L’Eucaristia e tutto ciò che va saputo

Eucaristia è l’Amore di che nessun testo potrà mai parlare fino all’esaurimento delle informazioni possibili. Tale è l’infinito contenuto nella particola, che l’uomo non può che continuarne la contemplazione, l’ammirazione e il parlarne senza che vi sia un limite. Parlare dell’Eucaristia implica aver dalla propria una fonte illimitata da cui poter trarre opere dedicate sempre nuove. L’Eucaristia è viva, è infinita ed è a-temporale e a-spazio. Ciò significa che colui che si presta a riceverla, ricordando di essere confessato e in stato di grazia, si dona e si unisce a colui che è Infinito.

Il rapporto eucaristico ha dunque una continuazione illimitata che può rinnovarsi di giorno in giorno, rinnovando l’amore percepito, le grazie ricevute, la guarigione interiore e le sorprese di una storia d’amore. Prendo spunto da uno dei documenti più consistenti sulla realtà eucaristica, centro e apice della vita nella Chiesa, intitolato ‘‘L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa’’, realizzato dal Sinodo dei Vescovi dopo la XI Assemblea Generale Ordinaria del 2005.

Sinodo dei Vescovi 2005

‘‘L’EUCARISTIA:
FONTE E CULMINE
DELLA VITA E DELLA MISSIONE
DELLA CHIESA’’

Lèggiamo alcuni dei punti più interessanti del documento. Nella «prefazione» si legge: “La Chiesa vive dell’Eucaristia fin dalle sue origini. In essa trova la ragione della sua esistenza, la fonte inesauribile della sua santità, la forza dell’unità e il vincolo della comunione, l’impulso della sua vitalità evangelica, il principio della sua azione di evangelizzazione, la sorgente della carità e lo slancio della promozione umana, l’anticipo della sua gloria nel banchetto eterno delle Nozze dell’Agnello (cf. Ap 19, 7-9).”

Giunti al capitolo «consacrazione»: “L’incarnazione, la morte e risurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste sono eventi realmente accaduti e portano a comprendere che la presenza permanente e sostanziale del Signore nel sacramento non è tipologica o metaforica. Invece, se il sacramento viene presentato solo come un simbolo della presenza di Cristo, è perché si dubita che Dio possa intervenire su realtà materiali. Ora, ponendosi nel contesto degli altri modi di presenza, il mistero pasquale fa cogliere la natura di quella eucaristica che è data dalla trasformazione delle specie, ovvero dalla transustanziazione. Il pane diventa Corpo dato, spezzato per la nostra salvezza: Corpus Christi, salva me; il vino diventa Sangue versato, sovrabbondante della prelibatezza divina: Sanguis Christi, inebria me. Il superamento della distanza tra la povertà delle specie sacramentali e Gesù Cristo che si dona realmente e sostanzialmente, consente all’Eucaristia di porre nel mondo il germe della nuova storia. Il mistero pasquale conferma la condiscendenza di Dio e la kenosi del Figlio, permanendo la trascendenza assoluta della Trinità.”

“Perciò le parole di Gesù “Prendete e mangiate” innanzitutto indicano il dono di sé a noi. In secondo luogo portano con sé la fraternità della mensa, l’unità della comunità della Chiesa, l’impegno a condividere il pane con chi non ne ha. Da tutto questo sgorga l’adorazione, cioè il riconoscimento permanente del Signore che accompagna il cammino del popolo di Dio.”

“La transustanziazione avviene nella consacrazione del pane e del vino. A questo proposito, nelle risposte si raccomanda la spiegazione della teologia della consacrazione alla luce delle tradizioni ecclesiali d’oriente e d’occidente, riguardanti, in particolare, la consacrazione, come imitazione del Signore in ciò che ha fatto e ordinato nella Cena, e l’invocazione dello Spirito Santo nell’epiclesi. Una più chiara teologia della consacrazione potrebbe esser di grande utilità non solo per il dialogo ecumenico con le Chiese Orientali con le quali non c’è ancora piena comunione, ma anche per l’eliminazione di alcune ombre segnalate dalle stesse risposte ai Lineamenta, quali ad esempio: uso di ostie confezionate con lievito e altri ingredienti; celebrazione con pane comune; improvvisazione della preghiera eucaristica; recitazione di questa o di parte di essa da parte del popolo dietro insistenza del celebrante; fractio panis al momento della consacrazione.”

‘‘L’incarnazione, la morte e risurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste sono eventi realmente accaduti e portano a comprendere che la presenza permanente e sostanziale del Signore nel sacramento non è tipologica o metaforica.’’

L’Eucaristia è dono ed è Amore. È Dio che si dona a noi, ogni giorno, fino alla fine del mondo, ed è Amore che si rende presente nel creato materiale e sensibile, per noi solo e per il nostro futuro. Egli si rende partecipe nella nostra vita e ci dona la possibilità di partecipare a nostra volta unendoci ad Esso. Chiunque partecipi, in stato di grazia, all’Eucaristia, si avvia verso la comunione quotidiana con Dio, anticipatore della comunione eterna, che aspetterà (e spetterà) chiunque abbia vissuto in linea con il Vangelo, in uno stato di amicizia con Dio, offrendo le proprie croci e vivendo in comunione con Dio.

Matteo 16, 24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 

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