Quel giorno in cui avrei dovuto incontrare padre Amorth, 3 mesi prima che morisse

Era un giorno del mese di giugno del 2016. Vivevo a Roma e, come molti in cerca di grazia verso mete ignote, senza guide spirituali in terra e senza punti di riferimento metafisici, Dio et Revelatio esclusi, ero nel mezzo del nulla, ignaro di quale direzione prendere e verso un obiettivo che non riuscivo a concretizzare. Un giorno, il mio coinquilino, amico di vita e compagno di avventure (ciao, Simo), mi informò su un incontro di preghiera che padre Amorth avrebbe tenuto presso la chiesa San Camillo de Lellis, vicino la fermata della metro A Barberini. Faceva caldo, ero stanco, non particolarmente interessato ad uscire all’ora di punta per partecipare a qualcosa che avrebbe avuto inizio al mezzodì e, sopratutto, non volevo che il mio corpo si abbracciasse con la calura romana.

In quel giorno, dunque, padre Amorth avrebbe tenuto un incontro e fu solo la sua presenza a smuovermi ad un’ora così calda della giornata. Decisi di fare uno sforzo psichico e fisiologico e mi buttai così nella calura romana, un impasto di caldo siculo e di afa meridionale di alto livello. Una delle gradazioni di calore più intense che abbia mai sentito. Si, l’impatto con il caldo mi fece venir voglia di girarmi, tornare indietro e lasciare che il «tempo» scorresse da sé senza fare nulla, ma quel giorno preferivo senza dubbio poter incontrare padre Amorth. Erano anni che leggevo i suoi libri e non avevo mai avuto l’opportunità di vederlo dal vivo. Soltanto nelle copertina dei suoi libri e nelle immagini del web potei vederne il volto.

car on road near concrete buildings

Nel mezzo della selva urbana di Roma Capitale, mi avviai verso la metropolitana, la “mitica” stazione Cornelia, parte del quartiere “Aurelio”, uno dei trentacinque quartieri del comune; area denominata da strade imbrattate e sporche, negozi abbandonati a sé stessi come se fossero residui del dopo guerra, marciapiedi non pervenuti, percorsi pedonali improvvisati in mezzo alla super strada con risorse urbane tipo costruzione dei Lego, angoli della strada che fungono da punto raccolta dell’immondizia ed una caterva di mura e di superfici degni di una situazione da scenario apocalittico. Il viaggio in metro fu per me momento di gaudio. La metro, sopratutto quella romana, può regalarti esperienze indimenticabili. Se non avete visto persone in preda alla cocaina o adolescenti vomitare su sé stessi alle 23.30 di sera, non potete comprendere appieno cosa intendo. Uscito dalla stazione, ben ricordo quale sensazione ebbi: mi sentii smarrito e perduto. Il caldo mi si buttò sul volto, spiattellandomi in faccia tutto il suo potere e portando i pori della mia pelle a buttare fuori liquidi come se fossero fontane. Mi incamminai verso la chiesa mentre il calore da mezzogiorno mi circondava dalle caviglie in su e mi agguantava il collo, stringendomi in una morsa invisibile ai miei occhi ma ben percettibile a livello fisico. Camminare verso la chiesa, in una stradina in salita, con più di 34°, verso le 14.30 del pomeriggio, fu per me come camminare con una decina di chili di cemento attaccati alla caviglia lungo la salita dell’entroterra Ligure verso Borzone. Si rivelò, a tratti, un’esperienza mistica.

Appena arrivai dinanzi la Chiesa, sentii in me un piccolo grado di emozione; di quelli flebili, che non ti porti dietro sul lungo periodo, ma pur sempre presenti. L’emozione c’era: flebile, marginale, di quelle sedute in un angolino del mio cuore… era lì e mi accompagnava. Entrai in chiesa pensando che avrei trovato una folla tipo San Pietro: mi ritrovai in mezzo a poco più di una ventina di persone. L’incontro non era stato nemmeno particolarmente promosso. Così, soltanto un piccolo numero di anime era là ad assistere. Mi sistemai alla sinistra del colonnato in pietra e attesi il suo arrivo, affinchè potessi vederlo da una prospettiva ottimale. Mi misi a fare avanti e indietro lungo lo spazio laterale, ponderando tra me e me e divenendo autore di un solco sulla superficie stile trincea. Proprio quando sarebbe dovuto iniziare l’incontro, giunse un uomo, il quale, avvicinatosi al microfono, ci diede l’infausta notizia.

«Padre Amorth sta male e oggi non potrà presentarsi. Lo sostituisco io. Farò una breve catechesi e poi vi sarà un momento di preghiera».

Ovviamente, dopo aver fatto il tragitto tipo cattolico in pellegrinaggio mariano, mi scese il latte alle ginocchia nel constatare che non avrei visto una figura che desideravo poter incontrare da circa cinque anni. Fermi tutti: la preghiera è sempre preghiera, ed essa può esser tale indipendentemente dalla qualità del mediatore; di seguito, un momento di preghiera, con o senza tal dei tali, è sempre sacrosanto. Ma quel giorno avrebbe dovuto esserci padre Amorth e fu deludente sapere che non lo avremmo visto nemmeno in video proiezione. Ci dissero che la volta dopo avremmo potuto vederlo e che sarebbe stato con noi; ma anche la volta dopo non si presentò, sempre per motivi di salute. Non ebbi mai più l’occasione di poterlo vedere.

Soltanto tre mesi dopo, il 16 di settembre, padre Amorth sarebbe morto lasciando per sempre questa terra. Conscio che la morte non esiste, so benissimo che, nel caso in cui si sia salvato (cosa che credo fortemente), padre Amorth è già santo nei cieli. È lì, laddove vi sono Maria Santissima, gli Angeli e i Santi, nella contemplazione eterna e simultanea di Dio. Se così è, si ha un’anima in più che possa pregare per noi. Se un giorno dovessi pregarlo nel mio cuore, potrò senz’altro percepirlo nell’interiorità dello spirito; e se un giorno la Chiesa si farà carico della canonizzazione e autorizzerà il culto almeno a livello locale (dichiarandolo perlomeno beato), potrò perfino pregarlo e richiederne l’intercessione per una grazia qualsiasi tramite una preghiera canonica, ufficiale.

Quel giorno, così, avrei voluto incontrarlo, ma non fu concesso da colui il quale ogni cosa può. Direttamente dal Cielo, previo permesso divino, un’anima santa può comunque venir informata su di un’anima che ancora vive, cresce, cammina e soffre quaggiù, vivendo la sua vita corporificata nel creato sensibile. Lassù si può saper di quaggiù, qualora Dio lo voglia. Ci può essere comunione spirituale tra un’anima della terra ed un’anima santa del Purgatorio o del Paradiso, mediante la preghiera del cuore. Quindi, caro padre Amorth, riservati di fare anche solo una preghiera per noi tutti e di dedicarci anche solo un istante dell’eternità nella quale, al momento in cui scrivo, ti trovi. Me incluso. Perchè quel giorno, in fondo, ero venuto apposta per te e persi la possibilità di conoscerti, qui sulla terra, davvero per poco.

Ora che non c’è più, possiamo sempre e comunque usufruire del suo testamento spirituale, oggi come allora: del suo apostolato e delle sue opere lasciate ai posteri. Egli potrà pregare per noi dal cielo e noi potremo ancora usufruire delle sue bellissime preghiere di liberazione e benedizione, quelle che ci ha lasciato, così come usufruire dei suoi scritti, uno più interessante dell’altro, così come gustarci le sue bellissime interviste. La morte è un passaggio – è l’anima che si separa dal corpo e giunge all’eternità – e padre Amorth, questo passaggio, l’ha già vissuto. Non lo si potrà più vedere in una Chiesa, né tantomeno altrove, certo, ma egli è vivo, poichè la morte non è la cessazione dell’esistenza; la vita prosegue sicché l’anima è eterna. Forse, un giorno, ci incontreremo in un posto senz’altro più bello.

L’eterno riposo
Dona loro, o Signore,
e splenda ad essi la luce perpetua.
Riposino in pace.
Amen

12 pensieri su “Quel giorno in cui avrei dovuto incontrare padre Amorth, 3 mesi prima che morisse

      1. Padre Amorth – come lo chiamano tutti (si dovrebbe dire, a rigore, don Amorth perchè sacerdote paolino, ma va bene lo stesso) – abitava nei pressi di casa mia. Infatti, a diversi isolati da dove abito io c’è la casa generalizia dei sacerdoti paolini e alcune volte ho sottoposto a lui alcune questioni scritte utilizzando la portineria della medesima casa generalizia come interscambio di messaggi tra cui le mie favole – scritte a cavallo del 2006-2007 – e alcuni scritti in cui gli chiedevo preghiere. Non ho letto niente di lui e non l’ho mai visto “all’opera” nè come conferenziere nè come esoricista, però conservo un ricordo molto familiare e gradevole di costui.

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