Don Sergio Mantovani, sacerdote modenese di 92 anni, non è più tra noi: il ricordo di un sacerdote disponibile fino all’ultimo


E’ morto il 15 di settembre Don Sergio Mantovani, sacerdote e parroco di Santa Caterina, chiesa nella periferia sud di Modena. Vorrei esprimere il mio ricordo per questo sacerdote che ho avuto modo di conoscere. Don Sergio, così lo si chiamava, era un signore anziano caratterizzato da una certa dolcezza spirituale nei confronti di chi incontrava. Quando lo incontravo, mai lo vedevo con il volto apatico, disinteressato al prossimo, inespressivo o privato del caratteristico sorriso che sempre dipingeva l’espressività del suo volto. Quel sorriso non l’ho mai visto assente, sia che fosse seduto o che camminasse, lentamente e a fatica, tra le panche della chiesa.

Non ha mai rifiutato chi lo incontrasse, né ho gli ho mai sentito dire “va da un altra parte”, né tantomeno l’ho mai visto rivolgersi al prossimo in modo apatico, freddo, chiuso. Le volte che passavo da questa chiesa, vedendolo ora all’altare, ora tra i confessionali, ora tra le panche, lo vedevo sempre sorridente, predisposto con calore all’incontro con il prossimo: che si trattasse di fare una benedizione, di confessare o di rispondere ad una domanda, non l’ho mai visto seccato, né tantomeno stanco o disinteressato. Ben volentieri emanava calore, in particolare modo con i giovani. Ricordo di quando gli chiesi il permesso di lasciare alcune figurine del volto sanguinante di Gesù, ed egli me lo concesse amabilmente, benedicendo le preghiere.

Di lui ricordo le volte in cui, con dolcezza, accettava sempre di confessare, fino ad oltre i 90 anni compiuti, con problemi fisici che si aggravavano sempre di più. Ricordo che, anche in età così avanzata con problemi di salute fisica, non si stancava mai di scendere in chiesa, esercitando i poteri a lui conferitegli, quali SS. Messa e Sacramento della Riconciliazione. Le volte che gli giravo intorno, mi salutava senza conoscermi, contento di vedermi, per il semplice fatto che ero lì. Il commento al vangelo era sempre vissuto, fatto tramite non automatismi di mestiere, ma per mezzo di un pensiero di natura spontanea. Il suo atteggiamento non mostrava segni di cedimento. Ricordo quando, mentre alzava l’Eucarestia, nell’atto celebrativo della liturgia, sussurrava tra sé e sé “Gesù ti amo”, che veniva sentito anche dal popolo laico per via dell’amplificazione acustica.

Oggi, egli non è più tra noi. Prego per lui e invito tutti a pregare per questo sacerdote, che fino a che ha potuto, è stato presente, confessando e facendo messa fino all’ultimo dei giorni in cui ha potuto camminare. Egli intercederà per noi, dall’altra parte.

 

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