Sabato sera a Pontida, durante la ‘Scuola di Gesù’ di Dario Gritti, ho ricevuto una liberazione spirituale


Questa quaresima appena passata, ed in particolare la settimana santa, mi è andata piuttosto male. Direi più apertamente che mi è andata da schifo. L’ho vissuta malamente, forse ancor peggio di quanto vissi nel periodo quaresimale del 2017, due primavere fa (una delle peggiori ‘pasque’ della mia vita). Pochi giorni prima del Venerdì Santo, ho iniziato a stare male dentro nemmeno fossi trapassato da una fiamma. Sono caduto, sono sprofondato e, come successo molte altre volte in passato, mi sono lasciato andare. Sopratutto a ridosso del Triduo pasquale, come poc’anzi esposto, il malessere interiore si è aggrovigliato raggiungendo la vetta della sopportazione. Un malessere spirituale capace di farmi sprofondare verso il fondo di un pozzo di tenebra ove non vi è più luce. Esattamente all’altezza del cuore, mi si era formato un nodo, un impasto di rabbiadelusione e frustrazione personale, che si era insidiato all’interno del mio petto, soffocandomi dal di dentro, lentamente. Sentivo questo nodo masticarmi vivo.

In queste ultime settimane sono, così, nuovamente giunto in un vicolo che conosco bene: il vicolo cieco dove non sai più dove sbattere la testa, vicolo da me vissuto e sperimentato tante, tante volte. Quel vicolo in cui ti trovi e non vedi altro che buio: profondo, illimitato, non quantificabile, scisso dallo spazio e dal tempo. E’ lì e sembra che non possa essere sconfitto, tolto, eliminato. Da queste situazioni mi sono sempre ripreso, da solo, con la preghiera, con la volontà, con la frequentazione delle Messe, con azioni concrete, con la recita del rosario e con quel minimo di forza interiore che mi consente di sopravvivere alle difficoltà del quotidiano.

Nella settimana santa, invece, non sono riuscito a far ricorso a nessuno di queste cose. Sono semplicemente caduto, sprofondato e lì, nel fondo della tenebra, sono rimasto, inerme e passivo, mentre il nodo si ingrossava. Il sabato, nel frattempo, cadeva l’incontro settimanale con Dario Gritti e i suoi Innamorati di Gesù e della Madonna, meravigliosa realtà di cui ormai faccio parte. Giunti al sabato, il 4 di maggio, io avevo seri dubbi se andare, dall’alto del mio malessere, o se rimanermene a casa, per conto mio. Proprio come accadde il giorno in cui andai e vissi il mio primo incontro giovani, il 25 di novembre dello scorso anno… ricordate?

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Sabato pomeriggio, così, i dubbi erano di nuovi lì, molteplici, insistenti, persuasivi, come un esercito di uruk-hai pronti ad abbattere le deboli mura della mia anima. Perchè quando stai male e sei avvolto dalle tenebre, ti chiedi che senso abbia uscire e andare ad un incontro di preghiera (che poi è molto più che un semplice incontro di preghiera), terrorizzato all’idea che tutto possa andare male… proprio in virtù di quelle nuvole buie e di quelle tempeste interiori che ti porti dentro, nell’anima. E sei lì che conversi con pensieri che ti dicono di tutto e di più, convinto che rovinerai la serata a qualcuno, che con il tuo volto buio non risolverai nulla, che per il bene altrui è meglio starsene a casa, che andando lì starai peggio e che non risolverai nulla… tutte cose con le quali, quel giorno, ho conversato allegramente.

“Ma si, chi me lo fa fare? Sto così male. Se ci vado, non vedrebbero che il mio volto spento. Non risolverei nulla, starei peggio. Non riuscirei a parlare con nessuno. Forse è meglio che me ne stia da solo, a casa, isolato da tutto e tutti, fin quando non mi riprendo. Ma si.. è meglio che stia solo. E’ meglio per tutti”

Non esiste pensiero più diabolico di questo. Credetemi: quando pensate così, è Satana che vi sta suggerendo questo pensiero. Egli ci mangia sopra pensieri così. Non fate l’errore di isolarvi, rimanendovene soli a casa, perchè è peggio. Quel giorno rimasi indeciso fino all’ultimo. Déjà-vu, nevvero? Fino alle 19, fin quando, in un momento di grande confusione interiore, decisi di partire e di mandare al diavolo tutto ciò che in quel momento stavo portando avanti. Così presi e partii. Confuso, insicuro, perso e con l’idea che, una volta varcata la soglia, avrei semplicemente dovuto rimanermene in disparte, lontano da tutti, in un angolino, possibilmente al buio, senza farmi vedere da nessuno, fino alla fine. All’inizio, feci proprio in questo modo.

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Proiezione del mio stato d’animo e di come immaginavo che avrei passato la serata (photo by Akshar Dave on Pexels.com)

Arrivato da loro verso le 21.15, quando l’incontro era già iniziato, quel che feci fu di appoggiarmi al muretto sulla destra rispetto all’entrata, sedermi a terra e isolarmi in un angolino di terra tutto mio, nella penombra, lontano da tutti: da Dario, dai laici, dai consacrati, dai discernenti. Misi in pratica l’idea che mi ero stabilito. Ma lì, da loro, non puoi rimanere solo. Non rimani inosservato, non sei lasciato solo come in altre realtà ben più note e che ho pure vissuto. Già come entrai, una persona mi fece cenno di avviarmi verso i giovani, ma io rimasi per le mie. Non passò molto prima che un’altra persona venne da me e mi fece cenno di sedermi in mezzo agli altri. A quel punto mi lasciai trasportare. Mi sedetti in mezzo alla fila dove solitamente si siedono persone anziane. Passò circa un minuto e Dario Gritti in persona non si lasciò sfuggire la mia posizione ignota. Chiedendomi di venire tra i giovani, mi spostai nuovamente. Alzarsi e camminare in mezzo ad una folla che può contare anche 200 persone, mentre tutti ti guardano, può essere un esperienza mistica.

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Così, una volta seduto, la catechesi di Dario prese vita e si avviò in avanti come un fuoco inarrestabile sorretto dallo Spirito Santo. L’ascoltai per il tempo che seguì, più di un ora, fino al momento di pausa. Durante i canti, decisi di buttarmi e cantare anch’io, nel tentativo di uscire da me stesso, pur faticando a lasciarmi coinvolgere. Durante la pausa, avvolto dall’aridità spirituale, non riuscivo a relazionarmi con gioia con nessuno, gironzolando a vuoto tra gli spazi della struttura, perso nel mio deserto di tenebra. Stetti con una mia cara amica, cercando di compiere il vano tentativo di nasconderle il mio stato d’animo e le nuvole che in quel momento avvolgevano il mio cuore. Tentativo che si rivelò per l’appunto vano: ed infatti se ne accorse subito.

Un frate, alto, giovane, con un sorriso che proietta luce sul prossimo come un piccolo sole satellite, si avvicinò a me, notando che c’era qualcosa che non andava. Quel che mi colpì durante il nostro dialogo fu il reale interesse che questo consacrato ci mise nei miei confronti; vedere e accorgersi che c’è qualcuno che non è tanto sul pezzo. E avvicinarsi di conseguenza. E vi posso assicurare che di realtà religiose ne ho vissute tante (ma tante) ed un comportamento del genere non è comune né facile da trovare altrove. La serata andò avanti. Nel momento in cui la catechesi riprese, decisi di sedermi lungo il piccolo percorso a discesa che porta all’area adibita alla preghiera. Rimasi lì, mentre nell’anima avevo un casino che non aveva né forma, né spazio, né limite. Un caos indecifrabile di pensieri, stati d’animo, sentimenti, i quali mi bombardavano simultaneamente, senza mai lasciarmi in pace. Ad un certo punto della serata, Dario ci chiese qualcosa.

“Ora chiudete gli occhi e rimanete in silenzio per un minuto” fece lui.

Così feci. Chinai il capo. Appoggiai delicatamente le mani sulla fronte. Le dita, strisciando su di essa, si fermarono. Chiusi gli occhi. E fu silenzio assoluto.

“Parlate nel vostro cuore a Gesù. Chiedetegli qualcosa. Chiedetegli che vi dia qualcosa di necessario per il vostro bene spirituale” proseguì Dario.

Ebbi un attimo di intensa confusione spirituale. Mi sentì in contraddizione con me stesso, come se da una parte ci fossero delle forze che avrebbero voluto farmi parlare con il Signore e dall’altra delle forze che avrebbero invece voluto tenermi la bocca chiusa. Non avevo idea se rivolgermi a lui o meno, se parlargli realmente o se starmene zitto. Sapevo che, se non avessi usufruito di quell’istante che Dario ci aveva concesso, avrei perso quel momento particolare, a quelle condizioni, per sempre. Sentì nell’anima una grazia spirituale: presi e ne approfittai. Non persi altro tempo: nell’intimo del mio cuore, rivolsi la parola a Gesù.

“Ciao Gesù, sono Fabio. Ti chiedo di togliermi la frustrazione che provo dentro. Ti chiedo di togliermi il nodo. Mi è necessario. Grazie” espressi un pensiero del genere.

Sentì nel mio cuore che Gesù era in ascolto. Poi riaprì gli occhi. Dario iniziò la preghiera. Ebbe così inizio uno dei momenti centrali della serata. Cambiamo tempo: siete lì con me. Dario inizia a farla ad alcuni giovani. Cadono nell’istante in cui si posizionano dinanzi a lui. Vedo persone cadere ovunque. Tutti, nessuno escluso, subisce la potenza dello Spirito Santo. Passa del tempo. Dario mi passa accanto.

“A te l’ho già fatta?” mi fa.
“No, non ancora” gli rispondo.
“Vieni che te la faccio”

Mi alzo e mi trascino verso la cappellina. Una persona si mette dietro di me per prendermi in caso di caduta. Non mi va di chiudere gli occhi subito: voglio vedere Dario arrivare e mettersi dinanzi a me. Ho sempre il timore di chiudere gli occhi e di non vederlo arrivare. Voglio sapere quando giunge. Voglio vederlo un attimo prima che la preghiera abbia inizio.

Poi arriva. La sua mano si poggia sul mio cuore. E’ la mano di un padre che prega per te, ti ama e ti benedice. Lo sento pronunciare una preghiera in latino. La sua voce è forte, ferma, decisa. Come un padre… ‘Sto messo male stasera, non cadrò mica’, penso. Un istante, un attimo del tempo e sono a terra. Nella mia anima, sento il nodo radicato nel mio cuore sciogliersi, lasciandomi per l’eternità. Sento una breve vampata di amore entrarmi dentro e bruciarmi le radici che mi stavano tenendo nella fossa, dove non vi è che buio. Mi alzo e, d’improvviso, sono felice. Ho un sorriso stampato sul volto. Ho una gioia che voglio esprimere, veicolare, donare al prossimo. Sono felice, tranquillo. Non provo più quell’impasto di frustrazione, delusione e rabbia che mi aveva reso un cattolico vegetale fino a quel momento della serata. Sono libero da quel nodo che avevo nel petto e non sto sentendo più nulla che mi renda triste, angosciato, abbattuto. Esco dalla cappellina e non sono più lo stesso che aveva varcato la porta un paio d’ore prima: sono io, quello solito, quello di sempre.

Vivo tutto il resto con gioia: i canti, la preghiera finale rivolta a Gesù e Maria, la mia amica, le suore, i frati, tutti coloro che sono lì presenti. Ridendo, parlando, scherzando, pregando e cantando, si fanno le 2 di notte. Mi sono abbeverato alla fonte dello Spirito Santo ed ora è giunto il momento di tornare a casa: la serata è giunta a conclusione. Do un abbraccio forte a Dario, poi mi congedo. Do un ultimo saluto a tutti coloro che sono presenti, guardo ognuno di loro negli occhi, scorgo nei loro volti luminosi un sorriso meraviglioso, che ha tutta la magniloquenza di chi ha incontrato Cristo. Poi, varco la soglia ed esco fuori. Saluto la mia amica: è l’ultimo istante che posso passare con qualcuno prima di andarmene. Entrambi, sotto un inusuale pioggia di inizio maggio, ce ne andiamo, dividendoci per le nostre strade ed arricchiti dalla serata appena passata. Nel buio della notte, con una flebile luce ad illuminare il parcheggio in quel di Pontida e con la pioggia scrosciante sopra di noi, mi avvio verso la macchina, pronto per altre due ore di viaggio verso casa.

Sono giunto in epilogo ed è ora di terminare questa mia testimonianza e di darla al mondo, ancora una volta. Per ultimo ma non minore, non mi resta che svelare una grande verità che vive nel mio cuore da tempo: amo fare parte di quest’opera, l’opera di Dario Gritti e degli Innamorati di Gesù e della Madonna. Fanno parte di me, e ciò che più di ogni altra cosa sento, è che non voglio più tornare indietro.

6 pensieri su “Sabato sera a Pontida, durante la ‘Scuola di Gesù’ di Dario Gritti, ho ricevuto una liberazione spirituale

  1. carissimo Fabio grazie per la condivisione della tua esperienza. Anche io ero presente quella sera come tutti i sabati a Pontida.
    Anche io come te da due anni vivo nella sofferenza ed anche io esco da molte realtà ecclesiali dove ho vissuto molte delusioni. In ultimo un born out in seguito ad un colloquio con dei responsabili di una comunità che mi hanno calpestato per non dire altro. Ed io avevo deciso di mollare con tutte le esperienze religiose e qualcuno, per caso mi ha fatto conoscere questa Associazione che sta diventando sempre più la mia famiglia. Anche io ho incontrato Dario e dopo un primo impatto diretto a cui non ero abituata, si sta mostrando per quello che è : un grande dono di Dio ed un fratello che mi ha preso per mano e mi sta aiutando piano piano ad affrontare delle problematiche. E’ proprio vero si fa espressione dell’amore gratuito di Dio e ti aiuta a guarire.

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    1. Carissima Gabriella, mi ricordo di te. Mi ricordo delle volte che ti ho vista, delle volte che ci siamo incrociati, lì nella casa di Pontida. Grazie di cuore per la condivisione del tuo pensiero, della tua esperienza e dei tuoi sentimenti. Mi ci rivedo tantissimo in alcune cose che hai espresso: la delusione delle realtà ecclesiali, la tentazione di mollare a vita e non di far più parte di nulla, di isolarmi e di lasciare perdere tutto e poi… ecco arrivare Dario e gli Innamorati. Conosciuti senza nemmeno volerlo, come avrai letto nel mio primo articolo. Non ci speravo più ne più credevo che avrei trovato una realtà simile. Ci vediamo ai prossimi incontri. 🙂

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  2. Ciao Fabio
    La tua ennesima testimonianza mi fa rendere conto sempre piu’ di quanta grazia abbiamo ricevuto da Gesu’ nel conoscere quest’opera e sperimentarne il cammino.
    Se ti puo’ essere di consolazione siamo tutti sulla stessa barca con i nostri alti e bassi, l’importante e’ non arrederci mai perché ‘e’ quello che vuole il demonio.
    Ci vediamo alla prossima serata di preghiera nella 《NOSTRA》 casa a pontida!!

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    1. Ciao Matteo, grazie per il commento. Certo, è possibile avere un colloquio con lui. Io stesso ne faccio già da vario tempo. Le suore della congregazione fissano i giorni in cui Dario riceve e poi, se si è disponibili, bisogna confermare alle suore la propria presenza per quel particolare giorno. Ovviamente è tutto gratuito. Puoi prendere appuntamento con Dario tramite la sezione contatti che trovi nel sito ufficiale dell’opera (Innamorati di Gesù e della Madonna).
      Trovi i contatti qui: http://www.innamoratidigesuedellamadonna.it/?p=7320#
      I numeri sono vari, ma ognuno di essi va bene per prendere appuntamento. Chiama e chiedi di poter avere un colloquio con lui.
      Se hai bisogno, per qualsiasi cosa, puoi inviarmi un email tramite questo modulo: https://theorangeblogger.com/contatti/

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