Lo Spirito Santo colpisce ancora: le meraviglie dell’opera “Innamorati di Gesù e della Madonna” di Dario Gritti e dei suoi tanti giovani


Dopo aver avuto l’esperienza con Dario nel giugno del 2016 e dopo averlo nuovamente incontrato nell’agosto del 2018, il sottoscritto incrocia di nuovo il suo destino con quello del carismatico di Bergamo, precisamente per la quarta volta…
Leggi la mia prima esperienza.
Leggi la mia seconda esperienza.
La terza, accaduta l’11 di settembre, verrà forse un giorno raccontata. 

Il 25 di novembre mi trovavo avvolto in una piccola nuvola di aria, di polvere e di sporcizia; ero lì sopra che vi giacevo sdraiato quando tutto, intorno a me, sembrava urlare “stai sopra il letto tutto il pomeriggio!” non uscire!” “non fare niente!”. Guardavo le mura, i mobili e il soffitto e non trovavo via di uscita. Potevo sentire il silenzio mentre mi sussurrava bravo, così, sdraiato sul tuo letto, non ti muovere. Fermo eh!

Dentro di me sentivo di voler fare qualcosa, ma non sapevo cosa. Ed era ciò che mi chiedevo: cosa potrei fare adesso? Conversare con te stesso non è la miglior soluzione per trovare una risoluzione ai tuoi problemi. Piuttosto è la soluzione migliore per rimanere impantanato in un circolo mentale vizioso dal quale non riusciresti più ad uscirne. Ed io, quel giorno, come in tante altre giornate, stavo facendo la stessa fine, raggiungendo il delirio dell’indecisione.

Ore 17.30. “Ma si, quasi quasi, vado a Bergamo. Oggi c’è l’incontro giovani con Dario Gritti…”
Mi alzo. Faccio per vestirmi. Nella realtà dei fatti ritorno a letto in posizione indiana, dialogando con me stesso nel silenzio, mentre i miei occhi sono puntati in un punto indefinito del muro ed in loop infinito mi continuo a domandare “cosa potrei fare oggi?”.
Ore 17.32. “Bhe, ma si dai, andiamo lì…”
Ore 17.34. “Vado o non vado? Se parto ora arriverei pure in tempo. Mah, quasi quasi…”
Ore 17.37. “Bhe dai, andiamo… si dai. Vado”
Ore 17.38. “E se poi va male? E se poi arrivando in ritardo non mi fanno entrare?”
Ore 17.40. “Bhe, magari potrei andare la prossima volta…”
Ore 17.42. “Ma magari parto adesso…”
Ore 17.43. “Si ma poi cosa faccio? E se mi trovo male?”
Ore 17.45. “Dai vado. Ok, vado”
Ore 17.47. “E che… non lo so, magari potrei andare un altra volta”
Ore 17.49. “Bhe, si son fatti quasi le 6, poi arrivo tardi… magari Dario si arrabbia”
Ore 17.50. “Mah, è tardi ormai… fossi partito venti minuti fa! Ma ormai è troppo tardi! Mi sa che non vado più”
Ore 17.51. “Ma si, ma chi se ne frega, vado!”
Ore 17.52. “Però è tardi, magari mi sgrideranno, non mi faranno entrare, sarà la fine. Dario si arrabbierà da morire”
Ore 17.53. “Ma si… chi se ne frega del ritardo, vado e basta!”
Ore 17.54. “Però è tardi, magari si arrabbieranno…”
Ore 17.55. “Ma si dai! Anche se arrivo tardi? Cosa succederà mai?”
Ore 17.56. “Ma magari mi dicono qualcosa…”
Ore 17.57. “Ok e dopo che si arrabbiano? Cosa mi potranno dire?”

Alle 18.07 circa sono dentro l’autostrada. Si, mi sono deciso, mi sono vestito, sono partito e, da bravo simpatizzante della scimmia, mi sono portato pure delle banane. Per mangiare, che non si sa mai, sapendo oltretutto che non farò cena. Velocemente ho raggiunto l’imbocco autostradale e mi sono avviato verso l’A4. Lungo il tragitto, pensieri negativi assaltano la debole fortezza della mia mente:

  • “Ma tanto arriverai tardi e vedi che strigliata ti farà Dario davanti a tutti. Torna indietro
  • “Non capisci? Arriverai tardi. Avranno già cominciato. La porta sarà chiusa e non ti faranno entrare. Torna indietro
  • “Appena arrivi, sarai in ritardo e Dario se la prenderà con te. Non hai scampo. Verrai umiliato da Dario dinanzi a tutti. Esci qui e torna indietro

Resistendo eroicamente contro pensieri di ogni tipo, decido di andare avanti lo stesso. Non mi ferma né la pioggia, né la contro-voglia di fare retromarcia. Giungo, per intercessione di padre Pio e del beato Isidoro de Loor, alle ore 20.10 circa. L’emozione sopraggiunge nel mio cuore. Ogni azione mi viene accompagnata da un brivido emotivo che mi fa traballare ad ogni gesto che compio. Giro le chiavi della macchina, apro lo sportello, poggio il piede sinistro a terra e sono più vicino a entrare: tutto, in me, trema. Ho dinanzi a me la struttura che fa denotare le sue origini sorgenti; una statuina della Madonna, posta nella vetrata laterale, ricorda invece la nuova identità assunta. Mi avvicino, quand’ecco che giunge il momento che ho idealizzato nella mia mente per tutto il pomeriggio: è il momento di varcare la porta. Come sarà?

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Mi avvicino, spingo delicatamente la porta, varco la soglia che separa l’esterno dall’interno… quand’ecco che accade. Sono dentro.Varcata la porta, una fila di suore e frati sono lì che mi accolgono; mi ritrovo così a ricevere una decina di sorrisi splendenti, in buona fede, i quali mi vengono inviati come piccole frecce di luce all’unisono. Giungono nel mio cuore e, a poco a poco, mi sento sciogliere. Una giovane suora mi accoglie, si ferma dinanzi a me e mi parla. Mi chiede come sto, come è andato il viaggio… Una ragazza consacrata che mi considera con gioia è un soffio dei venti dello Spirito Santo. Mi si avvicinano altre persone; vedo in loro un sorriso che si dona a me dinanzi ed accoglie l’anima mia. E’ un sorriso spiazzante, reale, vivo. Mi piazzo nell’angolino vicino la porta che conduce ad uno stanzino, poco prima del percorso a scendere che ci porta nell’area adibita alle preghiere e alle catechesi. La porta si apre ed esce Dario Gritti in persona, mi passa dinanzi, mi saluta. “E’ da un po’ che non ti vedo”, mi fa. Il suo accento bergamasco è inconfondibile, caratteristico. Mi vengono incontro dei giovani, tutti sulla via della consacrazione, i quali mi sorridono. Suore e frati, tutti giovani, tutti bellissimi. Le suore sono uno spettacolo. Non ce n’è una che non sorrida.

Guardo nei loro occhi, vedo e scruto le loro pupille, attraverso le quali Dio mi comunica cose. Vedo in loro una fiamma di amore che, non si sa quando, dev’essere stata accesa dal loro incontro con Cristo. E’ una fiamma viva che prende vita e viene veicolata attraverso il loro sguardo, i loro occhi e il loro sorriso. Varca i confini materiali del mio corpo per giungere nel mio cuore e alimenta quella fiamma che anch’io, un giorno, ho ricevuto in dono per Cristo, dopo averlo conosciuto sei anni e mezzo fa.

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Dario ci chiama a raccolta per la catechesi, così, a poco a poco, ci dirigiamo verso l’area della preghiera, un piccolo spazio piuttosto largo, circolare, con delle sedie ai bordi. Vi sono tre statue davanti: quella di Maria SS, di padre pio e di Giovanni Paolo II. Mi siedo e la catechesi prende inizio. Dario chiama tutti a raccolta, tutti intorno a lui, tutti vicini all’altro e nessuno “in fondo”. Ci chiama ad avvicinarsi a se. Si crea un atmosfera intima, esclusiva, che ha del romantico. Intervalla discorsi ispirati dallo Spirito Santo a piccoli pezzettini di ironia sparsi qua e la. Mi fa ridere, la sua ironia mi piace. La catechesi dura un po’, forse un ora, forse un ora e mezzo, forse più. Non guardo mai il cellulare e non tengo conto dell’ora. I giovani sono tanti, ci sono credenti, non credenti, forse uno o due atei dichiarati. Man mano che si va avanti, si fanno avanti anche le domande. Dario risponde a tutti, anche ai non credenti giunti lì per proporre qualche domanda scomoda.

Poi giunge il momento del rosario. Cinque bellissime decine di Ave Maria comunitaria vengono recitate e un piccolo pezzo di cielo è lì con noi. Il tutto infarcito di canti, i quali donano gioia e carica nello spirito. Hanno una forza emotiva unica. Non sono canti comuni. C’è qualcosa di speciale: la carica, le voci, gli arrangiamenti sono frutto di una gioia che comunica gioia, duplicandosi man mano che entra in noi.

Giunge infine l’imposizione delle mani, attraverso cui agisce la preghiera carismatica per la quale Dario è primariamente conosciuto e ch’egli dona gratuitamente a tutti. E ovviamente Dario non manca di farla a tutti. Sono il quarto, su una quarantina di presenti, a riceverla. Mi alzo e mi pongo dinanzi Dario. Mi impone le mani ed inizia a pregare su di me; ho gli occhi chiusi, quand’ecco che, d’improvviso, il mio cuore accelera.

Subisco una forte accelerazione cardiaca, come se il cuore stesse per varcare i confini del mio corpo e stesse per scappare a gambe levate verso un “altrove” che non posso raggiungere. Un istante del tempo e sono a terra. Lì, caduto, sdraiato sopra il pavimento della sala, mentre il gruppo prosegue il rosario e Dario continua la bellissima preghiera carismatica, ho il cuore che corre, corre e corre e non riesco a starci dietro. Sento come se Cristo mi stesse scrutando dentro. Il battito è verosimile alla velocità che raggiunge una vettura in corsa sui 230/km. Il mio respiro non segue di pari passi il mio cuore. Ho il petto che mi esplode. Rimango a terra per un po’ di tempo, almeno dieci minuti. Apro gli occhi: una fila di giovani è distesa tutt’intorno a me. Sono circondato da giovani stesi dall’azione dello Spirito Santo. Mi alzo e torno a sedere.

Dario prosegue la preghiera sugli altri. Mi guarda, mi fa l’occhiolino: una freccia di amore colpisce il mio cuore, nel centro delle mie ferite, aperte da tanti anni. Poco dopo, mi chiede “come stai? Vieni che te la faccio un altra volta”. Mi alzo e sono di nuovo da lui. Come inizia a pregare, sono di nuovo a terra: fuoco e fiamme mi penetrano per un istante del tempo, le sue mani si poggiano con dolcezza su di me quando sento calore, fuoco. Cado e il mio cuore torna ad accelerare. E’ forte, non lo sostengo. Cristo mi scruta, lo sento; sono in peccato, me lo ricordo bene, eppure la preghiera ha un effetto mostruoso. Apro gli occhi, le luci della sala sono accese, mi alzo. Mi giunge un microfono tra le mani. Sento Dario che dice: “raccontate cosa avete provato… a cominciare da quel ragazzo che si è appena alzato”. Prendo il microfono ed espongo quanto ho appena descritto.

Ognuno racconta la sua esperienza. C’è chi racconta di avere visto San Michele Arcangelo. Ci credo, è vero. La maggioranza di quelli presenti ha vissuto un esperienza forte che ha colpito l’anima e la mente. La serata giunge al termine ed è tempo di andare a casa. Una volta finita, capisco cosa mi è mancato nei gruppi di preghiera nei quali sono passato negli anni passati:

  • Essere considerato, con amore, spontaneità, semplicità.
  • Ricevere un sorriso, uno sguardo, una stretta di mano da cui avere un pochino di calore.
  • Sentirmi chiedere “come stai?”, “stai bene?”.
  • Avere una guida, un capo gruppo, che funga da fonte e che dia amore, considerazione, attenzione.

Arriva il momento di lasciare questo bellissimo posto; al mio cuore dispiace, ma così dev’essere. Giunge così la fine e mi proietto verso casa, portandomi questa serata meravigliosa ben incollata al mio cuore, in uno spazio ad essa riservata dove nessuno, se non io e Dio, possono entrare. Ma c’è ancora qualcos’altro che devo dirvi prima di lasciarvi.

Questo racconto, da me iniziato il 26 novembre 2018 e terminato solo oggi (data della pubblicazione), narra dell’incontro giovani avuto il 25 di quel mese. Giunto così a questo punto, mi rimane soltanto una cosa da dire. Potete immaginarlo: da quel giorno ad oggi, sono tornato da Dario ben altre 10 volte. E sono stati incontri meravigliosi, uno più bello dell’altro, i quali, settimana dopo settimana, stanno cambiando qualcosa in me, nel più profondo della mia anima: mi stanno portando verso un “altrove” che avevo smesso di sognare nel mio cuore. Un nuovo cammino di luce, verso l’orizzonte degli eventi ed oltre. Un cammino che per anni ho desiderato, agognato, sognato e che non ho mai avuto, nonostante anni di ricerche spese nei gruppi e nelle realtà più disparate.

Da quel giorno, tante sono le cose che il mio cuore ha vissuto e che custodisce al suo interno. Meraviglie costituite da sorrisi, gioie, canti, incontri, sguardi, parole, abbracci, episodi. Tutto ciò, nel tempo, verrà raccontato, affinché ciò che ho vissuto non rimanga in me, ma venga donato all’altro. Questo è ciò che Gesù mi chiede e questo è ciò che farò. Voglio che tutti voi sappiate cosa succede in questi incontri, cosa si vive, cosa accade a chi frequenta questo cammino. C’è qualcosa di grande che succede lì, presso gli Innamorati di Dario Gritti… e dei suoi tanti giovani. Questo, ragazzi miei, è solo l’inizio.

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