Lucca, 31 luglio 2019 – sui passi di santa Gemma Galgani… ancora una volta!


Ieri, in preda ad una condizione estatica sovrannaturale, mi è sorta l’illuminazione del giorno: andare a Lucca per visitare santa Gemma Galgani. Ancora una volta. Fare nuovamente un piccolo tour sui passi della gemma di Dio. E tour spirituale sia.

Differentemente dall’ultima volta, quand’ero partito ad un orario indecente per giungere ad un ora altrettanto indecente, questa volta ho ottimizzato i tempi attraverso un accurata selezione dell’orario: le 10 del mattino. E così sia. Due orette di viaggio accompagnate da piccole e flebili ondate di vento estivo in edizione ‘stampo in faccia’ grazie al finestrino abbassato.

Partito così per dirigermi nuovamente verso la mia santa preferita di sempre, giungo a Lucca alle ore 12.00. Scorgo che il parcheggio solito della farmacia, ove sono solito mettermi, è in gran parte occupato, quand’ecco che trovo un angolino di terraferma dove posso piazzare la mia Ferrari (scherzo eh).

Uscito dalla macchina, ho due punti del corpo che mi prudono: noto due punture di zanzara senza, però, che vi sia zanzara alcuna nelle circostante. Consto fin da subito che a Lucca esiste una speciale tipologia di zanzara invisibile, specie ancora ignota altrove.

A quell’ora, ognuno dei luoghi di culto della santa è chiusa. Mi siedo sopra gli scalini del monastero e mi godo la frescura, lasciando che il vento mi accarezzi mentre costruisco una strategia intelligente per il pomeriggio. Pianifico il tour improvvisato in un dì d’estate.

Raggiungo le mura e mi gusto le focacce lucchesi presso uno dei localuzzi storici presenti tra le viuzze rinascimentali. Mi chiedo perchè ho lasciato le scalinate del monastero dove un vento particolare mi rendeva felice di esistere. Le farinate e le pizzette, comunque, compensano un posto meno accarezzato dal vento e dalle piccole zone d’ombra ventilate.

Esco, giro e rigiro e decido di raggiungere la chiesa di san Michele in Foro, ove Gemma ebbe la prima locuzione mariana attorno al 1885. E’ così anch’esso luogo di culto ‘gemmiano’. Non vi sono grandi richiami alla santa, pur essendovi recate scritte ed opere artistiche visive. Al suo interno vi è poi custodito un santo armeno. Si fanno le 15 ed è quasi l’ora di entrare in azione… sul serio.

Alle 15.30 raggiungo via del Seminario ed è il turno di casa Giannini. Tocca quindi all’appartamento di famiglia Giannini ricevere l’onore della visita orange. Visitare l’appartamento è sempre una gioia. Già di mio sono un maestro di passeggiate. Passeggiare poi tra le camere dove visse Gemma è un piacere ancor maggiore. Mi gusto quelli che furono i suoi averi, la mantellina da passionista, le lettere scritte a mano, i piccoli oggettini, il diario originale tracciato dalla mano del demonio. Tutto. Guardo e riguardo le stanze, nella solitudine, in solitario. Vi passeggio nemmeno fossi in giardino. Entro ed esco dalle camere stile sindrome del notturno solitario. Cerco di idealizzare la santa mentre camminava tra i corridoi delle stanze nel 1900.

Giunge una delle suore che si occupa della casa e mi chiude l’accesso alle camere principali: forse è segno che devo andar via. O forse è esasperata dai suoni soffusi che produco camminando in tondo, facendo così scricchiolare le assi del pavimento, nemmeno fossi un gatto in cerca di un angolino dove riposare. Un ultima occhiata al quadro di Gemma, al completo da Passionista e al piccolo negozietto che c’è nel pian terreno e via, mi congedo, per la felicità della congregazione.

Il prossimo passo è via della Rosa dove c’è la chiesa di Santa Maria della Rosa. Ci entro e la rivedo: la panca dove Gemma si sedeva ed il confessionale sono ancora lì. C’è anche la statua, nonostante il volto modellato non riproduca fedelmente la geometria facciale della santa, i suoi lineamenti delicati e posati. Peccato, ma tant’è. Decido di non recarmi presso la casa del trapasso: pazienza, per questa volta salto.

Infine, torno al Monastero Passionista che a quest’ora sarà senz’altro aperto. Ed infatti sono ormai le 17 e vi è un momento di preghiera. Visito il negozietto ed il Museo di santa Gemma Galgani, dove sono custoditi averi, cimeli, vestiti e perfino il divano dove la giovane santa si riposava, distendendosi sopra di esso. Vi confido che avevo un desiderio enorme di poggiarvici, ma non si poteva. Esco, raggiungo un bar, ritorno e c’è la Messa. A farla è il padre passionista del convento, già conosciuto in passato. La continua citazione di Gemma rende questa celebrazione particolare. Durante la Messa si è sì in comunione con i santi ma, qui a Lucca, ed in modo particolare, si è in comunione con santa Gemma. A conclusione della Santa Messa ritorno presso il negozietto interno e faccio mio La follia della Croce. Giunge il padre passionista che mi osserva avvolto da un silenzio da ora religiosa e mi concede una copia omaggio della bellissima testata cartacea “Santa Gemma”. Soltanto uscendo dal negozio cessa l’ultimo atto del mio viaggio. Non mi rimane che attraversare il Monastero e tornare a casa.

Dopo le visite, la ricchezza spirituale del luogo, l’itinerario, la Santa Messa ed il libro in mano, mi avvio verso la strada di ritorno. La conquista del libro, francamente, è la ciliegina capace di zuccherare il finale del mio ultimo tour… vissuto sui passi di santa Gemma Galgani.

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