Arrivederci don Sergio Mantovani: ti porterò per sempre nel cuore

E’ morto il 15 di settembre don Sergio Mantovani, sacerdote e parroco di Santa Caterina, Chiesa nella periferia sud del comune di Modena. Vorrei esprimere il mio ricordo per questo sacerdote che ho avuto modo di conoscere. Caro don Sergio, prego per te e ti porto nel cuore. E spero nel cuore che tu possa fare altrettanto.

“Gesù ti amo” (durante il momento in cui alzava l’Ostia)

Don Sergio, così lo si chiamava, era un uomo anziano, la cui camminata era scandita da passi lenti, la voce da un tono flebile e calmo e l’atteggiamento da una certa dolcezza spirituale nei confronti di chi incontrava. Così era con il prossimo e così era con tutti. Le volte in cui lo vedevo era continuamente avvolto da una visibile serenità nell’animo, che si esteriorizzava da sola. Giammai c’è stata volta in cui lo abbia visto disinteressato al prossimo o privato del caratteristico sorriso che da sempre scolpiva l’espressività del suo volto. Non ho, nella mente, immagini di lui rabbuiato, triste, sgarbato o arrabbiato. Ce l’ho presente sempre con il sorriso. Quel sorriso non l’ho mai visto assente, sia che fosse seduto o che camminasse tra le panche della Chiesa. Era bello quando mi salutava, anche senza avermi mai visto.

Non ha mai rifiutato chi lo incontrasse, né ho gli ho mai sentito dire parole di disinteresse, né tantomeno l’ho mai visto rivolgersi al prossimo in modo apatico, freddo, chiuso. Le volte che passavo da questa Chiesa, vedendolo ora all’altare, ora tra i confessionali, ora tra le panche, lo vedevo sempre sorridente, predisposto con calore all’incontro con il prossimo: che si trattasse di fare una benedizione, di confessare o di rispondere ad una domanda, non l’ho mai visto seccato, né tantomeno stanco o disinteressato. Era un sacerdote solare. Emanava calore, in particolare modo con i giovani. Ricordo di quando gli chiesi il permesso di lasciare alcune figurine del volto sanguinante di Gesù ed egli me lo concesse amabilmente, benedicendo le preghiere. Non si tirava indietro dinanzi un’anima e volentieri si rendeva sorridente e prestante al prossimo. Era felice quando un giovane varcava le porte della Chiesa.

Di lui ricordo le volte in cui, con dolcezza, accettava sempre di confessare, fino ed oltre i 90 anni compiuti, con problemi fisiologici particolari che si aggravavano sempre di più. Nonostante fosse ‘in pensione’ e non fosse più il parrocco ufficiale di Santa Caterina, don Sergio non ha mai smesso di esercitare il potere ministeriale del sacerdozio: dare il Regno di Dio (i Sacramenti) al prossimo. Non ha mai smesso di Confessare, di esercitare l’importantissimo Sacramento della Riconciliazione, di presenziare in Chiesa, di rendersi disponibile laddove possibile e di fare la Santa Messa, anche quando non era più il parrocco ufficiale della Chiesa locale. Nonostante fosse stato sostituito da un nuovo parrocco, a volte lo vedevo ancora lì, a celebrare la Sacra Liturgia.

Non si stancava di dare parole di dolcezza e di conforto. Non cessava di sorridere con affetto. Nel confessionale, non si stancava mai di riportare l’anima che aveva dinanzi all’essenziale del Vangelo: Dio è buono, Gesù ti ama, se ti penti di perdona. Non mi ha mai giudicato dinanzi i peccati che confessavo. Le volte che gli giravo intorno, mi salutava senza conoscermi, contento di vedermi, per il semplice fatto che ero lì. Il commento al Vangelo era vissuto: potevo recepire che lo stesse facendo con la mente e con il cuore, che lo sentiva realmente. Ricordo quando, mentre alzava l’Eucarestia, l’Ostia Divina, il Corpo e il Sangue di Cristo, nell’atto primario e più importante del Sacrificio (la Santa Messa), sussurrava tra sé e sé “Gesù ti amo”, che veniva sentito anche dall’assemblea per via dell’amplificazione acustica. Il piccolo microfono posto sull’altare diffondeva questo piccolo messaggio di amore che dava a Gesù tra sé e sé.

Arrivederci caro don Sergio. Ti porterò sempre nel cuore.

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