Se sei cattolico non praticante non sei cattolico, si scem’

“Eh si sono cattolico ma non vado a Messa perché comunque, cioè, c’ho un rapporto mio con Gesù e poi non c’è bisogno che vada a Messa, Gesù mi ama lo stesso”

Faccio la raccolta di affermazioni analoghe, come si faceva ai tempi delle figurine Panini, da vari anni ormai. Quante volte l’ho sentita? Se dovessi sentirla ancora, la mia reazione sarebbe quella che potete vedere in questo video al min. 1.11

Chi non andrebbe a trovare un amico o i propri genitori? Chi, innamorato della propria fidanzata, non andrebbe a trovarla per passare del tempo con lei? Chi non vorrebbe frequentare il proprio migliore amico? Se ci conosciamo e ci amiamo, ci frequentiamo. Se ci conosciamo e ci amiamo ma non ci frequentiamo, c’è qualcosa che non quadra nella simmetria dell’amicizia.

E allora, se davvero siamo “con Cristo”, se siamo davvero innamorati di Gesù e della Madonna, se ci definiamo “cattolici”, la frequentazione è un passo collaterale, consequenziale, implicito, inevitabile. Già, “inevitabile”, come diceva Thanos in Avengers 4.

Abbiamo conosciuto Cristo e quindi frequentarlo, visitarlo e partecipare ai Sacramenti della Chiesa è il passo successivo del nostro rapporto con lui.

Lo conosco, mi sta simpatico e quindi ci vado a casa.
La conosco, mi piace e quindi ci esco.
Lo conosco, mi fa stare bene e quindi ci vado a casa a mangiare una pizza.
Lo conosco, mi è amico e quindi ci vado al cinema assieme.

Conosco Cristo, lo amo, mi definisco cattolico (addirittura!)… e quindi partecipo ai Sacramenti. Perchè? Perchè nell’Eucarestia c’è lui in persona. C’è il corpo ed il sangue di Cristo, secondo il mistero della transustanziazione. Nella Santa Messa si partecipa alla più alta forma di preghiera universale, si incontra Cristo e si ha in dono il corpo ed il sangue Suo che entrano in noi. La grazie è immensa: rigenera, santifica, dona. Non c’è parola, discorso o prezzo che si possa fare per ‘contenere’, razionalmente, quello che si vive nella Santa Messa. Nell’adorazione c’è Cristo in persona, vero, corpo e sangue, esposto, davanti a noi. E’ un incontro tra persone che si amano e quindi si frequentano.

Si ma io non ne ho bisogno, lo sento in camera a Cristo

Ma vidi ca si scem’? Il rapporto personale, intimo e privato, è sacrosanto, certo, ed è quello da cui sgorga ogni seme relazionale verso Cristo. Non ci piove su questo. E da qui che comincia la conversione ed il cammino cristiano: dal proprio cuore, nella propria camera (o ovunque). Ma questo rapporto poc’anzi esposto non preclude l’altro: entrambi coesistono. Il rapporto personale, intimo e privato, è il lato A della medaglia. C’è un lato B che va (ri)scoperto, è lì, esiste ed attende di essere capovolto.

Entrambi si vivono. L’errore intellettivo che si fa è di pensare che i Sacramenti siano “riti” esecutivi che stanno lì per tradizione. Sbagliato. Il Sacramento si vive. Non è un ‘rito’ storico.

Dunque, il passo successivo, una volta scoperti e innamoratosi di Cristo, è di ritornare a frequentare i Sacramenti, la Santa Messa, l’Adorazione. Perchè va bene amare e parlare con Cristo nella propria camera, “a modo mio”, ma è anche e altrettanto importante partecipare ai Sacramenti, visitarlo nell’Eucarestia, riceverlo nella Santa Messa. Lì c’è Dio che ci aspetta ed egli stesso ha stabilito il settimo giorno per onorarlo partecipando alla Santa Messa.

Quindi… si vive Cristo nel proprio cuore, quotidianamente, “a modo mio” nella propria camera così come al parco, ma lo si vive anche per mezzo e attraverso il Sacramento, in quanto questo è un dono divino che ci è stato fatto. E viceversa. Quel “anche” andrebbe rivalutato da chi non pratica più.

I due rapporti sono complementari. Coesistono, si completano a vicenda. Lo vivo al mattino mentre prendo il latte con il caffè e lo vado a trovare nella Santa Messa. E’ con me in spirito tutto il giorno e lo vado a trovare in Chiesa. Prendere i Sacramenti ‘per tradizione’, in modo apatico, spento, arido, senza viverlo, per poi ignorarlo tutto il giorno, non è la via. Viverlo nel proprio cuore e viverlo nei Sacramenti… hai fatto tombola. E’ la via che porta al Paradiso.

La fede è credere, la vita è praticare. L’una non può essere disunita dall’altra. Il credente non praticante è Satana, non tu. E’ lui che crede ma non pratica. Lascia che a credere e a non praticare sia solo lui con i suoi angeli.

Non fare u scem’… va a Messa. Che vivere l’Eucaristia, consci che si tratta del corpo e del sangue di Cristo (e non di un pezzo di pane ‘simbolico’), è un altra storia.

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