Padre Amorth nel 2005 affermò: «Satana è l’essere più imbecille dell’universo»

I falsi profeti della terra sono generalmente accumunati da un unico grande fattore denominatore: sono generalmente idolatrati dai popoli, amati dai più, ascoltati come leader spirituali. Nella realtà dei fatti sono anime vendute al principe del mondo. Più si è iniqui e autori di iniquità, più si ottiene potere e ammirazione. Più si vive nel peccato, trascinando nel proprio male le anime incaute, più si allarga la fanbase. Più è peccatore, maggiore è l’attrazione che il falso profeta eserciterà su una particolare fascia di anime. Sono i peccatori, i grandi produttori di iniquità, ad avere questo mondo e ad avere l’attenzione popolare mediatica di tutta la terra. La via larga che Cristo nomina del Vangelo è quella da loro intrapresa. Soltanto la Misericordia di Dio, sinceramente pentiti e desiderosi di tornare a Dio, potrà salvare questi falsi profeti dalle fiamme dell’Inferno. Soltanto se si pentiranno, convertendosi a Cristo e lasciandosi lavare i propri peccati dal Sangue dell’agnello immolato, potranno giungere alla salvezza dell’anima.

Solamente un popolo di anime sprovvedute, lontano di sua scelta da Dio e privo della comunione con il Signore, e dunque privo del necessario discernimento intellettuale, individuale e collettivo, mitizza e pone sulla cima del mondo, senza rendersene conto, uomini da cui non scaturiscono altro se non menzogna, blasfemia, peccato e iniquità. Quest’uomini vengono elevati ad idoli e ottengono la summa dell’adorazione popolare: ascoltati, seguiti, glorificati e ammirati, diventano le guide dei popoli. Di fatto sono i falsi profeti. Ciechi che assurgono al ruolo di guida di un popolo a sua volta cieco. Creature mortali e poveri peccatori qualificati come miti dai popoli.

Idoli dinanzi agli uomini, peccatori dinanzi a Dio. Considerati dei miti in terra dalle genti, nella realtà dei fatti sono tra i principali strumenti di Satana ch’egli usa a perdizione delle anime. Molti di questi vengono associati al concetto di “genio” quando, di fatto, sono la summa dell’ignoranza e dell’idiozia. Figure popolari usate dal sistema per la mitizzazione di ciò che è male, per l’inversione del senso del bello, rivendendo il peccato come qualcosa di buono, eccitante, necessario e giustificato. Coloro che, travestiti da lupi, disperdono il gregge, isolando le anime incaute.

Matteo 7, 15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse una dalle spine, o fichi dai rovi?

I falsi profeti, storicamente, sono tra le creature meglio rappresentanti di ciò che in teologia si definisce “paradosso del dotto ignorante”. Non c’è persona più ignorante di chi, senza sapere assolutamente nulla, crede di sapere, avendo l’illusione della conoscenza. I falsi profeti godono della loro falsa sapienza, convinti di sapere, e si beano inconsapevolmente della loro stessa ignoranza, convinti di esser dotti. Essi si votano a Satana e a lui vanno quando terminano il proprio cammino terrestre. Sono imbevuti di menzogna convinti di essere nel vero, vivono nelle tenebre convinti di essere nella luce; non sanno cosa attende loro dopo il trapasso. C’è chi li definisce dei poveri imbecilli. Agli occhi di Dio sono dei poveri peccatori. A noi il riconoscimento dei frutti: a Dio il giudizio sull’anima.

Apocalisse di San Giovanni 22, 11 Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora. 12 Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere

Per quanto imbevuti di menzogna possano essere, non potranno mai raggiungere l’essenza perfetta – la gradazione massima possibile – della menzogna, il non attributo favorito dal maligno, che esiste solamente in Satana, e con lui i suoi angeli. Vi è infatti un attributo massimo di ogni cosa, ed una gradazione intermedia della medesima cosa. Vi è un “bello” assoluto ed un “bello” minimo, medio, intermedio e via discorrendo. Imbecilli, si diceva? Mai quanto il proprio capo. Vi è difatti una creatura che un sacerdote definì “L’essere più imbecille dell’universo”. Tale affermazione fu fatta da padre Amorth su Satana in persona.

I falsi profeti non hanno che una goccia dell’intelligenza umana, e sono dei poveri ignoranti: Satana ha l’intelletto angelico, un intelletto puro, scisso dalle leggi fisiche e al di sopra della materia, ma naturalmente perverso e inclinato verso ciò che è male. Egli, autogenerato nella dannazione ed eternamente dannato, è non più intelligente secondo l’accezione propria del vocabolo, inteso come intellettivo e dunque intelligente, intelligente e dunque potenzialmente buono. Egli è ora furbo: un essere intellettivamente depravato.

C’è un motivo per cui Satana viene definito l’essere più imbecille dell’universo. Che imbecille, secondo l’accezione etimologica del termine, non è, e lo si intende in senso improprio, analogo (Aristotele, libro V di Metafisica). Il perché di questa affermazione è presto detto: era l’angelo più bello dell’universo, quello che più di ogni altro era ricolmo di doni, talenti e bellezze. Quello con il ruolo gerarchico più alto in assoluto. Quello più simile a Dio. Quello che più di ogni altro poteva spiare il pensiero divino, conoscerne i segreti, sedervi accanto. Quello che più di ogni altro fu glorificato da Dio nell’atto della creazione angelica. Satana, di fatto, fu il primo a venir creato. Poi, “un giorno”, in una frazione del “tempo”, non si sa quando, Dio mise alla prova gli angeli.

Lucifero, l’angelo più bello e splendente di tutti, scelse di disobbedire, di seguire se stesso e non Dio, autogenerandosi nella dannazione e divenendo il primo essere io-orientato della storia. Rifiutò da se stesso di vivere in comunione con Dio. Divenne così dannato, maledetto e ribelle: in eterno. Rifiutò di obbedire, fallì la prova, si auto escluse dalla comunione con Dio, perse l’amore di Dio che uscì dal suo spirito angelico, privandosi da sé di Dio, fece esperienza dell’Inferno, venne espulso dal Paradiso e finì in un “luogo” (o “non-luogo”), un punto X della realtà spirituale ove giace in eterno nel suo stato angelico: l’Inferno.

Tutto questo scaturì da un atto di orgoglio. Non volle dire di “si” dinanzi la prova. Si riconobbe come “superiore” e non volle piegarsi. Si compiacque di sé, riconoscendo se stesso non più come “Io non sono e ciò che sono lo devo a Dio” ma come “Io sono e non ho bisogno di Dio”. Questo fu il principio della fine, la sua, e della dannazione eterna. Un istante della sua volontà e Lucifero, angelo di puro amore, divenne Satana, principe delle tenebre.

Satana ebbe modo di ribellarsi in quanto creatura libera ed in quanto tale unico autore ed esecutore della sua volontà. Poteva dire si e rimanere in Paradiso, con Dio e gli angeli, in eterno. Un istante della sua volontà e avrebbe potuto rimanere nell’eterna gioia. In eterno. Ed invece no. Scelse, pienamente libero, avvertito e consensualmente, di ribellarsi, divenendo una creatura priva di ogni luce, separata da Dio e dunque di ogni bene, naturalmente maligna e perversa, un essere privo di ogni essenza se non quella del male, un fallito ed un perdente eterno. Pur sapendo, prima della sua scelta, cosa gli sarebbe successo e cosa sarebbe diventato, scelse per il no: eterno, irrevocabile, senza ritorno. Una persona intelligente sceglie quel che è meglio per lui. Un imbecille sceglie l’opposto. Satana viene definito l’essere più imbecille dell’universo per via di ciò. Poteva scegliere Dio ed essere felice in eterno.

Per un atto di orgoglio, infinitamente meschino e stupido, scelse di ribellarsi. “Sono un angelo, non mi inginocchio dinanzi un uomo”. Perchè la prova era di riconoscere il Figlio di Dio, fatto uomo, al di sopra degli angeli. Bastava un ossequio e sarebbe finita lì. Nell’atto in cui generò il pensiero “contrario”, Lucifero smise di essere un angelo di puro amore e si auto generò nella dannazione, escludendosi da Dio e dunque perdendo Dio. L’inferno è la perdita di Dio e la separazione da Esso in eterno. Passò da amore, intelligenza e benevolenza ad odio, invidia, superbia in un istante del “tempo”.

“Sono un angelo. Io non mi inginocchio dinanzi un uomo”. Superbia. Orgoglio di se stesso. Da solo ha scelto, da solo ha compiuto, da solo si è dannato. Ora, un “ora” eterno sempre fermo in se stesso, vive nell’odio puro e illimitato, nella stessa misura in cui era capace di amare. Egli è il “maledetto eterno”. La sua natura creaturiale rimane quella di puro spirito, dotato di ufficio angelico: dannato e maledetto, ma pur sempre un angelo. Satana è di fatto l’incarnazione, in quanto essere, del mistero del male: poteva essere nella gloria eterna, invece è il non essere, esistente nella maledizione eterna. Per un capriccio in se stesso, per un atto di orgoglio infinito, si ritrova dannato per sempre. E la sua situazione non cambierà mai.

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