Recensione | The Witch | Quando il cinema favoreggia il male senza vergogna

Sono lieto di dire che con il miserabile genere horror ho chiuso, eppure, il fascino dell’ombra e della paura, la grande risorsa del marketing americano, ha, per un ultima volta, affascinato la mia mente, attraendomi a se e portandomi a noleggiare questo film. Segno che devi ancora fortificarti da certe attrazioni così ammalianti. Così, un giorno di un tempo passato, mi è capitato di noleggiarlo e di guardarlo. Che porcheria, mi vien da pensare. The Witch non è nulla di tutto ciò che viene detto a riguardo. Non mi è piaciuto per niente. Una pellicola formata da mente e spirito, intelligenzaraziocinio creativo, ed in nessuno dei casi con accezione qualitativa. Perchè la qualità dei doni che un uomo possiede dipende da come vengono usati.

Anche una persona che commette omicidio ha il dono del raziocinio e dell’intelligenza organica, ma se la utilizza per fare del male, vanifica entrambe le cose. L’intelligenza sfruttata per la costruzione di questo lungometraggio può definirsi un intelligenza “balorda”, vanificata da come è stata utilizzata dai suoi operatori del settore. Una narrazione servita per predisporre la vittoria al male, come nel più ovviale dei casi del miserabile cinema horror. Come se ormai fosse così latente che il male vince, affonda il bene e affascina che non si potrebbe fare diversamente, come se narrare un eventuale vittoria del bene fosse così “démodé” da non poter essere contemplato perchè “così non si guadagna”.

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Appena premuto “play” il film va subito al sodo. Non c’è tempo per raccontare una storia che parta dal punto A e porti al punto B: si arriva subito al suddetto punto ed inizia così il “racconto della paura”. Siamo nel 1600 d.c.. C’è una giuria, un giudice, un condannato. Siamo in una località rurale, caratterizzata dal silenzio dei boschi circostanti e dalle bellezze naturali della foresta. Una famiglia cattolica è costretta a lasciare la comunità in cui vive. Il motivo? Un furto di un bene materiale che causa così l’allontanamento del nucleo familiare. La famiglia si ritrova a vivere in una piccola casetta sperduta e isolata, circondata dai boschi ad ogni lato. Ci sono solo loro. E lì, da qualche parte nella natura, si può percepire una presenza latente, invisibile all’occhio dell’uomo, capace di osservare i personaggi dai bordi della foresta (il demonio). Lidentità concreta della paura è in prevalenza spirituale e non materiale, qui costituita da panoramiche sinistre, silenzi ambientali ed una presenza che mai si vede se non a piccoli sprazzi.

The Witch mette in scena una famiglia cattolica e descrive in modo sintetico e concreto una serie di virtù teologali (affidamento e speranza) ed episodi biblici (la prova dinanzi il male), sfruttando però la mole di contenuti “cattolici” come trampolino di lancio per il principe del mondo, Satana, vero boss di Hollywood. Senza girarci attorno, The Witch predispone tutto fin dall’inizio per l’entrata in scena del maligno in tutta la sua straripante potenza ammaliante. Mette in gioco la famiglia cattolica contro le forze delle tenebre, contrapponendo i due assi della terra (bene e male), ove il primo asse è sorretto da Dio ed il secondo da Lucifero. Tutto ciò che compone il materiale su celluloide è un continuo ed incessante affresco dell’angoscia e del timore che le tenebre possono causare da coloro che ne rimangono avvolti. Una narrazione visiva del male senza fine.

L’inganno iniziale è di far credere di stare “dalla parte” della famiglia protagonista, qui invece ridotta ad un gruppo di cavie da sterminio programmato, quando poi, senza che lo spettatore se ne renda conto, tanto viene ammaliata in modo subdolo la coscienza, passa dalla parte del male, grazie ad uno “straordinario” lavoro di evocazione ed enfasi. Il male, gradualmente, ruba il protagonismo concettuale e narrativo, cattura ogni fotogramma, centralizzando la scena su se stesso fino al grande dominio finale in cui non c’è più speranza. Viene evocato, causando angoscia e affascinando (due elementi strategici per la pedagogia del maligno), capaci di scardinare la tranquillità nell’anima di chicchessia.

MV5BMTA2NjgzODk5NTJeQTJeQWpwZ15BbWU4MDM2MzU0MTgx._V1_SY1000_CR0,0,1333,1000_AL_Lungo la sinossi vengono inscenati alcuni episodi biblici non per la gloria di Dio, ma per la gloria del maligno. La famiglia qui dipinta, cattolica praticante, non è qui operante per mostrare la potenza del bene quanto quella del male. Dapprima attaccata dal maligno, la famiglia si affida a Dio per la risoluzione delle problematiche interne e per gli attacchi spirituali continui pervenuti alle anime del nucleo. Preghiere, fede e digiuni vengono offerti per sconfiggere il maligno e preservare la famiglia nello stato di grazia. Non solo non avviene quanto previsto nel vangelo (la vittoria dei fedeli che sperano e pregano), ma coloro i quali si affidano tramite la preghiera e il digiuno vengono qui sopraffatti e sconfitti, del tutto distrutti nella loro integrità, neutralizzati dal potere delle tenebre. Il male sconfigge la preghiera e l’atto di affidamento, dimostrandosi più forte di qualsiasi protezione celeste, mettendo in chiaro una grande bugia: l’inesistenza di Dio nella vita di chi prega.

La famiglia viene così smantellata, distrutta, cadendo a pezzo come un regno diviso in se stesso che va in rovina. Man mano che le tenebre, qui guidate da Lucifero (che ora appare nelle sembianze di una donna avvenente, ora nelle sembianze di un caprone nero), procedono verso il processo di demolizione “pianificata”, il film predispone “se stesso” come trampolino di lancio per le “arti grafiche” del male. Dopo lo sterminio della famiglia, a cui fanno seguito situazioni di angoscia spirituale, gore e infestazioni diaboliche, il film porta laddove il male più di ogni cosa vuole arrivare: all’evocazione della lussuria. Messa da parte la famiglia, rimane in scena l’unica superstite, la figlia del nucleo, la più giovane e graziosa. Con lei come unica rimasta, Satana rende propria anche la sua anima e la porta dalla sua parte. La ragazza finisce così per rinnegare tutto quello che le era stato insegnato, per liberarsi da qualsiasi “laccio” cattolico, per denudarsi e per consacrarsi a Lucifero, unendosi alle streghe della foresta, in un tripudio di lussuria grafica evocata capace di indurre pensieri di impurità e di suscitare immagini di lussuria pure.

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L’affidamento alla misericordia nella prova non sortisce gli effetti sperati e rivelati nella Sacra Scrittura; non accade quanto viene promesso in Matteo 11,30 né in Giovanni 10,10, ove chi si affida nella prova sperimenta frutti di gioia e di rinascita. Il testo più esplicito del film è la demolizione della famiglia cattolica, la sua estinzione dal mondo per mano del maligno. Nel film, l’antagonista è proprio Satana in persona, il quale, come esposto, si mostra ora sotto forma di animale, ora di anziana orrorifica e sfigurata, ora di donna giovane avvenente, ora di caprone con le corna. Il suo obiettivo è far suo la figlia, Thomasin, la ragazza che cerca di mantenersi casta, pura e non macchiata dal peccato fino alla fine. Per arrivarci, elimina gradualmente i membri della famiglia, prendendo ognuno per il proprio verso, i quali vengono così tentati ad uno ad uno tramite delle tentazioni “dedicate”, corrotti dal peccato ed infine eliminati.

Una volta rimasta sola, la ragazza cede dopo un cammino in cui era riuscita a rimanere intatta dal peccato; a lei, il demonio, offre una vita di piaceri e libertà, ingannandola nel corpo e nell’anima ed offrendole una liberazione dalle radici della morale cattolica. Un sotto testo sulla liberazione sessuale come via per la “vera” vita (ideologia satanica), sull’estinzione della famiglia timorata di Dio e sull’impossibilità di vincere pur essendo uomini di fede e di preghiera. Solo quando la ragazza dice “si” a Satana, ella raggiunge il “trionfo”. Questo è il finale lasciato ai posteri: ovvero quando il cinema promuove il satanismo in modo così sfacciato che non te ne rendi conto.

Ogni cosa inquadrata fa paura: tutto è così perfettamente normale nel suo comportamento (dai personaggi umani agli animali) da creare angoscia per l’anormalità sotto-testuale evocata ad ogni fotogramma; un “gioco” duale ricercato e perfettamente riuscito, e non lo dico in senso positivo. Ci sono scene e sequenze intere di pura angoscia, timore, orrore ed una latente evocazione del male che prende vita dove c’è sangue, distruzione e violenza sui più piccoli tanto da disgustare e turbare lo spettatore nell’animo e nella mente. Ragazzini tentati dal corpo della sorella più grande, donne avvenenti tra le aree fitte del bosco a contatto sessuali con minori, scene trucidi e sanguinolente dove a subire il male sono le creature più innocenti della terra (i bambini), un oscurità sinistra terribile. Un filone grafico e concettuale che ha del diabolico.

The Witch esprime tutto il piacere sadico per la distruzione di una famiglia cattolica che vuole vivere nella pace, nell’obbedienza della parola di Dio e nell’osservazione delle Scritture, mitizzando tutto lo squallore del male, stimolando nel pubblico un tentato sentimento di compiacenza nei confronti di quanto vede. Così il popolo sperduto e anti-cattolico ben godrà a vedere questo film notando l’inesistenza di Dio e il trionfo del male. Chiunque altro, sappi che è meglio per lui se giri a largo da questo film, lasciandolo nella sua inutilità storica e culturale. Una pellicola mediocre, fin troppo pervasa di oscurità, angoscia, tenebra e male senza alcuna finalità di bene. Male che può tremendamente affascinare e angosciare. Non fate il mio errore: state alla larga da questa roba. La prossima volta devo ricordarmi di non curiosare.

32 pensieri su “Recensione | The Witch | Quando il cinema favoreggia il male senza vergogna

  1. Da appassionata di horror, se è ben fatto come dici, è inevitabile che me lo veda.
    Eventualmente, per demolirlo.
    Pensavo in realtà fosse un film mediocre – sempre dal punto di vista tecnico – ma a questo punto lo prenoto in biblioteca.
    Piuttosto: quanti a libri di genere, come sei messo? Ne leggi?

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    1. Fa piacere. Si, tecnicamente è “mostruoso”, ma quando la tecnica non è al servizio del bene, si rende vana, inutile e superflua. Come questo film. Riguardo la domanda sui libri, no, non li leggo. Non sono mai stato un amante del genere e di fatto non ne ho quasi mai letti, se ovviamente parli di libri “horror”. Dopo la mia conversione, poi, meno che mai mi metterei a leggerli. Romanzi o storie di altro tipo… si.

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      1. La tecnica se non è al servizio del bene è superflua?! Il fine dell’arte non è fare cose al servizio del bene, mi dispiace che non ci si sia mai soffermato a riflettere. Solo perché lei non ha compreso il film – o il genere – non deve giudicarlo dal punto di vista cinematografico, al massimo può dire “non l’ho apprezzato”, che è ben diverso. L’arte, e il cinema in quanto parte di essa, non è di per se utile: può avere scopo didattico, ma non è l’ingrediente fondante e necessario. Le consiglierei di fare recensioni meno pompose, visto che l’unica cosa che risulta è che lei non abbia assolutamente capito di cosa tratti il film. Magari si può limitare a dire che non ha né compreso né apprezzato: che sia chiaro, è lecito!
        Immagino che se ha letto questo film come un’inno al satanismo, a questo punto avrà anche già frainteso tutto quello che ho scritto, pensando che io voglia difendere “satana” o qualche storiella a cui lei crede. Comunque mi dispiace che chi ha una visione così stretta dalla vita, dovuta alla fede, non riesca nemmeno a leggere un film per quello che è: uno sguardo, molto ben documentato tra l’altro, su cosa era il nuovo continente per i primi coloni, nel 1600. Fame, solitudine, superstizione, paura: tutte cose che possono portare facilmente alla dissoluzione della sanità mentale.

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        1. Cara Isabella, se in orario notturno usiamo tempo ed energie, condite da risentimento ‘avvelenato’, perchè l’opinione di qualcuno su un prodotto (una cosa) non è piaciuta, bisognerebbe rivedere le cose davvero importanti della propria vita e capire, prima ancora di pensare (ammettendo che lo si è fatto), quanto ne valga la pena commentare in un blog altrui convinti di far cambiare idea all’autore o di diffondere “l’idea migliore”. Potremmo provare a dir la propria in maniera più gentile. Nel commento fatto ci sono contraddizioni logiche, imposizioni infantili e fuori luogo (addirittura dire cosa posso e cosa non posso dire su un film nel mio stesso blog) e paradossi logico-argomentativi. Il resto si commenta da solo (“qualche storiella a cui crede”).

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          1. Siamo nel 2020, è forse necessario andare a letto con le galline!? So di aver perso tempo, perché con le persone chiuse di mente è alquanto inutile comunicare, ma lo avrei fatto alle 2 del pomeriggio come alle 6 della mattina, mi spiace ma sia aggrappa veramente al nulla.
            Le cose importanti della mia vita dipendono quindi da aver trovato questo blog e aver commentato un suo parere? Mi pare che allora anche lei abbia una vita molto triste, se ha perso tempo a rispondere a me. Ho provato a farle cambiare idea? Mi spiace che l’abbia intesa così, rilegga. Ho solo constatato che lei non abbia compreso il film, in quanto ha voluto vederlo come un inno hollywoodiano a satana. Ma si sa, ognuno ha la sua visione della vita in base a ciò che proprio vuol vedere.
            E prego, mi può inoltre illuminare sulle mie contraddizioni logiche? E le impostazioni infantili, fuori luogo? Paradossi? Prego, me li elenchi così che io possa imparare, grazie.

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        2. Questo blog mi sembra impostato su una, perfettamente legittima, cultura cattolica di stampo “ortodosso”, ergo che il film venga giudicato in quella luce è inevitabile. Così come è lecito (e ci mancherebbe!!) che molti cattolici giudichino negativamente la musica heavy meta, o altri prodotti della cultura contemporanea. Non condivido in nulla la recensione del nostro “Ospite”, né la sua impostazione culturale (e non credo e Egli abbia davvero colto il senso del film, che non è affatto, secondo me, una “apologia del Male”), ma devo dire che questo Blog mi ha incuriosito – non lo seguirò, non essendo cattolico praticante, ma mi ha incuriosito la recensione del film, che ho visto giusto stasera. Ritengo che, a meno di condividere la impostazione culturale dell’Autore, la recensione qui pubblicata non offra spunti di giudizio idonei a giudicare la pellicola, perché la valutazione di questa è troppo intessuta di valutazioni morali e religiose. Onesto comunque l’Autore a “metter le carte in tavola” rendendo questo dato culturale subito esplicito.

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          1. Ciao Pasquale. Lecito il tuo commento, devo dire tutt’al più che mi è pure piaciuto: pacato, cortese, moderato nella qualità dei toni attuati nei miei confronti. Mi è sfuggito il concetto di “ospite” a me applicato, non ho ben inteso. Il fatto che la valutazione sia intessuta di valori morali e religiosi, non implica che non sia idonea o scarsamente obiettiva, in quanto i punti di riferimento morali e le considerazioni fatte non sono compiute a caso, ma sono in virtù della pellicola e dell’identità integrale della stessa. C’è un nesso, una relazione, tra contenuto e commento: il secondo è tale proprio per le condizioni del primo. Nient’altro da dire. La vediamo diversamente. Amen 🙂

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            1. Ospite ovviamente nel senso latino di colui che ci ospita nel blog, il padrone di casa insomma. Ho aggiunto un paio di altri commenti. Una considerazione, però. Dove scrivi “L’affidamento alla misericordia nella prova non sortisce gli effetti sperati e rivelati nella Sacra Scrittura” hai sicuramente ragione, ma, anche qui, mi sfugge il messaggio anti religioso. Forse che noi tutti non sappiamo che anche il giusto, spesso, è vittima della violenza, del male, della sorte avversa, mi sembra che il ventesimo secolo abbia fornito ampi riscontri di questo. La mancanza di un “lieto fine” può aver deluso il recensore, ma non è un dato, da cui inferire un messaggio anti religioso.

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              1. Capisco. Ho visto gli altri commenti, gradualmente ti risponderò. Anzitutto, grazie per la partecipazione e per la gentilezza. Ti ha risposto anche Arnoldo, ma non avendo quotato il tuo commento, forse non ti è arrivata la notifica. Qualora ti interessi, trovi il suo ultimo messaggio pubblicato il 4 ottobre.

                Dici: “Dove scrivi “L’affidamento alla misericordia nella prova non sortisce gli effetti sperati e rivelati nella Sacra Scrittura” hai sicuramente ragione, ma, anche qui, mi sfugge il messaggio anti religioso. Forse che noi tutti non sappiamo che anche il giusto, spesso, è vittima della violenza, del male, della sorte avversa, mi sembra che il ventesimo secolo abbia fornito ampi riscontri di questo. ” – No, non ho parlato di questo nella recensione, tutt’altro. Lo ribadisco qui. 🙂 Il giusto è sempre e comunque vittima del male che impera nel mondo e come tale viene crocefisso per quasi tutta la sua vita. È risaputo che soffra e che abbia spesso, dalla sua, croci e sofferenze. Tuttavia, “alla fine”, risorge. Avviene un risvolto, che è la Risurrezione dopo la croce, dopo la prova, dopo la sofferenza. L’essere vittima e sofferente non è male, non è simbolo di trionfo del male e non è una condizione per sempre – non è questo che sottolineavo nella mia recensione. Il male, contro Dio, può avere una vittoria temporanea, ma non può vincere la guerra. Quello che sottoscrivevo non era che la famiglia (i protagonisti) soffre e quindi “il film favoreggia il male”, non questo, ma che alla fine, a trionfare, nonostante la richiesta di intervento di Dio e l’affidamento, è il male stesso. E in questo punto la chiave critica. Proprio perchè non sortisce gli effetti rivelati nelle Sacre Scritture, come se Dio non esistesse – per l’appunto. Ciò emana un messaggio profondamente diabolico, un sottotesto visibile: Dio non c’è, Satana è più forte, contro di esso nessuno può nulla.

                La capacità temporanea del male di sopraffare la famiglia non è necessariamente un messaggio anti-religioso, non è ciò che stigmatizzo in sé; la vittoria finale di Satana, che fa apparire Dio come fosse inutile e non pervenuto nonostante la fede del fedele, questa si, è anti-biblica. Questo è ciò che ho esposto, di cui ho parlato e che ho sottolineato, e che qui poc’anzi ho ribadito. È un punto ‘sottile’, va capito.

                Capisco che anche l’assenza del lieto fine possa venire interpretata diversamente e non essere vista come un punto critico a sfavore. Bisogna anzitutto comprendere le prospettive da cui uno si avvia per l’analisi critica di un film – prospettive cattoliche, come nel mio caso. Come dicevo altrove, sono opinioni interpretative differenti 🙂

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                1. Comprendo. Peraltro bisogna anche considerare (e questo è oggetto di riflessioni specifiche all’interno del film, tra il padre ed il figlio maggiore, e tra padre e madre, in distinti dialoghi, circa la sorte del neonato morto senza battesimo) che l’etica cristiana, che traspare dalla vicenda, è quella protestante, non quella cattolica, perché tale era il credo dei coloni. E da qui anche il noto problema (che dal punto di vista del cattolico può esser incomprensibile e pessimistico) della inutilità totale di qualunque sforzo umano a sollevarsi sopra il male, e della impossibilità di comprendere i disegni in base ai quali Dio ha deciso (da principio) per la salvezza di taluni, e per la dannazione di altri, a prescindere da qualunque sforzo umano (la “giustificazione” dei luterani o dei calvinisti). Sotto un profilo persino “teologico”, trovo che l’opera (che piaccia o meno, che il regista sia o meno un credente) abbia una aderenza al mondo storico che descrive.

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  2. Fabio Arancio a me sembri solo una persona molto insicura, prendi coraggio nel risolvere veramente i tuoi problemi interiori piuttosto che affidarti a soluzioni sicuramente svantaggiose sul lungo periodo, quali la dottrina o la fede che come vedi producono difficoltà di comunicazione e ottusità di ragionamento rendendo pressoché impossibile ogni forma di dialogo.

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    1. Capisco. Personalmente, ti invito ad usare con maggiore cautela il dono dell’intelligenza, necessario, tra le altre cose, per fare commenti che abbiano un’utilità che si possa definire tale e che siano perlomeno affini al soggetto tematico dell’articolo. Quale utilità ha questo commento? Da dove spunta un commento sulla (mia) persona per una recensione cinematografica? Da dove esce la considerazione sui “problemi interiori” su una movie-review del 2018? Mi sono perso qualcosa? Chi ti conosce? Si cade nel meccanismo “questo tizio dice che il mio film preferito è brutto = è una persona triste” (2° superiore).

      Chiaramente, da una recensione su un prodotto cinematografico, si può sicuramente affermare che una persona sia insicura, abbia dei problemi interiori, che la fede produce difficoltà di comunicazione e ottusità di ragionamento e che rende impossibile ogni forma di dialogo.

      Hai 29 anni, la mentalità 15enne oriented, che si cela dietro interventi analoghi con giudizi e “soluzioni per la tua vita” annessi, dovrebbe essere terminata da un po’.

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  3. Che Hollywood sia ormai un covo di pedofili satanisti è quantomai evidente e persino comprovato da prove e testimonianze. Molti film e intere produzioni cinematografiche sono ricche di riferimenti espliciti a perversioni sessuali e riti esoterici satanici nonché produzioni apertamente offensive e ridicolizzanti verso Gesù e la fede cristiana. Purtroppo nonostante questo la maggior parte delle persone continua a non vedere, vuoi per ignoranza vuoi per poter continuare a vivere le proprie vite idolatriche ed autoreferenziali. Eppure l’esistenza di satana e la sua azione nel mondo di oggi è palesemente evidente. Questo dovrebbe spingere le persone a fare un semplice 2+2, un facile passaggio logico: il male esiste, satana esiste, quindi Dio esiste, la Rivelazione è vera, l’anima esiste, l’inferno e il paradiso esistono. Da che parte voglio stare io? Voglio salvarmi o dannarmi?
    E invece niente… il vuoto cosmico. I soliti luoghi comuni del tipo: ah cristiano = bigotto e quindi chiuso miope, frustrato, intollerante etc… Ma d’altra parte è sempre stato così nella Storia. Chi dice la Verità viene osteggiato sempre, condannato, criticato, accusato, non tollerato. In un’epoca in cui si professa la tolleranza completa e assoluta per tutti e tutto chissà perché i cristiani danno ancora fastidio. Chissà perché?? Fatevi 2 domande… datevi 2 risposte.
    Grazie Fabio per il tuo coraggio e la tua umiltà.
    God bless you.

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    1. Non concordo: al più il film potrebbe essere una disamina sui mali del fanatismo, che sta alla fede religiosa (qualunque essa sia) come la furbizia sta alla intelligenza, ovverosia come la perversione di quella che, in sé, è una virtù. Sfugge anche il fatto che la pellicola tratti di fattori chiaramente “naturali”, ovverosia le possibili nevrosi indotte da stati di isolamento continuato, senza contare il riferimento visivo ad un fungo allucinogeno del mais, dato storicamente reale, e che potrebbe anche costituire il punto centrale e la vera spiegazione di tutta la trama. Ed ancora, i dialoghi sono tratti (anche) da dati storici, ovvero diari dell’epoca. Il dato storiografico e quello puramente filmico mi sembrano sinceramente molto più forti di qualunque messaggio (anti) religioso, che si voglia attribuire al film, messaggio a mio avviso del tutto insistente.

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      1. “La disamina sui mali del fanatismo” è a sua volta un’interpretazione, perlopiù simbolica e figurata, che si distacca, a mio parere, da quello che poi il film mostra ed esprime in maniera concreta. C’è una lettura interpretativa specifica ed attinente alla realtà del film ed una lettura interpretativa parallela, che gira di lato ai contenuti del film. Il messaggio anti-religioso è perfino avvalorato da alcuni satanisti della “Chiesa di Satana” di San Francisco (Anton LaVey, 1967), ed è puramente esplicitato dal cammino narrativo esposto… che può essere visto per quello che è (letterale) o elaborato diversamente, in maniera simbolica e figurativa. Le interpretazioni che negano i messaggi e i contenuti religiosi, sono a loro volta, per l’appunto, interpretazioni. Comunque sia, opinioni 🙂

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        1. Si ma opinioni fino ad un certo punto, poiché chiaramente ove vi siano simbologie oggettivamente riconducibili a ideologie sataniste la cui realtà è comprovata e verificabile da testimonianze e prove evidenti le opinioni non possono contraddire quanto evidentemente verificato. Qui si parla di dati di fatto e riferimenti espliciti. Chi li nega non li nega per una “opinione” ma perché non vuole tenere conto di evidenze delle quali o non è informato o non vuole esserlo.

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          1. Scusa, ma non mi sono chiare queste evidenze. Ovvero, ci sono richiami a simboli che, per cultura generale, sono associati a Satana. Ma il film non li esalta affatto, guarda con comprensione al padre, a Thomasine, al fratello minore (ed al suo slancio affettivo, ad esempio, per salvare la sorella dall’allontanamento familiare). Connota in senso negativo la madre, che però si rivela esser, guarda un po’, la persona più debole e meno salda nella sua fede. In altre parole, non vedo come la visione del film possa rendere il Male attraente o suscitare simpatia nei confronti di esso. Al di là del fatto che la trama non è così univoca (non è certo se quanto vi è di soprannaturale nel film sia reale o frutto della immaginazione dei personaggi) anche ad una lettura “realistica”, che consideri veri gli interventi di forze estranee, è palese che il Male è marcio, sporco e ingannatore. Non attira alcuna simpatia, e se alla fine Thomasine cede, è perché è ormai sola e devastata nell’animo, non certo per una sua adesione interiore alle ragioni del Male stesso.

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          2. Ma il riferimento al Male non è esaltazione dello stesso. Il richiamo a simboli, che rappresentano (nel pensiero religioso) il Male o Satana, è coerente al tessuto della trama, e funzionale alla vicenda (costruita su evidenze, queste sì, di carattere storico, circa il sistema sociale dei coloni, peraltro non oggetto di critica particolare durante il film; la vita della colonia resta infatti a margine e appena accennata nella sequenza iniziale, mai approfondita né criticata, anzi è un “porto sicuro” cui alla fine la famiglia desidera tornare) ma non importa ammirazione per quel Male, che nel film è tutto fuorché seducente, è anzi disgustoso, oscuro, marcio. Ci vuol una certa fantasia per vedere in questo film una “apologia del satanismo” , sarei curioso di capire quali elementi dovrebbero deporre in tal senso.

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        2. Ho scritto infatti “al più”. Potrei avere, per mia conoscenza, una spiegazione sul rapporto tra il film e la Chiesa di Satana citata? Evidenzio comunque che le letture “parallele” possono esser molto facilmente forzature, cui l’osservatore ricorre per far passare un messaggio, attraverso il film. Ma non sono il film…

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          1. Intendevo che perfino la Chiesa di Satana di San Francisco, fondata nel 1967, applaudì il film e che, anche loro, videro un messaggio esplicito di inneggio al satanismo (a loro detta eh: sto riportando la loro opinione che lessi tempo addietro). Apparte questo, non c’è un rapporto ufficiale o esplicito tra questo film e la C.d.S sopracitata 🙂

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  4. Anche io condivido l’osservazione di Fabio riguardo ai commenti di Pasquale. Finalmente una persona educata e civile nello scambio argomentativo e che resta sull’argomento mantenendo la conversazione nel merito e non divagando con luoghi comuni o osservazioni strampalate. Da anni seguo i blog di Fabio, che conosco personalmente, e finalmente a commentare un articolo si può parlare civilmente senza doversi scontrare con l’arroganza tipica di certi casi umani. Rispondendo nel merito faccio prima di tutto alcune osservazioni. Chiaramente il film, come pacificamente condiviso, analizzato in sè presenta delle criticità ed ambiguità semantiche che riconducono potenzialmente sia ad una lettura simbolica in cui il male viene contingentato alla morale dell’epoca sia ad una lettura che possa intravedere in questa simbologia un tentativo di somministrare, esplicitamente o anche in maniera subliminale un messaggio satanico teso all’esaltazione del Male. In questa specifica arte era ad esempio molto abile la cinematografia disneyana, che, pur mantenendo netta la divisione tra il bene che è bello e vince e il male che perde ed è brutto e cattivo, presentava al suo interno un tipo di simbologia esoterica e satanica che, agendo in maniera subliminale, (penso tutti capiscano di cosa stiamo parlando) immetteva nel cervello informazioni deleterie e travianti sia per i bambini che per gli adulti. Ora spero non serva una lezione su come funziona il cervello umano ma brevemente bisogna chiarire come la forza delle immagini sia molto superiore alla forza della morale che il film trasmette. Magari noi pensiamo che il film ci abbia trasmesso una bella morale e un bell’insegnamento. Ma in realtà quando usciamo dalla sala il nostro cervello è stato bombardato da immagini subliminali di violenza trasgressione e pornografia senza che nemmeno ce ne siamo accorti. Questa è la tecnica Disney che ormai a Hollywood rappresenta una prassi. Una seconda osservazione muove dal fatto che questo genere di riferimenti più o meno espliciti stia ormai infarcendo le produzioni cinematografiche degli ultimi anni. Netflix, Amazon Prime, Disney plus, i film di Hollywood, presentano una esponenziale crescita di titoli in cui il male e satana vengono esplicitamente nominati ed esaltati (mi viene in mente per dirne uno Lucifer), presentati ormai come vincenti e forti. Certamente questo film preso in se stesso potrebbe apparire come un goffo e stupido titolo horror, un film un pò sui generis tanto per variare un pò, ma la realtà e che questo tipo di simbologia e produzione cinematografica sta ormai prendendo totalmente il sopravvento. Queste sono mie osservazioni che esulano magari dall’analisi diretta del film ma ne offrono una chiave di lettura più ampia e cercano di mettere in luce il fatto che l’obbiettivo del film non sia tanto quello di passare un messaggio, di insegnare una morale, di raccontare una storia, ma semplicemente sia un altro pezzo del puzzle volto ad instillare nelle fragili menti dei giovani e meno giovani altra merda di satana, creando ansia, agitazione e senso di frustrazione, che penso siano i sentimenti che maggiormente il film suscita attraverso la sua visione.

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