Solo così, infatti, si possono favorire sia l’unità della Chiesa sia il contributo dei cattolici al bene della società cinese.

Per quanto, poi, concerne la valutazione dell’eventuale dichiarazione che si deve firmare all’atto della registrazione, in primo luogo è doveroso tenere presente che la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese dichiara formalmente di tutelare la libertà religiosa (art. 36). In secondo luogo, l’Accordo Provvisorio del 22 settembre 2018, riconoscendo il ruolo peculiare del Successore di Pietro, porta logicamente la Santa Sede a intendere e interpretare l’«indipendenza» della Chiesa cattolica in Cina non in senso assoluto, cioè come separazione dal Papa e dalla Chiesa universale, ma relativo alla sfera politica, secondo quanto avviene in ogni parte del mondo nelle relazioni tra il Papa e una Chiesa particolare o tra Chiese particolari. Del resto, affermare che nell’identità cattolica non vi può essere separazione dal Successore di Pietro, non significa voler fare di una Chiesa particolare un corpo estraneo alla società e alla cultura del Paese in cui essa vive ed opera. In terzo luogo, il contesto attuale dei rapporti fra la Cina e la Santa Sede, caratterizzato da un consolidato dialogo fra le due Parti, è diverso da quello che ha visto nascere gli organismi patriottici negli anni cinquanta del secolo scorso. In quarto luogo, si aggiunga il fatto di grande rilievo che, nel corso degli anni, molti Vescovi ordinati senza il mandato apostolico hanno chiesto e ottenuto la riconciliazione con il Successore di Pietro, così che tutti i Vescovi cinesi sono oggi in comunione con la Sede Apostolica e desiderano una sempre maggiore integrazione con i Vescovi cattolici del mondo intero.

Di fronte a questi fatti, è legittimo aspettarsi un atteggiamento nuovo da parte di tutti, anche nell’affrontare le questioni pratiche riguardanti la vita della Chiesa. Da parte sua, la Santa Sede continua a dialogare con le Autorità cinesi sulla registrazione civile dei Vescovi e dei sacerdoti per trovare una formula che, nell’atto della registrazione, rispetti non solo le leggi cinesi ma anche la dottrina cattolica.

Nel frattempo, alla luce di quanto sopra, se un Vescovo o un sacerdote decide di registrarsi civilmente ma il testo della dichiarazione per la registrazione non appare rispettoso della fede cattolica, egli preciserà per iscritto all’atto della firma che lo fa senza venir meno alla dovuta fedeltà ai principi della dottrina cattolica. Se non è possibile mettere questa precisazione per iscritto, il richiedente la farà anche solo verbalmente e se possibile alla presenza di un testimone. In ogni caso, è opportuno che il richiedente certifichi poi al proprio Ordinario l’intenzione con la quale ha fatto la registrazione. Questa, infatti, è sempre da intendersi all’unico fine di favorire il bene della comunità diocesana e la sua crescita nello spirito di unità, come anche un’evangelizzazione adeguata alle nuove esigenze della società cinese e la gestione responsabile dei beni della Chiesa.

In pari tempo, la Santa Sede comprende e rispetta la scelta di chi, in coscienza, decide di non potersi registrare alle presenti condizioni. Essa rimane loro vicina e chiede al Signore di aiutarli a custodire la comunione con i propri fratelli nella fede, anche di fronte alle prove che ciascuno si troverà ad affrontare.

Il Vescovo, da parte sua, “nutra e manifesti pubblicamente la propria stima per i presbiteri, dimostrando fiducia e lodandoli se lo meritano; rispetti e faccia rispettare i loro diritti e li difenda da critiche infondate; dirima prontamente le controversie, per evitare che inquietudini prolungate possano offuscare la fraterna carità e danneggiare il ministero pastorale” (Apostolorum Successores, Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi, 22 febbraio 2004, n. 77).

È importante, poi, che anche i fedeli laici non solo comprendano la sopra descritta complessità della situazione, ma anche accolgano con cuore grande la sofferta decisione presa dai loro Pastori, qualunque essa sia. La comunità cattolica locale li accompagni con spirito di fede, con la preghiera e con l’affetto, astenendosi dal giudicare le scelte degli altri, custodendo il vincolo dell’unità e usando misericordia verso tutti.

In ogni caso, nell’attesa di poter giungere attraverso un franco e costruttivo dialogo tra le due Parti, come accordato, ad una modalità di registrazione civile del Clero più rispettosa della dottrina cattolica, e quindi della coscienza delle persone coinvolte, la Santa Sede chiede che non si pongano in atto pressioni intimidatorie nei confronti delle comunità cattoliche «non ufficiali», come purtroppo è già avvenuto.

Infine, la Santa Sede ha fiducia che tutti possano accogliere queste indicazioni pastorali come uno strumento per aiutare coloro che si trovano a dover fare scelte non facili, a compierle con spirito di fede e di unità. Tutti – Santa Sede, vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli laici – sono chiamati a discernere la volontà di Dio con pazienza e umiltà in questo tratto del cammino della Chiesa in Cina, segnato da tante speranze ma anche da perduranti difficoltà.

Dal Vaticano, 28 giugno 2019, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù.

La Santa Sede

[01160-IT.01] [Testo originale: Italiano]


Il giorno dopo, il cardinale Zen pubblica un post nel suo blog relativo al documento della Santa Sede.


VII
Il cardinale Zen pubblica un dubbio personale nel suo blog
29.06.2019

Il cardinale Zen, nel blog suo oldyosef.hkdavc.com, pubblica un post in tre lingue (cinese, inglese e italiano) dove esprime un dubbio personale riguardo il documento pubblicato dalla Santa Sede. Lo potete leggere qua.

Qui sotto potete trovare i tre screenshot da me scattati su tutte e tre le versioni; nell’equivalente italiano, scritto a quattro mani dal cardinale, manca solamente l’affermazione “It looks so strange!“, presente invece sia nel testo cinese (似乎從未見過這樣的做法 !) che nell’inglese (come potete vedere in foto).

Ecco lo screenshot del post in madrelingua cinese.

Ecco lo screenshot del post in italiano.

Ecco lo screenshot del post in inglese.


Segue la pubblicazione di un articolo scritto dal cardinale Zen all’interno del suo blog dove il presbitero cattolico divulga i suoi personali “Dubia” riguardanti il documento della Santa Sede.


VIII
“Dubia” del cardinale Zen sugli “Orientamenti pastorali della Santa Sede circa la registrazione civile del clero in Cina”
05.07.2019

(aggiornato 8 Luglio)

Il cardinale Zen pubblica nel suo blog un post contenente i “Dubia” sul documento della Santa Sede del 28.06.2019. Il post è del 5 luglio ed è stato aggiornato all’8 luglio. Lo trovate cliccando qua e sempre in tre lingue: cinese, italiano e inglese. Lo scritto dei “Dubia” è stato poi diffuso nel mondo.

Eccovi la versione italiana scritta direttamente dal cardinale.

•••

Anzitutto sembra strano che un documento assai importante venga emanato dalla “Santa Sede”, senza specificazione di quale dicastero e con nessuna firma dell’autorità responsabile.

Nei paragrafi 1 e 2 il documento espone il problema e la linea generale di soluzione.

1. Il problema è che il governo rinnega le sue promesse di rispettare la dottrina cattolica e nella registrazione civile del clero richiede quasi sempre di accettare il principio di indipendenza, autonomia, auto-amministrazione della Chiesa in Cina (si dovrebbe completare con quello che la lettera di papa Benedetto XVI dice al punto 7,8: “… assumere atteggiamenti, a porre gesti e a prendere impegni che sono contrari ai dettami della loro coscienza di cattolici”).

2. Di fronte alla situazione complessa e che non è sempre la stessa dappertutto, la Santa Sede dà una linea generale di come comportarsi:

da una parte non intende forzare le coscienze, e perciò chiede (omettendo di dire esplicitamente “al governo”) che si rispetti la coscienza cattolica;

dall’altra pone come principio generale che “la clandestinità non rientra nellanormalità della vita della Chiesa” (lettera papa Bendetto 8.10)cioè è normale che se ne esca.

Riguardo alla citazione della Lettera di papa Benedetto XVI al punto 8,10, mi permetto di trascrivere quasi l’intero paragrafo:

(a) “Alcuni di essi [vescovi] non volendo sottostare a un indebito controllo, esercitato sulla vita della Chiesa, e desiderosi di mantenere una piena fedeltà al Successore di Pietro e alla dottrina cattolica, si sono visti costretti a farsi consacrare clandestinamente.”

(b) “La clandestinità non rientra nella normalità della vita della Chiesa,”

(c) “e la storia mostra che Pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fed,”

(d) “e di non accettare ingerenze di organismi statali in ciò che tocca l’intimo della vita della Chiesa.”

P. Jeroom Heyndrickx e il card. Parolin amano citare solo la parte (b); papa Francesco (nel suo messaggio 26 Sett. 2018) aggiunge anche la parte (c); ma a me sembra che siano importanti anche la parte (a) e (d).

Il paragrafo mostra con chiarezza che la non normalità non è una scelta dei clandestini, la scelta è inevitabile. È la situazione che è anormale! È forse cambiata oggi questa situazione?

3. Il lungo paragrafo 3 cerca di provare che è giustificato ciò che si suggerirà nel par. 5.

Prima prova: la Costituzione garantisce la libertà religiosa.

Domando:Ma che cosa ci dice la lunga storia di persecuzione, nonostante la Costituzione?

Seconda prova: Dopo l’Accordo, “logicamente”, l’indipendenza non deve essere più intesa come indipendenza assoluta, ma solo relativa alla sfera politica.

Anzitutto dico: se non vedo il testo dell’Accordo, mi è difficile credere che abbiano veramente riconosciuto il “ruolo peculiare del successore di Pietro”.

Domando poi: C’è qualcosa di logico nei sistemi totalitari? Unica logica è che, al dire di Deng Xiaoping, “un gatto bianco è uguale a un gatto nero”, purché serva agli scopi del Partito.

Nell’immediato dopo-Accordo niente è stato cambiato nella politica religiosa del partito, tutto è stato ufficialmente riaffermato e i fatti lo comprovano.

Terza prova: Il contesto del dialogo “consolidato”.

Domando: Ma il documento non riconosce che il governo ha rinnegato le sue promesse, come affermato sia nel primo paragrafo, sia nel paragrafo 9 di questo documento?

Quarta prova: Tutti i vescovi sono legittimati.

Questo prova solo l’infinita generosità del papa o forse l’onnipotente pressione del governo, ma nei perdonati e “premiati” non vediamo alcun cambiamento, nessun segno di ravvedimento, ma chiari atti di baldanzoso trionfo, ridendo degli altri che hanno puntato sul cavallo sbagliato.

4. Il paragrafo 4 dice che le ragioni qui sopra giustificano un atteggiamento nuovo. Qui almeno c’è l’onestà di dire che ciò che si propone è una novità, e che perciò non è in continuazione con il passato, ma negando il passato come già passato, cioè come non più valido.

Si dice anche che la Santa Sede sta cercando di concordare col governo su una formula (che salvi capra e cavoli).

Ma ci domandiamo: “Una formula”? Quel che il governo chiede non è una dichiarazione di una teoria: è tutto un sistema, un regime in cui non ci sarà più la libertà pastorale, ma in tutto si seguiranno gli ordini del Partito, fra cui la proibizione ai minori di 18 anni di partecipare a qualunque attività religiosa.

5. Nel par. 5 ci sono i veri orientamenti pastorali. In breve: si firmi pure tutto quello che richiede il governo, possibilmente con una precisazione scritta che nega poi quello che si firma. Se la precisazione scritta non è possibile, la si faccia verbalmente, con un testimone o senza. Basta che ci sia l’intenzione di non aver accettato in coscienza ciò che di fatto si ha firmato.

Si firma un testo contro la fede e si dichiara che l’intenzione è di favorire il bene della comunità, un’evangelizzazione più adeguata, la gestione responsabile dei beni della Chiesa.

Questa norma generale è ovviamente contro ogni principio di moralità. Se accettata giustifichesebbe l’apostasia.

6. Nel par. 6 si dice che la Santa Sede comprende e rispetta chi in coscienza non accetta la regola sopra esposta.

Ovviamente questa è compassione verso una minoranza “cocciuta” che non riesce ancora a capire la regola nuova. La laro attitudine è sbagliata, ma la Santa Sede “provvisoriamente” li tollera.

7. Il par.7 parla di certi doveri dei vescovi, citando un documento che non ha niente a che fare con la nostra questione.

8. Nel par. 8 si dice che i fedeli accolgano la decisione dei loro pastori. Cosa vuol dire? Che non hanno la libertà individuale di scegliere? E la loro coscienza non deve essere rispettata?

[Ai fratelli che mi domandano sul da farsi, ho sempre dato la risposta: di rispettare le scelte degli altri e di rimanere fermi nella convinzione della propria coscienza. Questo perché non ho nessuna autorità di imporre sugli altri i miei giudizi su ciò che è giusto o sbagliato.

Ma la Santa Sede non ha l’autorità e perciò il dovere di chiarire ai membri della Chiesa che cosa è giusto e che cosa è sbagliato? Lo ha fatto con questi “Orientameati”? Lasciare la clandestinità è da incoraggiare, rimanere nella clandestinità è da tollerare? I Vescovi e sacerdoti hanno la scelta ed i fedeli no?

9. Al par. 9 si dice che la Santa Sede nel frattempo chiede (e di nuovo omette la parola “al governo”) che non si pongano in atto pressioni intimidatorie nei confronti delle comunità cattoliche non ufficiali, come è già avvenuto.

(Questo di non nominare la parola “governo” è quasi come la tradizionale riverenza nel non menzionare il nome dell’imperatore.)

Infine, si raccomanda a tutti di discernere la volontà di Dio con “pazienza e umiltà”. Ma io mi domando: è andata a farsi benedire la fermezza nella fede?

Poi dice che “il cammino presente è segnato pure da tante speranze, nonostante le difficoltà”. A me pare, invece, che i fatti distruggano ogni fondamento di speranza umana. In quanto a speranza in Dio, essa non può mai essere disgiunta dalla sincera volontà di voler anche soffrire secondo la Sua volontà.

Conclusione

Questo documento ha rovesciato in modo radicale ciò che è normale e ciò che è anormale, ciò che è doveroso e ciò che è da tollerare.

La speranza dei suoi redattori forse è che la minoranza compatita morirà di morte naturale. Con questa minoranza intendo non solo i sacerdoti clandestini (ai quali da tempo non si danno dei Vescovi quando quegli anziani muoiano, ma neppure più Delegati, perchè il vescovo ufficiale della diocesi è già legittimo), ma anche molti fratelli nella comunità ufficiale che con grande tenacia hanno lavorato per un cambiamento, sperando di essere sostenuti dalla Santa Sede, ma vengono invece incoraggiati ad accettare la sottomissione al governo, derisi dagli opportunisti vincitori.

Che il Signore non permetta il compimento di questi desideri, di chi vuole la morte della vera fede nella mia cara patria. Signore, pietà!


Giunge infine la lettera che il cardinale Zen ha inviato nel 2019 ai cardinali di Cristo. È l’ultimo capitolo di un tormento interiore che non trova risposta. Si chiude il cerchio.


IX
Lettera del cardinale Zen ai cardinali del mondo
27.09.2019

La presente lettera, scritta dal cardinale Zen ai cardinali del mondo, risale al 27 settembre 2019. È stata pubblicata in data 08.01.2020 da Marco Tosatti (in italiano) e da Infovaticana (in spagnolo) e successivamente ripresa da Il Sismografo.

•••

Omnem sollicitudinem vestram proicientes in Eum, quoniam Ipsi cura est de vobis. 1 P. 5:7

27 settembre 2019

Cara Eminenza,
Mi scusi del disturbo che questa mia Le causerà. È che, in coscienza, credo il problema Che presento non riguarda solo la Chiesa in Cina, ma tutta la Chiesa, e noi cardinali abbiamo la grave responsabilità di aiutare il Santo Padre nel guidare la Chiesa.
Ora, dalla mia analisi del Documento della Santa Sede (28/6/19) “Orientamenti pastorali Circa la registrazione civile del Clero in Cina” risulta abbastanza chiaro che esso incoraggia i fedeli in Cina a entrare in una Chiesa scismatica (indipendente dal Papa ed agli ordini del Partito comunista).
Il 10 Luglio presentai al Papa i miei “dubia”. Sua Santità, il 3 Luglio, mi promise di interessarsene, ma fino ad oggi non ho sentito niente ancora.
Il Card. Parolin dice che quando oggi si parla della Chiesa indipendente non si deve più intendere questa indipendenza come assoluta, perché nell’accordo si riconosce il ruolo del papa nella Chiesa Cattolica.
Anzitutto non riesco a credere che ci sia tale affermazione nell’accordo e non la vedo (tra l’altro, perché tale accordo deve essere segreto e non è dato neanche a me, un Cardinale cinese, di averne visione?), ma, ancora più chiaramente, tutta la realtà dopo la firma dell’accordo dimostra che niente è stato cambiato, anzi, Il Card. Parolin cita dalla lettera di Papa Benedetto una frase completamente fuori del contesto, anzi, diametralmente in opposizione a tutto il paragrafo.
Questa manipolazione del pensiero del Papa emerito è grave mancanza di rispetto, anzi, deplorevole insulto alla persona del mitissimo Papa ancora vivente.
Mi fa ribrezzo anche che sovente dichiarano che ciò che stanno facendo è in continuità con il pensiero del papa precedente, mentre l’opposto è vero. Ho fondamento per credere (e spero un giorno di poter dimostrare con documenti di archivio) che l’accordo firmato è lo stesso che Papa Benedetto aveva, a suo tempo, rifiutato di firmare.
Cara Eminenza, possiamo assistere passivamente a questa uccisione della Chiesa in Cina da parte di chi dovrebbe proteggerla e difenderla dai nemici? Supplicando in ginocchio, tuo fratello
Card. Joseph ZEN, S.D.B.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...