“La Passione di Cristo” di Mel Gibson aiuta ad aprirci il cuore a Gesù

Quando mi capita di vedere “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, il mio cuore vive un’esperienza scientifica: gli si allarga ancor di più lo spiraglio della porta d’accesso da cui Gesù può varcare la soglia per entrare nell’anima di un uomo. Sento espandersi quel millimetro di apertura in più verso Cristo.

E questo mi accade per una formulazione interiore personale, soggettiva e limitata: perchè vedere la Passione che Gesù ha sofferto anche per me significa sentire, limitatamente alle capacità naturali del sottoscritto, cosa il Signore ha patito, come se fossi empaticamente legato al Cristo sofferente. È una variante passiva del “vivere”. Lo vedo, lo percepisco sensibilmente in me, dunque lo vivo nel cuore e ciò mi porta ad una specifica percezione della Passione, sentita, vissuta, che mi accresce il rapporto empatico con Cristo. Sento il dolore e lo vivo. Empaticamente mi accade qualcosa: accresce il sentimento di compassione e di ringraziamento verso Cristo.

Quanto poc’anzi esposto non esclude comprenderlo e viverlo anche senza viverlo interiormente attraverso una percezione sensibile concreta: può avvenire anche qualora non si provi nulla. Si può vivere, ringraziare, comprendere e sentire anche qualora non si avesse una percezione sensibile nel cuore ed un aiuto alla percezione. Ma quando il dolore vissuto da una persona è sensibilmente percepito nel nostro cuore, ciò mi aiuta. Perchè il dolore non è un dato intellettivo, è un dato sensibile!

E così quel “provare”, che diviene sentimento empatico, mi accresce le misure della compassione, vedendo, e dunque percependo, limitatamente al possibile, quanto Cristo abbia sofferto per me. Vivo ogni fotogramma e mi accrescono le percezioni sentimentali verso Cristo: che non sono emozioni, dati variabili, ma sentimenti consistenti di amore. Vivo nel mio cuore un dolore sensibile in parallelo alle sequenze della Passione.

La Passione mi strugge il cuore.
Veder Cristo, umanamente materializzato,
lasciarsi arrestare per giungere alla Passione.
Il sacrificio dell’agnello innocente,
per i nostri peccati, per la nostra redenzione,
per la nostra salvezza.

Giovanni 12, 27,28
27Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome».

Vivo nel mio cuore un percezione sensibile
che mi strugge, mi addolora,
mi rende il volto in lacrime.
Le sequenze della flagellazione
mi struggono interiormente.
Lo vivo, vivendo il dolore che ha vissuto,
al quale si è offerto liberamente,
per me, per te che stai leggendo,
per il tuo amico,
per chiunque.

È lì che avviene la salita sul monte calvario,
e lì che viene crocefisso,
ed io vivo ogni fotogramma
empaticamente coinvolto.
Mi sento che quanto Cristo abbia patito
sia il centro della nostra esistenza,
e che non sia sufficientemente meditato,
non sia sufficientemente ringraziato,
non sia sufficientemente assorbito.

Ogni fotogramma mi scassa,
mi frantuma;
non essendo stati testimoni della Passione,
è quanto ne vedo la traduzione cinematografica
che mi rendo consapevole
di quanto poco si ha compreso
cosa abbia patito Cristo.
Se guardandolo se ne vedo una parte,
cosa mai sarà stato il Sacrificio nel suo insieme?
È un sacrificio divino,
frutto di un amore infinito,
che, come tale,
non può essere contenuto
nel raziocinio umano
nella sua interezza!
Per viverlo bisogna penetrare
il Mistero di Dio.
Più lo si vive,
più ci si unisce a Cristo;
così ci si addentra maggiormente
nel mistero della Passione
e della Morte.
Vederlo mi causa una commozione
che mi strugge.
Ed è possibile
penetrare questo mistero,
viverlo,
in innumerevoli modi.

E questo è uno dei vari
che ci è concesso,
che si è aggiunto a quelli già preesistenti,
dal 2004 in poi.

Chiaramente, per aiutarci ed essere aiutati ad aprirci il cuore verso Cristo, non è necessario il film: questo è solo uno dei numerosi modi attraverso cui può accadere un’apertura ulteriore verso il Signore. Dico questo per evitare l’inganno psichico unilaterale. Qualora lo vediate, è possibile che il divino operi anche attraverso un’opera d’arte. Qualora non lo vediate, l’apertura del cuore verso Cristo e la riconoscenza che si deve verso di Esso è fattibile in innumerevoli modi. Dal proprio cuore, attraverso un atto spontaneo della libera volontà, è possibile incontrare Gesù, conoscerLo e viverLo. Tutto il resto è grazia, ed è una grazia che aiuta. Anche fosse un film.

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