È stata rinviata la beatificazione di Fulton Sheen: vediamo le scelte ecclesiali che hanno causato il rinvio

Buonasera ragazzi. È giunta ieri la notizia d’oltremare che la beatificazione di Fulton Sheen, originariamente fissata per il 21 dicembre e di cui avevo già parlato in un articolo da me pubblicato il 22 novembre, è stata rinviata a tempo indefinito. Non ci resta che approfondire quanto successo e capire le motivazioni del rinvio. What happened?

Perchè è stata rinviata la beatificazione?
Vediamo le dichiarazioni dei presbiteri per capirne le motivazioni


Atto I

La Diocesi di Peoria comunica il rinvio


Atto II

Il prologo della vicenda


Atto III

I fatti che hanno portato al rinvio


“La Diocesi di Peoria comunica il rinvio” – La diocesi di Peoria ha diffuso un comunicato ecclesiastico emanato in data 03.12 riguardante il rinvio indefinito della beatificazione. È necessario, a scanso di equivoci, estrapolare quella che sembra essere l’affermazione più importante del documento, prima che i media, guidati dal veleno di Satana e dalla propensione oramai standardizzata a creare sensazionalismo anticlericale, siano pronti ad inventare, strumentalizzare e disinformare il prossimo tramite la creazione di scandali, diffamazione e terrorismo allarmista a tavolino. Su Fulton Sheen non pende accusa alcuna di eventuali abusi e giammai è stato soggetto a scenari simili.

Nel clima corrente, è importante che il fedele sappia che non c’è mai stato, ne c’è adesso, alcuna accusa contro Sheen inerente l’abuso di minori

Estratto dal comunicato della Diocesi di Peoria (Comunicato integrale)

“Il prologo della vicenda” – Il rinvio è stato confermato da alcuni membri della Conferenza Episcopale Italiana della Santa Sede. A fare richiesta di rinvio alla Santa Sede è stato il vescovo Salvatore Matano della diocesi di Rochester. Quanto poc’anzi esposto viene riportato dalla CNA e confermato da monsignor James Kruse.

“Cos’è successo?” Il rinvio della beatificazione sarebbe stato scatenato da una scelta preventiva riguardante un presunto caso di abusi su persone avvenuti nel 1960 e compiuti da un prete che avrebbe fatto parte della diocesi di Rochester nel 1967 ai tempi in cui Sheen svolgeva l’incarico di vescovo diocesano. Vediamo la storia che c’è dietro e che avrebbe poi portato alla richiesta di rinvio. Vediamo nel dettaglio quanto viene riportato da CNA, la Catholic News Agency.

“I fatti che hanno portato al rinvio” – La storia riguarda un singolo prete accusato di abusi. È il caso del presbitero Gerard Guli, ex sacerdote della diocesi di Rochester. Guli venne ordinato nel 1956 e dal 1963 al 1967 fece da parrocco in alcune parrocchie della West Virginia. Secondo un documento della diocesi di Wheeling-Charleston risalente al 1963, la diocesi di Rochester aveva ricevuto l’avvertimento che Guli, nel 1960, era stato l’autore di abusi di natura sessuale su soggetti maggiorenni.

Secondo taluni, il problema ipotetico sarebbe che Guli avrebbe servito come ministro presso la diocesi di Rochester nel 1967, quando Fulton Sheen ne era il vescovo diocesano, nonostante le accuse – e gli avvertimenti seguiti – del 1963. Ciò porterebbe il nome del futuro beato Sheen ad essere inserito nel report del procuratore generale di New York, come se Sheen, con l’averlo nominato ministro in seno alla Diocesi di cui era responsabile dopo i presunti scandali compiuti, avesse messo a rischio i fedeli.

Il monsignor Kruse conferma che Guli è l’ostacolo per il processo canonico e ribadisce che Fulton Sheen non diede mai l’incarico a Guli di ministro presso la sua diocesi. “Abbiamo studiato ampiamente le decisioni amministrative di Sheen inerenti Guli e non ha mai messo a rischio i bambini” ha detto mons. Kruse a CNA “Parlando con Guli, riguardo l’assegnamento dell’incarico che secondo alcuni Sheen gli avrebbe conferito, Guli ha detto di non aver mai servito lì. Tutta questa storia secondo cui Sheen avrebbe assunto un prete pedofilo, non è vera”.

“I documenti mostrano chiaramente che fu il successore di Sheen, il vescovo Hogan, che diede l’incarico a Guli e fu lì che Guli causò altro danno” ha esposto mons. Kruse “È il vescovo Hogan che incaricò Guli presso le parrocchie nelle città di Campbell e Bradford dove Guli colpì ancora, e ciò è parte della ragione che ha portato alla rimozione e alla laicizzazione del prete”.

Il vescovo Matano avrebbe così espresso preoccupazioni che il nome di Sheen possa venire messo su carta nel report del procuratore generale di New York riguardante l’indagine sugli abusi compiuti dall’ex sacerdote Guli e avvenuti nel 1960. Report che potrebbe venire pubblicato a ridosso di quella che sarebbe stata la data di beatificazione originariamente fissata.

Con la pubblicazione del report a ridosso della beatificazione, se Sheen fosse finito nero su bianco pur non avendo colpe, sarebbe venuto fuori il classico caos mediatico indiavolato capace di trasformare la realtà in disinformazione inventata a tavolino, con uno scandalo artificiale creato ad hoc. Ecco dov’è che scattano le scelte preventive di cauzione e attesa: scelte dettate da un paio di ragioni precauzionali.

Immaginatevi la scena. Sheen viene beatificato e, contemporaneamente, il report del General Attorney viene pubblicato con Sheen, fresco di beatificazione, nominato nei documenti come vescovo della diocesi dove avrebbe prestato servizio il prete accusato. Immaginatevi quale storia succulenta i media potrebbero trarci pur di fare audience. Ecco i media pronti a creare terrorismo virtuale previo l’utilizzo di slogan inventati dal nulla: “La Chiesa beatifica un esponente che permise ad un pedofilo di operare nella sua diocesi”.

Verrebbe fuori la solita gogna capace di ledere al popolo, già disinformato di suo e pronto a credere ad ogni cosa, pronto a sguainare l’ascia e a crocifiggere la Chiesa ancora una volta, più di quanto sia già successo. I media avrebbero dalla loro tutti gli elementi predisposti per combinare una trama perfetta: un prete accusato e un vescovo innocente prossimo alla beatificazione da collegare all’accusato. Lo scandalo di cui si necessita per guadagnare. Ecco l’equazione che i media creerebbero a tavolino:

(a) Il prete Guli è accusato di abusi risalenti al 1960
(b) Si dice che il prete accusato abbia lavorato nella diocesi di Sheen (teoria)
(c) Sheen doveva venire beatificato
(d) Esce il report del procuratore distrettuale nel giorno della beatificazione con il nome Sheen associato a Guli

Et voilà! Lo slogan da lanciare nei principali canali e in tutti i distributori fisici e digitali di (dis)informazione è pronto. Ecco dunque il rinvio della beatificazione onde prevenire scandali inutili con ripercussioni collaterali da tutte le parti. La Chiesa non vuole essere infangata più di quanto lo sia già stata né tantomeno desidera infangare il nome di un uomo morto in odore di santità. ‘La beatificazione è una celebrazione’ ha espresso una fonte vicina al Segretario di Stato del Vaticano ‘La finalità è di aiutare la fede delle persone, non di essere un’occasione per generare scandalo e problemi; nulla si perde nell’attesa e magari alcune cose verranno evitate’.


In conclusione, Fulton Sheen non ha mai commesso alcunché ed il prete accusato è l’ex sacerdote Guli. Le scelte precauzionali e attendiste sono quindi quelle di aspettare la pubblicazione del rapporto del procuratore generale di New York. La beatificazione viene quindi rimandata onde evitare di far coincidere la pubblicazione del report con la beatificazione qualora il rapporto dovesse avere, nero su bianco, il nome del futuro beato. Il rischio è la degenerazione di un presunto scandalo che potrebbe così confluire su un vescovo innocente e prossimo alla beatificazione. Scandalo che verrebbe creato e ingigantito dai media come non mai causando disinformazione e lamentela popolare. La scelta finale è dunque quella di attendere la pubblicazione del rapporto e di rinviare la beatificazione. La beatificazione, comunque sia, un giorno avverrà. È solo questione di tempo. Sheen, intanto, è già santo nei cieli.

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