Vi racconto cosa accade nell’istante in cui appare la Madonna a Medugorje

Ogni volta che vado a Medugorje, di norma, capito durante l’apparizione mensile del 2 o del 25. Se sono a Medugorje durante il giorno dell’apparizione, è inevitabile che ci vada. Non posso non andarci dal momento che sono lì. L’apparizione è poi mattutina, intorno alle ore 9, ed io, a quell’ora, non ho niente da fare. Di certo non amo stare a letto, dal momento che sono a Medugorje e ho un intero villaggio da vivere. Meno che mai andrei a fare colazione da solo, quando tutto il paese è radunato ai piedi del Podbrdo.

Quando mi incammino verso l’apparizione, sono sempre l’ultimo di una fila che ricorda uno sciame umano di pellegrini in movimento; un po’ come accadeva durante i grandi pellegrinaggi croati nei primi anni 80′, quando file di genti si muovevano per raggiungere Medugorje a piedi dalla Croazia. Sciame che sembra non avere termine. Non si sa dove parta e dove finisca, come se varcasse la linea dell’orizzonte. Con il mio passo felpato, stile gatto solitario alla ricerca di un “dove”, supero sempre tutti quei gruppetti che, per fare una trentina di metri, ci mettono circa 20 minuti. E poi mi incammino, sorseggiando nell’anima ogni frammento di Medugorje. Faccio mio ogni metro quadro, ogni dettaglio.

Mi godo ogni cosa che ho dinanzi e di lato. La stradina vecchia. Le case diroccate del 900′.  Le mille pensioni ognuna con uno stile unico. La casetta di Radio Maria, che non sono mai riuscito a trovare aperta, con padre Livio all’interno. I terreni incolti che, un giorno, ospiteranno l’ennesimo albergo. Ed infine giungo ai piedi della collina, all’altezza della casa di padre Silvano. Non sono solito mettermi nella ressa. Lo feci una volta, il 2 di agosto del 2013, e non mi piacque per niente. Non mi piacque starmene lì, a pochi centimetri da qualsiasi creatura, senza poter muovere una mano che sarei senz’altro entrato a contatto con qualcun altro. Così sono anni che sono solito mettermi lontano da tutti, all’inizio di quell’unica fila che copre una parte del villaggio, dai piedi del colle fino in cima.

Tutto ciò che si sente è un insieme antologico di suoni tra i più disparati. E’ tutto lì, messo assieme e impastato. Talvolta il rumore è indecifrabile e difficilmente l’attesa dell’apparizione è quieta. Il cocktail sonoro può piacere o infastidire, sopratutto per coloro che preferirebbero attendere l’apparizione già nel silenzio. Si possono percepire le chiacchiere e le piccole litigate, i passi di di coloro che sopraggiungono, le persone che si siedono e si alzano, i cellulari, le Ave Maria recitate, i rumori dei rosari e delle collanine spostati dai potenziali acquirenti nei piccoli negozietti, i gruppi provenienti da ogni parte del mondo e quant’altro.

E lì me ne sto, sorseggiando pensieri, osservando le genti, pregando, recitando Ave Maria, guardando le persone andare e venire, quand’ecco che…. sono le ore 9 e c’è qualcosa che sta accadendo. Ogni cosa si zittisce. Gli uccellini non cantano più. Non c’è foglia che si muova e che sia capace di farsi sentire. Non una singola informazione sonora esce da quell’angolino di terra. Tutto giace nel silenzio. Un silenzio supremo, universale, totalitario nel suo incedere. Il silenzio ci comunica che si, Maria Santissima, Regina dei Santi e di tutti gli Angeli, sta apparendo alla veggente di Medugorje. Spesso, nella propria anima, si percepiscono cose quali pace, liberazione, guarigione, amore.

Il silenzio, tanto surreale quanto inusuale, ci accompagna dal momento in cui il terzo flash di luce, dinanzi gli occhi della veggente, precede l’apparizione mariana, fino al momento in cui la Madonna ci lascia, ritornando alla casa del Padre. Questo è ciò che si vive: un silenzio sovrannaturale, dove ogni cosa, dinanzi l’evento più importante del mondo, si acquisisce, zittendosi dinanzi l’arrivo di Maria SS. Perfino la natura sa del suo arrivo. Ed ogni cosa, assieme al creato organico e vegetale, si china dinanzi a lei, mostrando un rispetto celeste per la sua presenza. Quel pezzo di terra fa parte del regno celeste, e ad esso appartiene. Solo quando il silenzio ha termine, nell’istante in cui ogni cosa riprende il suo corso, si capisce che l’apparizione ha avuto termine. E tutto torna come prima. Il messaggio viene letto e il frastuono fa nuovamente capitombolo ai piedi del colle. Un giorno, se anche voi andrete a Medugorje, sperimenterete tutto questo, costatando la soprannaturalità della cosa.

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