Omelia di papa Benedetto XVI del 7 maggio 2005 sulla figura del papa: “Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio”

31 dicembre 2019
Ore 23.58.48
100 anni di SatanaEra della confusione

La libera scelta di unirsi a Cristo, di uscire dal peccato, la preghiera e lo stato di Grazia che si acquisisce con i Sacramenti (proposito di non ricommettere il peccato e sincero pentimento) è la rinascita del Cristiano. I Sacramenti sono la salvezza. I tempi sono bui: la Dottrina di Cristo viene manipolata e violentata gradualmente, a piccoli colpi, adattandola ai pensieri e alle ideologie coloniali del mondo. La crisi di oggi non è soltanto materiale ma morale e spirituale. Perlopiù e prevalentemente morale e spirituale. Il popolo è diviso: chi rimane fedele a Cristo e alla sua Chiesa bi-millenaria e chi segue il nuovo impero mondiale del relativismo, del modernismo, della religione ‘fluida’ e adattabile e del luteranesimo protestante. Questo è il periodo di tribolazione attraverso il quale la Chiesa dovrà passare, così come rivelato nelle Scritture e così come stabilito nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Era tutto previsto. È tutto nelle mani di Cristo. Finirà bene. Non rimane che pregare, sperare, fare, offrire e attendere il giorno in cui questa era del buio giungerà per sempre alla fine.

Ciò che ci è intorno rischia continuamente di rubarci la pace del cuore. Il Rosario quotidiano e i Sacramenti sono la salvezza. Con essi, non possiamo venire ‘rubati’ a Dio. E nel frattempo, a 2 minuti dal 2020, un bellissimo estratto da una bellissima omelia del 07.05.2005 di papa Benedetto XVI – quando era papa.

Questa potestà di insegnamento spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa. Si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero. Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede.

Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo.

Lo fece Papa Giovanni Paolo II, quando, davanti a tutti i tentativi, apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, sottolineò in modo inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù.

Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Così, il suo potere non sta al di sopra, ma è al servizio della Parola di Dio, e su di lui incombe la responsabilità di far sì che questa Parola continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode.

Leggi l’omelia integrale qui
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