Recensione | Captain Fantastic | Un impasto di eresie e bugie vendute come verità esistenziali “fighe”


Captain Fantastic mi ha fatto venire il disgusto. Non ho voglia di fare un analisi lunga 1.700 parole. Sarò quanto mai breve, anche perchè non vedo l’ora di uscire da questa finestra temporale per dedicarmi ad altro. Non che qualcuno mi imponga di fare una recensione, per carità, ma ho voglia di dire la mia su questo film osannato dalle masse e dalle comunità di nicchia di libertini geek “alternativi alla società”. Allora. Dunque. Era l’estate del 2017, andai a vederlo al cinema estivo carico di attese e aspettative. Poi… fast forward, arriviamo alla fine.

L’opera nel suo insieme è una lunga campagna di demolizione del cristianesimo cattolico. Un atto orizzontale, esplicito e non velato, alla fede in Cristo. Il regista sembrava non aspettare altro. Prendi 5 o 6 attori, mettili assieme, racconta la storia di una famiglia, dipingi una cultura alternativa alla “cultura prestabilita” e piazza nel mirino delle culture da demolire il cristianesimo. Fa passare il pubblico dalla tua parte. Il riscontro? Atti di amore incondizionati da tutti coloro che sono nel e del mondo. Quelli de “Cristo era un socialista storico, mica er figlio de Dio!”. Captain Fantastic è una lunga opera di destrutturazione comportamentale del cattolicesimo. Non prova a demolirne i dogmi razionalmente, ma attua un processo di ridicolizzazione lungo 2 ore senza nessuna giustificazione.

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Non vi spiega perchè questa religione dovrebbe scomparire; semplicemente, come il più classico degli hater, attacca a tutti i livelli la fede cattolica, limitandosi ad odiare senza discutere, attaccare senza argomentare, esattamente come ogni buon hater sparso nel mondo. Captain Fantastic racconta la storia di una famiglia che ha deciso di rifiutare qualsiasi risorsa, metodo, idea e abitudine prestabilita nella cultura occidentale del consumo, della tv, della scuola, del voto politico, del videogioco e del sabato sera attorno ad una pizza ed una serie tv. A loro, il padre, qui interpretato da Viggo Mortensen, insegna l’auto-gestione, l’indipendenza dal bene materiale, la relazione con la natura e una cultura a 360° su qualsiasi argomento. Molti degli elementi che rendono questa famiglia uno spaccato di cultura antica sono anche interessanti: peccato che, ad ogni 10 verità raccontate, viene fuori una bugia.

E’ bello esprimere che, senza una connessione internet, una televisione e una casa votata alla tecnologia in centro urbano, si può vivere meravigliosamente: sacrosante verità. Peccato che dietro l’angolo ci sia un monumentale attacco diretto a Cristo (mai subliminale o velato ma sempre esplicito e diretto), qui preso di mira e inserito nella lista degli “elementi da scartare nel mondo”. Il nocciolo concettuale di questo film è proprio questo: sovvertire e contraddire alcune delle culture prestabilite nel pianeta, alcuni dei modi di vivere e dei “modelli di vita” del mondo occidentale, indicandoli come scindibili, inutili superflui, per poi mettere nel mezzo delle culture prese di mira come “il grande nemico” anche la rivelazione di Cristo, qui esposta come opera-magna del male nel mondo. La sinossi narrativa fa leva sul concept del viaggio: qui la famiglia si ritrova ad andare in New Messico per assistere al funerale della madre, la quale si era allontanata per motivi di salute, decedendo poco dopo.

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Captain Fantastic sovverte e contraddice alcuni dei punti esistenziali cardini dapprima stabiliti in USA e poi diffusi nel mondo, comunicando un’alternativa alla società del consumo “obbligatorio”; poi, nel mezzo, ogni 15 minuti di materiale circa, tra un dialogo genitori-figli ed una scena di vita quotidiana (che può essere la caccia, l’allenamento sportivo, lo studio o la coltivazione), giunge una freccia nel cuore del cristianesimo, qui puntato e ferito in più situazioni. Assistiamo così all’eliminazione totalitaria della festività cristiana, in particolare del natale, che qui il padre protagonista afferma essere un invenzione di fantasia cucita attorno ad un personaggio altrettanto di fantasia. Assistiamo ai versi della Sacra Scrittura ridicolizzati e umiliati dinanzi una scena in cui un poliziotto di contea ferma la famiglia per un controllo. Assistiamo a battute, espressioni, aforismi e frecciatine contro l’esistenza di Cristo, qui ripudiata come concetto e ridotta ad un effetto collaterale di una storia fantasy medievale.

A ridosso della conclusione del loro viaggio assistiamo al momento topico di questo processo inscenato contro il cattolicesimo, una vera opera d’arte teatrale per le masse: avviene così una scena di dissacrazione irriverente, ostentata e compiaciuta contro il sacro. La famiglia, guidata dal padre (quanto mai assatanato e issato dal veleno contro la religione), interrompe nel funerale liturgico cattolico della madre nella chiesa in cui si sta svolgendo, fermando così la liturgia, osteggiando il sacerdote (qui reso ridicolo), ridicolizzando i versi biblici, sottoponendo ad un processo di ironia irriverente l’intero atto liturgico, parodiando gli atti del funerale ed irrompendo con cruenza sopra l’altare, facendo sua l’intera situazione, mentre il popolo laico seduto tra le panche assiste inerme dinanzi questa scenata tanto libertina quanto deplorevole, che tanto sarebbe piaciuta agli illuministi francesi del 700′.

Serviva una figura maschile di riferimento che fosse un veicolo di veleni contro la fede, e la figura del padre qui espressa ben incarna l’archetipo del padre contemporaneo ateo militante da “la religione è l’oppio dei popoli”; complimenti, milioni di uomini potranno senz’altro riconoscersi in lui, eroe dei geek liberal. Io no. E se alla fine, complice una serie di accadimenti, il padre rivede alcuni dei suoi insegnamenti e delle sue ideologie, per la serie “quando il troppo storpia”, e ben accetta di re-integrare alcune delle cose che aveva scartato dal processo educativo (morale del film: trovare una via di mezzo), viene invece confermato l’odio totalitario verso il cattolicesimo con quella che si rivela essere la ciliegina sulla torta, il gran finale del film: la dissacrazione della tomba nel cimitero per portare il corpo della madre via dal tempio cattolico. Con tanto di ironia, parodia e ridicolizzazione del contesto.

A conclusione, la famiglia canta e balla attorno alle ceneri della madre, contenta di averla tolta dal “grande nemico della terra” (la Chiesa di Roma), e tutti estasiati, felici e contenti ad applaudire questa cultura libertina e “ribelle” che fa tanto la fighetta alternativa dinanzi il popolo della terra, ignaro e sperduto. Così, una produzione tecnicamente solida che regge più che discretamente in quanto a interpretazione, fotografia, scenografia e regia, degrada se stessa mischiando il sacro con il profano. E se alla fine quel che questo film veicola è il disgusto refrattario verso Cristo, io esprimo invece il mio, di disgusto, per quella che è l’ennesima operetta pubblicitaria del modernismo contemporaneo.

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