Il Sacramento della Riconciliazione (2) Quando provi vergogna a confessare un peccato, vuol dire che devi dirlo

Sei lì in ginocchio davanti il sacerdote mentre ti stai confessando. Vuoi confessare il peccato mortale che hai commesso, vuoi enunciare i tuoi peccati. Sei lì che ne butti fuori qualcuno, parli dei primi che ti vengono in mente, quand’ecco che dal cuore arriva il momento in cui devi esporre il peccato che ti causa vergogna. Ce n’è uno per ognuno di noi. Teoricamente, ogni peccato potrebbe di fatto causare vergogna nell’anima del fedele: dipende da fedele a fedele. Può essere la bestemmia, il furto, l’adulterio, l’aver offeso pesantemente qualcuno, l’aver ucciso, il peccato impuro contro il Sesto Comandamento. Così, arriva il momento in cui devi dirlo, questo peccato che tanto ti causa un blocco. Prendo come esempio il peccato impuro in quanto è quello che più di ogni altro suscita vergogna. Ed è anche quello che più di ogni altro causa difficoltà per coloro che si devono confessare.

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Facciamo che hai in mente di confessare il peccato della masturbazione, ovverosia il peccato impuro solitario. Potrebbe anche essere un qualsiasi peccato impuro contro il Sesto Comandamento (che sia solitario, di coppia, al di fuori del Matrimonio, tra due coniugi). Ce l’hai nella mente ed è lì che scende dalla testa verso la bocca, si poggia sulla lingua, pronto per essere confessato, hai deciso che lo dirai, le parole dentro di te sono pronte, quand’ecco che… non lo confessi per vergogna. Qui, attorno a questo micro meccanismo mentale, perlopiù psicologico ed emotivo, si cela il maligno. È infatti il demonio che entra in azione quando proviamo vergogna. È il suo obiettivo: non farci confessare per vergogna. Far sì che quel peccato rimanga taciuto, non confessato! È un inganno diabolico, un errore satanico terribile non confessare il peccato taciuto.

Un peccato mortale non confessato, previa omissione deliberata, volontaria e consensuale, rimane tale: un peccato mortale non confessato. La confessione, il Sacramento della Riconciliazione, viene così vanificata, viene a mancare uno dei due fondamenti teologici su cui si basa il Sacramento: l’accusa dei peccati. L’anima esce dal confessionale ancora in peccato mortale. È dunque necessario che il peccatore confessi, accusi, ogni peccato che ha dentro! In quella specifica frazione di spazio e di tempo, quando provi una marcata e persistente vergogna interiore, avviene la lotta con il demonio. Se trattieni il peccato senza confessarlo (per vergogna), quella bestia lurida del demonio vince. Se lo confessi, oltre a vincere la battaglia, compiere il passo della maturità, superare la challenge e diventare un po’ più un uomo (o donna), causi anche la sconfitta del maligno.

Lui vuole farti provare vergogna e portarti a tacere: è il suo obiettivo nel momento in cui sei dentro il confessionale. Il suo primo obiettivo ancor prima di questo è di non farti confessare neanche ma, dal momento che in confessionale ci sei andato, il maligno non si da per vinto. La sua ultima carta da giocare contro di te, ora che sei dentro il confessionale, è la vergogna: quel sentimento che entrò nel mondo nel momento in cui Adamo ed Eva commisero il peccato originale.

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Sii forte e umiliati dinanzi il confessore, non preoccuparti della sua reazione, non devi tener conto di come appari o di come lui potrebbe vederti. Ciò che hai nel cuore va depositato sulle labbra e poi espulso, buttato fuori. Concludendo, se durante la confessione di un peccato mortale subentra la vergogna, quel che devi fare e buttare fuori quel dragone che hai dentro e per il quale ti vergogni in modo bruciante: sia la bestemmia o il peccato impuro o l’adulterio o il furto o qualcos’altro. Se lo butti fuori, lo scoglio della vergogna viene abbattuto e la confessione ha così successo: l’anima viene quindi assolta e ritorna in grazia di Dio. La vergogna va superata e in ciò è richiesto, nonchè necessario, un atto della propria volontà: puoi poi collaborare con la grazia divina, che si ottiene pregando, per avere la forza necessaria per superare lo scoglio.

Visione dell’Inferno di don Bosco


All’improvviso cominciai a vedere dei giovani che cadevano nella caverna ardente. La guida mi disse: ‘L’impurità è la causa della rovina eterna di tanti giovani!’. 
– Ma se hanno peccato si sono poi anche confessati. 
– Si sono confessati, ma le colpe contro la virtù della purezza le hanno confessate male o del tutto taciute. Ad esempio, uno aveva commesso quattro o cinque di questi peccati, ma ne ha detto solo due o tre. Ve ne sono alcuni che ne hanno commesso uno nella fanciullezza e per vergogna non l’hanno mai confessato o l’hanno confessato male. Altri non hanno avuto il dolore e il proposito di cambiare. Qualcuno invece di fare l’esame di coscienza cercava le parole adatte per ingannare il confessore. E chi muore in questo stato, decide di collocarsi tra i colpevoli non pentiti e tale resterà per tutta l’eternità. Ed ora vuoi vedere perché la misericordia di Dio ti ha portato qui?

La guida sollevò un velo e vidi un gruppo di giovani di questo oratorio che conoscevo bene: tutti condannati per questa colpa. Fra questi ce n’erano alcuni che in apparenza avevano una buona condotta.


Vi sono casi di persone che si sono dannate perché tacevano i peccati in confessionale o li confessavano male, morendo poi in peccato mortale pur essendosi confessati; questo significa confessarsi male, vanificando il sacramento e invariando lo stato dell’anima, che entra in confessionale da mortale e vi esce allo stesso modo. Quel che bisogna fare è trarre coraggio e sfidare se stessi, umiliandosi dinanzi a Dio: confessare ciò che ci causa vergogna per essere lavati dal sangue di Cristo, compiendo così con successo il Sacramento della Riconciliazione.

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