Il mio secondo incontro con Dario Gritti | “Ormai è finita, non mi arriveranno altre grazie” mi ripetevo poco prima di lasciare Medugorje…


Facciamo un salto indietro nel tempo, fino al 19 di agosto di quest’anno… un giorno che non dimenticherò. Era una domenica del mese più caldo del periodo estivo. Dopo un mese di pellegrinaggio nella piccola Medugorje, era giunto il giorno in cui mi accingevo a tornare in Italia. Da un lato, ero un tutt’uno con “che dispiacere!”, perchè me ne stavo andando; ma al tempo stesso ero contento: tornare nel proprio paese difficilmente può farti stomacare. Inoltre, stare a Medugorje per così tanto tempo può essere pesante. E’ bellissimo, ma può essere a bit heavy. Così, quel giorno, ero giunto al termine del mio pellegrinaggio. Tutto pronto per partire: le valigie fatte, la camera disfatta e sistemata, le cose prese, gli orari stabiliti, l’ultima messa, l’ultima eucarestia a Medugorje…. tutto pronto per il gran finale.

capannone-giallo-medjugorje

La mattina, così, mi fiondai dove risiede il capannone giallo, nello spiazzale dietro la chiesa di San Giacomo, dietro le panche. Giunto ad un minuto dall’inizio della SS. Messa, trovai file di persone tutt’intorno con l’interno del capannone pieno, così rimasi a fare Messa fuori, nello spazio adiacente, come molti altri. Rimasi piuttosto quieto per tutto il tempo, mentre orde di pensieri volavano attraverso i confini della mia mente, sottoponendomi domande di ogni tipo sul presente, sul domani, sul ritorno, sul futuro… “Cosa accadrà quando sarò tornato? Ed oggi che è l’ultimo giorno, andrà tutto bene? Succederà qualcosa? Riceverò altre grazie?” — credo fortemente nelle grazie dell’ultimo minuto, ma quel giorno in particolare mi ero ormai convinto che nient’altro sarebbe successo. “Nah, non credo. Perchè il tempo del pellegrinaggio è finito e ciò che mi è stato dato, mi è stato dato. Non penso che da qui a quando metterò piede in macchina per partire riceverò altro. Ormai è finita, non mi arriveranno altre grazie. E’ fatta.”

La Messa andò avanti ed arrivò il momento dell’Eucarestia. Noi fuori, ci posizionammo in fila per riceverla, l’uno accanto all’altro, in trepida attesa. Ero lì in attesa dell’Ostia, quand’ecco che vidi un uomo. Capelli bruni, corti, un paio di occhiali da sole, la maglietta Gesù ama anche te… e la Madonna pure. Lo riconobbi. Presi l’Eucarestia, vissi l’incontro con Gesù e mi portai dietro di alcuni metri, allontanandomi dalla ressa. Finito il momento, mi misi a tener d’occhio quell’uomo senza perderlo di vista. “E’ lui… è quel carismatico che mi fece l’imposizione delle mani due anni fa, a Roma, durante il mese di giugno del 2016″, pensai. Quell’uomo era niente di meno che Dario Gritti. Si, proprio lui.

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Due anni prima, la mia bellissima esperienza nella chiesa di Sant’Anastasia mi aveva sfolgorato, facendomi vivere un autentica esperienza spirituale di riposo nello spirito. Poi, terminata quella sera, ne persi le tracce. Dimenticai come si chiamasse, non lo vidi più e non seppi più come trovarlo. Nei due anni successivi provai a cercarlo varie volte, con ogni mezzo, nel tentativo di rintracciarlo, ma ogni sforzo fu vano. Il mio desiderio di rivederlo era grande, ma non ci fu verso di ricordare come si chiamava o di sapere dove stava. Internet non mi fu di alcun aiuto. Così passai due anni dove, spesso, mi chiedevo “chissà come si chiamava? Lo rivedrò mai? Vorrei tanto tornare da lui e farmi fare un altra imposizione!”. Quel giorno a Medugorje, proprio quell’ultimo giorno di permanenza, poche ore prima di partire, Maria me lo servì su un piatto d’argento, ridandomi un uomo che cercavo da due anni. Era lì e mi distava solo pochi metri. Cambio di tempo: siete lì con me, in quel preciso momento.

“Mi avvicino? E che gli dico?” penso tra me e me.
“Ma magari lo disturbo”
“Bhe, gli dico solo ciao… poi me ne vado”
“Dai, mi avvicino…”
“Però boh… magari si infastidisce”

Faccio avanti e indietro in un perimetro quadrato di un metro. Giro in tondo e quel ragazzo che durante un provino cantava just keep going round and round sembra poter rappresentare questo momento. Lo seguo con lo sguardo e non lo perdo, tenendo d’occhio ogni suo movimento. Lo stalkero come si deve ad ogni passo.

“Mi avvicino, gli dico chi sono, gli dico ciao e via, lo lascio in pace” continuo a pensare tra me e me.
“Si, ma magari lo disturbo”
“Ma no dai. Non gli dico niente…”
“Ma boh, non saprei…”
“Mah… gli dico ciao e via. Che sarà mai?”
“Non lo disturberò dai”
“Sarà la fine”

Faccio per avvicinarmi quando il cuore mi batte. L’emozione mi sale ed occupa uno spazio all’altezza del petto, si siede e mi osserva dal di dentro. Sembra sussurrarmi “ne avrai il coraggio? Devi dirgli ciao”. Alla fine mi butto. Faccio per avvicinarmi, quand’ecco che si accorge di me.

“Hei…” – mi butto, un po’ titubante – “ciao, sono Fabio. Ti incontrai a Roma due anni fa. Mi facesti l’imposizione delle mani, caddi e poi non ebbi più occasione di rivederti”
“Ah, ciao” mi risponde, sorridendomi. Riconosco il suo accento bergamasco caratteristico.

Camminiamo l’uno accanto all’altro. Parliamo un po’, io per primo; lo inondo di confidenze e gli faccio al volo qualche domanda. Seguono alcune risposte. Poi proseguiamo.

“Non ti vedo tanto contento” mi dice.
“E’ vero…” segue un dialogo che non confiderò. Dario mi batte la mano sulla spalla destra; mi da una pacca affettuosa, fraterna. Nell’istante in cui mi tocca, sento un fuoco penetrarmi la carne e riempirmi la spalla destra. Sento vampate di fuoco entrarmi dentro a sprazzi. Piccole vampate a intermittenza, nel momento esatto in cui il palmo della mano tocca la mia spalla.
“Cerca di essere più contento”
“Si… e che…” parliamo ancora un po’.

Mi guarda. Mi chiede “Tu, prima della confessione, ti perdoni? Perdoni te stesso?”. Rimango spiazzato. Conosco la risposta nel mio cuore. Parliamo ancora un altro pochino. Sento che siamo giunti alla fine e che, come arrivati all’angolo del capannone, mi lascerà. Gli confido ancora qualcos’altro.

Mi batte nuovamente la mano sulla spalla, questa volta su quella sinistra, accerchiandomi le spalle con il suo braccio. Sento entrarmi nell’anima l’amore puro dello Spirito Santo: vampate di fuoco che mi penetrano dentro oltrepassando i confini della materia. Poi, purtroppo, mi lascia.

“Cerca di essere più contento. Prega la Madonna per quella cosa”
“Si, certo”
“Cerca su internet le date dell’associazione Innamorati di Gesù e della Madonna, siamo a Bergamo, così vieni”
“Certo”

Mi sorride ed io ricambio. Vorrei stare con lui senza che vi sia un limite di tempo, vorrei fargli milioni di domande, vorrei poter ricevere tutte le risposte che porto nel cuore, ma il nostro incontro giunge a conclusione. Le nostre strade si dividono: lui a destra, io a sinistra. Lo vedo allontanarsi. Mi allontano dalla folla, mi posiziono accanto ad una panchina e mi viene da piangere. Il fuoco dello Spirito Santo mi è dentro e mi sta facendo sentire tutto l’amore dolce di Dio. Me lo godo, lo contemplo, me lo vivo appieno, lontano da tutti e da tutto. Mi giungono alcune lacrime, le quali oltrepassano i confini dei miei occhi, scivolandomi sulle guance. Non lo do a vedere. Sento l’amore di Dio e mi commuovo: è dentro di me e scorre come un fuoco incontrollabile, non contenibile, non limitabile. Poi, mi giro, nel tentativo di vedere un ultima volta Dario, magari di spalle, ma non lo vedo più. Con il cuore commosso, mi avvio tra la folla, pensando a quanto successo. Così anche quell’ultimo giorno non rimase senza frutto; Dio riuscì a stupirmi ancora una volta. Quel giorno, dopo due anni, rividi Dario Gritti, carismatico attraverso il quale Gesù opera, guarisce, libera.

Ed infine, così, partii dal porto di Spalato e feci ritorno in Italia. Portai con me la certezza che, questa volta, differentemente dall’episodio di Roma, lo avrei potuto rivedere, consapevole che non mi sarei dimenticato il nome, mentre, nel mio cuore, tutte le immagini vissute a Medugorje durante il mese passato scorrevano nella mia mente, come in un film di ricordi. Osservando l’orizzonte dalle ringhiere del traghetto, mentre la nave si avviava verso l’infinito, avvolta nell’oscurità della notte, ringraziai Maria per tutte le grazie che mi aveva dato. Sopratutto per quest’ultima — il gran finale.

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