Verità teologiche basilari sul papato

31 dicembre 2019
Ore 23.58.48
“100 anni di Satana”
Era dell’inganno universale

Aprite i documenti e i volumi del magistero cattolico e troverete una fonte pura e incontaminata presso cui abbeverarvi: lì, troverete la verità cui andate cercando. Saprete cosa sia e non sia il papato, cosa possa e non possa fare il papa. Accendete la tv o aprite un giornale ed avrete una fonte contaminata, filtrata dall’interpretazione personale e dal pregiudizio politico, sporca e sottomessa all’ideologia: attraverso questa fonte, scoprirete non ciò che il papato sia, ma ciò che si dice che sia, differenza che ha del colossale.

Per capire cosa sia bisogna dunque abbeverarsi presso fonti di cultura pure, che non siano soggette all’interpretazione personale e che non deformino la percezione cognitiva di un dato elemento a seconda della propria personale e soggettiva interpretazione. Ignoriamo dunque quelle fonti che minano la credibilità della Chiesa Cattolica e apriamo le fonti del Corpo Mistico di Cristo, custode della Verità Rivelata.

א. È istituito da Cristo (Mt 16, 18)

Il papato ha un fondamento teologico, è insito nelle Scritture, è naturalmente presente nei Vangeli. Fu istituito – dunque voluto – da Cristo attraverso Pietro l’apostolo. Il papato rientra in ciò che in teologia si definisce volontà positiva (voluta da Dio). Voluto da Dio, istituito da Cristo, compiuto da Pietro. L’istituzione divina avviene per mezzo del Figlio Unigenito di Dio ed il suo compimento effettivo avviene per mezzo dell’intermediazione umana.

Matteo 16, 18 E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli Inferi non prevarranno su di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.

Piramide strutturale verticale

Cristo (mediatore della volontà divina tra Dio e l’uomo)

Dio (sorgente della volontà)

Pietro (esecutore della volontà divina)

Pietro, essendone il fondatore, potè e dovette esserne il capo, primo e universale. Primo fondatore dunque, ne fu anche il primo capo, dando di fatto il via alla discendenza papale. Il papato è dunque di istituzione divina: colui che ne assume l’incarico è e rimane un uomo. Ruolo divino, incaricante umano.

ב. Egli è sottoposto a ciò che è stato rivelato e come tale dev’essere obbediente a Dio e al Magistero di cui lui si fa carico: il suo potere sovrano non va inteso come se avesse potere di fare della Parola ciò che vuole

Il papa è capo e sovrano della Chiesa Cattolica. Come tale ha potestà, intesa come autorità, sulla Chiesa Universale istituita da Cristo. Tuttavia, onde evitare ambiguità interpretative, il papa non è una figura padrona della Parola di Dio, come se della Parola potesse farne ciò che vuole. Egli non è nemmeno il padrone del Magistero, come se del Magistero potesse farne ciò che vuole. Il papa è sottoposto a Dio ed alla sua Parola, ed in quanto tale non deve agire da padrone, ma da custode. Egli è dunque sottoposto a Dio, alla sua Parola e a quanto viene custodito nel Magistero bi-millenario. Egli deve mantenersi in obbedienza a quanto è già stato rivelato e stabilito prima di lui e non ha il potere di fare della Dottrina ciò che vuole.

Il suo compito è di obbedire e custodire ciò che è stato rivelato. Per intenderci, può emanare un nuovo dogma, qualora vi fosse il fondamento teologico insito nelle Scritture, ma non può rimuovere o diversificare i dogmi precedentemente proclamati. Può diversificare la disciplina ecclesiastica relativa ai Sacramenti, ovverosia il modo in cui questi vengono attualizzati negli appositi contesti ecclesiastici, ma non può modificare o annullare il contenuto sostanziale dei Sacramenti stessi. Egli non può modificare o creare nuovi articoli di morale: questo potere è definito christus potestà ed appartiene soltanto a Gesù, in quanto Dio.

Diceva papa Benedetto XVI sulla figura del papato:
“Egli non deve proclamare le proprie idee,
bensì vincolare costantemente se stesso
e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio”

“Questa potestà di insegnamento spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa. Si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero. Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede”.

Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo.

Leggi l’omelia integrale qui
Copyright © Libreria Editrice Vaticana

ג. Il dogma dell’infallibilità vale soltanto da ex cathedra

Il dogma dell’infallibilità emanato dal Concilio Vaticano I nel 1870 vale solo e soltanto quando il papa si esprime da ex cathedra, ovverosia dalla cattedra petrina in qualità di Dottore della Fede in materia competente del Magistero e riguardante la Parola di Dio. Nella quotidianità del magistero, chiamata magistero ordinario, il papa non è infallibile e può non essere continuamente ispirato da Dio: egli non è il pupazzo lobotomizzato dello Spirito Santo. È e rimane un uomo e come tale limitato e fallibile. Non tutto ciò che è prodotto dal papa è dunque di discendenza divina.

ד. Il romano pontefice è disciplinato dai canoni 331- 335

Il Codice di Diritto Canonico, il volume che racchiude al suo interno il diritto ecclesiastico, disciplina la figura del papa, Romano Pontefice e Vescovo di Roma. I canoni che ne disciplinano l’essere, sono i can. 331-335.

Can. 331 – Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente.

Can. 332 – §1. Il Romano Pontefice ottiene la potestà piena e suprema sulla Chiesa con l’elezione legittima, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale. Di conseguenza l’eletto al sommo pontificato che sia già insignito del carattere episcopale ottiene tale potestà dal momento dell’accettazione. Che se l’eletto fosse privo del carattere episcopale, sia immediatamente ordinato Vescovo.

§2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.

Can. 333 – §1. Il Romano Pontefice, in forza del suo ufficio, ha potestà non solo sulla Chiesa universale, ma ottiene anche il primato della potestà ordinaria su tutte le Chiese particolari e i loro raggruppamenti; con tale primato viene contemporaneamente rafforzata e garantita la potestà propria, ordinaria e immediata che i Vescovi hanno sulle Chiese particolari affidate alla loro cura.

§2. Il Romano Pontefice, nell’adempimento dell’ufficio di supremo Pastore della Chiesa, è sempre congiunto nella comunione con gli altri Vescovi e anzi con tutta la Chiesa; tuttavia egli ha il diritto di determinare, secondo le necessità della Chiesa, il modo, sia personale sia collegiale, di esercitare tale ufficio.

§3. Contro la sentenza o il decreto del Romano Pontefice non si dà appello né ricorso.

Can. 334 – Nell’esercizio del suo ufficio il Romano Pontefice è assistito dai Vescovi, che possono cooperare con lui in diversi modi, uno dei quali è il sinodo dei Vescovi. Inoltre gli sono di aiuto i Padri Cardinali e altre persone, come pure diverse istituzioni, secondo le necessità dei tempi; tutte queste persone e istituzioni adempiono in suo nome e per sua autorità l’incarico loro affidato per il bene di tutte le Chiese, secondo le norme determinate dal diritto.

Can. 335 – Mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale; si osservino invece le leggi speciali emanate per tali circostanze.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...