Il bello di Medugorje

Sono stato a Medugorje 14 volte. Ogni esperienza da me vissuta è stata una più bella dell’altra. Le magnificenze esperienziali si sono distinte di volta in volta, distinguendosi per qualità e grado della grazia e raggiungendo i massimi assoluti ad ogni pellegrinaggio. Non sono mai stato deluso dalla Madonna: sia che mi aspettassi sia che non mi aspettassi, la Madonna mi ha sempre donato. Qualcosa, sì, che differiva di volta in volta.

A Medugorje si rafforza la fede in Dio. A Medugorje si rafforza il rapporto personale con Cristo e con Maria. A Medugorje si ottengono grazie di guarigione interiore. A Medugorje vivo la trasfigurazione del monte Tabor (Matteo 17, 1,8). Medugorje rafforza la riqualificazione del mio essere. Lì è possibile introdurre la spina della corrente, ricaricare, staccare e rientrare in gioco con il 100% di batteria.

Vorrei raccontarvi più nello specifico la ricchezza esperienzale di Medugorje, attraverso un collage strutturato composto da immagini e parole.

Podbrdo, cima mistica della terra


Il Podbrdo è di gran lunga il mio luogo preferito di tutta la terra. È il punto che vorrei sopravvivesse al giorno del Giudizio Universale e che Dio traesse in salvo nella Nuova Gerusalemme (Apocalisse 21, 1,5). Salirvi è tra le esperienze più belle del mondo. Vi sono due vie di accesso ed entrambe godono del silenzio, dei bisbigli della natura, delle compagnie peregrinanti le cui voci affiorano in maniera leggiadra, dei passi individuali di chi è in cerca di una grazia, della presenza mariana percepita e dei contrasti tra il sole e l’ombra. La via è costellata di gradini asimmetrici, fatti di pietra e terra, posizionati dalla natura selvatica. Sono lì ed ogni passo ne cambia la modellazione. Raggiunta la cima, la visione della statua bianca della Madonna regala l’anticipo celeste della sua presenza in Paradiso. Vederne la presenza, circondata dall’esagramma ebraico, compensa la fatica, fisica e psicologica, del percorso ascendente attraverso cui il pellegrino è passato con il suo Rosario penzolante. La conquista della cima rallenta i battiti del cuore, che può dunque trovare riposo; il corpo può beneficiare di una superficie piana e irregolare; la mente può beneficiare di un angolo di terra che ha il sapore del Paradiso mistico. Non esiste niente di simile nel mondo. La visione è spettacolare.

Rimanervi in cima è un vissuto capace di penetrare il nostro cuore posandosi all’interno di esso per sempre. Sedersi, pregare, osservare il panorama naturale, avere la compagnia di chi, come te, condivide il viaggio terrestre in Cristo, sentir le preghiere di chi ti è vicino, venire accarezzati dal vento naturale. Ogni frammento di vissuto, interiore ed esteriore, fisico e spirituale, è caratterizzato da unicità. L’esperienza non ha precedenti nella storia del pellegrinaggio cristiano, mariano e spirituale. Francamente imperdibile.


San Giacomo, parrocchia del pellegrino camminante

La parrocchia di San Giacomo non ha nulla che non abbia qualsiasi altra parrocchia altrove; non l’interno, strutturale e architettonico, a differirla da qualsiasi altra Chiesa; è bensì l’esterno, che trae beneficio dal territorio naturale. Di lato alla Chiesa è possibile scorgere i confessionali. Nell’area posteriore è possibile proiettarsi nell’immensa raduna costituita dai campi verdi, dalla via che porta al Cristo Risorto, dalle panche e dagli alberi in colonna.


Lo spazio fisico è immenso; in esso si realizza il desiderio onirico di aver uno spazio terrestre, sensibile e all’aperto, dapprima interamente dedicato a Dio, dunque cristo-centrico, ed in seguito over essere interamente con Dio, senza intrusioni della cultura pagana e mondialista. Solo Chiesa, solo natura, solo ciò che è liturgico, sacro, spiritualmente cattolico. Questo spazio è il sogno materiale di ognuno di noi che vorrebbe pregare camminando, che vorrebbe pregare nel silenzio, che vorrebbe, per intero ed in assoluto, uno spazio naturale, delimitato e circoscritto, interamente devoto a Dio, ove vivere senza nient’altro che la fede, centrale e centralizzata. Uno spazio nostro, per noi e Dio, ove essere in coesistenza con il trascendente che discende tra noi attraverso il Suo Corpo Mistico.

Diceva Mara Santangelo: «Al di là della mia esperienza, chi va a Medugorje vive un cambiamento radicale. E un albero si deve vedere dai frutti. Medugorje non può che non essere conosciuta così, per i frutti incredibili, di conversione, di miracoli, di persone che cambiano la loro esistenza completamente e lo fanno basandosi su Gesù Cristo».

Diceva Jim Caviezel «Se non ci fosse stato Medugorje, io non avrei vissuto tutto questo. Medugorje è per me vivere, vivere attraverso i sacramenti, in unità con la Chiesa. Con Medugorje ho capito la potenza del Rosario e il grande dono della Messa quotidiana».

Don Leonardo Maria Pompei difendeva Medugorje in una video conferenza, ad oggi disponibile in forma privata su Youtube qui. Giovanni Paolo II diceva “Credo, credo, credo”. E vi è un illustre scia di anime che, da sempre, sussurrano al mondo “Medugorje è di Dio”.

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