Quel giorno in cui avrei dovuto incontrare padre Amorth… 3 mesi prima che morisse


Era un giorno del mese di giugno del 2016. Vivevo a Roma e, come molti in cerca di fortuna verso mete ignote e senza punti di riferimento, ero nel mezzo del nulla, in preda a me stesso, verso una direzione che non riuscivo a concretizzare. Un giorno, il mio coinquilino, amico di vita e compagno di avventure, mi informò su un incontro di preghiera che padre Amorth avrebbe tenuto presso la chiesa San Camillo de Lellis, vicino la fermata della metro A Barberini. Faceva caldo, ero stanco, non particolarmente voglioso di uscire all’ora di punta per partecipare a qualcosa che avrebbe avuto inizio di primo pomeriggio e, sopratutto, non avevo tanta voglia di sorbirmi il caldo romano.

(Si ragazzi, se non sapete cos’è il caldo romano, non dovete fare altro che recarvi a Roma durante l’estate ed uscire verso l’ora di pranzo. Rimpiangerete di aver fatto ciò.)

Quel giorno, dunque, padre Amorth avrebbe tenuto un incontro e fu solo la sua presenza a smuovermi ad un ora così calda della giornata. Decisi di fare uno sforzo psichico e fisiologico e mi buttai così nella calura romana, un impasto di caldo siculo e di afa meridionale di alto livello. Si, l’impatto con il caldo mi fece venir voglia di girarmi, tornare indietro e buttarmi in piscina, ma quel giorno preferivo senza dubbio poter incontrare padre Amorth. Erano anni che leggevo i suoi libri e non avevo mai avuto l’opportunità di vederlo dal vivo.

car on road near concrete buildings
Photo by Anthony Macajone on Pexels.com

Nel mezzo della selva urbana di Roma Capitale mi avviai verso la metropolitana, la “mitica” stazione Cornelia, un area del comune caratterizzata da strade sporche, negozi abbandonati a se stessi, marciapiedi del dopo guerra, percorsi pedonali improvvisati in mezzo alla super strada tipo costruzione dei Lego, angoli della strada che fungono da punto-raccolta dell’immondizia e muri degni di una situazione da scenario apocalittico. Il viaggio in metro fu per me momento di gaudio. La metro, sopratutto quella romana, può regalarti esperienze indimenticabili. Se non avete visto persone in preda alla cocaina o adolescenti vomitare su stessi alle 11.30 di sera, non potete capire cosa intendo. Uscito dalla stazione, ben ricordo quale sensazione ebbi: mi sentii smarrito e perduto. Il caldo mi si buttò sul volto, spiattellandomi in faccia tutto il suo potere e portando i pori della mia pelle a buttare fuori liquidi come se fossero fontane. Mi incamminai verso la chiesa mentre il calore da mezzogiorno mi circondava dalle caviglie in su e mi agguantava il collo, stringendomi in una morsa invisibile ai miei occhi ma ben percettibile a livello fisico. Camminare verso la chiesa, in una stradina in salita, con più di 30°, verso le 14.30 del pomeriggio, fu per me come camminare con una decina di chili di cemento attaccati alla caviglia lungo la salita dell’entroterra Ligure verso Borzone. Si rivelò, a tratti, un esperienza mistica.

Quando arrivai dinanzi la chiesa avevo un piccolo margine di emozione; di quelli insignificanti, che non ti porti dietro lungo la vita, ma pur sempre presenti. L’emozione c’era: flebile, sottile, di quelle sedute in un angolino del mio cuore… era lì e mi accompagnava. Entrai in chiesa pensando che avrei trovato una folla tipo San Pietro: mi ritrovai in mezzo a poco più di una ventina di persone. L’incontro non era stato nemmeno particolarmente promosso. Così, soltanto un piccolo numero di persone era là ad assistere. Mi sistemai alla sinistra del colonnato in pietra e attesi il suo arrivo, quello di padre Amorth. Mi misi a fare avanti e indietro lungo lo spazio laterale, divenendo l’autore di un solco sul pavimento stile trincea. Proprio quando sarebbe dovuto iniziare l’incontro, giunse un uomo, il quale, avvicinatosi al microfono, ci diede l’infausta notizia. “Padre Amorth sta male e oggi non potrà presentarsi. Lo sostituisco io. Farò una breve catechesi e poi vi sarà un momento di preghiera”. Ovviamente, dopo aver fatto il tragitto tipo cattolico in pellegrinaggio mariano, mi scese il latte alle ginocchia nel constatare che non avrei visto una figura che desideravo poter incontrare da circa cinque anni. Fermi tutti: la preghiera è sempre preghiera; di seguito, un momento di preghiera, con o senza tal dei tali, è sempre sacrosanto. Ma quel giorno avrebbe dovuto esserci padre Amorth e fu deludente sapere che non lo avremmo visto nemmeno in video-proiezione.

Ci dissero che la volta dopo avremmo potuto vederlo e che sarebbe stato con noi; ma anche la volta dopo non si presentò, sempre per motivi di salute. Non ebbi mai più l’occasione di poterlo vedere. Solo tre mesi dopo, nel mese di settembre, padre Amorth sarebbe morto lasciando per sempre questa terra. Conscio che la morte non esiste, so benissimo che, nel caso in cui si sia salvato (cosa che credo fortemente), padre Amorth è già nei cieli. Se così è, significa che, se un giorno dovessi pregarlo nel mio cuore, potrò senz’altro sentirlo a livello spirituale; e se un giorno la Chiesa si farà carico della canonizzazione e autorizzerà il culto almeno a livello locale (dichiarandolo perlomeno beato), potrò perfino pregarlo e richiederne l’intercessione per una grazia qualsiasi tramite una preghiera canonica, ufficiale. Per tutto ciò ci vorrà tempo.

Quel giorno, così, avrei voluto incontrarlo, ma non fu destino. Direttamente dal cielo, previo permesso divino, un anima santa può comunque sapere di un anima che ancora vive, cresce, cammina e soffre quaggiù. Ci può essere comunione spirituale tra un anima della terra ed un anima santa del Purgatorio o del Paradiso… con la preghiera del cuore. Quindi, caro padre Amorth, riservati di fare anche solo una preghiera per noi tutti e di dedicarci anche solo un istante dell’eternità in cui, al momento in cui scrivo, ti trovi. Me incluso. Perchè quel giorno, in fondo, ero venuto apposta per te e persi la possibilità di conoscerti qui, sulla terra, davvero per poco. Ora che non c’è più, possiamo sempre e comunque usufruire del suo testamento spirituale oggi come allora, ovvero come quando era ancora tra di noi. Egli potrà pregare per noi dal cielo e noi possiamo ancora usufruire delle sue bellissime preghiere di liberazione e benedizione, quelle che ci ha lasciato, così come usufruire dei suoi scritti lasciati ai posteri, uno più interessante dell’altro. La morte è un passaggio e padre Amorth, questo passaggio, l’ha già vissuto. Non lo si potrà più vedere in una Chiesa, né tantomeno altrove, certo, ma egli è vivo, perchè la morte non esiste e l’anima è eterna. Forse, un giorno, ci incontreremo in un posto senz’altro più bello.

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