Il caso delle ossa in Nunziatura e la vergogna nazionale del giornalismo italiano | Clickbait anche su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori


Clickbait, clickbait, clickbait, clickbait… in tutte le salse ed in tutti i modi possibili avrete già sentito questa parola, ne avrete sperimentato i risultati e avrete capito di cosa tratta. Se non sapete cosa sia, cliccate qua e poi tornate a leggermi. Molti di voi non sono cattolici e diffideranno del mio blog e del sottoscritto in quanto dichiaratamente ed esplicitamente cattolico; non importa, tranquilli, leggete pure quanto segue.

Di recente sono state scoperte delle ossa in Nunziatura a Roma. Qualcuno ci ha voluto mangiare fin da subito: ha visto il potenziale editoriale per avere views e click illimitate e ha subito fatto 2+2.

“Se ci sono delle ossa, scriviamo nel titolo il nome Emanuela Orlandi e tiriamo su un po’ di audience: faremo milioni di click e i profitti derivati dalle pubblicità aumenteranno.”
pensiero medio del giornalista italiano

Ecco quindi spuntare delle ossa buttate lì non si sa quando ed ecco subito uscire fuori i nomi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due figlie di un Italia che nasconde le porcherie che compie. Le ossa spuntano e via con trilioni di editoriali online tutti pronti a supportare il nesso inventato di sana pianta, copiando l’idea di qualcun altro: neanche i ragazzini delle medie che si passano il foglietto sotto banco durante il compito di matematica. Ma ora mettetevi comodi perchè sto per narrarvi quanto successo nel mese di novembre scorso: un processo senza fine che denota tutta l’ignoranza “top club” del sistema giornalistico italiano.


Giornalismo italiano: cronache di una vergogna annunciata
O “Come creare dal nulla un opportunità editoriale da mille ed una notte”
O “L’inaspettata virtù dell’ignoranza”

(scegliete quello che più vi piace)

Step 0 – scrivere subito due nomi grossi: Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. “Forse sono loro!”

Banale, ovviale, scontato e anche largamente ignorante: creare subito un nesso che susciti immediato interesse attivando l’impulso della curiosità e del sensazionalismo emotivo dell’italiano. Mettere nell’intestazione primaria due nomi a cui il popolo italiano è legato da decenni: il resto lo faranno i visitatori. Mettiamo l’equazione (inventata) “ossa = forse di Emanuela e Mirella” e via con centinaia di migliaia di click in 30 secondi. Se qualcuno ci dice da dove è partito il nesso, rispondiamo “da una fonte in Vaticano”.

Step 1 – risultati delle ossa entro lunedì! (e il pubblico torna a cliccare)

Dopo essere state trovate, cosa succede alle ossa in Nunziatura? E’ semplice: devono venire analizzate, studiate, elaborate. Però, il giornalista italiano medio si preoccupa di avere i 100.000 visitatori unici oggi così come domani. E allora, come fare per far tornare il pubblico anche domani? Ma certo: diciamo che i risultati delle ossa si avranno entro lunedì. Nessuno ha mai detto che si avranno entro questa data, ma noi diciamolo pure. Il pubblico casuale cliccherà e grazie alla monetizzazione online (fondata sul numero click pervenuti con ads attivi) faremo un fatturato ancora più grasso.

Step 2 – giunto il lunedì, i risultati (in realtà) arriveranno entro la prossima settimana! “Entro lunedì tutto pronto”

Arriva il lunedì e, ovviamente, dei risultati neanche l’ombra. Il popolo si sente preso per il deretano? Il gioco sta per crollare? Stiamo per perdere la gallina dalle uova d’oro che potrebbe assicurarci la prima pagina Google per un mese intero? Come facciamo a reggere tutto questo ambaradam irreale? E’ semplice: diciamo che in realtà i dati arriveranno entro 7-8 giorni! E così sia: dati sulle ossa con profilo genetico entro la prossima settimana —– “questa volta per davvero”, eh.

Step 3 – “ci siamo sbagliati scusate”: il profilo genetico arriverà entro 7-8 giorni! “Entro lunedì tutti i risultati”

Un altra settimana passata e sui risultati non si vede neanche il riflesso di un ombra sputata con un pennello male andato. Ovviamente non si hanno notizie certe ed ufficiali sul riscontro delle ossa. Le informazioni su sesso, età, datazione ed altro sono state rinviate fino a quando non sarà stato ricostruito il profilo genetico. E questo profilo genetico, con risultato del DNA “Orlandi/Gregori” annesso, quando si avrà? Ma certo: entro lunedì! Tutto ufficiale questa volta: ancora una settimana e sapremo tutto. Tutti pronti a regalare 1ml (un milione) di click a tutte le testate online, le quali, come dei maiali, stanno nel fango a fagocitare tutto.

Step 4 – una settimana dopo: “profilo genetico con comparazione del DNA entro una settimana”

Un altra settimana è passata, a me è cresciuta la barba e… i risultati? Nothin’, zero, as usual (cit.). Il nulla assoluto. Ma cosa si viene a sapere, tramite una fonte ufficiale con prova video (il medico delle analisi scientifiche, N.d.)? Che per la ricostruzione del profilo genetico potranno volerci tra le 2 e le 3 settimane. Ma allora questa “finestra temporale” di una settimana da dove è uscita fuori? I medici lo avevano detto ma, il sistema giornalistico italiano, doveva pur reggere il gioco un altro po’: e allora prendiamo il numero “3” e facciamolo diventare “1” — “perchè tanto non se ne accorge nessuno eh”. Diciamo che i risultati si avranno “entro lunedì” e tutti contenti. “Entro lunedì” è già leggenda, è diventato il mito digitale costruito attorno al caso: ad ogni settimana che passa, “entro lunedì” è sempre il tempo promesso per avere questi risultati. Siamo quasi nel 2019 ma, occhio, entro lunedì si sapranno, eh!

Step 5 – Primi risultati preliminari: “non sono di Emanuela e Mirella” — “ma non è colpa nostra eh, non volevamo mica fare sensazionalismo per fare audience: abbiamo solo riportato ciò che ci dicevano”

La fine della vergogna. De Prufundis già scritto. Prima o poi questi risultati dovevano spuntare fuori e, ovviamente, il gioco doveva finire. La finestra temporale inventata dai “giornalisti” è stata smentita: non ci vorrà una settimana, non si sapranno notizie certe “entro lunedì'”. Non si avrà un profilo genetico a portata di mano “entro la prossima settimana”. Ma c’è di più: il profilo genetico non è mai stato ricostruito (non ancora), la comparazione del DNA con la famiglia Orlandi e Gregori non è stata fatta (alla faccia dei 7-8 giorni di tempo) e, di seguito, non si hanno mai avuti dati ufficiali e comprovati per definire l’origine di queste ossa ritrovate. Gli esami della datazione con prova del Carbonio 14 sarebbero iniziate soltanto il 30 novembre. Ma allora cosa hanno detto tutto questo tempo? Un mucchio di informazioni inventate dal nulla. Illazioni e interpretazioni sparate a zero. Infine, dalle prime informazioni preliminari ricavate sulle ossa giunte in questi giorni, è già stato detto che no, le povere adolescenti scomparse Emanuela Orlandi e Mirella Gregori non c’entrano assolutamente nulla. Ma dai?


Il risultato finale?
Clickbait + false speranze × sensazionalismo = Ignoranza e mancanza di rispetto

Il risultato finale è l’ennesimo prodotto dell’ignoranza. Allora, anziché inventare ipotesi, supportare fake news/notizie inventate ed irreali dall’alba a mezzanotte, buttare giù una marea di macro-informazioni inventate (forse sono di Emanuela, risultati entro lunedì, appartengono ad una donna, etc…), mettere in mezzo teorie e nomi che non esistono, l’unica cosa che un “giornalista” serio doveva fare era la seguente: starsene zitto.

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Limitarsi a riportare semplicemente quello che c’era senza inventarsi il resto. Non avanzare ipotesi probabilistiche-interpretative che non esistono, non mettere in mezzo informazioni irreali, non veicolare cose mai dette, mai espresse, mai sentite, senza fonte e senza certezza. Non dire “potrebbe essere che…” ma dire solo ciò che ci era dato realmente sapere. Cioè: nulla. Ma è dura guadagnare con notizie “vuote”, giusto? Devono pur assicurarsi la paga mensile. Più le notizie sono imbastardite di micro e macro informazioni “grasse”, maggiore è il monte di visualizzazioni giornaliero.

Bisognava stare zitti e mettere in gioco quei due nomi solo quando si avrebbe avuto la certezza che quelle ossa potessero effettivamente avere a che fare con loro, Emanuela e Mirella. Così un vero giornalista, professionista o pubblicista che sia, si sarebbe comportato. Ma il potere del clickbait è come il sesso: è difficile resistergli. In gioco ci sono troppi soldi grazie alla monetizzazione digitale (+ click unici con pubblicità integrate = più introiti). E’ stato quindi dura non creare l’ennesimo caso di vaporware editoriale online. Menomale che per diventare “giornalisti” bisogna: avere la laurea, fare il master, fare 2 anni di servizio in regola presso una testata registrata presso il tribunale e superare l’esame per il patentino. Dietro questi “articoli” c’è gente che ha esattamente questi requisiti: menomale, eh!

Ora, dopo tutto questo casino, dopo tutto questo frastuono iperbolico, cosa hanno ottenuto? Qual’è stato il risultato per “il mondo”? A noi cosa è venuto tra le mani? Solamente false speranze create ad hoc. Ovvero, il nulla. Per loro, tanti click gratuiti grazie ai quali potranno così constatare che si, questo mese hanno guadagnato di più grazie al programma di monetizzazione Google AdSense.

E dopo tutto questo bordello, cosa ne viene? Che il giornalismo italiano ha denotato tutte le falle, l’ignoranza e un modello fallimentare di gestione, passaggio e creazione dell’informazione che ha del diabolico. Tutto da rifare? Più che altro, c’è da chiedersi come questi “giornalisti” di questo meraviglioso “sistema editoriale italiano” non abbiano rispetto nemmeno dei morti. E delle loro famiglie. Domanda retorica? Certo: chi è ignorante agisce sempre per ignoranza, senza rendersene conto.


Cronologia della vergogna
Ricetta “frittatone misto di cipolle

Ingredienti:

  1. 500g di sensazionalismo
  2. 800g di dati temporali e sostantivi (nomi di cose e persone) inesistenti
  3. Interpretazioni inventate vendute come realtà probabile al 90%
  4. 300g di colpa alla Chiesa

Fake news vs. realtà 

  • Fake news: forse le ossa sono di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori
    Realtà: nesso inventato di sana pianta dalla prima testata che riuscì a mettersi dinanzi la Nunziatura il giorno del ritrovamento: info poi copiata da tutte le altre! Nessuno poteva fare illazioni del genere senza una fonte ufficiale.
  • Fake news: le ossa sono forse di una donna tra i 25 e i 30 anni
    Realtà: nessuno dei medici aveva mai detto alcunché, nessuno aveva mai parlato.
  • Fake news: risultati delle ossa entro lunedì (strategia ripetuta per 4 settimane ad ogni settimana)
    Realtà: nessuno dai laboratori medici aveva mai detto una tale cosa.
  • Fake news: risultati del profilo genetico entro lunedì
    Realtà: dato inventato di sana pianta: mai esposto nulla del genere da parte dei medici, della polizia, dell’analisi scientifica
  • Fake news: risultati del DNA la prossima settimana
    Realtà: falso. Nessuno dei laboratori della scientifica si era anche solo lontanamente esposto. Abbiamo avuto i primi risultati preliminari solo dopo quasi 4 settimane, la prova del carbonio 14 è stata fatta soltanto il 30 novembre e per la comparazione del DNA sarebbe servita ancora qualche altra settimana. Nessuno della polizia scientifica aveva mai detto che si avrebbero avuti risultati sulle ossa, sul profilo genetico e sulla comparazione del DNA entro una 7 giorni. Solo quando la fonte ufficiale ha parlato (la polizia scientifica), si è venuto a sapere che ci sarebbero volute settimane e settimane e che la datazione sarebbe stata fatta solo il 30 novembre (un mese dopo).

Risultato:

  1. non è mai esistito nessun nesso Orlandi/Gregori
  2. i primi risultati sarebbero venuti solo un mese dopo e mai “entro lunedì”
  3. nessuna info ufficiale ha varcato le soglie dei laboratori di analisi se non prima di 3 settimane
  4. tutte le info sulle ossa, su chi potrebbero appartenere e altro sono state puramente inventate.

92 minuti di applausi al giornalismo italiano!

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“Ma Fabio, noi abbiamo solo fatto un ipotesi per il bene del popolo: è il nostro dovere di giornalisti…”

Ho due risposte per te: la prima è un immagine che vale più di mille parole.

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La seconda non te la dico perchè so un signore (cit).

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