Recensione | The Witch | Quando il cinema favoreggia Satana senza vergogna


Sono lieto di dire che con il miserabile genere horror ho chiuso, eppure, il fascino dell’ombra e della paura, la grande risorsa del marketing americano, ha per un ultima volta affascinato la mia mente, attraendomi a se e portandomi a noleggiare questo film. Segno che devi ancora fortificarti da certe attrazioni così ammalianti. Così lo noleggio, lo porto a casa, lo guardo. Che porcheria, mi vien da pensare. The Witch non è capolavoro cinematografico, né tantomeno la perla contemporanea del racconto di paura. Non mi è piaciuto per niente. Una pellicola formata da mente e spirito, intelligenza ed raziocinio creativo, ed in nessuno dei casi con accezione qualitativa. Perchè la qualità dei doni che un uomo possiede dipende da come vengono usati.

Anche una persona che commette omicidio ha il dono del raziocinio e dell’intelligenza organica, ma se la utilizza per fare del male, vanifica entrambe le cose. L’intelligenza sfruttata per la costruzione di questo lungometraggio può definirsi un intelligenza “balorda”, vanificata da come è stata utilizzata dai suoi operatori del settore. Una narrazione servita per predisporre la vittoria al male, come nel più ovviale dei casi del miserabile cinema horror. Come se ormai fosse così latente che il male vince, affonda il bene e affascina che non si potrebbe fare diversamente, come se narrare un eventuale vittoria del bene fosse così “démodé” da non poter essere contemplato perchè “così non si guadagna”.

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Appena premuto “play” il film va subito al sodo. Non c’è tempo per raccontare una storia che parta dal punto A e porti al punto B: si arriva subito al suddetto punto ed inizia così il “racconto della paura”. Siamo nel 1600 d.c.. C’è una giuria, un giudice, un condannato. Siamo in una località rurale, caratterizzata dal silenzio dei boschi circostanti e dalle bellezze naturali della foresta. Una famiglia cattolica è costretta a lasciare la comunità in cui vive. Il motivo? Un furto di un bene materiale che causa così l’allontanamento del nucleo familiare. La famiglia si ritrova a vivere in una piccola casetta sperduta e isolata, circondata dai boschi ad ogni lato. Ci sono solo loro. E lì, da qualche parte nella natura, si può percepire una presenza latente, invisibile all’occhio dell’uomo, capace di osservare i personaggi dai bordi della foresta (il demonio). Lidentità concreta della paura è in prevalenza spirituale e non materiale, qui costituita da panoramiche sinistre, silenzi ambientali ed una presenza che mai si vede se non a piccoli sprazzi.

The Witch mette in scena una famiglia cattolica e descrive in modo sintetico e concreto una serie di virtù teologali (affidamento e speranza) ed episodi biblici (la prova dinanzi il male), sfruttando però la mole di contenuti “cattolici” come trampolino di lancio per il principe del mondo, Satana, vero boss di Hollywood. Senza girarci attorno, The Witch predispone tutto fin dall’inizio per l’entrata in scena del maligno in tutta la sua straripante potenza ammaliante. Mette in gioco la famiglia cattolica contro le forze delle tenebre, contrapponendo i due assi della terra (bene e male), ove il primo asse è sorretto da Dio ed il secondo da Lucifero. Tutto ciò che compone il materiale su celluloide è un continuo ed incessante affresco dell’angoscia e del timore che le tenebre possono causare da coloro che ne rimangono avvolti. Una narrazione visiva del male senza fine.

L’inganno iniziale è di far credere di stare “dalla parte” della famiglia protagonista, qui invece ridotta ad un gruppo di cavie da sterminio programmato, quando poi, senza che lo spettatore se ne renda conto, tanto viene ammaliata in modo subdolo la coscienza, passa dalla parte del male, grazie ad uno “straordinario” lavoro di evocazione ed enfasi. Il male, gradualmente, ruba il protagonismo concettuale e narrativo, cattura ogni fotogramma, centralizzando la scena su se stesso fino al grande dominio finale in cui non c’è più speranza. Viene evocato, causando angoscia e affascinando (due elementi strategici per la pedagogia del maligno), capaci di scardinare la tranquillità nell’anima di chicchessia.

MV5BMTA2NjgzODk5NTJeQTJeQWpwZ15BbWU4MDM2MzU0MTgx._V1_SY1000_CR0,0,1333,1000_AL_Lungo la sinossi vengono inscenati alcuni episodi biblici non per la gloria di Dio, ma per la gloria del maligno. La famiglia qui dipinta, cattolica praticante, non è qui operante per mostrare la potenza del bene quanto quella del male. Dapprima attaccata dal maligno, la famiglia si affida a Dio per la risoluzione delle problematiche interne e per gli attacchi spirituali continui pervenuti alle anime del nucleo. Preghiere, fede e digiuni vengono offerti per sconfiggere il maligno e preservare la famiglia nello stato di grazia. Non solo non avviene quanto previsto nel vangelo (la vittoria dei fedeli che sperano e pregano), ma coloro i quali si affidano tramite la preghiera e il digiuno vengono qui sopraffatti e sconfitti, del tutto distrutti nella loro integrità, neutralizzati dal potere delle tenebre. Il male sconfigge la preghiera e l’atto di affidamento, dimostrandosi più forte di qualsiasi protezione celeste, mettendo in chiaro una grande bugia: l’inesistenza di Dio nella vita di chi prega.

La famiglia viene così smantellata, distrutta, cadendo a pezzo come un regno diviso in se stesso che va in rovina. Man mano che le tenebre, qui guidate da Lucifero (che ora appare nelle sembianze di una donna avvenente, ora nelle sembianze di un caprone nero), procedono verso il processo di demolizione “pianificata”, il film predispone “se stesso” come trampolino di lancio per le “arti grafiche” del male. Dopo lo sterminio della famiglia, a cui fanno seguito situazioni di angoscia spirituale, gore e infestazioni diaboliche, il film porta laddove il male più di ogni cosa vuole arrivare: all’evocazione della lussuria. Messa da parte la famiglia, rimane in scena l’unica superstite, la figlia del nucleo, la più giovane e graziosa. Con lei come unica rimasta, Satana rende propria anche la sua anima e la porta dalla sua parte. La ragazza finisce così per rinnegare tutto quello che le era stato insegnato, per liberarsi da qualsiasi “laccio” cattolico, per denudarsi e per consacrarsi a Lucifero, unendosi alle streghe della foresta, in un tripudio di lussuria grafica evocata capace di indurre pensieri di impurità e di suscitare immagini di lussuria pure.

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L’affidamento alla misericordia nella prova non sortisce gli effetti sperati e rivelati nella Sacra Scrittura; non accade quanto viene promesso in Matteo 11,30 né in Giovanni 10,10, ove chi si affida nella prova sperimenta frutti di gioia e di rinascita. Il testo più esplicito del film è la demolizione della famiglia cattolica, la sua estinzione dal mondo per mano del maligno. Nel film, l’antagonista è proprio Satana in persona, il quale, come esposto, si mostra ora sotto forma di animale, ora di anziana orrorifica e sfigurata, ora di donna giovane avvenente, ora di caprone con le corna. Il suo obiettivo è far suo la figlia, Thomasin, la ragazza che cerca di mantenersi casta, pura e non macchiata dal peccato fino alla fine. Per arrivarci, elimina gradualmente i membri della famiglia, prendendo ognuno per il proprio verso, i quali vengono così tentati ad uno ad uno tramite delle tentazioni “dedicate”, corrotti dal peccato ed infine eliminati.

Una volta rimasta sola, la ragazza cede dopo un cammino in cui era riuscita a rimanere intatta dal peccato; a lei, il demonio, offre una vita di piaceri e libertà, ingannandola nel corpo e nell’anima ed offrendole una liberazione dalle radici della morale cattolica. Un sotto testo sulla liberazione sessuale come via per la “vera” vita (ideologia satanica), sull’estinzione della famiglia timorata di Dio e sull’impossibilità di vincere pur essendo uomini di fede e di preghiera. Solo quando la ragazza dice “si” a Satana, ella raggiunge il “trionfo”. Questo è il finale lasciato ai posteri: ovvero quando il cinema promuove il satanismo in modo così sfacciato che non te ne rendi conto.

Ogni cosa inquadrata fa paura: tutto è così perfettamente normale nel suo comportamento (dai personaggi umani agli animali) da creare angoscia per l’anormalità sotto-testuale evocata ad ogni fotogramma; un “gioco” duale ricercato e perfettamente riuscito, e non lo dico in senso positivo. Ci sono scene e sequenze intere di pura angoscia, timore, orrore ed una latente evocazione del male che prende vita dove c’è sangue, distruzione e violenza sui più piccoli tanto da disgustare e turbare lo spettatore nell’animo e nella mente. Ragazzini tentati dal corpo della sorella più grande, donne avvenenti tra le aree fitte del bosco a contatto sessuali con minori, scene trucidi e sanguinolente dove a subire il male sono le creature più innocenti della terra (i bambini), un oscurità sinistra terribile. Un filone grafico e concettuale che ha del diabolico.

The Witch esprime tutto il piacere sadico per la distruzione di una famiglia cattolica che vuole vivere nella pace, nell’obbedienza della parola di Dio e nell’osservazione delle Scritture, mitizzando tutto lo squallore del male, stimolando nel pubblico un tentato sentimento di compiacenza nei confronti di quanto vede. Così il popolo sperduto e anti-cattolico ben godrà a vedere questo film notando l’inesistenza di Dio e il trionfo del male. Chiunque altro, sappi che è meglio per lui se giri a largo da questo film, lasciandolo nella sua inutilità storica e culturale. Una pellicola mediocre, fin troppo pervasa di oscurità, angoscia, tenebra e male senza alcuna finalità di bene. Male che può tremendamente affascinare e angosciare. Non fate il mio errore: state alla larga da questa roba. La prossima volta devo ricordarmi di non curiosare.


The Witch

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  • Regia: Robert Eggers
  • Sceneggiatura: Robert Eggers
  • Musiche: Mark Korven
  • Cast: Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw
  • Durata: 93 minuti 
  • Anno: 2016
  • Box Office: $40.000.000
  • Like personale: 15%
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