Le fonti magisteriali della Chiesa Cattolica sull’eutanasia

La Chiesa Cattolica si oppone all’eutanasia e da sempre protegge il diritto naturale alla vita, dal concepimento alla morte. Sia il concepimento che il ciclo di chiusura di una vita, sono protette dal Corpo Mistico di Cristo senza possibilità di diversificare o compromettere la posizione della Chiesa. Se si parla di protezione della vita fin dal concepimento, ne consegue che sia esclusa qualsiasi possibilità di aborto. Se si parla di dignità e di protezione della vita fino all’atto del trapasso, ne consegue che sia esclusa qualsiasi possibilità di eutanasia. Non esistono variabili di eutanasia e di aborto che la Chiesa ammette.

Il Corpo Mistico si esprime in maniera univoca, esplicita ed assoluta, senza possibilità di ambiguità interpretative da parte dell’utente. Non esistono i mah, i boh ed i : esistono soltanto no o si (Mt 5, 37). Le fonti magisteriali della Chiesa sull’eutanasia sono millenarie ed affondano le proprie radici nell’epoca di transizione dal mondo greco-romano al mondo cristiano. Non esiste che la Chiesa non combattesse l’eutanasia già in tempi antichi: diversamente da una presunta ed errata concezione odierna, la Chiesa ha sempre avuto la medesima posizione fin dagli albori e attraverso tutti i secoli.

Le fonti magisteriali della Chiesa sull’eutanasia sono racchiuse nel Catechismo della Chiesa Cattolica 1992, compendio della Dottrina della Chiesa; se il Vangelo contiene la parola di Dio, il Catechismo ne esplica sinteticamente il significato. Vi sono, in aggiunta, costituzioni, encicliche e documenti magisteriali ulteriori che ribadiscono e comunicano al mondo la posizione della Chiesa; si vedano la dichiarazione ‘‘Iura et bona’’ del 5 maggio 1980 e l’enciclica ‘‘Evangelium Vitae’’ del 1995, entrambe emanate sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II. Le fonti sopracitate sono una parte di quelle che esistono.

I. Catechismo Chiesa Cattolica 1992

2276 Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un’esistenza per quanto possibile normale.
2277 Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Così un’azione oppure un’omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L’errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest’atto omicida, sempre da condannare e da escludere.
2278 L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
2279 Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d’ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.»

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte III, Sezione II, Capitolo II, Articolo V.

II. Dichiarazione sull’eutanasia ‘‘Iura et bona’’ del 5 maggio 1980

Una fonte ulteriore che riflette luce sulla contemporaneità del mondo, è la dichiarazione sull’eutanasia Lura et bona pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980 sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II – clicca qui per visualizzare il documento integrale. Nel presente documento, la Chiesa espone ulteriormente la sua posizione a riguardo, manifestandosi in piena coerenza con se stessa ed in opposizione al modernismo.

Nel documento, la Chiesa afferma che:

«La Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, che di recente ha richiamato la dottrina cattolica circa l’aborto procurato, (Declaratio de abortu procurato, die 18 nov. 1974: AAS 66 [1974] 730-747.) ritiene ora opportuno proporre l’insegnamento della Chiesa sul problema dell’eutanasia.»

«In effetti, per quanto restino sempre validi i principii affermati in questo campo dai recenti Pontefici, (Pio XII, Allocutio ad Delegatos Unionis Internationalis Sodalitatum mulierum catholicarum, die 11 sept. 1947: AAS 39 [1947] 483; Allocutio ad membra Unionis Catholicae Italicae inter obstetrices, die 29 oct. 1951: AAS 43 [1951] 835-854; Allocutio ad membra Consilii Internationalis inquisitionis de medicina exercenda inter milites, die 19 oct. 1953: AAS 45 [1953] 744-754; Allocutio ad participantes XI Congressum Societatis Italicae de anaesthesiologia, die 24 febr. 1957: AAS 49 [1957] 146; cf. etiam Allocutio circa queestionem de “reanimatione”, die 24 nov. 1957: AAS 49 [1957] 1027-1033; Paolo VI, Allocutio ad membra Consilii Specialis Nationum Unitarum versantis in quaestione “Apartheid”, die 22 maii 1974: AAS 66 [1974] 346; Giovanni Paolo II, Allocutio ad Episcopos Statuum Foederatorum Americae Septentrionalis, die 5 oct 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 2 [1979] 629ss) i progressi della medicina hanno messo in luce negli anni più recenti nuovi aspetti del problema dell’eutanasia, che richiedono ulteriori precisazioni sul piano etico.» 

«Ora, è necessario ribadire con tutta fermezza che niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, può richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilità, né può acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione della legge divina, di una offesa alla dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità.»

III. Enciclica ‘‘Evangelium Vitae’’ del 25 marzo 1995

Il 25 marzo 1995 la Chiesa Cattolica promulgava l’enciclica di papa Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, un documento magisteriale di carattere dottrinale – bioetico, che per tematiche e completezza dottrinale venne accostata all’enciclica Humanae Vitae di papa Paolo VI del 25 luglio 1968.

Nel terzo capitolo dell’enciclica, papa Giovanni Paolo II afferma che:

«In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunione con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale (cf. Lumen Gentium 25)»
(Evangelium Vitae, n. 65)
«Non è mai lecito uccidere un altro: anche se lui lo volesse, anzi se lo chiedesse perché, sospeso tra la vita e la morte, supplica di essere aiutato a liberare l’anima che lotta contro i legami del corpo e desidera distaccarsene; non è lecito neppure quando il malato non fosse più in grado di vivere». (Epistula 204, 5: CSEL 57, 320.)»
(Evangelium Vitae, n. 66, nota n.85)

Vi sono ulteriori fonti che conservano propriamente il pensiero intatto e immutabile della Chiesa, poichè la verità è eterna ed impassibile, e necessita di una difesa critica a sua volta immutabile ed inamovibile; ed essa non può venir diversificata o manipolata in accordo con l’andamento temporaneo delle culture, delle ideologie e delle mode.

La Verità è ferma in se stessa, indipendente dallo spazio e dal tempo, ed altrettanto fermo risulta essere il magistero, custode e guardiano della parola di Dio; ad una realtà definita ed immutabile corrisponde una posizione intellettuale altrettanto definitiva ed immutabile. Così come dev’essere.

Ebrei 13, 8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.

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